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Schiave, nere e prostituite. La tratta Africa-Italia
di Flore Murard-Yovanovitch (www.unita.it)

Chi di noi non le ha viste? Ai bordi delle strade, con reggiseni e tacchi a spillo. Ma dietro questi corpi, chi conosce le loro storie? Non libera prostituzione ma lavoro forzato, non scelta ma tratta. “Prostituite”, non prostitute; nigeriane ingannate, schiavizzate, gettate sui marciapiedi. Isoke Aikpitanyi, ex vittima della tratta e coautrice de “La ragazza di Benin City”, ha realizzato un’indagine nazionale sulla realtà sommersa delle ragazze nigeriane: debiti, reti mafiose e trafficanti che rendono quella riduzione in schiavitù possibile oggi in Italia. Dalle testimonianze dirette è nato questo bellissimo libro di denuncia 500 storie vere. Sulla tratta delle ragazze africane in Italia (Ediesse), con contributi di Roberto Saviano, dei musicisti Michael Nyman e David McAlmont, di ex clienti che oggi combattono la tratta nell’Associazione di Isoke.

A Benin City, l’inferno comincia con la Tv, un vaso di Pandora che propaga il mito del paradiso europeo, colonizzando l'immaginario africano. Ragazze povere, con intere famiglie a loro carico, si fanno ingannare dalla promessa di soldi facili, quando non sono vendute direttamente da padri e parenti agli italos e alla mala nigeriana. Se alcune di loro “sanno”, la stragrande maggioranza crede invece che in Italia troverà un lavoro vero. Contraendo un debito tra i 40 e gli 80mila euro con i trafficanti, approdano nelle nostre città dopo viaggi via deserto, mare o aereo. All’arrivo, le aspettano le “maman”, un nome ingannevole per indicare vere e proprie magnaccia al femminile: donne che sfruttano il corpo di altre donne. Confiscano loro il passaporto e le buttano per strada. La logica schiacciante del debito, le ramificazioni allargate del controllo delle “schiave” e l’omertà di comunità e associazioni nigeriane fanno il resto. Persino le chiese “nere” sono complici! Quando non diretti capi banda, i pastori sono corrotti; attraverso la strumentalizzazione delle tradizioni e del voodoo, tengono quelle bambine soggiogate. Minacce, ritorsioni e terribili punizioni, spesso mortali, sono il deterrente finale. Le nigeriane sono terrorizzate all’idea di ribellarsi.

Non si sfugge al mercato. Per saldare il loro terribile debito, sempre in aumento, sono costrette a sottoporsi ad almeno 3000 prestazioni sessuali (una singola prestazione standard in macchina costa 25 euro). In un vissuto quotidiano fatto di violenze e di insulti come “negra”, “adesso ti sistemo io”, “così impari”… italiani perbene, veri stupratori a pagamento. Sul corpo della donna debole, nera e diversa, lo sfogo di tutte le patologie e devianze sessuali, del bestiale connubio tra maschilismo e razzismo. E giù botte, sevizie, torture; la sola lettura di quelle pagine è mostruosa.

Lo stupro è una costante, nel “mestiere”: non c’è una ragazza che non ne abbia subito uno, ma gli stupri (anche di gruppo) non vengono denunciati e restano impuniti. Come riassume Isoke, con un paradosso: “Ogni africana stuprata è un’italiana salvata”. La loro pelle mostra lividi e tagli, segni di cinghiate e bruciature di sigaretta; racconta di uteri perforati e aborti artigianali (il 50% di loro ha abortito almeno una volta in casa), in assenza di cura perché, per paura del rimpatrio, al pronto soccorso ci finiscono solo se mezze morte. Ferite clandestine, sommerse.

Ma quelle più profonde, sono le cicatrici della mente. Come racconta Angela, “finiamo per ammalarci nella testa”. E anche quelle che riescono a uscirne hanno poi enormi difficoltà nel tornare a vivere la sessualità come piacere e gioco, in relazioni stabili. La devastazione subita si aggiunge agli effetti delle mutilazioni sessuali dell’infanzia e al dramma, che si verifica spesso, di aver dovuto abbandonare i propri bambini in Nigeria o in Italia.

Ci vuole coraggio, tanto, per sfidare il racket e osare la denuncia. Allora, sono storie di vera ribellione. Come quella di Isoke, ridotta in coma da una spedizione punitiva. O quella di Erabor che, per aver denunciato i suoi aguzzini, è stata massacrata, letteralmente “scalpata”. Altre, solo per aver detto di no, ci hanno rimesso la pelle: i loro cadaveri abbandonati in periferie e discariche. Ogni anno decine di donne (200 nell'ultimo biennio) scompaiono; ma queste nere clandestine non trovano nemmeno un posto nelle prime pagine dei quotidiani.

Eppure, sono sempre più numerose le ragazze che, grazie a Isoke, al suo libro e all’Associazione vittime ed ex vittime della tratta, trovano vie d’uscita. Cresce la percezione che lo sfruttamento dei riti voodoo è una mafiosa bugia, che le maman sono delinquenti e trafficanti di esseri umani da mandare in galera, e che, con denunce e un percorso in case associative, ci si può infine liberare. Arrivando a conquistare e difendere quei “diritti che gli italiani non vogliono più difendere”, come scrive Saviano.

Le immigrate ex schiave, sono oggi soggetti attivi, conoscono le soluzioni ai loro problemi e possono offrire un reale sostegno alle vittime, un aiuto a volte più efficace delle associazioni italiane e servizi sociali, che permettono magari l'uscita dalla clandestinità, ma non dai meccanismi della tratta. Intanto, un’alternativa concreta è il lavoro di sensibilizzazione e di autocoscienza dei clienti, anello fondamentale della catena di consumo/sfruttamento, che potrebbero portare subito a dimezzare le vittime, che in Italia oggi sono circa almeno 20.000 e di età sempre più giovane. Che gli uomini leggano questo libro. Che lo leggano tutti.

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