Tratta di donne, piaga d’Asia
In Cina si compra
dalla Corea
Da una parte c’è un Paese
stremato dalla miseria.
Dall’altra il gigante
asiatico che vuole
conquistare il mondo. Di qui
la carestia e la politica
“folle” del dittatore Kim
Jong-il, che costruisce armi
nucleari, sfida la comunità
internazionale e affama la
popolazione del suo Paese.
Dall’altra la politica del
figlio unico che sta
infliggendo profonde ferite
all’equilibrio sociale del
Dragone. Ad allacciare Corea
del Nord e Cina – con la
prima che gravita
politicamente,
economicamente e
militarmente nell’orbita
della seconda – è sempre di
più un traffico
“particolare”.
Di donne. La denuncia arriva
da AsiaNews, che ha
ripreso un’inchiesta del
reporter giapponese dell’Asahi,
Daisuke Nishimura. Per la
drammatica mancanza – si
calcola che in Cina nascano
circa 119 maschi per 100
femmine e che in alcune
province il gap esploda a
130 maschi contro 100
femmine – si “acquistano”
donne dal Paese vicino.
Che in alcuni casi vengono
date in moglie. In altri,
avviate alla prostituzione.
Secondo i dati delle
autorità cinesi nel 2009
sono entrati in Cina,
fuggendo dal proprio Paese,
circa 25-30 mila
nord-coreani. Del 40 per
cento che rimangono, la
maggioranza è composta da
donne. Il confine – un
“serpentone” che si snoda
per 1.415 chilometri – è
decisamente “poroso” ed è la
via preferita per chi tenta
la fuga dalla Corea del Nord
perché – dati i rapporti di
amicizia tra Pechino e
Pyongyang – i controlli di
polizia sono blandi.
Si calcola che, attualmente
in Cina, vivano illegalmente
da 300 a 400mila
nord-coreani. «Tra loro –
scrive AsiaNews –
molte giovani donne sono
oggetto dell’ignobile
traffico umano, realizzato
da un’organizzazione non
vasta, ma ben organizzata.
Si tratta di circa 150
"broker" cinesi
etnico-coreani con cellule
nella Corea del Nord. La
loro padronanza della lingua
conquista facilmente la
fiducia delle fuggitive. Dai
manager degli hotel e
bathhouses del Sud vengono
le ordinazioni alle quali
rispondono i "broker" con la
collusione delle guardie di
confine cinesi».
Una delle vittime del
traffico ha raccontato che
ogni anno aiuta da 40 a 50
nord-coreani a passare il
confine. Con «riluttanza».
ha anche riferito di avere
visto nel mese di novembre
un gruppo di giovani donne
del Nord attraversare il
fiume. «Vestivano abiti
cenciosi e tremavano dal
freddo». Un "broker" coreano
le accolte dal lato cinese e
ha offerto un semplice
piatto di carne che esse
hanno subito divorato. «Le
donne, alcune non ancora
ventenni, hanno poi
indossato abiti puliti che
il "broker" aveva preparato
per loro e sono state
trasportate nella Cina
meridionale, dove saranno
arruolate come prostitute».
Secondo altre fonti di
informazione, il “cliente”
paga il "broker" in Cina da
6 a 7mila yuan per ogni
giovane nord-coreana:
4mila yuan vanno nelle
tasche della guardia di
confine cinese e mille in
quelle della guardia
coreana. I "broker", ha
spiegato il reporter dell’Asahi,
non vedono segni di declino
della loro attività
commerciale. Uno di loro
dice: «Quanto più la Corea
del Nord diventa povera e
miserabile, tanto più denaro
guadagniamo».
Il traffico serve in qualche
modo a “tamponare” un
vulnus cinese. La
politica del figlio unico –
perseguita per frenare
l’esplosione demografica del
Dragone –, oltre ad aver
provocato un numero
altissimo di aborti di
bambine, rischia di fare
collassare gli equilibri
sociali del gigante
asiatico. E di
ridimensionare le sue
ambizione geo-politiche. Un
dato su tutti: secondo Joel
Kotkin, della Chapman
University, tra il 2000 e il
2050 la popolazione
americana di età compresa
tra i 15 e i 64 anni
aumenterà del 42 per cento,
mentre la stessa fascia
diminuirà del 10 per cento
in Cina. Ma è soprattutto il
disequilibrio tra maschi e
femmine ad allarmare. Si
calcola che l’eccesso di
uomini raggiungerà il 20%
già attorno al 2030, quando
circa 1,6 milioni di maschi
all’anno rischierà di non
potersi sposare.
Un’inchiesta della rivista
britannica The Economist
ha alzato il velo su una
piaga che ha prodotto un
vero massacro di bambine. La
cifra spaventosa di cento
milioni di bimbe mai nate
nel mondo ha spinto la
rivista a parlare di «genericidio».
Un fenomeno che sta
conoscendo una nuova
esplosione. L’eliminazione
dei feti femminili, scrive
la rivista, «è una
conseguenza di tre fattori:
la radicata e antica
preferenza per i figli
maschi, la moderna
propensione a creare
famiglie piccole e l’uso di
tecnologie a ultrasuoni che
permettono di identificare
con certezza il sesso del
bambino».
Luca Miele
http://www.avvenire.it/Mondo/Tratta+di+donne+piaga+dAsia+In+Cina+si+compra+dalla+Corea_201006100842281870000.htm
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