"La fabbrica delle prostitute"
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Amina e le altre nelle mani del racket
I dati agghiaccianti, i percorsi, i soldi e i
meccanismi del traffico di donne nel libro di
Giuseppe Carrisi. E' uno dei business illegal più
fiorente e con minori rischi. Moltissime ragazze
vengono dalla Nigeria: il racconto di una di loro
di SILVANA MAZZOCCHI
Raccontare lo sporco
business delle prostitute di strada, vere e proprie
schiave del sesso a pagamento, può sembrare prosaico
e fastidioso. Si esce dal gossip, dai compensi a più
zeri, dalle copertine patinate e dalle feste in
villa e si scende sui marciapiedi, ultima tappa per
migliaia di ragazze partite soprattutto dalla
Nigeria, ma anche dall'Africa settentrionale,
dall'Asia e dall'America latina. Sono giovani donne
reclutate con il miraggio di una vita migliore,
comprate e vendute fino all'ultimo anello della
catena, quando vengono cedute agli sfruttatori che
le prendono in ostaggio ( altissima è la cifre che
devono pagare per riscattare la loro libertà),
predatori che cancellano con la violenza i loro
sogni e che le costringono a prostituirsi. L'Italia
occupa uno dei primi posti in questo fiorente
mercato e, nella grande fabbrica umana attiva in
tutto il mondo con almeno cinquecentomila ragazze
"trafficate" soltanto in Europa per un giro di
danaro di ben oltre 13 miliardi di dollari, i
clienti del Belpaese figurano ai piani alti nella
lista degli "utilizzatori finali".
E' scioccante la radiografia del fenomeno che emerge
dal nuovo libro di Giuseppe Carrisi, La
fabbrica delle prostitute, appena arrivato
in libreria per Newton Compton. Un viaggio nel
mercato criminale del sesso a pagamento che, insieme
alla descrizione purtroppo non inedita della realtà,
si snoda attraverso un'inchiesta rigorosa sul
traffico delle tante donne e trans che, strappate ai
loro paesi con l'illusione della "terra promessa", vengono
smistate in Europa. Un business ignobile quanto
diffuso favorito dalla miseria, dalla fame e
dall'ignoranza, che non conosce crisi e che
incrementa di continuo il fatturato.
Giuseppe Carrisi, scrittore e giornalista abituato a
scandagliare i paesi in via di sviluppo e i problemi
di quelle popolazioni, parte proprio dalla Nigeria,
nazione principe nel commercio di esseri umani e
racconta con rigore e precisione i legami tra la
mafia di quel paese, la camorra e la criminalità
internazionale. Uno scenario animato dalla
testimonianza diretta di Amina, ragazza nigeriana
costretta a percorre un calvario fatto di soprusi e
umiliazioni. Una fotografia spietata di una nuova
schiavitù sempre in espansione e che, solo in
Italia, conta decine di migliaia di ragazze ridotte
a merce. Un libro da leggere e diffondere, con la
speranza che arrivi almeno in parte anche ai tanti
clienti che rendono questa rete criminale una
macchina da soldi tra le più imponenti del mondo.
Quanto vale il business del sesso da marciapiede? Si
può quantificare l'esercito delle nuove schiave?
"La tratta degli esseri umani a scopo di
sfruttamento sessuale è un business estremamente
redditizio, e con pochi rischi per chi lo gestisce,
in mano a network criminali con connessioni in tutto
il mondo (attualmente il tasso di crescita è di
circa il 40-50% all'anno, con un aumento
esponenziale dei profitti). Secondo le Nazioni
Unite, nel 1991, la somma ricavata dai trafficanti
era di oltre 2,5 miliardi di dollari, mentre alla
fine degli anni Novanta si aggirava tra i 7 e i 13
miliardi di dollari, facendo registrare un
incremento del 400 per cento. Gli ultimi dati
dell'Onu parlano di un volume di utili complessivo
di 32 miliardi di dollari all'anno che, spesso, va
di pari passo con il traffico di armi e droga.
L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni
stima che, nella sola Europa occidentale, siano
oltre mezzo milione le donne trafficate.
Quantificare numericamente l'esercito di queste
nuove schiave è molto difficile: queste ragazze,
infatti, provengono da realtà povere, sconvolte
dalla guerra dove i nuclei familiari spesso non
esistono e i bambini, alla nascista, non vengono
registrati all'anagrafe. Inoltre, nella maggior
parte dei casi, sono clandestine (soprattutto quelle
provenienti dal Continente Nero) e, quindi, sfuggono
ad ogni tipo di stimao di controllo. Nel nostro
Paese, in particolare, poi, a finire nel mercato del
sesso a pagamento, oltre alle donne, ci sono 40 mila
transessuali, 10 mila dei quali che vivono
prostituendosi. Di questi, il 60 per cento è di
origine sudamericana: arrivano soprattutto dal
Brasile, dalla Colombia, dal Perù, dall'Argentina e
dall'Ecuador. E la maggior parte di loro diventa
vittima di sfruttamento, alimentando un giro
d'affari che supera i 20 milioni di euro al mese".
