20. L’uomo discende dalla scimmia?

Molte volte vengono confusi due problemi: chi e’ l’uomo e com’e’ arrivato nella storia del mondo. La paleontologia e le altre scienze della natura possono fornirci le linee principali per una storia della comparsa dell’uomo nel grande affresco dell’evoluzione, ma lasciano senza risposta alcune domande che le superano: perche’ l’uomo?

Il «salto» dell’evoluzione

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  • Immaginando che la risposta a queste domande si trovi presso i nostri antenati, alcune persone sono ancora terrorizzaie dall’idea che l’uomo discenda dalla scimmia. In realtà le scimmie non rappreseniano gli «antenati» dell’uomo, ma piuttosto i suoi lontanissimi «cugini» sottosviluppati, in quanto lo sviluppo del loro encefalo non è paragonabile al nostro. La «famiglia» degli ominidi, esseri affini all’uomo già in grado di camminare in posizione eretta e dai quali l’uomo proviene, e la «famiglia» delle scimmie derivano entrambe da un «ordine» di mammiferi, i prinati, considerati i più evoluti rappresentanti dell’intero regno animale e formatisi circa 70 milioni di anni fa. Pare proprio che la nostra parentela sfumi sempre di più nell’ombra dei tempi: se le stanno così, possiamo quasi dire che siamo «parenti» delle scimmie così come le siamo degli orsi, dei cani e di tutti gli altri mammiferi comparsi sulla terra in questo periodo di tempo. Sarebbe quindi meglio affermare che l’uomo discende dall’animale, ma che ha tratto un beneficio dalle vitamine e dal fosforo nettamente superiore al delfino o al gorilla, ai quali è mancato il salto di qualità dell’evoluzione: l’evoluzione del cervello

chi sono io?

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  • Alcuni sostengono che la parentela dell’uomo con il regno animale rappresenterebbe un’obiezione al fatto che Dio l’abbia creato. Altri temono quest’affermazione. Si potrebbe rispondere che la Bibbia – nel suo primo libro, la Genesi – propone una tesi evoluzionista ancora più radicale rispetto a quella che fa discendere l’uomo dalla scimmia, poiché lo fa discendere dalla terra…
  • Ma in realtà non è così. Il fatto è che Dio, attraverso i racconti antichi della Bibbia (assai precedenti ad ogni idea di spiegazione scientifica), ci invita a meditare su queste domande: chi è l’uomo, perché è stato creato, Chi la chiama e qual è il suo fine?

« Dio creò l’uomo a sua immagine… maschio e femmina Ii creò» (Gen 1, 27).

  • È interessante sapere che quando poniamo a Dio la domanda: «Chi è l’uomo?», Egli ci risponde: « È fatto a mia somiglianza!». E quando domandiamo all’uomo: «Chi sei?», cosa potrà risponderci?
  • L’uomo si scopre quasi del tutto uguale all’animale per quanto riguarda la sua biologia simile ad esso per la sua fisiologia, ma specificamente diverso per il suo patrimonio genetico.
  • Egli, tuttavia, si differenzia completamente dall’animale per la sua intelligenza. E, oltre all’intelligenza e a tutte le sue capacità, l’uomo possiede qualcosa di unico al mondo: è l’unico essere dell’universo in grado di riflettere su se stesso. E’ il solo a porsi la domanda: Chi sono?.
  • L’uomo ha una capacità di giudizio, riesce a distinguere i comportamenti degli altri in azioni buone e azioni cattive. E anche per quanto riguarda se stesso, ha coscienza del bene e del male nelle azioni che compie. Con i suoi tentativi più o meno perfetti di definire giustizia nelle relazioni sociali e i cosiddetti «diritti dell’uomo», egli dimostra inoltre di possedere nella sua coscienza una dignità, un diritto alla vita, un’esigenza di rispetto, per il fatto stesso di appartenere alla specie umana.
  • Per sapere veramente Chi è l’uomo poniamo la domanda: perché è stato creato? Vale a dire verso dove va?