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I 3 ragazzini Santi del Messico

Finalmente Santi i tre adolescenti Cristoforo, Antonio e Giovanni, martiri per la fede cristiana, considerati dagli storici della Chiesa messicana i protomartiri non solo del Messico ma dell’intero Continente Americano; primizie dell’evangelizzazione del Nuovo Mondo.
La loro festa è il 23 settembre.
I missionari Francescani arrivarono in Messico a Tenochtitlàn nel 1524, quindi tre-quattro anni prima della loro morte, dividendosi poi in quattro regioni, Mexico, Texcoco, Huetzingo e Tlaxcala. In quest’ultima località, che nel 1526 divenne la prima diocesi, si svolse la breve vicenda terrena dei tre ragazzi; le cause dell’avversione ai missionari delle popolazioni indigene, fu che queste erano molto attaccate alle loro tradizioni; nel contempo i missionari basavano l’evangelizzazione sul concetto che la salvezza era un bene assoluto da conseguire, soprattutto eliminando gli idoli pagani. Bisogna dire che al tempo della conquista spagnola nel 1519 con Cortés, esisteva nel Messico la religione azteca, il cui culto si esplicava con un gran numero di crudeli sacrifici umani e la vita religiosa era dominata dalla casta dei sacerdoti idolatri. Questo crudele aspetto della religione pagana, favorì il diffondersi della nuova religione cristiana o per convinzione o per forza perché arrivata con i conquistatori spagnoli; ma i sacerdoti ed i pagani fedelissimi, naturalmente avversavano i missionari.

I Francescani e poi i Domenicani, lavorarono per la promozione degli Indios e per difenderli da questi sanguinari riti, furono drastici nell’evangelizzazione e presero a distruggere templi e idoli; oggi certamente ciò non sarebbe approvato, ma bisogna ragionare con il pensiero ed i fini di allora. Tutto questo portò ad una reazione di buona parte degli Indios, che si sfogò anche sui tre catechisti locali, Cristoforo, Antonio e Giovanni, dei quali naturalmente si sa ben poco della loro vita prima del martirio; essi educati alla scuola francescana di Tlaxcala, furono uccisi in tempi e luoghi diversi dai loro conterranei, perché riprovavano l’idolatria, la poligamia e le orge pagane a cui si abbandonavano. Si danno di seguito alcune notizie conosciute su ognuno di essi.

Il primo di essi fu Cristoforo, chiamato anche col diminutivo ‘Cristobalito’, nacque ad Atlihuetzia (Tlaxcala) tra il 1514 e il 1515 ed era il figlio prediletto ed erede del principale cacicco Acxotecatl; ben presto seguì l’esempio degli altri tre fratelli, che nel 1524 avevano preso a frequentare la scuola aperta dai missionari francescani. Si fece istruire nelle fede cristiana e chiese spontaneamente il Battesimo, ebbe il nome di Cristoforo, i testi non riportano il nome di nascita, certamente lungo e per noi difficile a pronunziare; diventò in breve tempo un apostolo del Vangelo tra i suoi familiari e conoscenti. Anzi si propose di convertire il padre e prese ad esortarlo a cambiare le sue riprovevoli abitudini, soprattutto l’ubriachezza; il padre non gli diede importanza e allora Cristoforo prese a rompere gli idoli presenti in casa; fu ammonito e perdonato dal padre più volte, il quale visto il ripetersi del fatto, prese la decisione di ucciderlo.

La sua fede pagana era superiore all’affetto di genitore, quindi con un tranello fece tornare a casa i figli dalla scuola francescana, mentre i fratelli entravano in casa, Cristoforo fu afferrato per i capelli dal padre che lo buttò a terra, dandogli calci e bastonandolo fino a rompergli le braccia e le gambe; visto che Cristoforo pur nel dolore continuava a pregare, lo gettò su un rogo acceso. Pochi giorni dopo fu uccisa anche la madre, che aveva invano tentato di difendere il figlio; la descrizione del martirio del giovane Cristoforo, fa venire alla mente i supplizi di tanti giovani, santi martiri al tempo dei primi cristiani nell’impero romano, uccisi proprio dai loro padri, funzionari potenti dell’imperatore. Lo snaturato padre seppellì di nascosto il figlio in una stanza della casa; un testo dice che fu poi condannato a morte per i suoi delitti, probabilmente dagli spagnoli. Il fatto avvenne nel 1527 e Cristoforo aveva 13 anni. Uno dei francescani Andrea da Cordoba, un anno dopo, conosciuto il luogo della sepoltura, lo esumò e fece trasportare il corpo incorrotto del giovane martire nel convento di Tlaxcala. Molto tempo dopo un altro frate, Toribio da Benevento, che compose anche il racconto del martirio, lo seppellì nella chiesa di Santa Maria a Tlaxcala.

Antonio e Giovanni nacquero tra il 1516 e il 1517 a Tizatlán (Tlaxcala), Antonio era nipote ed erede del cacicco locale, mentre Giovanni di umile condizione, era il suo servitore e ambedue frequentavano la scuola dei Francescani. Nel 1529 i missionari Domenicani decisero di fondare una missione ad Oaxaca, pertanto passando loro per Tlaxcala il domenicano Bernardino Minaya, chiese a fra Martin di Valencia francescano e direttore della scuola, di indicargli alcuni ragazzi che volontariamente potessero accompagnarli come interpreti presso gli Indios. Riuniti i ragazzi della scuola, fra Martin formulò la richiesta del domenicano, avvisando comunque che si trattava di un compito con pericolo di morte; subito si fecero avanti i tredicenni Antonio e Giovanni e un altro nobile ragazzo di nome Diego (che non morì martire).

Il gruppo arrivò a Tepeaca, Puebla e i ragazzi aiutarono i missionari a raccogliere gli idoli, poi solo Antonio e Giovanni si spostarono a Cuauhtinchán, Puebla e continuarono la raccolta; Antonio entrava nella casa e Giovanni restava alla porta; in una di queste azioni gli Indios inferociti e armati di bastoni, si avvicinarono e colpirono Giovanni talmente forte che morì sul colpo. Antonio accorso in suo aiuto si rivolse agli aggressori: “Perché battete il mio compagno che non ha nessuna colpa? Sono io che raccolgo gli idoli, perché sono diabolici e non divini”. Gli indigeni lo percossero con i bastoni finché morì. I corpi di Antonio e Giovanni furono poi gettati in una scarpata vicino a Tecalco; il domenicano padre Bernardino li ricuperò e li trasferì a Tepeaca dove vennero sepolti in una cappella.
Il sangue dei tre ragazzi messicani, fu il primo seme della grandissima fioritura del cattolicesimo nel loro Paese; l’opera dei missionari si allargò ad aprire scuole, stamparono i primi testi catechistici in lingua locale, condivisero la vita e la povertà degli Indios, lavorando per la loro promozione umana e difendendoli dai soprusi degli “encomenderos”. Giovanni Paolo II li ha proclamati beati il 6 maggio 1990 nella Basilica di Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico, insieme a Juan Diego, il Messaggero della Madonna di Guadalupe, loro contemporaneo.

Dammi la fede (Serafino Falvo)

Mio Dio, com’è assurda la mia vita senza il dono della fede! Una candela fumigante è la mia intelligenza.

Un braciere colmo di cenere è il mio cuore. Una fredda e breve giornata d’inverno è la mia esistenza.

Dammi la fede! Una fede che dia senso al mio vivere, forza al mio cammino, significato al mio sacrificio, certezza ai miei dubbi, speranza alle mie delusioni, coraggio alle mie paure, vigore alle mie stanchezze, sentieri ai mie smarrimenti, luce alle notti del mio spirito, riposo e pace alle ansie del cuore.

Serafino Falvo

 

Chiara Corbella Petrillo: la seconda Gianna Beretta Molla

A volte Dio come un buon giardiniere scende nel suo orto per controllare i fiori che ha piantato e se trova uno particolarmente bello, lo prende con Se’ e lo porta nella Sua casa.

E’ successo proprio questo con la “nascita al Cielo” della giovane Chiara Petrillo, dopo una sofferenza di circa due anni provocate da un tumore. Il suo funerale è stata una grande festa a cui hanno preso parte circa mille persone che hanno occupato la chiesa fino ai suoi balconcini più alti, cantando, suonando, applaudendo e pregando dall’ingresso della bara fino alla sua uscita.

Non si può restare impassibili di fronte a questa storia di santità dei nostri giorni. Una storia che merita di essere conosciuta e raccontata, come hanno scritto molti utenti nei loro commenti, perché è una dimostrazione di come sia possibile realizzare oggi le parole di Giovanni Paolo II quando disse: “Tutti possono aspirare alla santità, la misura alta della nostra vita quotidiana”.

Soprattutto è la prova che, nonostante siamo immersi oggi in una società egoista che insegna a salvaguardare il proprio benessere prima di ogni altra cosa, c’è ancora chi, con la forza della fede, è capace di morire per l’altro, di sacrificare la propria vita pur di permettere ad una nuova di nascere.

Questa ragazza romana di soli 28 anni, bella, solare, con il sorriso sempre sulle labbra, è morta, infatti, per aver rimandato le cure che avrebbero potuto salvarla, pur di portare a termine la gravidanza del suo Francesco, un bambino atteso fin dal primo momento del suo matrimonio con Enrico.

Non era la prima gravidanza di Chiara. Pochi mesi dopo le nozze, la ragazza era rimasta incinta di Maria, una bimba a cui sin dalle prime ecografie, era stata diagnosticata un’anencefalia, ovvero una malformazione congenita per cui sarebbe nata priva totalmente o parzialmente dell’encefalo.

I due giovani sposi accolsero senza alcuna esitazione questa nuova vita come un dono di Dio, nonostante i medici avessero tentato più volte di farli desistere. E gioirono per tutti i 30 minuti di vita della piccola, celebrando il battesimo e accompagnandola nella sua «nascita in cielo».

Alcuni mesi dopo, una nuova gravidanza. Anche in questo caso, però, la gioia della notizia venne minata dalle prime ecografie che non facevano presagire nulla di positivo. Il bimbo, un maschietto di nome Davide, sarebbe nato senza gli arti inferiori.

Armati dalla fede e dall’amore che ha sempre sorretto il loro matrimonio, i due sposi decisero di portare a termine la gravidanza. Una scelta “incosciente e ostinata” ha scritto qualcuno sul web, ma sicuramente una scelta di fede, frutto della convinzione che le chiavi della vita e della morte sono custodite solo da Dio.

