Breve nota su Freud e l’omosessualità

In Freud bisogna accuratamente distinguere la descrizione di un fenomeno inconscio osservato dai “pregiudizi” filosofici con cui lo interpreta.
Questo crea, all’interno dell’opera freudiana, delle contraddizioni evidenti

1) Pregiudizio fondamentale di Freud è il “dogma” della sessualità pura.

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Freud diceva a Jung che la sua teoria della sessualità era un “dogma” che non poteva essere sottoposto a critica ( cfr C. G. Jung, Ricordi, sogni, riflessioni, trad. it., Rizzoli, Milano 1978, pag 191 ).
Infatti, Freud è convinto che l’individuo sia mosso solo dal sesso e, pertanto,” l’Io non è padrone in casa sua “. Per Freud esiste solo l’energia sessuale la quale deve trovare la sua via di “sfogo” per non creare “tensioni” nell’organismo: l’individuo è una sorta di pentola a pressione fatta di sesso.

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( Gli studi recenti di psicologia sperimentale dell’Università di Yale e di Lovanio hanno dimostrato che, in ogni esperienza specificamente umana dell’istinto in quanto tale, accanto a forme “inferiori” e biologiche di bisogni, coesistono sempre forme “superiori” di bisogni e l’essere umano può spostare, mediante l’intervento della volontà e della ragione, la spinta ad agire, l’energia, determinata da un bisogno, verso altre forme di bisogno: ogni bisogno dà origine ad un’energia di tipo generico e non sessuale. Questo lavoro della volontà e della ragione, quando è coscientemente finalizzato, provoca, nel tempo, una progressiva integrazione e sottomissione delle forme inferiori di bisogno a quelle superiori e può anche determinare la volontaria diminuzione di alcune forme d’interesse verso realtà ritenute d’importanza secondaria.

Non si tratta, come sostiene la psicoanalisi freudiana, della “sublimazione”, cioè del processo che attua la trasformazione dell’energia sessuale, o libido, in attività superiori, spirituali o culturali, ma della sottomissione dell'”inferiore” al “superiore”, dello spostamento volontario dell’energia dall'”inferiore” al “superiore”.

L’istinto di aggressività, per esempio, non solo è fondamentale per difendersi, ma l’energia, da esso prodotta, può venire utilizzata, grazie al controllo e all’orientamento della volontà e della ragione, per “aggredire”, nel senso più lato, un compito o un problema e può essere messa al servizio della giustizia e dei diritti degli altri. Il bisogno sociale e il bisogno di giustizia sono forme superiori di bisogni, che sempre accompagnano nell’
uomo l’istinto puramente biologico di aggressività.

L’istinto sessuale nonsolo è fondamentale per unire l’uomo e la donna fisicamente, ma l’energia daesso determinata può essere utilizzata, grazie al controllo, all’orientamento e alla consapevolezza della volontà e della ragione per integrare l’impulso copulativo con il bisogno di tenerezza e di affetto, in modo che l’unione genitale diventi segno e strumento di reciproca donazione fra due persone di sesso complementare e possa soddisfare il bisogno d’amore.
L’energia generata dall’istinto copulativo può anche essere messa a servizio d’amore verso i fratelli e verso la verità. Lo sviluppo di una forma superiore e spirituale di bisogno, come quella che spinge verso i significati più alti della stessa sessualità umana – l’amore per gli altri e la donazione di sé stessi agli altri – fa diminuire l’interesse verso la relazione coniugale e in questo caso è più facile spostare l’energia determinata dall’istinto copulativo su di un piano più alto .

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2) Contraddizione fondamentale della teoria della sessualità di Freud

Se si riduce ogni forza costruttiva dell’uomo alla sola libido, come fa Freud, non si vede, però, quale potrebbe essere l’elemento in grado di trasformare la libido in attività complesse e superiori come quelle dello spirito umano, né si capisce perché nell’animale non avvenga la stessa cosa: come può il sesso dare origine ad un’attività diversa da quella sessuale?

Inoltre, non si vede neppure da dove potrebbe nascere la resistenza a questa libido. Le censure e le inibizioni sociali non possono dare una spiegazione definitiva e soddisfacente perché tali censure e inibizioni sociali nascono sempre dalle forze dello psichismo individuale e quindi sarebbero, in ultima analisi, il prodotto della libido stessa: ma come può il sesso impedire lo sfogo dell’energia sessuale ?

