Bere per anestetizzare la ricerca di senso

alcoolLa gente beve sempre più alcolici e comincia a farlo in età sempre più precoce.
A dirlo i dati di rapporto pubblicato nel Regno Unito, che rivelano che sul territorio nazionale vi sono 1.2 milioni di ricoveri ospedalieri all’anno a causa dell’alcol; che le patologie al fegato sono più che raddoppiate negli under 30 nel corso degli ultimi 20 anni (+ 112%); che l’alcol è la seconda causa di morte più prevedibile dopo le sigarette; che esistono circa sessanta problemi di salute correlati all’alcol: dalla pressione alta agli infarti, alla perdita di memoria; infine, che correlati all’alcol vi sono danni sociali che vanno dall’aumento della criminalità e del disordine sociale alla violenza domestica (per esempio, i dati attestano che il 74% dei casi di minori maltrattati nel Paese sono collegati all’abuso d’alcol).

Alla luce di questo, un gruppo parlamentare trasversale ha proposto di etichettare bottiglie di vino, birra e superalcolici con le avvertenze sui pericoli per la salute, come già avviene per i pacchetti di sigarette.
Eppure, a ben vedere, questo modo di procedere non è altro che un palliativo che cerca di annullare il problema senza andarne alla radice. Infatti, la domanda che dovrebbe imporsi di fronte alla constatazione che sempre più adulti e tantissimi giovanissimi fanno un uso eccessivo di alcolici dovrebbe essere: come mai la gente beve?
Per molti anni abbiamo sentito ripetere che viviamo nella società del benessere. Accanto a questo, la scienza e la tecnologia progrediscono sempre più, illudendo l’uomo di essere onnipotente, di essere lui il depositario della vita e della morte.
Insomma, all’apparenza gli uomini di oggi hanno tutto. Eppure i vari tipi di dipendenze (da alcol, sostanze, sesso e quant’altro) e i tanti problemi di natura psicologica (depressione, ansie, bullismo, anoressia e bulimia) sempre più presenti nella nostra società rivelano che vi è un problema di fondo. Si è privilegiato l’avere rispetto all’essere e, così facendo, è andata sempre più scemando la consapevolezza circa il senso vero della vita: perché esistiamo? Chi ci ha creati? Quale scopo ha la nostra vita? Cosa succede dopo la morte? Sono queste domande fondamentali, ma con cui in pochi oggi fanno i conti, perché incutono timore e implicano una visione integrale dell’essere umano, che vada ben al di là dell’apparenza.

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I cristiani trovano risposta a tutti questi interrogativi in una parola di tre lettere: Dio. Dio che ha creato il cielo e la terra e ha creato l’uomo a sua immagine. Ogni singola persona è stata voluta da Dio: “Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno” (Salmo 139). Tutte le persone sono al mondo per realizzare la propria vocazione, per diventare santi, ognuno secondo un percorso specifico. I Santi – affermava papa Francesco nell’Angelus del primo novembre 2013 – sono uomini e donne che “hanno la gioia nel cuore e la trasmettono agli altri”. Una gioia nata dalla consapevolezza di essere amati da Dio così come si è, con le proprie debolezze e le proprie virtù.
Ecco quindi che Dio aiuta gli uomini a dare un senso alla vita, a capire il proprio ruolo nel mondo e a vivere con maggiore serenità. È in definitiva Lui quello che tante persone cercano nell’alcol, nelle sostanze e in palliativi di vario tipo… perché solamente Dio può dare agli uomini la gioia piena.

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In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. In quel giorno non mi domanderete più nulla. 
In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena”. (Gv 16, 20-24)