Verso il settimo mese, una nuova ecografia rivelava delle malformazioni viscerali con assenza degli arti inferiori per il piccolo Davide. “Il bambino è incompatibile alla vita” era la sentenza. Incompatibile forse alla vita terrestre, ma non a quella celeste.

La coppia infatti ha atteso la nascita del bambino, il 24 giugno 2010, e dopo aver celebrato subito il suo battesimo, ha accompagnato con la preghiera la sua breve vita fino all’ultimo respiro.

Sofferenze, traumi, senso di scoraggiamento, ma Chiara ed Enrico non si sono mai chiusi alla vita, tanto che dopo qualche tempo arrivò un’altra gravidanza: Francesco.

Questa volta le ecografie confermavano la buona salute del bimbo, tuttavia al quinto mese a Chiara i medici diagnosticarono una lesione della lingua che dopo un primo intervento, si confermò essere la peggiore delle ipotesi:  un carcinoma.

Da lì in poi una serie di combattimenti. Chiara e il marito, però, non hanno perso la fede e “alleandosi” con Dio decisero ancora una volta di dire sì alla vita.

Chiara difese Francesco senza alcun ripensamento e, pur correndo un grave rischio, rimandò le cure portando avanti la maternità. Solo dopo il parto, infatti, la giovane potè sottoporsi a un nuovo intervento chirurgico più radicale e poi ai successivi cicli di chemio e radioterapia.

Francesco è nato sano e bello il 30 maggio 2011; ma Chiara, consumata nel corpo fino a perdere anche la vista dell’occhio destro, dopo un anno, non ce l’ha fatta. Mercoledì, verso mezzogiorno, circondata da parenti e amici, ha terminato la battaglia contro il “drago” che la perseguitava, come lei definiva il tumore, in riferimento alla lettura dell’Apocalisse.

Come, però, si legge nella medesima lettura – scelta non a caso nella cerimonia funebre – una donna ha sconfitto il drago. Chiara, infatti, avrà perso il suo combattimento terreno, ma ha vinto la vita eterna e ha donato a noi tutti una vera testimonianza di santità.

Con Chiara “stiamo vivendo, quello che 2000 anni fa visse il centurione, quando vedendo morire Gesù disse: Costui era veramente figlio di Dio” ricorda frate Vito, giovane francescano, conosciuto ad Assisi, che ha assistito spiritualmente Chiara e la sua famiglia nell’ultimo periodo, trasferendosi anche nella loro casa.

“La morte di Chiara è stata il compimento di una preghiera” ha proseguito. La giovane, difatti, ha raccontato il frate, “dopo la diagnosi medica del 4 aprile che la dichiarava ‘malata terminale’, ha chiesto un miracolo: non la guarigione, ma di far vivere questi momenti di malattia e sofferenza nella pace a lei e alle persone più vicine”.

“E noi – ha detto ancora frate Vito, visibilmente emozionato – abbiamo visto morire una donna non solo serena, ma felice”. Una donna che ha vissuto spendendo la sua vita per l’amore agli altri, arrivando a confidare ad Enrico “forse la guarigione in fondo non la voglio, un marito felice e un bambino sereno senza la mamma rappresentano una testimonianza più grande rispetto ad una donna che ha superato una malattia. Una testimonianza che potrebbe salvare tante persone…”.

A questa fede Chiara è arrivata pian piano, ha precisato frate Vito, “seguendo la regola appresa ad Assisi dai francescani che tanto amava: piccoli passi possibili”. Un modo, ha spiegato, “per affrontare la paura del passato e del futuro di fronte ai grandi eventi, e che insegna a cominciare dalle piccole cose. Noi non possiamo trasformare l’acqua in vino, ma iniziare a riempire le giare. Chiara credeva in questo e ciò l’ha aiutata a vivere una buona vita e quindi una buona morte, passo dopo passo”.

Un grande passo, però, ora Chiara l’ha compiuto: il matrimonio celeste con il suo Sposo “pronto per lei” – come cantavano i giovani del suo gruppo parrocchiale – tanto che per l’occasione nella bara era vestita con il suo abito nuziale.

Chiara, ora, potrà “accudire i suoi Maria e Davide” e “pregare per Francesco” come scriveva nella lettera lasciata a suo figlio, letta oggi da Enrico.

E tutti noi, così come questa mattina abbiamo portato via dalla Chiesa una piantina – per volontà di Chiara che non voleva fiori al suo funerale, ma che ognuno ricevesse un dono – portiamo nel cuore un “pezzetto” di questa testimonianza, pregando e chiedendo la grazia a questa giovane donna che forse un domani chiameremo Beata Chiara Corbella.

di Salvatore Cernuzio

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San Domenico, o parlava con Dio, o parlava di Dio

Domenico era dotato di grande santità ed era sostenuto sempre da un intenso impeto di fervore divino. Bastava vederlo per rendersi conto di essere di fronte a un privilegiato della grazia.
V’era in lui un’ammirabile inalterabilità di carattere, che si turbava solo per solidarietà col dolore altrui. E poiché il cuore gioioso rende sereno il volto, tradiva la placida compostezza dell’uomo interiore con la bontà esterna e la giovialità dell’aspetto.
Si dimostrava dappertutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Durante il giorno nessuno era più socievole, nessuno più affabile con i fratelli e con gli altri. Di notte nessuno era più assiduo e più impegnato nel vegliare e pregare.
Era assai parco di parole e, se apriva la bocca, era o per parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio. Questa era la norma che seguiva e questa pure raccomandava ai fratelli.
La grazia che più insistentemente chiedeva a Dio era quella di una carità ardente, che lo spingesse a operare efficacemente alla salvezza degli uomini. Riteneva infatti di poter arrivare a essere membro perfetto del corpo di Cristo solo qualora si fosse dedicato totalmente e con tutte le forze a conquistare anime. Voleva imitare in ciò il Salvatore, offertosi tutto per la nostra salvezza.
A questo fine, ispirato da Dio, fondò l’Ordine dei Frati Predicatori, attuando un progetto provvidenziale da lungo accarezzato.
Esortava spesso i fratelli, a voce e per lettera, a studiare sempre l’Antico e il Nuovo Testamento. Portava continuamente con sé il vangelo di Matteo e le lettere di san Paolo, e meditava così lungamente queste ultime da arrivare a saperle quasi a memoria.
Due o tre volte fu eletto vescovo; ma egli sempre rifiutò, volendo piuttosto vivere con i suoi fratelli in povertà. Conservò illibato sino alla fine lo splendore della sua verginità.
Desiderava di essere flagellato, fatto a pezzi e morire per la fede di Cristo. Gregorio IX ebbe a dire di lui: «Conosco un uomo, che seguì in tutto e per tutto il modo di vivere degli apostoli; non v’è dubbio che egli in cielo sia associato alla loro gloria».

Dalla «Storia dell`Ordine dei Predicatori»  (Libellus de Principiis O.P:; Acta canoniz. sancti Dominici; Monumenta O.P. Mist. 16, Romae 1935, pp. 30 ss., 146-147)

La malattia che ha trasformato Joaquin

“L’Opus Dei mi ha fatto scoprire che il mio lavoro è la mia malattia”

E’ la prima volta che il giornalista intervista una persona che giace a letto. Però è bene che l’intervistato stia a suo agio. Joaquín Romero, barcellonese, un architetto di 35 anni, è stato colpito dalla sclerosi multipla irreversibile. Ed ha sempre il sorriso sulle labbra… Intervista pubblicata sul “Diari de Tarragona” (Spagna).

A. Coll // Diari de Tarragona
12 Novembre 2003

Joaquín Romero è stato colpito dalla sclerosi multipla, una malattia incurabile, progressiva e degenerativa. Ogni tanto ha bisogno di abbandonare la sedia a rotelle, nella quale rimane tutto il giorno, per cambiare un poco di posizione. L’intervistato, sorridente, commenta con l’allegria che non lo abbandona mai: “Mi sembra di stare davanti a uno psichiatra”. E il giornalista sta al gioco, facendo una prima domanda classica:

Chi è Joaquín Romero?
Ogni tanto me lo chiedo anch’io. Mi dico: “Dio mio, chi è questa persona che ora cammina nella sedia a rotelle? Io studiavo, giocavo al calcio, facevo una vita normale. E questo della sedia sembra un’altra persona. Allora metto i piedi a terra e mi dico: sei lo stesso, Joaquín, solo che è cambiata la situazione”.

Che cosa si sente quando la malattia bussa alla porta?
E’ come se ti arrivasse in casa un invitato di riguardo, che si presenta senza essere stato invitato. Non sai se dirgli: “Che gioia!” oppure “Per te non c’è niente da mangiare”. Poi devi accettarlo, perchè non si può mandarlo via di casa; bisogna saperlo trattare, parlargli, ascoltarlo, per sapere che cosa vuole, che cosa gli si addice.

Si finisce col voler bene all’invitato imprevisto?
Sì, ma non per lui stesso. La sofferenza non è un bene in sè, come una casa, un’automobile, un amico. Il dolore non lo si ama e basta; bisogna appoggiarsi a qualcosa, alle stampelle. E allora il dolore è lo stesso, ma il modo di sopportarlo è diverso.

Dove hai trovato queste stampelle?
In Dio. Nel mio caso, attraverso l’Opus Dei, secondo il quale gli ammalati sono un tesoro. Io pensavo che non avrei potuto lavorare, che non avrei potuto avere una vita sociale, ma l’Opera mi ha fatto scoprire che il mio lavoro dovrà essere la mia malattia e che avrei avuto la possibilità di cercare di essere migliore io stesso e di avvicinare altre persone a Dio, per esempio, col sorriso. Sono stato a Roma, alla canonizzazione del Fondatore dell’Opus Dei. Il giorno prima ero a letto, a Barcellona, prostrato dall’effetto prodotto dal cortisone che mi avevano dato per una recente recrudescenza della malattia. Il giorno seguente, però, ero in Piazza San Pietro, con la mia sedia a rotelle che, come tante altre, si apriva il passo fra tanta gente. Sono stato felice, ma mi sono stancato molto. Il mio invitato era con me, come sempre.

