"5 motivi contro le case chiuse"
L’associazione Amici di Lazzaro (www.amicidilazzaro.it)
contro l'ennesima proposta di tassazione e regolamentazione
della prostituzione. La prostituzione non è un lavoro, è
sfruttamento, è perdita della dignità umana.

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A seguito dell’approvazione di un ordine del giorno del
Consiglio Comunale di Torino per la regolamentazione della
prostituzione,
sentiamo il dovere di rispondere e far sentire la nostra
voce che è quella delle vittime, delle donne sfruttate o
semplicemente comprate ed usate dai clienti come oggetti.
Non siamo schierati politicamente, abbiamo tra noi persone
con idee politiche diverse, ma siamo certamente schierati
dalla parte dei poveri e degli ultimi, seguendo la dottrina
sociale della Chiesa Cattolica.
Come uomini e donne, come cittadini, come cattolici e
persone di buona volontà, siamo fortemente contrari per
varie ragioni che potremmo riassumere in
"5 motivi contro le case chiuse"
1) La regolamentazione
non riduce il fenomeno .Nei paesi dove la prostituzione è
stata legalizzata la tratta non si è ridotta ma si è
inserita nei canali istituzionali rendendo ancora più
difficile liberare le donne. E il numero complessivo delle
persone coinvolte è aumentato enormemente, l’esempio
lampante è la Germania dove le donne coinvolte sono
aumentate da 100.000 a 300.000 e le persone trafficate sono
più che raddoppiate. La regolamentazione nasconde e non
risolve lo sfruttamento. In paesi come Olanda e
Germania, la tratta ha assunto forme diverse e nascoste, ma
i dati giudiziari dicono che essa è altissima. Chiudere le
donne in night, locali, appartamenti aumenta la zona d’ombra
in cui le mafie gestiscono le ragazze sfruttate. (solo negli
ultimi 2 mesi abbiamo avuto 3 ragazze nigeriane scappate
dallo sfruttamento, che sono state sfruttate anche stando
nelle vetrine di Amsterdam)
2)
La prostituzione è lo sfruttamento più antico del mondo,
tale concetto è ben rappresentato
dalla legge svedese che afferma "La prostituzione è una
violenza dell'uomo contro la donna", la legge svedese,
replicata dalla Norvegia e dall’Islanda, afferma che il
vendere il proprio corpo lede i diritti della persona e
favorisce una cultura di sottomissione e svilimento della
dignità umana. La legge svedese punisce i compratori di
sesso a pagamento.
3)
La regolamentazione lancia un messaggio diseducativo.
Culturalmente
la regolamentazione porterebbe alla normalizzazione della
prostituzione, specie fra i giovani e i ceti deboli,
diventando una delle tante alternative tra cui scegliere per
risolvere il problema del lavoro, dell’impegno lavorativo e
formativo. La prostituzione evidentemente non è un lavoro e
non può esservi equiparato.
4)
Lo stato non può speculare su comportamenti non etici.
Tassare la prostituzione, sarebbe come tassare le mazzette o
il ricavato del contrabbando. Ricavare un utile infatti non
lascerebbe allo stato e agli enti locali la necessaria
libertà di lotta culturale e giudiziaria alla prostituzione.
5)
Un alibi per i clienti.
La tassazione di un “comportamento”, diventerebbe un pessimo
alibi per i clienti che riterrebbero moralmente accettabile
(in quanto legalizzato) comprare prestazioni sessuali.
Chiediamo che lo stato si impegni maggiormente nel lottare
contro la tratta usando al meglio le sue risorse
investigative e in programmi di lotta allo sfruttamento e
alla riduzione della domanda con campagne ad hoc per
sensibilizzare gli uomini al rispetto della donna. In 10
anni abbiamo liberato 350 donne in Piemonte e sappiamo che
l'80% delle donne è sfruttato, sia all'interno dei locali
sia in strada.
Potete chiamarle prostitute, meretrici, escort, rimangono
tutte vittime dell'egoismo di qualche uomo che
offende la dignità femminile. Noi che da anni andiamo
in strada tutte le notti a incontrare e liberare le donne lo
possiamo testimoniare:
La
prostituzione è lo sfruttamento più vecchio del mondo.
Paolo
Botti – presidente Amici di Lazzaro
per
info: tel. 3404817498 info@amicidilazzaro.it