Bambini e Battesimo

L’apostolo Paolo chiama il battesimo ” la vera circoncisione di Cristo” (Col 2,11-12) e la circoncisione veniva praticata anche su bambini di pochi giorni ( Gen 17,12): poiché il carattere ( o capacità ) della vita spirituale é un dono che viene infuso dall’alto, tale dono può e deve essere dato anche quando l’uomo non sia capace di atti personali, cioé quando non capisce o perché appena nato o perché handicappato: egli la possiede così come un grande compositore possiede fin dall’infanzia il genio musicale anche se non è capace ancora né di capire la musica né di suonare.

L’anima è l’io dotato di coscienza e volontà: anche se l’io deve attendere lo sviluppo del cervello per manifestarsi, oppure deve attendere la guarigione dal difetto neurologico, poiché l’io sussiste spiritualmente, nella sua sussistenza spirituale egli riceve e comprende ugualmente e misteriosamente i doni di Dio ed è libero di accettarli o rifiutarli.
Avere il genio musicale ( cioè la capacità o ” carattere ” del musicista ) non significa, infatti, essere obbligati a diventare musicisti.

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Giovanni Paolo II spiega che tutti quelli i quali dicono che la fede è solo un dono, sottintendendo che essi non l’hanno ricevuto con il battesimo, sono ad un tempo nella verità e nell’errore.

Nella verità perché la fede è effettivamente dono di Dio come dice il vangelo di Giovanni ( cf r Gv 6,65 ) e il Concilio di Trento ( cfr Denzinger n.1791).

Nell’errore perché questo dono diviene effettivo solo nella reciprocità in quanto presuppone il dono di tutta la persona attraverso l’abbandono: la fede è una relazione fra l’uomo e Dio, ma tale relazione non è da pari a pari e infatti nella comunione con Dio, l’uomo si riconosce essere creato e quindi dipendente.

Il dono della fede ricevuto nel battesimo potrebbe essere definito come una sorta di programma, di software che è stato donato ma che non può funzionare senza la chiave d’accesso, la password, che in questo caso consiste nell’abbandono fiducioso della propria persona a Dio.

( cfr André Frossard dialoga con Giovanni Paolo II, – Non abbiate paura ! -, Rusconi, Milano 1983, pag 78-79 ).

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Solo quando tutto l’uomo si abbandona a Dio, Dio prende l’uomo nelle sue mani e lo sostiene: il sostegno della fede diventa effettivo solo nell’abbandono.

Questo sostegno è simile a quello che il nuotatore riceve dall’acqua quando abbandona il suo corpo ad essa: solo nel momento in cui si lascia andare a fondo, solo allora il corpo viene sostenuto e torna a galla da solo.

Dai nemici della Chiesa viene rimproverato il battesimo dei bambini come violazione della loro libertà: si dovrebbe battezzare il soggetto solo quando è in grado di scegliere.

L’obiezione non regge: infatti la libertà del bambino non si esercita mai a partire dal nulla, ma sempre partendo da una ben determinata condizione creatagli dalla famiglia dove è nato: innanzi tutto la vita stessa ( nasce senza aver avuto il diritto di scegliere la vita ), il nome, poi una certa condizione biologica, una certa ereditarietà, una certa condizione sociale, una certa educazione, lo stesso linguaggio e le verità contenute nel linguaggio, un certo ambiente, un certo territorio, una certa patria, una certa casa.

Se i genitori non dovessero insegnare nulla senza il consenso del bambino, questo potrebbe allegramente morire prima di giungere all’età della ragione: credere che sia possibile educare un figlio senza condizionarlo è un’utopia, la nostra libertà non si esercita mai a partire dal nulla ma sempre a partire da precise condizioni.

Ogni uomo inizia a camminare ed è libero di camminare ma sempre a partire da un determinato terreno , che lui non ha scelto, e su cui muoverà i suoi primi passi.

Coloro che educano un figlio all’indifferenza religiosa ( cioé sceglierai quello che ti pare, quando sarai grande ), credendo in questo modo di rispettare la sua libertà di scelta, in realtà lo condizionano a credere che tutte le scelte si equivalgono: in questo modo il bambino viene educato ad una concezione relativistica e quindi utilitaristica: vero non è ciò che è tale oggettivamente, i comandamenti di Dio che la mia ragione, guidata dalla fede, può conoscere e capire, ma vero diventa ciò che mi conviene per cui criterio di giudizio della realtà non sarà più la ragione ma il desiderio.

Ai genitori spetta il diritto e il dovere di provvedere al bene dei figli e specialmente al loro bene spirituale.

Scrive Cesare Pavese in un suo romanzo: ” La nonna a volte lo portava ( il bambino: ndr ) a messa e lo mandava al catechismo. Io le dissi ( alla mamma; ndr ) che, comunque si faccia, i bambini non sanno decidere e che mandarli o non mandarli al catechismo è già una scelta, è insegnargli qualcosa che loro non hanno voluto. – E’ religione anche non credere in niente, – le dissi.- A queste cose non si scappa.” ( Cesare Pavese, La casa in collina, Einaudi, p.82 )
Bruto Maria Bruti