Quando è arrivato l’invitato?
Quando avevo 22 anni. La mia vita fino allora aveva avuto due momenti particolarmente magici. Il primo è stato quando avevo 14 anni e ho terminato la scuola dell’obbligo con buoni voti. Sono andato in vacanza a Minorca con la mia famiglia, poi in Italia con alcuni amici. Giocavo a calcio, mi piaceva molto. Il secondo, quando ho cominciato i corsi di architettura. Avevo grandi progetti per la mia vita: riuscire a essere un buon professionista, sposarmi e avere molti figli.

E d’improvviso irrompe la malattia…
Non tanto improvvisamente. Il primo anno l’ho passato in mano ai medici che mi studiavano. Ho terminato gli studi, ma gli esami scritti finali non sono riuscito a farli perchè le mani si paralizzavano.

Quando è arrivata la sedia a rotelle?
Quando non ne ho potuto più farne a meno. Prima ho utilizzato una stampella; poi, due; e un giorno, la sedia. Volevo andare al funerale del padre di un amico e sentivo di non avere la forza di camminare per 50 metri dal parcheggio alla chiesa. Un amico mi portò in macchina, e mise dentro anche una sedia a rotelle nel caso ne avessi avuto bisogno. Tentai di farcela con l’aiuto delle stampelle, ma non ci riuscii. Allora chi mi accompagnava tirò fuori dalla macchina la sedia, mi ci misi su, e arrivato in chiesa mi sentii morire. Tutti mi guardavano; mi sentivo pugnalato da tanti occhi.

Ci si abitua?
Sì; quello a cui uno non si abitua mai è che certe volte la gente, vedendoti su una sedia a rotelle, ti tratti come se non fossi normale. Invece, noti il desiderio di aiutare che hanno molti. Credo che anche noi li aiutiamo ad essere migliori, ad avere buone disposizioni verso gli altri.

Che cosa vuoi fare in questa situazione?
Vorrei mettermi a lavorare. Con mio fratello Borja, ingegnere di telecomunicazioni, dieci anni più giovane di me, abbiamo ristrutturato la casa perchè possa essere autosufficiente, andare dal letto al bagno e alla doccia o possa aprire la porta, le finestre, accendere il televisore, parlare al telefono, scrivere al computer, ecc.

Ci siete riusciti?
Sì; e poi abbiamo fondato una ditta con le nostre iniziali – “B & J Ristrutturazioni” – e abbiamo cominciato a cercare clienti, persone diventate paraplegiche o tetraplegiche a causa di una malattia o di un incidente. Siamo in contatto con l’istituto Guttmann, il più famoso, e con altri centri di riabilitazione, con assistenti sociali… e ci offriamo di adattare la casa o l’appartamento dell’invalido, di fargli un vestito commisurato alle sue necessità concrete dovute alla situazione in cui si trova. E lo facciamo con l’aiuto delle nostre conoscenze tecniche e della mia esperienza personale.

Hai clienti?
Sì, anche se non è facile. Bisogna vincere, da parte loro, la tentazione dello scoraggiamento. Mi favorisce il fatto che posso parlare loro da sedia a sedia, e non come quelli che dicono di mettersi nei loro panni a distanza.

Che cosa dice a un cliente il quale, fra quelli che vengono a vederlo, si ribella domandandosi perchè Dio permette la sua sofferenza?
Comincio dicendogli che è molto positivo che si sia fatta questa domanda, perchè a qualunque domanda si deve cercare una risposta. Poi gli dico che io posso dargli una mano per tentare di trovare la risposta. Un motivo potrebbe essere quello di ricordarci di più di Dio, che forse avevamo dimenticato. Se così fosse, è un’occasione in più per stargli vicino, per cominciare a trattarlo, chiedergli perdono, dargli un bacio attraverso la confessione.
Gli direi anche: vallo a trovare davanti al Tabernacolo, lamentati, parlagli e quando non ti viene in mente niente, vattene e ritorna un altro giorno. Non pretenderai di conoscerlo in due giorni. Per avere un amico bisogna trattarlo.

Che cos’è il dolore per lei? Come lo definisce?
E’ la chiave, la risposta a molti interrogativi di una persona credente. Non ha nessun senso se non passa per la trascendenza. Ti insegna a conoscerti di più, a mettere ogni cosa al suo posto. E a conoscere meglio gli altri, ad essere comprensivo con i loro limiti.

Preghiera per i momenti di depressione (Ignacio Larranaga)

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Improvvisamente un’immensa pesantezza è caduta su di me, e non so dove fuggire. Non ho più voglia di vivere. Dove sei Signore? Trascinato senza vita, verso un deserto immobile, soltanto ombre circondano le mie frontiere. Come posso uscirne? Pietà di me, mio Dio…

Come una città assediata, mi circondano, mi opprimono, mi soffocano l’angoscia, la tristezza, l’amarezza, l’agonia. Come si chiama tutto questo? Nausea? Tedio della vita? …Non dimentico, Gesù, Figlio di Dio e servo del Padre, che là, nel Getsemani….il tedio e l’agonia ti oppressero fino a farti versare lacrime e sangue.

Una pesante tristezza di morte inondò la tua anima, come un mare amaro…Ma tutto passò! Io so, che anche la mia notte passerà. So che squarcerai queste tenebre, mio Dio, e domani spunterà la consolazione. Cadranno le grosse mura e di nuovo potrò respirare. La mia anima sarà visitata e tornerà a vivere…

Grazie, mio Dio, perché tutto è stato un incubo, soltanto l’incubo di una notte che è già passata. Adesso donami pazienza e speranza. E si compia in me, la Tua volontà, mio Dio. Amen.
Ignacio Larranaga

La vita di Giulia, morta a piedi nudi «per sentire le nuvole del Paradiso»

giulia a piedi nudiMorta a 14 anni nell’agosto del 2011, Giulia Gabrieli, ha scritto un libro in cui racconta la bellezza di una vita esplosa mentre lottava contro il tumore.

«No, no. Io non credo più nelle coincidenze. Nulla accade per caso. Io credo nei segni». Questa la fede cristallina di una ragazzina morta di tumore il 19 agosto 2011 all’età di 14 anni, dopo due passati a lottare contro la malattia. Una fede, quella della piccola bergamasca Giulia Gabrieli, esplosa in brevissimo tempo, fino al punto da lasciare segni di speranza nella vita di centinaia di persone perché, scriveva, «queste situazioni aiutano a capire molte cose della vita (…) io ringrazio il Signore di avermi donato, attraverso la malattia che è ritornata, una seconda chance per capire quanto mi vuole bene».

«DOV’E’ DIO?». La storia della malattia di Giulia non è cominciata così, ma nella ribellione. È lei stessa a descriverla con una semplicità disarmante nel libro pubblicato di recente, Un gancio in mezzo al cielo (edizioni Paoline, 124 pagine, 12 euro). Giulia si ammala nell’estate del 2009. La diagnosi viene fatta in seguito al gonfiore di una mano. Seguono le terapie. La ragazzina sta malissimo e il suo umore è altalenante per via dei farmaci. Infatti scrive: «Ho passato dei momenti molto duri (…) ero arrivata ad un momento cruciale: ero nervosissima, mi tremava tutto il corpo, piangevo tutto il giorno». Fino al dubbio sulla bontà di Dio: «Lui che dice che posso pregare, può fare grandi miracoli, può alleviare tutti i dolori, perché non me li leva? Dov’è? Perché sta a guardare?».

Davanti al tentennamento sono i genitori di Giulia e il suo amico prete ad assicurarle che il Signore la sta tenendo in braccio, anche se a lei non sembra. La piccola non si sente così, ma continua a chiedere a Dio di mostrarsi.

Nulla sembra cambiare, finché Giulia non finisce per un contrattempo nella Basilica di Sant Antonio a Padova. Lì, mentre tiene la mano appoggiata sulla tomba del santo, una sconosciuta mette la mano sopra la sua che in quel momento è sgonfia e non appare malata.
«Non mi ha detto niente – scrive Giulia – ma aveva un’espressione sul volto, come mi volesse comunicare: “Forza, vai, avanti, ce la fai, Dio è con te”». La piccola, entrata in lacrime, esce dalla basilica radiosa.

Da quel momento, il Dio che pensava lontano dalla vita comincia a farsi presente tramite volti, avvenimenti e cose. Tanto che poi descriverà così anche il suo momento più buio: «Ero talmente disturbata dal dolore che non riuscivo a sentirlo vicino, ma in realtà penso che lui mi stesse stringendo fortissimo. Quasi non ce la faceva più!». Perciò, scrive ancora ai suoi lettori, «rivolgiti al Signore, che qualcosa migliora. Non con la bacchetta magica, però pian piano il Signore migliora tutto». È questa la strada che Giulia risceglie in ogni momento e in cui ingaggia diverse battaglie. Oltre a quella contro il tumore c’è quella per i bambini del suo reparto: chiederà al vescovo, Francesco Beschi, un sostegno spirituale all’interno della pediatria dell’Ospedale Riuniti di Bergamo dove è ricoverata. Poi insegnerà ai medici a riavvicinarsi ai pazienti senza paura, formerà un gruppo di preghiera, girerà per testimoniare ai giovani la bellezza della vita. Fino a scrivere il libro della sua storia.

IL SOFFIO DI MARIA E “SUPEREROI”. Tutto inizia con un fatto che spiega a Giulia il perché di quella malattia: prima di ammalarsi la ragazzina riceve la Cresima, restando colpita dall’omelia in cui si dice che quel sacramento è un dono dello Spirito per testimoniare Cristo. Scrive: «Davvero non capivo cosa potevo fare io (…) E, lì a due mesi, si è presentata la malattia. Ecco io la malattia la sto vivendo come un impegno da cresimanda».

Giulia, poi, racconta altri due episodi decisivi oltre a quello nella Basilica di Sant’Antonio. Il primo è l’incontro con la beata Chiara Luce, «la ragazza che davanti a un gradino non si è fermata, ha invocato l’aiuto del Signore, si è abbandonata a Lui, alla sua volontà, al suo amore». Come lei, anche Giulia parla del suo rapporto con il Dio come di una bimba con il padre: «Lungo la strada i due possono essersi detti tante cose, sia belle sia brutte, ma un padre, quando suo figlio gli chiede aiuto, è sempre disposto a tendergli la mano per aiutarlo. Ecco io sono quel bambino, ingenua di fronte all’onnipotenza di Dio».

