Cara professoressa ho abortito e adesso?

bambino fetoGentile Direttore, insegno Religione nelle scuole superiori di stato dal 1985 e grazie all’amicizia di cui tanti miei alunni mi hanno degnato, ho la possibilità di condividere con loro gioie e dolori della vita quotidiana. Nelle aule scolastiche ho avuto modo di incontrare generazioni di studenti con tutti i loro pregi ed i loro difetti, le loro aspettative, i loro cinismi ed i loro dolori, le loro illusioni e le loro speranze. E’ a loro che ho pensato quando, poco più di un mese fa, l’Aifa ha deciso di commercializzare la pillola abortiva RU486 ed è a questo proposito che vorrei renderla partecipe di ciò che succede nelle mie aule scolastiche.

La mentalità che sottostà alla decisione di rendere commerciabile l’RU 486, così come quando si arrivò alla stessa decisione per la pillola del giorno dopo, purtroppo è già da tempo un modus vivendi nella realtà quotidiana di tantissimi giovani, quelli che vedo tutte le mattine entrando nelle aule scolastiche e gli stessi che noi adulti, spesso, mandiamo alla guerra nudi! E infatti nudi sono, disarmati, inconsapevoli, colpevoli senza esserlo. Sì, perché vivere in questo mondo è diventata una guerra e si sta realizzando la profezia del grande scrittore Chesterton quando diceva che “bisognerà sguainare le spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”.
Ecco cosa ho visto e saputo in classe: un numero imprecisato di mie alunne che si sono procurate presso i consultori cittadini, la pillola del giorno dopo, con la facilità con cui si beve una coca cola al bar, studentesse che in 2 anni hanno abortito due volte, la seconda con l’RU 486 a casa e senza assistenza medica e naturalmente, con la connivenza dell’amatissimo fidanzato e nella totale ignoranza dei genitori; ma ecco solo alcuni degli sms che ho ricevuto: “Salve prof! Come sta? Io non lo so… la pillola del giorno dopo è un omicidio?”, “Salve prof! Scusi per ieri… comunque sto bene… anche se moralmente mi sento un po’ una m… non avrei mai immaginato mi succedesse e sono stata costretta a fare quello che non avrei voluto… sono stata un’egoista… mi hanno dato la ricetta in guardia medica… le voglio bene e scusi il disturbo! Ora non posso parlare… un abbraccio!”, “Ciao Prof., scusa l’ora (h. 4.23), ma il mondo è pazzo! Una tipa ha abortito mio figlio, mi dispiace e mi sento un bastardo; so di esserlo, ma la cosa che mi fa più schifo di me non è tanto il fatto che non abbia avuto le palle per dire che io volevo vedere al mondo quella parte di me, ma il fatto che, se anche ne avessi avuto il coraggio, non me la sarei poi sentita di mettere in discussione tutta la mia vita fatta delle mie fottute certezze del c… di un ventenne di m… per crescere un figlio o anche soltanto per sentirmi padre. So che secondo la Chiesa sono da inferno solo per questo, però da essere umano, non da cristiano, mi dica, come faccio a credere nelle persone che vedo con me se penso a quello che ho fatto?
Questa è la realtà reale.
E’ questo che vogliamo per i nostri ragazzi?
La commercializzazione della pillola abortiva è un fatto gravissimo che va ad aggiungersi a tutto il male con cui quotidianamente abbiamo a che fare e che è necessario osteggiare e combattere con tutte le proprie forze, ma ho l’impressione che spesso si sottovaluti un aspetto molto importante per combattere questa guerra: l’educazione e la passione per la verità.
Sembra la scoperta dell’acqua calda ma, purtroppo, non è così.
Certo, grazie a Dio (e non certo agli uomini!) non tutti i miei alunni si trovano tutti a dover affrontare questi drammi, ma l’aria che respirano è questa e poi: qui quello che conta non sono i numeri; ogni persona è lei, unica, irripetibile e quello che fa testo nella verità non è la maggioranza, ma la verità.
Noi siamo gli adulti e i ragazzi ci guardano. Cosa vedono?
Può capitare che vedano madri accompagnare figlie minorenni in farmacia ad acquistare la pillola del giorno dopo perché “nel dubbio è meglio non crearsi problemi”, oppure “meglio adesso – che non c’è niente – che più tardi quando la cosa diventa più complicata!” Può essere che imparino da noi genitori che “la vita non ha un valore in sé, sei tu che glielo dai. Tu sei nato perché ti ho concepito nel matrimonio con tuo padre che amavo, ma se ti avessimo concepito da ragazzi, qualche anno prima, mai ci saremmo rovinati la vita mettendoti al mondo! Prova a pensare: la scuola da finire, il lavoro da trovare, i soldi da fare… quello che dovrebbe essere una felicità, trasformata in una sfiga!!”. Questo mi sono sentita raccontare da una mia alunna in classe e davanti a tutti. Oppure: “Prof. Per definire l’amore di Dio lei ha usato l’analogia dell’amore della madre e del padre per i figli… ma, c’è madre e madre e c’è padre e padre!!!
Le confesso che a volte esco dalle aule sconvolta, triste e addolorata; i miei ragazzi, spesso vivono da soli l’inferno… con il sorriso sulle labbra, ma soprattutto può capitare che siano affiancati da adulti estranei per non dire conniventi e che di fatto trasmettono la mentalità mortifera del nichilismo dominante.
Nonostante tutto, nonostante questa violenza quotidiana di cui sono oggetto, i miei ragazzi, tutti, ce l’hanno ancora il desiderio di felicità, di bontà, di giustizia, di bellezza. Si guardano forsennatamente intorno per vedere se trovano qualcuno o qualcosa che possa rispondervi e cosa vedono?! C’è forse qualcuno là fuori che abbia realmente a cuore se stesso, così da poter avere a cuore anche il loro bene?… Da domani li rivedrò tutti e non vedo l’ora!
“Per sperare bisogna avere ricevuto una grande grazia” diceva il grande Péguy.
Io l’ho ricevuta. L’ho sperimentata quando sono stata guardata e accolta da Cristo, così come egli ha fatto con i pubblicani ed i peccatori e da allora sono diventata una per cui Lui ha ritenuto di dover morire. E’ per questo che tra pillola del giorno dopo, pillola abortiva, pillola anticoncezionale, aborto chirurgico, aborto terapeutico, canne, alcool, incidenti del sabato sera, vado in classe e faccio il mio mestiere. Non li giudico, ma mi stanno a cuore. Tutti. Non smetterò mai di far loro compagnia per come son capace e secondo le modalità che le circostanze mi permettono; ho intenzione di continuare a non sottrarmi alle loro mille domande, dentro e fuori la scuola, domande vere, brucianti, non quelle fatte “tanto per farsi vedere…”.
Si può vivere in modo più umano, più bello, più giusto, si può avere il “centuplo quaggiù”. Ne sono testimone. Christus vincit.
Ester Capucciati“. (Fonte: Cultura Cattolica del 01 ottobre 2009)

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