Povere bambine canadesi,
se non piacete a papà siete morte
Abortire le femmine? In
Canada si può
Abortire
le femmine? In Canada si può. Insorge però l’Editor in Chief
del maggior giornale medico canadese, il Canadian Medical
Journal, che ammettendo che ormai in certe comunità etniche
il feticidio femminile sia ormai abbastanza diffuso, e
propone di rivelare il sesso, ok, ma solo dopo la 30°
settimana di gravidanza, quando l’aborto non è più permesso.
“Se il Canada non riesce a regolare questa pratica
ripugnante – scrive la direttrice della rivista – che
speranza avranno India e Cina di farlo?”.
Ora facciamo ben attenzione, perché questo richiamo è
certamente corretto e l’applaudiamo. Non capiamo però
perché sia ripugnante far fuori i feti femmine e non quelli
con sindrome Down, o quelli con anomalie gravi, ma anche
quelli con anomalie lievi… e quelli che sono fatti fuori
perché la mamma semplicemente vuole andare in vacanza e si
sente così disturbata, ma così disturbata mentalmente (se lo
autodiagnostica, unico caso in medicina in cu un paziente fa
da sé la diagnosi e si dà la terapia da sé senza che nessuno
possa obiettare)… che questo figlio sano ma non voluto deve
sparire.
Facciamo ben attenzione a scandalizzarsi a “sesso unico”,
perché i suddetti gruppi etnici ci possono dire che per loro
la nascita di una figlia è un trauma tremendo…. Vagli a dire
che non è vero, in un mondo in cui l’autonomia decisionale è
la somma legge!
Ma se hanno ragione per la legge morale capitalista e
postmoderna (chi può obiettare al sacro diritto di
abortire?), come venirne fuori? Come impedire l’ecatombe di
femminucce non ancora nate? O si cambia modo di pensare, o
non c’è soluzione: sono condannate.
Siamo nella società del rifiuto, signori, e qui la vince
solo chi fa la voce grossa: in questo caso far fuori i
feti femmina è politically incorrect, e allora gli si dà
contro (il vecchio femminismo ancora ha nostalgici, mentre i
disabili per qualche oscuro motivo non riescono ad alzare
altrettanto forte la loro voce, pur essendo milioni). Ma
non andrà lontano: il diritto all’aborto non lo scalfiscono
nemmeno le donne! E le femministe che sfilavano indignate
(giustamente) contro lo sfruttamento del corpo femminile,
dove sono finite?
Siamo nella società del rifiuto, e tutto quello che non
piace deve essere possibile buttarlo via! E’ una società che
cannibalizza i propri figli, dall’utero all’obbligo
schiavizzante in età adulta di non procreare. La società del
rifiuto non accetta l’imperfezione, non accetta
l’imprevisto; e siccome tutto il mondo è imperfezione e
imprevisto (e la perfezione e le previsioni azzeccate stanno
solo nei romanzi rosa), allora la società del rifiuto si
riduce a non accettarsi, a rinchiudersi davanti alla TV dove
tutto è perfetto e prevedibile, e ad occhieggiare al
suicidio: a quello morale e a quello fisico che inizia ad
andare di moda. Povere bambine canadesi, non avete scampo:
la società del rifiuto vi ha già segnate a morte se a papà
non piacete. In barba alla mamma e ai suoi (e vostri)
diritti. Le femministe hanno altro da pensare.
Carlo Bellieni (medico Neonatologo)
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male anche a chi le compie.
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