A cambiarla e sostenerla sono anche i due viaggi a Medjugorje, dove «per spiegare cosa avviene, mi sono inventata questa immagine: la Madonna a Medjugorje è come se continuasse a soffiare in un palloncino… così l’amore va dappertutto e va a colmare ogni piccola mancanza del nostro cuore». Un’esperienza che cresce a tal punto da rendere Giulia capace, al riemergere della malattia che sembrava sconfitta, di sostenere i suoi genitori e i medici. A loro dirà di non avere paura e che è pronta a combattere insieme. Ed è proprio con i medici che Giulia fa un lavoro importantissimo quasi senza accorgersene. Nell’aiuto dei medici Giulia vede quello di Dio, li chiama i miei “supereroi” e fa capire che da loro non pretende la guarigione, ma cura e compagnia.

Nel libro Giulia spiega anche come i parenti devono stare vicino ai malati, senza censurare la verità. Dalle pagine emergono la sua allegria e il modo di sdrammatizzare in cui molti bambini malati trovano conforto. A colpire il reparto, e il crescente numero di persone che le si fanno intorno, è soprattutto la normalità con cui Giulia vive la sua giovinezza. Amante dello shopping, della musica e degli amici, come una normale tredicenne. Questi i dettagli che la malattia le fa gustare sempre di più, tanto da far crescere in lei lo struggimento per il nichilismo dei giovani che incontra. Perciò insegnerà ai suoi amici a pregare per «cercare di avvicinare i ragazzi al Signore (…) perché è la prima cosa, è dalla preghiera che nasce tutto». E andrà a parlare davanti a folle di giovani per dire il bello della vita.

Infine, circa due mesi prima di morire, sosterrà brillantemente anche l’esame di terza media. La ragazza chiede fino all’ultimo la guarigione per realizzare tutti i progetti che ha nel cuore, ma nello stesso tempo scrive: «Certo, mi piacerebbe vivere una vita lunga (…) però io la morte la vedo come una bella cosa (…) so che dopo la morte c’è il Signore, ritorno da Lui». Cose che Giulia può dire perché ne fa già esperienza in vita: «Lui è tanto buono, mi prende tra le sue braccia. C’è la Madonnina… non vedo l’ora di dirgli grazie per tutto quello che fanno per me».

LE NUVOLE DEL PARADISO. Infine, con la stessa semplicità con cui narra la sua vicenda, tanto da rendere il libro comprensibile a un bambino di qualsiasi età, Giulia dirà: «Io il Paradiso me lo immagino come: avete presente l’era glaciale?». Perciò si farà seppellire con una veste bianca e con i piedi nudi, perché «ci sono tutte queste nuvole rosa, questo mega cancello dorato… e tu, a piedi nudi apri il cancello… Oh è bellissimo».

di Benedetta Frigerio (www.tempi.it)

Il reiki e’ una forma di preghiera o e’ una bufala?

reiki bufalaPer prima cosa ricordiamo che la preghiera, quella cristiana, è un dialogo con Dio, un Dio che ascolta, che parla, che agisce e che ama.
Dio ovvero Padre, Figlio e Spirito Santo ama tutti noi, peccatori e santi, sani e malati.
Il reiki parte invece dal presupposto che ci sia una energia nascosta, una energia universale, cosmica che sarebbe presente ovunque e che si può gestire con simboli e riti che pochi possono conoscere.
Tale energia sarebbe ovunque anche in noi.

Capiamo quindi che il reiki non e’ una forma di preghiera.
Il reiki è semmai uno di quei casi classici in cui l’essere umano, sogna di essere Dio, o di strumentalizzare Dio. L’energia divina che si vorrebbe incanalare a piacere, è un modo per dire: “Posso tutto se lo voglio”?

La conseguenza è che Dio diventa inutile. Ecco perchè chi usa il reiki spesso perde la fede, o comunque non ne capisce più la necessità (nè di Dio, nè di aver fede in Lui) e la profondità. Il dio del reiki è un dio senza nome, da usare a piacimento. E’ un non-dio. Assente. E’ solo fornitore di energie. Una batteria.

Per i reikisti basta che si aprano i chakra, i canali da cui prendere quel che serve, energia, forza. Però il reiki non da risposte alle domande più profonde: la vita , la morte, la sofferenza, la solitudine. E’ la grande differenza col cristianesimo. Gesù, Dio in terra ha un nome, ha patito come noi, per noi, ed ha vinto la morte. E con lui possiamo parlare, piangere, chiedere, ascoltare e lasciarlo operare anche solo fidandoci.
Nel reiki e’ l’uomo che cerca di sostituirsi a Dio, provando a fare il guaritore.

Anche il tentativo di equiparare l’imposizione delle mani reiki a quella dei riti cristiani è profondamente errata e ingannatrice: nel cristianesimo l’imposizione delle mani è un modo per richiamare Dio, non un suo flusso, o una sua energia: Dio non passa tra le mani.
L’imposizione delle mani è un gesto biblico. Esso indica in una maniera facilmente comprensibile ai fedeli che lo Spirito Santo, dono di Dio, viene invocato dall’alto

Inoltre la preghiera con l’imposizione delle mani, sia essa di guarigione, di invocazione o di benedizione non impone nulla a Dio. Dio non è giocattolo, o burattino che agisce se preghiamo. Infatti le nostre richieste sono sempre subordinate alla Sua Volontà che a volte è misteriosa, alla fine di ogni richiesta Gesù ci dice di ricordarci di dire:”Però non sia fatta la mia volontà ma la Tua”.
Ecco perché il reiki non ha nulla a che vedere con la fede cristiana. E’ semmai una forma di invocazione laica, una sorta di preghiera atea alla natura intesa quasi come una divinita’ pagana (es. Madre Natura, Madre Terra, Gaia) . Meglio stare alla larga dal reiki e non sprecare soldi per seguirne corsi e insegnamenti.
La risposta quindi è che non è una preghiera e non vale la pena affidarvisi.

Gianna Beretta Molla, vivere con fede e morire con gioia

Siamo bombardati in mille modi (dai film ai romanzi, dalle riviste agli articoli giornalistici) da messaggi che inneggiano all’edonismo sfrenato e ad un becero carpe diem. Se apriamo una pagina di internet il termine amore è, spesso, sostituito dalle parole «sesso», «piacere» e «tradimento». Piuttosto che del rapporto matrimoniale si preferisce parlare di convivenze, di rapporti momentanei e fuggevoli. Insomma, oggi è trasgressivo usare la parola «matrimonio». Oggi, allora, vorrei proporre una testimone che l’amore vero, quello fatto di premure semplici per il consorte e per i figli, della gioia e del dolore, della fatica e del sacrificio, è bello, esaltante, eroico e soprattutto desiderabile, perché ci rende più felici.

Il 16 maggio 2004, alla presenza del marito, dei figli e dei nipoti, Papa Giovanni Paolo II ha canonizzato Gianna Beretta Molla per proporla a tutti noi come modello da imitare. In quel giorno «prendeva finalmente forma e concretezza il desiderio di tanti di vedere sugli altari donne ed uomini del laicato cattolico, donne ed uomini sposati e divenuti santi vivendo il sacramento dell’amore cristiano nel Signore» (Elio Guerriero).

Era morta il 28 aprile 1962 colei che è stata definita la santa del matrimonio e della quotidianità. Perché ha ancora senso proporre questa figura ai giovani e agli adulti di oggi? Le lettere di Gianna ci aiutano a capirne meglio le ragioni. Fitto e intenso è l’epistolario che Gianna scrive sia durante il fidanzamento durato tre anni (dal 1952 al 1955) che nei pochi anni di matrimonio (dal 1955 al 1962). «Le Lettere al marito di santa Gianna sono […] come una luce concessa in tempi difficili per riaffermare che il matrimonio è dono di grazia, è via di un uomo e una donna che con il loro amore danno espressione e visibilità all’amore bello e straordinario di Dio» (Elio Guerriero).

Nei mesi del fidanzamento ufficiale, dal febbraio 1955 al settembre 1955, le epistole sono tutte animate dal desiderio di rendere felice il futuro marito. Il 21 febbraio 1955 Gianna scrive: «Vorrei proprio farti felice ed essere quella che tu desideri: buona, comprensiva e pronta ai sacrifici che la vita ci chiederà. […] Ora ci sei tu, a cui già voglio bene ed intendo donarmi per formare una famiglia veramente cristiana». La gioia e il senso di gratitudine per il dono imprevisto che è stato l’incontro con il futuro marito Pietro si uniscono alla consapevolezza che tutti i suoi sforzi non basteranno a realizzare ciò. Questa coscienza si traduce in domanda e preghiera che Colui che ha avviato l’opera la porti a termine. La lettera di tre settimane più tardi è tutta animata da questo sentimento: «Pietro, potessi dirti tutto ciò che sento per te! Ma non sono capace, supplisci tu. Il Signore proprio mi ha voluto bene. Tu sei l’uomo che desideravo incontrare, ma non ti nego che più volte mi chiedo: «Sarò io degna di lui?». Sì, di te, Pietro, perché mi sento così un nulla, così capace di niente che, pur desiderando grandemente di farti felice, temo di non riuscirvi. E allora prego così il Signore: «Signore, tu che vedi i miei sentimenti e la mia buona volontà, rimediaci tu e aiutami a diventare una sposa e una madre come Tu vuoi e penso che anche Pietro lo desideri». Va bene così, Pietro?».

Il 24 settembre 1955 Gianna e Pietro si sposano. Gianna è sempre più desiderosa di compiere la volontà di Dio nel matrimonio. Si rende conto delle proprie manchevolezze e chiede aiuto e correzioni al marito: «Pietro, se vedi che faccio qualcosa che non va bene, dimmelo, correggimi, hai capito? Te ne sarò sempre riconoscente». Umiltà e riconoscimento che l’altro ci è dato per camminare con e verso Cristo: sono questi due tratti fondamentali del matrimonio di Gianna, sostenuto sempre dalla preghiera e dalla offerta a Cristo. La letizia dell’animo di Gianna non è scevra di quel sano realismo cristiano che permette di guardare la realtà nella sua complessità partendo dall’esperienza di quanto accade, non esaltando tutto acriticamente, ma nel contempo non ripudiando ciò che può essere foriero di sacrifici, sofferenze o dolore.

