Ali, dal Mali allo sfruttamento

A.C. fugge dal suo villaggio in Mali perché nel suo paese si svolgono sacrifici umani, infatti ogni anno in questo villaggio viene sacrificato un uomo giovane maschio scelto dal capo del villaggio e nel 2007 A.C. viene scelto come vittima sacrificale. Il ragazzo spaventato scappa in Algeria e in seguito raggiunge la Libia , dove rimane per 25 giorni. In Libia lavora come muratore per potersi pagare il viaggio sul
barcone e raggiungere l’Italia. A.C. racconta che in Libia ci sono delle persone che fanno business con i soldi pagati da coloro che per disperazione scappano in cerca di un futuro migliore, A.C. ad esempio dice di aver pagato 1000 $ la traversata in mare ma non sa indicare i nomi delle persone a cui ha dato i suoi soldi.

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Arrivo in Italia e modalità di permanenza

A.C. nell’Aprile 2008 sbarca in Sicilia e successivamente viene portato in un Cara in Puglia. Uscito dal Cara A.C. si reca in un’altra città pugliese, dove lavora per circa un mese come bracciante agricolo nella raccolta dei pomodori. Vive insieme ad altre 15 – 20 persone in un campo, definito dai caporali “il campo dei neri”, dentro baracche costruite dagli stessi immigrati con cartone e legno. Ogni mattina i caporali si recano in questo campo e reclutano le persone a seconda delle necessità lavorative. A.C., quindi, i giorni in cui viene scelto, è condotto nei campi di lavoro (tre campi diversi) in una macchina guidata dal padrone insieme ad altre due – tre persone. Per questa prestazione guadagna un euro a cassetta lavorando
all’incirca sette ore al giorno senza acqua e cibo.
In seguito dalla Puglia A.C. si trasferisce in Basilicata e rimane qui 20 giorni. Viene impiegato nella raccolta dei peperoni, guadagnando tre euro l’ora e lavorando tutti i giorni dalle 8 alle 16, anche qui senza ricevere né acqua né cibo. In Basilicata viene reclutato in una piazza (il posto dove lui e altri immigrati si fanno trovare per esigenze lavorative) da un certo T., e ogni giorno con altre tre persone si reca
al campo di lavoro trasportato in macchina.
Infine A.C. raggiunge la Calabria su incitazione di un amico. Rimane tre mesi e lavora raccogliendo mandarini e olive. Vive in un fabbricato abbandonato senza acqua e luce insieme ad altre 400 persone. Paga tutto dal cibo all’acqua calda usata per lavarsi (fornita da un sudanese). Ogni mattina verso le 4.00 i caporali interessati
si recano in questo fabbricato per reclutare le persone da impiegare nel lavoro dei campi. Il ragazzo lavora per un certo T. ogni giorno dalle 8 alle 16 per 25 euro al giorno. I campi di lavoro sono molto distanti dal luogo in cui vivono, infatti per raggiungerli impiegano all’incirca tre ore di macchina. Una volta arrivati scaricano le cassette e rimangono da soli a lavorare. Il padrone va via senza lasciare nessun recapito telefonico, sapendo che le persone utilizzate nella raccolta non sono in regola, infatti A.C. mette in evidenza una particolare frase detta molto spesso dal suo sfruttatore, cioè che devono fare particolare attenzione all’arrivo della polizia, e in tal caso devono fuggire.
In seguito A.C. riesce a scappare e a raggiungere la locale stazione ferroviaria, ma poiché è di colore, lui ed altri immigrati non vengono fatti salire sul treno. Perciò viene caricato su un pullman dalle Forze dell’Ordine e portato in un CARA in Puglia.
Ma anche da qui A.C. scappa subito riuscendo a trovare rifugio in una tendopoli gestita dalla Croce Rossa.

Situazione attuale e percorso legale

Nel 2008 in Puglia A.C. fa richiesta d’asilo e gli viene rilasciato un permesso di soggiorno ad agosto 2008. La Commissione dopo il primo colloquio decide di rigettare la domanda, di conseguenza A.C. tramite avvocato impugna il diniego della Commissione e ottiene un secondo permesso di soggiorno nel novembre 2008. Il suo permesso di soggiorno è attualmente scaduto, ma il ragazzo deve ancora ottenere risposta dalla Commissione.
Nel 2010 il ragazzo che ha trovato rifugio in una tendopoli in Puglia contatta un numero verde di soccorso e a Febbraio del 2010 ottiene un colloquio con le operatrici dell’associazione locale che lo gestisce, che gli hanno spiegato in che cosa consiste il programma di protezione al quale il ragazzo si è dimostrato molto disponibile a denunciare i fatti raccontati nel verbale delle dichiarazioni da lui
rese nell’audizione personale della Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale e nei colloqui con le operatrici dell’associazione che ha contattato successivamente.

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anamaria Autore