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Minacce e sevizie con l'olio bollente per farla prostituire
Minorenne si ribella: 14 arresti e 31 denunce
MASSIMO NUMA

Controllavano le prostitute, giovanissime, anche minorenni «importate» dalla Romania, anche con i video-telefonini. E quelle che non guadagnavano abbastanza, o che intendevano ribellarsi al racket, venivano punite con bruciature di sigarette e altre angherie. Tipo pesanti minacce alle famiglie rimaste in patria. «Loro» sapevano esattamente nomi e indirizzi di genitori e sorelle. Ed erano pronti a passare all’azione. «Se mi denunci - diceva uno dei capi - ammazzeremo tua madre».

Sono alcune delle sevizie messe in atto dalle bande sgominate dai carabinieri, al comando del colonnello Antonio De Vita, che hanno arrestato 14 persone ed eseguito 31 denunce.

Il finale, «The End» così i militari dell’Arma hanno battezzato l’indagine, di una operazione iniziata nel lontano 2004. Risale ad allora, infatti, l’identificazione di una minorenne che, invece di piegarsi ai diktat dei suoi sfruttatori, decise di denunciarli. Con il corpo martoriato dalle bruciature di sigaretta, dall’olio bollente, la ragazza era stata costretta su un viale della prostituzione, cioè corso Unità d’Italia.

Aveva appena 17 anni e, dopo le prime titubanze, aveva accettato di collaborare con gli inquirenti. Pedinamenti e intercettazioni consentono ai carabinieri della Compagnia Mirafiori di effettuare i primi arresti. E a scoprire così una vasta rete criminale dedita allo sfruttamento della prostituzione minorile. Ragazze gettate sul marciapiede, a Torino e a Modena. I loro guadagni, decine di migliaia di euro ogni mese, venivano spediti in Romania, con bonifici eseguiti attraverso prestanome, e investiti nel settore immobiliare. Un giro d’affari gestito direttamente dal clan Profir, guidato da un gruppo di romeni, in grado di esercitare una fortissima pressione psicologica e fisica contro le proprie «schiave».

Il racconto di Anna S., tuttora sotto il programma di protezione, è drammatico: «Una volta arrivata in Italia e a Torino con l’inganno, con la prospettiva di iniziare un lavoro, mi sbatterono sul marciapiede. Non appena un cliente si fosse avvicinato a me in strada, avrei dovuto dire testualmente ed in lingua italiana il costo delle prestazioni... una notte mi prostituii con quattro clienti guadagnando in totale 260 euro. Voglio precisare che con uno di loro non consumai alcun rapporto sessuale ma mi pagò ugualmente 50 euro perché mi vide terrorizzata. Ricordo che quella sera, in taxi, cominciai a piangere. Il tassista mi fece pagare meno la corsa, impietosito...».

E ancora: «L’origine delle cicatrici e dei segni che ho sul corpo è dovuta ad olio bollente e alle sigarette. Nessuno ha mai usato violenza fisica nei miei confronti. Sono però continuamente stata soggetta a minacce».

E infine: «Mi spiace aver detto la verità solamente ora ma ero realmente sola, disperata e terrorizzata da quello che avrebbe potuto accadere a me ed alla mia famiglia se avessi anche solamente pensato a scappare o denunciare quello che mi stava accadendo e le persone che mi stavano costringendo a prostituirmi».

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/189252/

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