Non è un atteggiamento improntato a masochismo, ma semplice e spontaneo dono di sé all’altro, alla presenza di quel Tu, Cristo, che li ha chiamati alla strada vocazionale del matrimonio, che è lì nell’unione sacramentale e che porterà a termine le opere avviate dai due sposi. Gli sposi ricevono «il Sacramento dell’Amore» e diventano «collaboratori di Dio nella creazione» dando «a Lui dei figli che Lo amino e Lo servano». Così, con gioia la coppia si apre al dono della vita nascente. Vengono alla luce Pierluigi, Mariolina, Laura. La quarta gravidanza sarà, però, accompagnata dalla notizia della malattia di Gianna. La presenza di un fibroma nell’utero costituisce un pericolo per la vita della madre. Solo l’aborto, in base alle conoscenze e competenze mediche dell’epoca, potrebbe rappresentare una salvaguardia per la sua vita.

Gianna decide di portare avanti la gravidanza, si fa asportare il fibroma, cosciente del grave rischio che la sutura praticata nell’utero possa cedere. Durante la degenza in ospedale per l’intervento scrive ai figli: «Carissimi miei tesori, papà vi porterà tanti tanti bei bacioni grossi, vorrei tanto poter venire anch’io, ma devo stare a letto, perché ho un po’ bibi. Fate i bravi, ubbidite alla Mariuccia e alla Savina […]. Vi ho qui nel cuore e vi penso ogni momento. Dite un’Ave Maria per me, così la Madonnina mi farà guarire presto, e potrò tornare a Courmayeur a riabbracciarvi e stare con voi». Il 20 aprile 1962 Gianna entra in ospedale dove viene sottoposta a taglio cesareo. Nasce Gianna Emanuela. Subentra, però, una peritonite. In una lenta agonia si consumano gli ultimi giorni in ospedale.

Il 28 aprile all’alba, in seguito a sua richiesta, viene riportata a casa, dove morirà alle 8 del mattino, accanto al marito e ai figli.

Giovanni Fighera – Tempi

Celebriamo con gioia la Natività della beata Vergine Maria: da lei è sorto il Sole di giustizia

San Giovanni Damasceno (ca 675-749), monaco, teologo, dottore della Chiesa
Omelia sulla Natività della Vergine; SC 80, 51

« Celebriamo con gioia la Natività della beata Vergine Maria: da lei è sorto il Sole di giustizia » (Antifona d’ingresso)

Oggi ci viene posta dinanzi una porta verginale; attraverso di essa deve “venire nel mondo” “corporalmente” – secondo l’espressione di Paolo, (Eb 1,6; Col 2,9) – il Dio che è al di là di tutti gli esseri. Oggi dalla radice di Iesse un germoglio è spuntato (Is 11,1); da lui sorgerà per il mondo un fiore, che per la sua natura, è unito alla divinità. Oggi, a partire dalla natura terrena, un cielo è stato formato sulla terra, per colui che una volta rese solido il firmamento separandolo dalle acque ed innalzandolo nelle altezze. Ma è un cielo molto più sorprendente del primo, poiché colui che nel primo cielo creò il sole è sorto in questo nuovo cielo, come un Sole di giustizia (Ml 3,20). La luce eterna, nata prima dei secoli dalla luce eterna, l’essere immateriale ed incorporeo, prende un corpo in questa donna e, come uno sposo, esce dalla stanza nuziale (Sal 19,6)…

Oggi, “il figlio del carpentiere” (Mt 13,55), il Verbo di colui che ha fatto tutto per mezzo di lui, operando ovunque, il braccio potente di Dio Altissimo si è costruito una scala viva, la cui base è piantata in terra e il cui vertice si alza fino al cielo. Su di lei Dio riposa; di lei Giacobbe ha contemplato l’immagine (Gn 28,12); per lei Dio, nella sua immobilità, è sceso, o piuttosto si è chinato con benevolenza, e così “è apparso sulla terra e ha vissuto fra gli uomini” (Bar 3,38). Questi simboli rappresentano infatti la sua venuta quaggiù, il suo abbassamento per pura grazia, la sua esistenza terrena, la vera conoscenza che egli dà di se stesso a quelli che sono sulla terra. La scala spirituale, la Vergine, è piantata in terra, poiché dalla terra prende la sua origine, ma la sua testa si alza fino al cielo… Per lei e per lo Spirito Santo “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Per lei e per lo Spirito Santo si compie l’unione di Dio con gli uomini.

Alcuni documenti della Chiesa Cattolica sul New Age

new age cattoliciCome si fa a discernere le buone intenzioni da quelle meno buone nel New Age? E quali documenti la Chiesa cattolica ha prodotto in proposito?

Abbiamo rivolto questa domanda alla dott.ssa Teresa Osório Gonçalves, Officiale del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e Coordinatrice per la santa Sede del gruppo di lavoro su Sette e nuovi Movimenti Religiosi, la quale ci ha indicato una serie di documenti che abbiamo raccolto per i lettori di ZENIT:

1) Giovanni Paolo II in un discorso del 28.5.93 ad un gruppo di vescovi degli Stati Uniti, si è riferito esplicitamente al fenomeno del New Age che, “pur manifestando la ricerca spirituale di molti, diffonde idee incompatibili con la fede cristiana”. Sono 5 gli aspetti individuati:
– visione sincretistica ed immanente;
– relativizzazione della dottrina religiosa;
– concetto panteistico di Dio;
– ribaltamento del concetto di peccato e della necessità di redenzione;
– negazione della resurrezione del corpo.

Il Papa ha notato anche la tentazione di “ridurre il cristianesimo ad una sapienza meramente umana, quasi scienza del buon vivere”.

2) Nel libro intervista Varcare la soglia della speranza (1994) lo stesso Pontefice indica come radice del pensiero del New Age una “rinascita delle antiche idee gnostiche”. Il New Age, scrive il Papa “è soltanto un nuovo modo di praticare la gnosi, cioè quell’atteggiamento dello spirito che, in nome di una profonda conoscenza di Dio, finisce per stravolgere la Sua Parola sostituendovi parole che sono soltanto umane”.

3) Nell’enciclica Fides et Ratio (1998), che non nomina esplicitamente il New Age, si fa tuttavia riferimento (nel n.37) alle “diverse forme di esoterismo che dilagano oggi e che sono da mettere in relazione con l’antica gnosi”, conoscenza di tipo superiore, esoterico, riservato a pochi perfetti…. Si può applicare anche all’atteggiamento di fondo del New Age ciò che viene detto, in diverse parti dell’enciclica, sul relativismo (per esempio nel n.5) e sull’eclettismo, “atteggiamento di chi è solito assumere singole idee derivate da differenti filosofi, senza badare né alla loro coerenza e connessione sistematica, né al loro inserimento storico…” (n.86).

4) Nella Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede su Alcuni Aspetti della Meditazione Cristiana (1989) si offrono criteri di discernimento che sono utili per coloro che, pur dicendosi cristiani, seguono nella meditazione metodi ispirati alle religioni orientali e alla psicologia moderna, che sono molto diffusi nel contesto del New Age. La preghiera cristiana ha una natura dialogica, rispetta il rapporto tra creatura e Creatore, non riduce al livello di conoscenza o di esperienza ciò che deve essere considerato come pura grazia. Il mistero dell’unione con Dio, che i Padri chiamavano divinizzazione… dell’uomo, è sempre una grazia di partecipazione e non fa mai assorbire l’io umano nell’Io divino.

5) Nel documento della Commissione Teologica Internazionale (CTI) Alcune questioni attuali riguardanti l’escatologia (1992) viene risposto in una lunga sezione (n. 9-10) ai problemi posti dalle teorie sulla reincarnazione e riaffermate, nel quadro del progetto divino rivelato, l’irripetibilità e l’unicità della vita umana.

6) In un altro documento della stessa CTI, Alcune questioni sulla teologia della Redenzione…(1995), il New Age è nominato esplicitamente in due contesti. Il primo, nel contesto delle ricerche di salvezza che si trovano nelle religioni antiche e in movimenti alternativi contemporanei (n.I/29). Il secondo a proposito della teologia trascendentale delle religioni, le cui tesi sono vicine alle teorie del New Age. Con il presupposto che il divino è una parte costitutiva inerente alla natura umana, alcuni teologi (in nota viene fatto il nome di Matthew Fox) insistono su una religione celebrativa incentrata sulla creazione, in sostituzione del tradizionale rilievo cristiano della caduta e della redenzione. Si ritiene che la salvezza consista nella scoperta e nell’attualizzazione della presenza divina immanente attraverso una spiritualità cosmica, una liturgia gioiosa e tecniche psicologiche di elevazione della coscienza o di padronanza di sé…. (n.II/35).

7) Il Card. Joseph Ratzinger, ha dedicato al New Age una sezione del discorso su “La fede e la teologia ai giorni nostri” che ha tenuto a Guadalajara, nel maggio del 1996 in un incontro della Congregazione per la Dottrina della Fede con i presidenti delle commissioni dottrinali del continente americano. Ha considerato questo fenomeno come una reazione anti-razionalista all’esperienza che tutto è relativo…. Qui la via di uscita dal dilemma della relatività non viene individuata in un nuovo incontro di un Io con un Tu o con il Noi, ma nel superamento del soggetto, nel ritorno estatico nel processo cosmico…. Viene offerta una moderna mistica: l’assoluto non lo si può credere, ma sperimentare. Dio non è una persona che sta di fronte al mondo, ma l’energia spirituale che pervade il Tutto. Religione significa l’inserimento del mio Io nella totalità cosmica, il superamento di ogni divisione…. La redenzione consiste nello svincolamento dell’Io, nell’immergersi nella pienezza della vita, nel ritorno nel Tutto…..

In nota vengono distinte due correnti principali del New Age: una gnostico-religiosa, che ricerca l’essere trascendente e transpersonale e in esso l’Io autentico, e una ecologico-monista, che si rivolge alla materia e alla Madre Terra e nell’ecofemminismo si collega al femminismo…

8) Il Catechismo della Chiesa Cattolica , che non nomina il New Age, offre alcune risposte esplicite a problemi sollevati nel contesto del NA, come le teorie sulla reincarnazione (CCC 1021) o la diffusione di credenze astrologiche e di pratiche magiche (CCC 2115-2117).

9) Nel documento pubblicato nel 1993 dalla Commissione episcopale di fede e cultura della conferenza episcopale argentina, Frente a una nueva Era. Desafío a la pastoral en el horizonte de la Nueva Evangelización, il fenomeno del New Age è visto essenzialmente dal punto di vista pastorale. Il NA è definito come “nuova alternativa culturale postmoderna che non esclude la dimensione religiosa ma la svuota di trascendenza…. Sono esposti, tra l’altro, i principali fondamenti filosofici e religiosi del NA e si esaminano i suoi postulati in confronto con la fede cristiana”.

