Minorenni romene
controllate con microchip
di Sergio Bagnoli
Hanno un’età compresa tra
i quattordici ed i vent’anni
e provengono tutte dalle
regioni più arretrate della
Romania o dalle periferie
delle grandi città del paese
danubiano: sono le nuove
schiave del sesso,
adolescenti costrette a
crescere troppo in fretta e
neanche considerate come
esseri umani nè dai loro
sfruttatori, affiliati alla
mafia albanese che detiene
nel Nord Italia il monopolio
dello sfruttamento di
prostitute, nè dagli
italianissimi loro clienti.
Allettate da un lavoro
sicuro e dignitoso nel
nostro paese, le
maggiorenni, o brutalmente
rapite alle attenzioni dei
loro genitori, le minorenni,
dalla Romania, grazie alla
complicità della delinquenza
di piccolo cabotaggio del
paese danubiano, vengono
trasportate su furgoni sino
alle Porte di Ferro, la
forra sul Danubio che separa
il paese neo- comunitario
dalla Serbia.
Qui la temibile mafia slava
le trasporta sino alla città
di Pozarec, il luogo natio
del tristemente noto
dittatore Milosevic, dove
vengono orribilmente
stuprate ripetutamente al
fine di annientarne ogni
istinto ribelle.
Successivamente, in Kossovo,
i serbi le vendono alla
mafia albanese che nella
miserabile città di Elbasan
le rinchiude per settimane
intere in poveri
appartamenti dove viene
compiuta sui loro acerbi
corpi l’operazione più
orribile: sotto pelle
viene loro inserito un
microchip di modo che i
trafficanti ne possano
controllare costantemente il
posizionamento. Un po’ come
si fa per i cani o gli
animali selvatici insomma.
La fattiva collaborazione
tra la Polizia romena ed i
Carabinieri della bergamasca
fortunatamente ha consentito
di smascherare in parte il
criminale traffico e di
arrestare un prosseneta
albanese mentre un suo
connazionale complice è
ancora uccel di bosco. Tanti
però sono ancora in Italia i
trafficanti albanesi, quasi
tutti con regolare permesso
di soggiorno, non ancora
individuati dalle nostre
forze dell’ordine, che
continuano a trafficare in
minorenni romene. Il guaio è
che queste ragazze, una
volta rimpatriate,
frequentemente si ammalano
di tumore, provate voi a
vivere con un microchip che
emette continuamente segnali
elettronici sottopelle, ed
in pochi anni muoiono.
Due giorni prima l’orribile
scoperta fatta dai
Carabinieri di Bergamo,
nelle Marche, a Corridonia
per la precisione,
un’adolescente cinese di
soli undici anni che
frequentava con profitto la
scuola primaria del paese è
morta dopo aver inalato per
ore ed ore i vapori mefitici
prodotti dalle colle
industriali usate dai loro
genitori che probabilmente
lavoravano in nero ed a
cottimo per qualche
rispettabile “ griffe” della
regione, il massimo
distretto calzaturiero
d’Italia. Anni Ye, questo il
nome della sfortunata
ragazzina, non era una
schiava del lavoro ma
insieme agli schiavi, che
poi erano i suoi genitori,
viveva in una stamberga-
tugurio che serviva anche da
opificio industriale. Qui i
cinesi lavoravano, usando
prodotti velenosi ed in
spregio ad ogni norma sulla
sicurezza dei luoghi di
lavoro, prodotti tessili
grezzi e suole da scarpe. La
stamberga- tugurio di Anni
Ye si trovava al piano terra
di un pericolante casale di
campagna la cui fatiscenza
stride enormemente con il
bucolico paesaggio
circostante, reso
universalmente noto dai
pittori gotici Carlo
Crivelli e Gentile da
Fabriano.
“I bambini cinesi sono tra
gli stranieri i più bravi a
scuola, imparano con
profitto anche la nostra
lingua ma troppo spesso si
addormentano sui banchi
perché costretti dai loro
genitori a lavorare anche di
notte in laboratori ricavati
all’interno delle loro
abitazioni” confida una
maestra di Prato, la città
toscana, patria europea del
tessile, nella quale la
mafia cinese è ben radicata.
A Prato sono quattromila le
aziende tessili cinesi che
danno lavoro a diciottomila
conanzionali. Nuovi
laboratori nascono e muoiono
in un breve lasso di tempo,
mai superiore ai diciotto
mesi, in modo da sfuggire ai
controlli del fisco e degli
ispettorati del lavoro
italiani, troppo
burocraticamente lenti per
scoprirli. Ecco perché,
muovendosi le istituzioni
italiche con la loro
proverbiale lentezza che fa
a pugni con la rapidità con
cui si trasforma la
criminalità, in Italia il
minore straniero rimane la
maggior vittima del fenomeno
immigratorio.
Fonte:
http://www.reportonline.it/ |
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