Baby-prostituta picchiata e segregata in casa per
mesi
Errore
della procura. Sospeso il processo al boss degli schiavi
TORINO
13/10/2009 - Dalla Nigeria
all’Italia, dal villaggio di Uromi alla città di Torino.
Il viaggio della speranza che si trasforma in un incubo
terribile. La giovanissima Dory sognava di fare la
baby-sitter, ma una volta arrivata in Italia è stata
picchiata, frustata e brutalizzata. Segregata in casa
per cinque lunghi mesi, sottoposta a ogni tipo di
violenza e a terribili riti voodoo, infine costretta a
prostituirsi. La baby-schiava è stata fortunatamente
salvata dalla polizia. Ma ieri mattina, in Corte
d’Assise a Torino, il processo avviato nei confronti di
uno dei suoi sfruttatori, l’irreperibile boss nigeriano
Daniel Obamen, è stato immediatamente sospeso a causa di
una svista della procura.
Aula 3 del tribunale, prima udienza di un processo per
tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù,
favoreggiamento dell’immigrazione clandestina,
sfruttamento e induzione della prostituzione. Il giovane
avvocato difensore di Daniel Obamen, il trentunenne
Salvatore Crimi, dopo aver preso la parola solleva
un’eccezione di nullità. Il pubblico ministero Laura
Ruffini aveva infatti dichiarato irreperibile l’imputato
dopo aver chiesto alla polizia di cercarlo in tutta
Italia. Richiesta puntualmente accolta dagli agenti, che
avevano setacciato la penisola in lungo e in largo senza
ottenere tuttavia risultati. A quel punto il magistrato
aveva ritenuto che l’imputato fosse effettivamente
irreperibile, dopo di che aveva pronunciato il
conseguente decreto di irreperibilità. Obamen, insomma,
viene considerato niente di più che un fantasma.
Peccato, però, che sugli atti in possesso della procura
sia chiaramente riportato che l’imputato risiede a
Lagos, in Nigeria, e che lì, nella capitale dello stato
centrafricano, svolge le sue principali attività.
Insomma, il centro degli affari di Obamen è chiaramente
Lagos. Ma nonostante questo, il pm non avrebbe chiesto
l’aiuto dell’Interpol e non avrebbe fatto nulla per
cercare l’uomo in patria. Una svista immediatamente
sottolineata ieri mattina in aula dall’avvocato
difensore Salvatore Crimi, che ha quindi sollevato
un’eccezione di nullità citando l’articolo 169, quarto
comma, del Codice di procedura penale: «Quando dagli
atti risulta che la persona nei cui confronti si deve
procedere risiede o dimora all’estero, il giudice o il
pubblico ministero, prima di pronunciare decreto di
irreperibilità, dispone le ricerche anche fuori del
territorio dello Stato». Ricerche che, secondo la
difesa, non sarebbero tuttavia avvenute. L’istanza viene
così accolta dalla Corte d’Assise di Torino dopo una
breve camera di consiglio. Risultato: il processo è
sospeso e gli atti ritornano al pubblico ministero, che
dovrà a questo punto avviare le ricerche dell’imputato
tramite l’Interpol.
Prima di Obamen erano stati processati e condannati in
abbreviato altri due protagonisti di questa terribile
vicenda: una maman nigeriana e un pensionato piemontese,
ritenuti gli aguzzini della baby-schiava. Se Daniel
Obamen viene infatti indicato come colui che
materialmente organizzava la tratta di esseri umani
dalla Nigeria all’Italia, gli altri due personaggi si
erano invece preoccupati di prendersi cura della giovane
Dory una volta che la ragazza era giunta in Italia. Dory
fu obbligata a sopportare violenze indicibili, venne
torturata con acidi e cavi elettrici, costretta in
ginocchio per notti intere in una stanza senza finestre,
frustata e bastonata, picchiata a sangue senza motivo.
Sofferenze poi raccolte dalla polizia dopo che la
baby-schiava riuscì a fuggire e a raggiungere il pronto
soccorso dell’ospedale Martini. Era la sera del 24
ottobre 2007. Quella sera finì l’incubo. Quella sera,
per Dory, cominciò una nuova vita.
http://www.cronacaqui.it/news-errore-della-procura-sospeso-il-processo-al-boss-degli-schiavi--_27444.html |
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