10) Nel documento pubblicato nel 1994 dalla Commissione teologica irlandese, A New Age of the Spirit? A Catholic Response to the New Age Phenomenon , gli autori mettono in dubbio che l’attesa di una nuova era spirituale proposta da esponenti del New Age porti veramente in tale direzione. Basandosi su testi significativi di Alice Bailey, David Spangler, Benjamin Creme ed altri ideologi di questo movimento, vengono messi in rilievo gli aspetti più occultisti del New Age, tra cui la proposta di un’Era dell’Illuminazione in cui l’umanità scoprirà, dopo un percorso di iniziazione, la sua natura divina. Sviluppando le speculazioni di Mme. Blavatsky nel libro “The Secret Doctrine”, questi autori propongono la figura di Lucifero come l’angelo dell’evoluzione interna dell’uomo che lo introdurrà nella Nuova Era.

11) Tra i documenti pastorali o libri sul New Age scritti da singoli vescovi si indicano:

a) DANNEELS Godfried, Le Christ ou le Verseau? , Lettera Pastorale, Natale 1990.

b) MACCARI Carlo, La New Age di fronte alla fede cristiana, LDC, Leumann (Torino) 1994.

c) RIVERA CARRERA Norberto, Instrucción Pastoral sobre el New Age, 7 gennaio 1996, con un opuscolo sintesi 18 perguntas acerca de la Nueva Era.

Lo scienziato? Un missionario

scienza-e-fedeÈ solo il cristianesimo, fondato sul concetto di Dio creatore e sull’unicità del Figlio consustanziale al Padre, che permette di fare scienza. L’Occidente se ne ricordi. Intervista al fisico nucleare Peter Hodgson.

È passato dall’Italia per un giro di conferenze sulle origini della scienza moderna. Peter Hodgson ha insegnato per 40 anni Fisica e Matematica all’Università di Oxford, e per oltre 50 è stato impegnato nella ricerca sperimentale e teorica nel campo della Fisica nucleare.
Membro del Consiglio degli scienziati atomici dal 1952 al 1959, e direttore del periodico di quell’associazione dal 1953 al 1955, è autore di 15 libri e di oltre 300 articoli comparsi su riviste specializzate. Membro del corpo accademico del Corpus Christi College di Oxford e dell’Institute of Physics, è presidente del Segretariato per le questioni scientifiche di Pax Romana e consulente del Pontificio Consiglio per la Cultura.

«Sono cattolico – esordisce il professor Hodgson – e fisico nucleare. Naturale che m’interessi delle relazioni fra fede cattolica e ricerca scientifica».

Eppure, secondo molti, anche addetti ai lavori, le due sono inconciliabili..

Se si considerano queste due dimensioni del reale con approccio storico e prendendo in esame gli sviluppi della cultura umana, in realtà non si può fare altro se non concludere che la scienza moderna è stata resa possibile da ciò che la dottrina cristiana propone di credere a proposito del mondo materiale.
Per i cristiani il mondo è cosa buona giacché fatto da Dio: nella Genesi è scritto infatti che, dopo averlo creato, Dio guardò il mondo e vide che era cosa buona. I cristiani credono anche che il mondo sia razionale appunto perché fatto da un essere razionale. Creandola, Dio ha dato alla materia proprietà indagabili; è quindi compito dello scienziato cercare di comprendere le proprietà del mondo naturale. Su queste basi, la dottrina della Chiesa incoraggia, e sempre ha incoraggiato, la ricerca scientifica autentica. La visione cristiana della realtà non contraddice affatto l’approccio scientifico, ma lo incoraggia. Anzi ne è il motore.

Direbbe quindi che proprio il cristianesimo offre la concezione della materia adatta a sviluppare conoscenze di tipo autenticamente scientifico e questo a differenza di altre dottrine religiose?

Sì, certo. E proprio perché l’Incarnazione di Cristo – l’avvenimento centrale del cristianesimo, l’accadimento storico che differenzia il cristianesimo da qualsiasi altra religione – ha avuto un effetto decisivo sullo sviluppo della cultura, quindi ultimamente della scienza.
Molte antiche civiltà, infatti, possedevano una concezione ciclica del tempo, secondo la quale, dopo un certo numero di millenni, le cose si ripresentano perfettamente uguali a se stesse. Si tratta di un’idea in sé deprimente e debilitante, giacché porta a concludere che, in fin dei conti, dato che le cose saranno le stesse sempre e per sempre, perché mai ci si dovrebbe preoccupare di esse, investigandole ed esaminandole?
Il farsi uomo di Cristo è stato invece un evento unico che ha rotto con la prospettiva ciclica, sostituendola con una concezione lineare del tempo che scorre dall’alfa all’omega. Qui è contenuta, peraltro, tutta l’idea del progresso della conoscenza umana sulla natura. Per inciso, è solo la possibilità del progresso che genera una visione della storia intrisa di speranza. E tutto questo è assolutamente fondamentale per la nascita di una scienza propriamente detta.

I primi secoli del cristianesimo, poi, hanno visto svolgersi importantissimi dibattiti teologici tesi a dirimere dottrinalmente la natura della persona di Gesù Cristo. Fra questi fu fondamentale il Concilio di Nicea del 325, le cui decisioni sono state incorporate come verità di fede nel Credo, che dunque contiene numerosi articoli imprescindibili per lo sviluppo della scienza.
Anzitutto che Dio è il creatore di tutte le cose, visibili e invisibilii, e dunque che è Lui il responsabile dell’intero creato. Poi il concetto di Cristo come Figlio unigenito generato dal Padre, di cui condivide la medesima sostanza: ciò significa che solo Cristo è increato, laddove invece tutto il resto di ciò che esiste è stato creato e nulla sfugge. Vale a dire il contrario esatto del panteismo antico, secondo il quale non vi è distinzione sostanziale fra Creatore e creato. Un concetto, questo, paralizzante per la scienza.

In terzo luogo, il concetto che tutto ciò che esiste, ed è stato creato, lo è stato attraverso Cristo: per quem omnia facta sunt.
Significa che tutta la realtà è buona e che il mondo non è affatto il campo di battaglia dove si scontrano princìpi malvagi e princìpi positivi. La realtà è buona giacché fatta attraverso Cristo… L’uomo non ha allora di che temere da essa. Certo, la realtà può essere anche adoperata male, ma si tratta di un abuso esterno alla natura di essa, essenzialmente buona…
Si può ben comprendere, dunque,  come tutto ciò sia di vitale importanza per la nascita della scienza: che senso avrebbe, infatti, indagare una realtà che di suo è essenzialmente cattiva e nemica dell’uomo? Si diventa scienziati solo perché incuriositi dai meccanismi di una materia che si ritiene amica e quindi degna di essere indagata.

Concetti simili a quelli espressi dal fisico Stanley L. Jaki…

Debbo moltissimo alle sue preziose ricerche e alle sue importantissime pubblicazioni, una quarantina di volumi in tutto…
Per il sottoscritto fu di particolare significato la lettura di uno dei suoi primi lavori, The Relevance of Physics, del 1966. Fondamentali sono pure Science and Creation: From Eternal Cycles to an Oscillating Universe, del 1974, La strada della scienza e le vie verso Dio, del 1978 (trad. it. Jaca Book, Milano 1994) e Il salvatore della scienza, del 1988 (trad. it. Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992).

Ma se il cristianesimo genera la cultura che permette la scienza, e la cultura occidentale deve tutto al cristianesimo, non è affatto azzardato dire che la scienza è peculiare alla cultura occidentale…

Esatto. Molte civiltà antiche hanno conosciuto quella che definirei una scienza primitiva, la conoscenza empirica di alcune proprietà della materia. Si tratta ovviamente di grandi risultati, ma è completamente diverso da ciò che chiamerei scienza moderna: la comprensione dettagliata delle proprietà della materia, espressa in formule matematiche. Non vi è alcunché che possa anche solo remotamente assomigliare a questo in contesti culturali non plasmati dal cristianesimo. La scienza è nata nell’Europa occidentale cristiana e oggi è diffusa in tutti i luoghi del mondo entrati in contatto con quella fonte originaria.

Scienza moderna, dice. Significa che di fatto, anche se nell’evo moderno la cultura (e parte di quella più legata al mondo scientifico) si è secolarizzata, al fondo l’approccio scientifico al reale porta il sigillo della cultura cristiana. Ovvero che sarebbe stata e sarebbe impossibile senza l’input culturale dato dal cristianesimo?

Certo. Nella scienza moderna vi è qualcosa di peculiarmente cristiano che rende la scienza possibile oggi anche se certi scienziati non lo riconoscono. Ai cristiani, peraltro, questo sembra normale perché figli della civiltà occidentale. Ma per quelle culture che ritengono l’universo un caos, la scienza è un concetto assurdo. Questo significa allora che, imparando la scienza, le culture non occidentali assorbono anche il criterio e  la mentalità che rende possibile appunto la scienza: il cristianesimo. Idem accade a quegli scienziati occidentali che non credono più al cristianesimo del quale però sono figlie le loro discipline.

Marco Respinti –  Il Domenicale

Un genocidio non riconosciuto: l’holodomor

holomodor-2aUno degli episodi più drammatici nella storia del comunismo. Oltre sette milioni di morti per fame in Ucraina, per iniziativa dl Stalin. Il nostro dovere di raccontare una verità incredibilmente censurata per settant’anni. Anche per onorare il sacrificio dl tanti innocenti.

C’è stato un periodo in cui l’intera Ucraina (grande due volte l’Italia) e le regioni ad est: il basso Volga, il Kuban’, il Kazachstan, sono state come un unico grande lager di Bergen-Belsen, dove milioni di uomini, donne e bambini morivano di fame a stavano agonizzando, mentre gli altri non avevano neppure le forze fisiche per seppellirli.

Tutto questo è avvenuto nel 1932-1933, nell’indifferenza del governanti e sicuramente nell’ignoranza degli altri popoli, e ancora oggi a stento si ê riusciti a ristabilire la verità storica per dare il dovuto tributo alla memoria di tante vittime innocenti. Nel marzo del 1933, papa Pio XI aveva già denunciato ad alta voce le «catastrofiche e micidiali ideologie» usate come strumento d’oppressione dai governanti, ma il peso politico dell’Unione Sovietica allora aveva avuto la meglio nel convincere l’opinione pubblica mondiale che in realtà la modernizzazione dell’economia sovietica avanzava trionfalmente.

