G8 delle
donne - La testimonianza di Isoke, vittima di tratta
"Io so che non ho
titolo, intellettuale o di studio, per essere qui,
ho solo la mia storia, il fatto di essere una
vittima".
Dopo queste parole le lacrime. Isake Aikpitanyi non
riesce a terminare il suo discorso alla conferenza
internazionale sulla violenza contro le donne, in
corso alla Farnesina. L'intervento era stato
sostenuto in vari momenti da applausi e
incoraggiamenti scattati di fronte alla sua vistosa
commozione: il ministro per le Pari opportunita',
Mara Carfagna le si e' avvicinata, poi l'ha
accompagnata fuori dalla sala. Quando e' tornata
l'ha abbracciata e le ha chiesto: "come stai?".
Isake Aikpitanyi ha cercato di far capire tutto il
dolore che provano le immigrate clandestine:
"partiamo per venire in Europa con un viaggio
terribile: molti muoiono attraversando il
deserto o in mare. Ma la violenza che subiamo noi
donne durante il viaggio e' la piu' terribile e poi
la vita che troviamo in Europa e' un inferno
peggiore di quello che abbiamo lasciato".
"La prima violenza che subiamo e' quella delle
altre donne (le cosiddette maman), la seconda dalla
famiglia che ci sacrifica, fa finta di non sapere e
chiede continuamente soldi, poi c'e' la violenza
maschile". "Le donne occidentali che subiscono
violenza - ha detto ancora - muovono i media,
l'opinione pubblica, noi vittime della tratta no. Ma
tra noi si dice che per ogni donna della tratta
stuprata c'e' una donna bianca salvata dallo
stupro". Per Aikpitanyi la cosa piu' grave e' che le
violenze commesse sulle donne costrette a
prostituirsi rimangono impunite; anzi le vittime
sono ritenute anche responsabili del reato di
clandestinità. Aikpitanyi ha però scelto di non
continuare a subire: da anni aiuta altre ragazze ad uscire dalla
prostituzione, con l'associazione 'Vittime ed ex
vittime della tratta'. Nel 2007 ha scritto con Laura Maragnani il libro
"Le ragazze di Benin city" ed ora vive ad Aosta,
sposata ad un torinese.
Il marito l'ha accompagnata oggi alla conferenza e
ha raccontato ai giornalisti il loro primo incontro
alla stazione di Torino, la sua ribellione
all'associazione criminale che le e' costata 3
giorni di coma: un delicato intervento chirurgico le
ha infatti salvato la vita. Aikipitanyi aveva
lasciato la Nigeria a 18 anni convinta di andare a
lavorare a Londra, a vendere frutta e verdura, cosi'
come faceva a Benin city: solo quando si ritrova in
Italia capisce di essere stata venduta come una
schiava. Ora ha 30 anni, ma quando racconta la sua
vita e la storia di altre ragazze come lei, non puo'
ancora fare a meno di piangere.
http://www.agi.it/news/notizie/200909091400-cro-rt11157-g8_donne_a_conferenza_testimonianza_di_una_vittima_di_tratta |
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