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In aumento i casi di sfruttamento minorile
Marco De Vidi

IL RAPPORTO. L’organizzazione presenta i risultati di un’indagine condotta sul campo. Cresce il traffico dei minori nel nostro Paese, soprattutto provenienti da Romania, Nigeria e Albania.

Sono migliaia i minori che vengono condotti in Italia e sfruttati per scopi sessuali, per l’accattonaggio o per attività illegali e lavori irregolari. Ne parla il rapporto “I piccoli schiavi invisibili”, redatto da Save the children con la onlus On the road, che ha coinvolto trentadue associazioni e quindici regioni italiane e che è stato condotto tramite interviste a operatori in contatto con i minori in difficoltà. I dati ufficiali parlano di quasi 14.700 vittime di tratta inserite dal 2000 al 2008 nei progetti di assistenza previste dall’articolo 18 del Testo unico dell’immigrazione (che parla di «situazioni di grave sfruttamento»), di cui 986 minori. Nel periodo 2004-2010 sono stati 5.666 gli indagati per riduzione in schiavitù, tratta di persone, commercio di individui in stato di assoggettamento. Ma una quantificazione di questi fenomeni è molto difficile. Negli ultimi anni poi è diventato ancora più complicato far luce su queste situazioni, perché le modalità delle costrizioni sono cambiate.

Ad esempio, spesso lo sfruttamento sessuale si compie “al chiuso”, in appartamenti, night club o altri luoghi come centri per massaggi, rendendo impossibile per gli operatori sociali raggiungere le vittime. Altra novità è data dall’aumento della sorveglianza tra “pari”: molti minori vengono usati per controllare i loro coetanei, in modo dunque più pesante e capillare. Si stima che siano tra 1.600 e 2.000 i minori che si prostituiscono per strada, circa un 10 per cento dei 19-24mila totali. Ma si suppone che siano almeno il triplo le persone coinvolte nello sfruttamento sessuale “indoor”, dunque totalmente invisibili e impossibili da aiutare. Di questi, almeno il 15 per cento i minorenni. Questo particolare tipo di “traffico” sarebbe dunque addirittura in aumento. Tra i minori le principali vittime della tratta sessuale sono le ragazze provenienti dalla Romania (quasi la metà, il 46 per cento), dalla Nigeria (36 per cento) e dall’Albania (11 per cento).

Le giovani rumene, essendo cittadine comunitarie, arrivano in Italia agevolmente, spesso al seguito del ragazzo o di una persona di cui si fidano; e lo sfruttamento è infatti imposto in nome del forte legame affettivo. La presenza di giovani nigeriane è in sensibile aumento; Save the Children stima che siano quasi 6.000 le donne che ogni anno giungono in Europa dal Paese africano. Tra le forme di assoggettamento più diffuse ricorre anche il rito tribale, attraverso cui le ragazze sono costrette a contrarre un debito con il proprio protettore che poi ripagheranno prostituendosi. Non manca però anche la prostituzione maschile, da parte soprattutto di adolescenti rom, rumeni e del Maghreb. I rom inoltre sono i più numerosi tra i minori indotti a mendicare.

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