Per questo la grande fame (la «fame di massa», in ucraino holodomor) del 1932-1933, con oltre sette milioni di vittime, il cannibalismo, la distruzione compieta del mondo contadino, è stata una delle tragedie maggiori e più censurate del XX secolo. L’origine di questa immane tragedia risale al 1929, quando Stalin vara un colossale ed ambizioso programma per dare una svolta all’economia socialista che sta arretrando rovinosamente, piano che si articola in due punti chiave: creare una possente industria di Stato (industrializzazione forzata), e aziende collettive nelle campagne (collettivizzazione). Ai suoi occhi queste due misure dovranno far decollare l’economia sovietica, e da tattico scaltro e impassibile si impegna a concretizzare i piani teorici a spese della società reale.

La società reale, dal canto suo, impersonata da un folto ceto di contadini-imprenditori, soprattutto ucraini, oppone una forte resistenza all’imposizione della Stato (nel 1929 si registrano 1.300 rivolte, che nel 1930 salgono a 13.754), e Stalin concepisce un attacco radicale per spezzare definitivamente ogni resistenza; l’attacco si articola in tre momenti: il primo (1929-1932) è l’attacco di classe, ovvero la «liquidazione del kulaki» (quei piccoli proprietari che possedevano una o due mucche), che annienta il nerbo vitale della campagna. La dekulakizzazione significa la soppressione fisica, o la deportazione all’estremo nord di 12 milioni di contadini. Il secondo momento è la collettivizzazione forzata, preceduta dall’abolizione della proprietà privata della terra, e l’obbligo per tutti di entrare nelle aziende agricole statali (i kolchoz). Alla fine di questo duplice attacco le vittime si contano a milioni.

Immediatamente segue la terza e ultima fase (1932-1933), che potremmo definire «terrore di massa attraverso la fame», ossia la carestia pianificata a tavolino e prodotta artificialmente per dare il colpo finale a ogni possibile resistenza. La fame viene provocata attraverso una politica fiscale insostenibile che esaurisce le risorse monetarie della regione; attraverso la requisizione per l’ammasso statale dell’intera produzione agricola dei kolchoz, senza lasciare nulla per l’alimentazione né per le semine; attraverso la confisca delle derrate alimentari alla popolazione e la proibizione di farne commercio (pena condanne alla fucilazione o a più di dieci anni di lager); attraverso la proibizione di qualsiasi azione di sostegno da parte di altre regioni dell’Unione Sovietica; attraverso il ritiro del passaporto interno, in modo che le famiglie affamate non possano cercare salvezza in altre zone. Questa volta il numero delle vittime è ancora maggiore ed è accompagnato da un attacco radicale alla cultura ucraina, alla fede ortodossa, alla coscienza nazionale, che vengono identificate come manifestazioni di «nazionalismo» (ai prigionieri strappavano la croce e qualsiasi indumento tradizionale che in qualche modo li identificasse come ucraini).

Per definire un fenomeno storico che non aveva precedenti, Ia lingua ucraina ha elaborato un termine nuovo, holodomor appunto, che al pari del termine shoah, cerca di esprimere l’inesprimibile, l’orrore della violenza di massa pianificata. Nel 1932-1933, per la prima volta nella storia dell’umanità, la confisca dei generi alimentari è stata consapevolmente utilizzata da uno Stato a fini politici, come arma di distruzione di massa della propria popolazione.

La verità sulle cause, le modalità e le dimensioni della carestia, anzi, l’esistenza stessa della carestia, come si è detto, sono state caparbiamente occultate e negate per decenni sia alla comunità internazionale che alla popolazione sovietica. Finché è esistito, il governo sovietico ha sempre usato la propria posizione di membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU per impedire che l’argomento fosse sollevato nell’assise internazionale; infatti, ancora nel 1978 e nel 1985, due documenti delle Nazioni Unite sui genocidi del XX secolo (il Rapporto di Nicodème Ruhashyankiko, e il Rapporto di Benjamin Whitaken) non nominavano affatto l’Ucraina.

Negli stessi anni, le falsificazioni staliniane e post-staliniane hanno però incominciato a essere smontate grazie alle testimonianze messe clandestinamente in circolazione nel samizdat dai dissidenti, che in molti casi hanno pagato col carcere per questo. Il prima a parlare della carestia in modo organico è stato, nel 1986, lo storico occidentale Robert Conquest, con un libro intitolato The Harvest of sorrow, (La messe del dolore), nella cui introduzione scriveva di essere stato costretto a occuparsene perché «non è possibile farlo in Unione Sovietica, tanto più che molte testimonianze raccolte dagli emigrati non sono fruibili dagli studiosi sovietici».

Così è stato rivelato che se nei discorsi pubblici Stalin esaltava i progressi del paese, nei messaggi confidenziali si mostrava preoccupato della situazione agricola e delle riserve valutarie (che mettevano in forse l’importazione di macchinari e quindi l’industrializzazione). Avendo urgente bisogno di valuta pregiata, nel 1932 Stalin vendette sottocosto in Occidente il grano sottratto all’Ucraina, che fu acquistato da Gran Bretagna, Germania, Italia (da Mussolini, che era al corrente della situazione, ma ciò nonostante il 2 settembre 1933 stipulò con l’Unione Sovietica un Patto di amicizia, non aggressione e neutralità).

Fu Stalin a ispirare la legge del 7 agosto 1932, detta «delle cinque spighe», che comminava la fucilazione o la detenzione superiore ai dieci anni per chi fosse sorpreso a rubare beni appartenenti ai kolchoz; la polizia politica ricevette l’ordine di «sradicare in maniera decisa i sabotatori degli ammassi». Nel 1934 il primo segretario del partito ucraino Kosior scriverà a Stalin che un milione di contadini era stato condannato in conformità a questa legge.

Quando la carestia si fu scatenata in pieno, neppure le autorità centrali si interessarono di sapere il numero esatto delle vittime; anzi, a un certo punto giunse dal centro la direttiva: «È categoricamente proibito a qualunque organizzazione tenere la registrazione dei casi di gonfiore e di morte per fame, tranne che agli organi della GPU», la quale, dal canto suo, scriveva nel suoi rapporti interni: «Le cifre che vengono citate sono evidentemente decurtate, in quanto gli apparati provinciali della GPU non tengono a registrazione degli affamati e dei gonfi, e il reale numero delle morti spesso è sconosciuto anche ai soviet locali». Infatti i soviet di villaggio avevano avuto l’ordine di non indicare la causa della morte nelle registrazioni dei decessi. Come se non bastasse, nel 1934 giunse la disposizione che tutti i registri dell’anagrafe degli anni 1932-1933 fossero spediti al reparti speciali dove, probabilmente, vennero distrutti.

Ma nonostante tutte le difficoltà oggettive che un tentativo così colossale di cancellazione ha prodotto, oggi abbiamo dei dati certi ricavati dagli archivi dell’ex GPU, da quelli del Cremlino e da quello privato di Stalin, i quali ci dicono che nel 1932-1933 nella sola Ucraina i morti per media e fenomeni correlati come epidemie, cannibalismo, suicidi, furono 3,5 milioni, mentre in tutta l’URSS furono più di sette.

Cosi alla fine, Ia ricerca della verità ha avuto la meglio su tutto, sugli strati di mistificazioni e depistaggi, sull’opera di distruzione della memoria, sui tabù ideologici, sulla propaganda «progressista». Per ritrovare nelle fonti d’archivio tutti i documenti che comprovano la tragedia, e che al tempo stesso smentiscono decenni di menzogne, c’è voluta una forte volontà, sorretta da una certezza altrettanto forte: che la verità c’è, e merita l’impegno della nostra libertà, perché è lei — e non altro — che ci rende liberi. Per noi, troppo spesso tentati di disperare della verità, coperta dal chiasso di infiniti discorsi e opinioni, questo appassionato lavoro di ricerca e ricostruzione dei fatti dev’essere un monito significativo: niente può giustificare la rinuncia alla verità, perché se non esiste la verità ma solo l’opinione, tutto è possibile. Anche una mostruosità come questa carestia pianificata. Giovanni Paolo II ha voluto ricordare con un messaggio speciale i 70 anni dell’holodomor, ricollegandone la memoria proprio a un compito nel presente: «Mai più! La consapevolezza delle aberrazioni passate si traduce in un costante stimolo a costruire un avvenire più a misura dell’uomo, contrastando ogni ideologia che profani la vita, la dignità, le giuste aspirazioni della persona…».
Marta Dall’Asta

Message from Medjugorje 25-8-2017 (in 40 languages)

1.English Medjugorje Message, August 25, 2017
“Dear children! Today I am calling you to be people of prayer. Pray until prayer becomes a joy for you and a meeting with the Most High. He will transform your hearts and you will become people of love and peace. Do not forget, little children, that Satan is strong and wants to draw you away from prayer. You, do not forget that prayer is the secret key of meeting with God. That is why I am with you to lead you. Do not give up on prayer. Thank you for having responded to my call. ”

2.Italiano Messaggio di Medjugorje, 25 agosto 2017
“Cari figli! Oggi vi invito ad essere uomini di preghiera. Pregate fino a quando la preghiera diventi per voi gioia e incontro con l’Altissimo. Lui trasformerà il vostro cuore e voi diventerete uomini d’amore e di pace. Figlioli, non dimenticate che satana è forte e vuole distogliervi dalla preghiera. Voi, non dimenticate che la preghiera è la chiave segreta dell’incontro con Dio. Per questo sono con voi, per guidarvi. Non desistete dalla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”. “

3.Deutsch Botschaft von Medjugorje,  25 August 2017
“Liebe Kinder! Heute rufe ich euch auf, Menschen des Gebets zu sein. Betet solange bis euch das Gebet zur Freude und zur Begegnung mit dem Allerhöchsten wird. Er wird euer Herz verwandeln und ihr werdet zu Menschen der Liebe und des Friedens werden. Liebe Kinder, vergesst nicht, dass Satan stark ist, und er euch vom Gebet abbringen möchte. Ihr, vergesst nicht, dass das Gebet der geheime Schlüssel der Begegnung mit Gott ist. Deshalb bin ich bei euch, um euch zu führen. Gebt das Gebet nicht auf. Danke, dass ihr meinem Ruf gefolgt seid.”  