BREVE NOTA SU FREUD E L’OMOSESSUALITA’

Freud fu il primo medico a considerare l’omosessualità un disturbo “in gran parte” psichico: egli osserva negli individui con tendenza omosessuale una regressione infantile narcisistica e osserva l’esistenza di un impulso riparatore ( l’uomo può amare ciò che vorrebbe essere ).
Accanto a queste prime acute osservazioni ( che lo rendono un vero pioniere) egli continua a conservare il pregiudizio ottocentesco che molte forme di omosessualità siano dovute ad un fattore biologico sconosciuto che provoca un “arresto dello sviluppo sessuale”.

I circoli gay militanti, che cercano di far sopravvivere le teorie, ormai scientificamente smentite, della ereditarietà dell’omosessualità ( come si trattasse dell’esistenza di un “terzo sesso”), citano spesso la lettera di Freud ad una madre americana, dove il fondatore della psicanalisi dice che l’omosessualità non è una malattia.
Dalla citazione viene tolta la frase che segue: ” noi la reputiamo una variazione della funzione sessuale prodotta da un certo arresto dello sviluppo sessuale”
( CFR S. Freud, Letter to an American mother, in Amrican Journal of Psychiatry 1951, 107:252).

I gay militanti e gli psicologi che sostengono il movimento politico gay ( senza nessuna tipo di ricerca psicologica che giustifichi la presunta normalità dell’omosessualita che difendono ), evitano di citare questa frase, evitano di spiegare la permanenza in Freud del vecchio pregiudizio biologico ottocentesco ed evitano, anche, di spiegare la distinzione che veniva fatta tra malattia e patologia

Freud dice che certi casi di omosessualità, dove non ha successo la psicanalisi, sono probabilmente dovuti ad un arresto dello sviluppo sessuale biologico: questa non è una malattia ma è una patologia.

Qual’è la distinzione che veniva fatta tra malattia e patologia?

La ” mancanza “di talune parti dell’organismo o la loro conformazione “anomala” sono “deformità” ma non malattie: per esempio lo strabismo, il nanismo, il sordomutismo ecc. In tutte le suddette condizioni “anomale” cioè “patologiche” nessuna parte dell’organismo è necessariamente sofferente. Le condizioni patologiche sopra accennate sono costituite da “deficienze” o “deviazioni” o “alterazioni” che si accordano con la salute dell’organismo.
La malattia, invece, presuppone materia vivente in stato di sofferenza. L’arresto dello sviluppo sessuale biologico, vero o presunto, resta una patologia.

NOTA FINALE:

E’ scientificamente provato che i fattori genetici e ormonali non svolgono un ruolo determinante nello sviluppo dell’omosessualità:
Perloff 1965, Birke 1981, West 1977, Byne 1993.
“” Spesso i gay credono fermamente di essere nati tali: quanto più profondamente un individuo si identifica con le proprie tendenze sessuali, tanto più vuole credere di essere nato in quel modo ” ( J. Nicolosi )

Fondamentale è la scoperta scientifica dell'”encefalo plastico ” ( V.
Andreoli 1984 ): nel cervello umano vi sono aree che rispondono unicamente al codice genetico, ma vi sono “zone plastiche”, che possono modificarsi.

Le aree che vengono modificate dalle abitudini, dall’apprendimento, sono quelle frontali e le zone anteriori dell’area temporo-parietale.

Se oggi Freud chiedesse qual è la sede dell’inconscio, potremmo rispondere che si trova nei lobi frontali collegati con il sistema limbico. Essi sono la sede della cognitività e dell’apprendimento, come pure della creatività e dei sogni. Ma i lobi frontali sono modificabili dall’esperienza, così come può subire l’influenza dell’ambiente e modificarsi anche il sistema limbico – cioè gran parte di quello che, un tempo, veniva indicato come “rinencefalo” -, il complesso di strutture encefaliche che occupano la parte mediale e ventrale degli emisferi, del quale l’ipotalamo è uno degli elementi centrali e che è implicato nel comportamento sessuale e in varie emozioni. Ogni esperienza nuova, a lungo ripetuta, ogni attività cognitiva e ogni apprendimento svolge una vera e propria azione biochimica sull’encefalo plastico e modifica le strutture biologiche cerebrali. (Bruto Maria Bruti)