Oltre alla Nigeria, quali sono i paesi di
provenienza delle ragazze?
"Uno dei Paesi in cui ha origine il traffico delle
ragazze è la Nigeria, lo Stato più popoloso del
Continente Nero. Secondo i dati emersi dalla ricerca
"La tratta delle minorenni nigeriane in Italia",
pubblicata nel 2010, negli ultimi dieci anni solo in
Italia sono state circa 25 mila le donne nigeriane
coinvolte nel business della prostituzione, di cui
2.500 minorenni. Oltre che dalla Nigeria, le vittime
di questo business arrivano anche dall'Asia,
dall'America Latina, dall'Africa Settentrionale e
Orientale, dal Medioriente, dalla Russia, dalla Cina
e, in percentuale maggiore, dall'Europa dell'Est
(Albania, Romania, Ucraina, Moldavia, Ungheria,
ecc...). Le conseguenze derivate dalla
trasformazione di quest'area, dalla persistente e
sempre più accentuata divisione economica tra Nord e
Sud del mondo e dall'esplosione di crisi complesse
di carattere interno e internazionale, ha prodotto
in questi ultimi anni un aumento delle
diseguaglianze sociali, della conflittualità
inter-etnica, degli autoritarismi, della
militarizzazione dei territori e, in ultima analisi,
della precarietà delle condizioni di vita. Tutte
cose, queste, che spingono, le giovani donne (i
soggetti più vulnerabili, insieme ai bambini) a
cercare altrove prospettive di vita migliori,
finendo così nella rete della criminalità
organizzata che approfitta della loro situazione di
assoluto bisogno. Un esempio può aiutarci a capire
la portata del fenomeno. A Bangkog, dove l'industria
del sesso rappresenta una fetta rilevante del lavoro
femminile retribuito, nella seconda metà degli anni
Ottanta si potevano contare circa 100 mila
prostitute su 241 mila donne occupate; dopo meno di
dieci anni, le donne impiegate in quest'attività in
tutta la Thailandia erano oltre 2 milioni, di cui il
40 per cento minorenni".
Quali le organizzazioni criminali maggiormente
attive sulla scena internazionale?
"L'attuale scenario economico globalizzato
rappresenta un terreno fertile per il proliferare
del business mondiale dello sfruttamento
schiavistico, in mano ad organizzazioni mafiose
transnazionali o a potenti lobbies. Come i
"negrieri" dell'antichità, questi network criminali
"catturano" le loro vittime con la forza, la
minaccia, l'inganno, ma anche con mezzi più subdoli,
approfittando della condizione di necessità in cui
si trovano. Prezzate, vendute o barattate, queste
persone finiscono nelle mani dei loro sfruttatori
finali quando sono state ormai completamente
spogliate della propria dignità. I principali gruppi
attivi nei settori del traffico e della tratta sono
quelli albanesi, cinesi, nigeriani, maghrebini,
rumeni. Gli albanesi gestiscono la prostituzione con
modalità particolarmente violente; per i nigeriani,
la tratta rappresenta un'attività primaria ed è lo
strumento maggiore di autofinanziamento per lo
sviluppo di altri traffici, soprattutto di
stupefacenti. Nella tratta a scopo sessuale i
nigeriani hanno raggiunto standard di alto livello,
gestendo interamente ogni fase dal momento del
reclutamento sino allo smistamento nei vari settori
dello sfruttamento. Per i cinesi il traffico di
migranti e la tratta di persone sono un mezzo
indispensabile per tutte le attività commerciali
diramate all'estero. Vi sono, poi, i maghrebini che
hanno accresciuto la loro importanza nella gestione
del traffico di migranti, in particolare nell'area
sub-sahariana; i russi, che hanno un ruolo crescente
per lo snodo dei flussi di migranti clandestini
provenienti dal Sud-Est asiatico e dalla Cina. Molto
attivi sono, infine, i moldavi, che spesso operano
con rumeni e italiani, i quali favoriscono
l'ingresso di migranti destinati alla prostituzione
o al lavoro nero".
Giuseppe Carrisi (La fabbrica delle prostitute -
Newton Compton editori) |
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