Annunciare ed evangelizzare. Poi battezzare. (5/16)

mondo vangeloUN MODO DI FARE CHE FUNZIONA, PIÙ CHE UN’ISTITUZIONE

A Roma verso il 180 nasce quello che chiamiamo il ‘catecumenato’ che non si configura tanto come un’istituzione quanto come una modalità, diffusasi abbastanza in fretta, per preparare nel migliore dei modi i convertiti al battesimo.
Nel Pastore di Erma troviamo una prima testimonianza storica; Erma nella sua terza visione vede la Chiesa nella forma di una torre in costruzione “che viene edificata sulle acque con splendenti pietre squadrate”. Nota una categoria di pietre che “cadevano vicino all’acqua e non riuscivano ad entrarvi, malgrado il loro desiderio”. Viene spiegato che queste pietre rappresentano:
“coloro che hanno ascoltato la parola di Dio e vorrebbero essere battezzati nel nome del Signore. Ma non appena riflettono sulla santità che la verità esige, cambiano parere e si lasciano di nuovo trascinare dalle malvage passioni”  (Erma, Il Pastore)

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Vediamo quindi che le esigenze battesimali vengono qui esposte dalla Chiesa agli ‘uditori della Parola’, cioè i candidati; un’analoga testimonianza ci viene da Giustino nella prima Apologia dove, nel descrivere l’iniziazione battesimale propriamente detta allude chiaramente a un’istruzione preparatoria di cui si vanno pian piano precisando le caratteristiche:

“61,1. Ora vi esporremo in qual maniera, rinnovellati da Cristo, ci siamo consacrati a Dio, affinché, omettendo ciò, la nostra esposizione non appaia in qualche punto in malafede.
2. A quanti si siano convinti e credano alla verità degli insegnamenti da noi esposti, e promettano di vivere secondo queste massime, viene insegnato a pregare e chiedere con digiuni a Dio la remissione dei peccati commessi; e con loro preghiamo e digiuniamo anche noi.
3. Quindi sono condotti da noi nel luogo dov’è l’acqua e rigenerati nella stessa maniera onde fummo rigenerati noi stessi: nel nome del Padre di tutti e Signore Iddio, del Salvatore nostro Gesù Cristo e dello Spirito Santo compiono allora il lavacro nell’acqua.
65,1. Or dunque noi, dopo aver così lavato chi crede e ha aderito, lo conduciamo nell’adunanza dei fratelli, come noi ci chiamiamo, onde pregare in comune fervidamente per noi, per l’illuminato (=battezzato) e per tutti gli altri, ovunque siano; per meritare, dopo aver appresa la verità, di riuscire buoni nelle opere della vita, osservanti dei precetti e conseguire così la salvezza eterna…
66,1. Questo alimento noi lo chiamiamo Eucarestia, e non è dato parteciparne se non a chi crede veri gli insegnamenti nostri, ha ricevuto il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive le norme di Cristo…”.
(Giustino, Apologia I,61-66)

EVANGELIZZAZIONE PRELIMINARE

Abbiamo quindi individuato un primo elemento che caratterizza il catecumenato, anzi propriamente lo precede: il primo annuncio (kerygma).
Questo lavoro apostolico non è riservato solo ad alcuni specialisti, ogni cristiano ha l’impegno di portare alla fede tutto il suo prossimo, come quella donna di cui narra Giustino che “quando conobbe gli insegnamenti del Cristo si corresse e cercò di persuadere anche suo marito a emendarsi, riferendogli gli insegnamenti del Cristo ed esponendogli il castigo del fuoco eterno riservato a coloro che vivono nel male e contro la sana ragione” (Giustino, Apologia II,2).
L’annuncio della Buona Novella non è un privilegio dei sacerdoti o dei dotti: è la missione di ogni cristiano, anche il meno istruito, fatta secondo la grazia di ciascuno:

“Fra noi si possono ascoltare e apprendere (gli insegnamenti cristiani) anche da chi non conobbe neppure l’alfabeto, da ignoranti e barbari di linguaggio, ma sapienti e fidati di mente, dei quali taluni anche infermi e privi di vista”. (Giustino, Apologia I, 60)

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Molto importante, già all’epoca, è poi la testimonianza che si fa parola sul posto di lavoro, come ci riferisce Origene:

“Vediamo dei cardatori di lana, dei calzolai, dei lavandai, gente senza nessuna educazione né cultura, i quali si guardano bene dall’aprir bocca quando sono presenti i padroni, maturi di età e di senno. Ma quando riescono a prendere in disparte fanciulli o donne ignoranti come loro, allora sciorinano la loro meravigliosa sapienza…Essi solo sanno come si deve regolare la vita…Coloro che vogliono imparare la verità, devono lasciare da parte il padre e i precettori e venire insieme alle donnicciole e a compagni di gioco nell’appartamento delle donne o nel laboratorio del calzolaio per imparare la perfezione. E così sono creduti.”  (Origene, Contra Celsum, 3,9)

Alcuni cristiani si consacrano in modo particolare a questa evangelizzazione aprendo ‘scuole’ come i filosofi del tempo o partendo in missione itinerante continuando l’attività degli apostoli:

“I cristiani, per quanto dipende da loro, lavorano per diffondere la dottrina nell’universo intero. Per riuscire in questo, alcuni hanno cominciato a percorrere non solo le città,ma anche i paesi e i villaggi per condurre gli altri al servizio di Dio”.
(Origene, Contra Celsum, 3,55)

Interessante notare, a questo punto, che questo primo annuncio fondamentale della fede avviene totalmente ad opera di laici, in modo spontaneo e ‘privato’ cioè non istituzionalizzato. La Chiesa gerarchica, in questo periodo storico, non si assume ancora direttamente la responsabilità di questo insegnamento, essa entrerà in gioco nel momento che i chiamati alla fede chiederanno alla Chiesa l’ingresso al catecumenato per essere ammessi al battesimo, come vedremo la prossima volta.