4.Francais Message de Medjugorje, 25 août 2017
“Chers enfants, aujourd‘hui je vous invite à être des hommes de prière. Priez jusqu’à ce que la prière soit une joie pour vous et la rencontre avec le Très Haut. Il transformera vos cœurs et vous deviendrez des hommes de paix et d’amour. Petits enfants, n‘oubliez pas que Satan est fort et qu’il veut vous tirer hors de la prière. N’oubliez pas que la prière est la clé secrète de la rencontre avec Dieu. Voilà pourquoi je suis avec vous, pour vous guider. Ne laissez pas tomber la prière! Merci d’avoir répondu à mon appel.”

5.Espanol Mensaje de Medjugorje, 25 de agosto 2017
“Queridos hijos! Hoy los invito a ser personas de oración. Oren hasta que la oración se convierta en alegría para ustedes y en un encuentro con el Altísimo. Él transformará su corazón y ustedes se convertirán en personas de amor y de paz. No olviden, hijitos, que Satanás es fuerte y desea alejarlos de la oración. Ustedes no olviden que la oración es la llave secreta del encuentro con Dios. Por eso estoy con ustedes, para guiarlos. ¡No desistan de la oración! Gracias por haber respondido a mi llamado.”

6.Hrvaski Poruka iz Međugorja, 25 kolovoz 2017
“Draga djeco! Danas vas pozivam da budete ljudi molitve. Molite dok vam molitva ne bude radost i susret sa Svevišnjim. On ce vaše srce preobraziti i vi cete postati ljudi ljubavi i mira. Ne zaboravite, djecice, da je sotona jak i želi vas odvratiti od molitve. Vi ne zaboravite da je molitva tajni kljuc susreta s Bogom. Zato sam s vama da vas vodim. Ne odustajte od molitve. Hvala vam što ste se odazvali mome pozivu.”

7.Portugueis Mensagem do Medjugorje 25 de agosto de 2017
“Queridos filhos! Hoje vos convido a serem pessoas de oração. Orai até que a oração se converta em alegria para vós e num encontro com o Altíssimo. Ele transformará vossos corações e vós vos tornareis pessoas de amor e de paz. Não esqueçais, filhinhos, que Satanás é forte e deseja afastar-vos da oração. Não esqueçais que a oração é a chave secreta do encontro com Deus. Por isso estou convosco, para conduzir-vos. Não desistais da oração! Obrigada por terdes respondido ao meu chamado.”

8.Polski Wiadomość Medjugorje 25 sierpnia 2017
“Drogie dzieci! Dziś wzywam was, abyście byli ludźmi modlitwy. Módlcie się, aż modlitwa nie będzie dla was radością i spotkaniem z Najwyższym. On przemieni wasze serca i staniecie się ludźmi miłości i pokoju. Dziatki, nie zapominajcie, że szatan jest silny i chce was odwieźć od modlitwy. Nie zapominajcie, że modlitwa jest tajemnym kluczem spotkania z Bogiem. Dlatego jestem z wami, by was prowadzić. Nie rezygnujcie z modlitwy. Dziękuję wam, że odpowiedzieliście na moje wezwanie.”

9.Romana Mensajul de la Medjugorje 25 august 2017
„Dragi copii, astăzi vă chem să fiți oameni ai rugăciunii. Rugați-vă până când rugăciunea devine bucurie și întâlnire cu Cel Preaînalt. El vă va transfigura inima și voi veți deveni oameni ai iubirii și ai păcii. Nu uitați, copilașilor, că satana e puternic și dorește să vă îndepărteze de rugăciune. Nu uitați că rugăciunea e cheia secretă a întâlnirii cu Dumnezeu. De aceea sunt cu voi: ca să vă conduc. Nu abandonați rugăciunea! Vă mulțumesc că ați răspuns la chemarea mea. ”

10.Czech Poselství z Medžugorje, 25 srpna 2017
„Drahé děti! Dnes vás vybízím, abyste byly lidmi modlitby. Modlete se až pro vás modlitba bude radostí a setkáním s Nejvyšším. On vaše srdce promění a vy se stanete lidmi lásky a míru. Nezapomínejte, dítka, že je satan silný a chce vás odvrátit od modlitby. Vy nezapomeňte, že je modlitba tajný klíč setkání s Bohem. Proto jsem s vámi, abych vás vedla. Neustupujte od modlitby. Děkuji vám, že jste přijaly mou výzvu. “

11.Arab     أغسطس 25 2017
“أولادي الأحبّة، اليوم أدعوكم لتكونوا أُناسَ صلاة. صلّوا حتّى تُصبحَ الصلاةُ فرحًا لكم ولقاءً بالله العليّ. وهو سيُحوِّلُ قلوبَكم وستُصبحون أُناسَ حُبٍّ وسلام. لا تنسَوا، صغاري، أنّ الشيطانَ قويّ ويُريدُ أن يَجُرَّكم بعيدًا عن الصلاة. أمّا أنتم، فلا تنسَوا أنّ الصلاةَ هي المفتاحُ السرّي للّقاء بالله. لذلك أنا معكم، لكي أقودَكم. لا تَتَخلَّوا عن الصلاة. أشكرُكم على تلبيتِكم ندائي. ”

12.Russian Послание из Меджугорье 25 августа 2017 года “Дорогие дети! Сегодня я призываю вас: будьте молитвенными людьми. Молитесь, пока молитва не станет для вас радостью и встречей с Всевышним. Он преобразит ваши сердца, и вы станете людьми любви и мира. Не забывайте, дети мои, что сатана силен и хочет отвратить вас от молитвы. Вы не забывайте, что молитва – это тайный ключ к встрече с Богом. Потому я с вами, чтобы вести вас. Не оставляйте молитву. Благодарю вас, что отозвались на мой призыв.”

13.Hungarian Üzenet Medjugorje, 25 augusztus 2017
“Drága gyermekek! Ma arra hívlak meg benneteket, hogy legyetek az imádság emberei. Imádkozzatok mindaddig, míg az ima örömmé nem válik és a Magasságbelivel való találkozás nem lesz. Ő át fogja alakítani a szíveteket, hogy a szeretet és a béke emberei legyetek. Kicsinyeim, ne feledjétek, hogy a sátán erős és el akar téríteni benneteket az imádságtól. Ti ne feledjétek el, hogy az imádság az Istennel találkozás titkos kulcsa. Ezért vagyok veletek és azért hogy vezesselek benneteket. Ne hagyjátok el az imádságot. Köszönöm, hogy válaszoltatok hívásomra.”

14.Norwegian Medjugorje Budskapet fra 25 august 2017
Kjære barn! I dag kaller jeg dere til å være folk i bønn. Be helt til bønn blir en glede for dere og et møte med Den Allmektige. Han vil forvandle hjertene deres og dere vil bli folk av kjærlighet og fred. Ikke glem, mine barn at Satan er sterk og ønsker å dra dere vekk fra bønn. Dere, ikke glem at bønn er den hemmelige nøkkelen til et møte med Gud. Det er derfor jeg er med dere for å lede dere. Ikke gi opp bønn. Takk for at dere har svart på mitt kall.”

15.Chinese  默主哥耶讯息 2017年07月25日
“親愛的孩子們!成為祈禱的人,並且成為那些遠離天主的人和天主要求遵守誡命的人的眼中,天主愛的肖像。孩子們,要忠信並且決心皈依和從自身做起,如此,為你們自己,才有可能在生活中成聖。並且相互鼓勵經由祈禱向善,這樣此你們在世上的生活才會更加的愉悅。謝謝你們答覆了我的召喚。”

16.Dutch Medjugorje Boodschap van 25 augustus 2017
“Lieve kinderen, vandaag roep Ik jullie op om mensen van gebed te zijn. Bid tot het gebed een vreugde voor je wordt en een ontmoeting met de Allerhoogste. Hij zal jullie hart veranderen en jullie zullen mensen van liefde en vrede worden. Vergeet niet, lieve kinderen, dat Satan sterk is en jullie wil wegvoeren van het gebed. Jullie, vergeet niet dat het gebed de geheime sleutel is om God te ontmoeten. Daarom ben Ik bij jullie om jullie te leiden. Geef het gebed niet op. Dank dat je aan mijn oproep gehoor hebt gegeven.”

17. Finnish Medjugorje viesti 25 – 8- 2017
“Rakkaat lapset! Tänään kutsun teitä olemaan rukouksen ihmisiä. Rukoilkaa, kunnes rukouksesta tulee teille ilo ja kohtaaminen Korkeimman kanssa. Hän muuttaa sydämenne ja teistä tulee rakkauden ja rauhan ihmisiä. Älkää unohtako, pienet lapset, että saatana on vahva ja haluaa vetää teidät pois rukouksesta. Älkää unohtako, että rukous on salainen avain Jumalan kohtaamiseen. Olen kanssanne johtaakseni teitä. Älkää lakatko rukoilemasta. Kiitos siitä, että olette vastanneet kutsuuni.”

18.Swedish Medjugorje Budskap 25 augusti 2017
“Kära barn! Idag kallar jag er att vara bönens människor. Be tills bönen blir en glädje för er och ett möte med Den Högste. Han kommer att förvandla era hjärtan och ni kommer att bli kärlekens och fridens människor. Glöm inte, små barn, att satan är stark och vill dra er bort från bönen. Glöm inte att bön är den hemliga nyckeln (som leder in) till mötet med Gud. Det är därför jag är med er för att leda er. Ge inte upp bönen. Tack att ni svarat på min kallelse.”

19.Greek  Μεντιουγκόργιε μηνύματος 25 Ιουλίου, 2017
“Αγαπητά μου παιδιά, Νά είσαστε προσευχή, καί ανατανάκλαση τής αγάπης Τού Θεού γιά όλους πού είναι μακριά από Τόν Θεό καί τίς εντολές Τού Θεού. Μικρά μου, νά είσαστε πιστοί καί αποφασισμένοι στήν μεταβολή καί νά εργάζεστε στούς εαυτούς σας ώστε η αγιότητα τής ζωής νά είναι αλήθεια γιά σάς, καί νά ενθαρρύνετε αλλήλους στό καλό μέσω τής προσευχής ώστε η ζωή πάνω στή γή νά είναι πιό ευχάριστη. Σάς ευχαριστώ πού ανταποκριθήκατε στό κάλεσμά μου.”

20.Sqip  Medjugorje Mesazhi 25 Gusht
“Bij të dashur. Sot ju ftoj për të qenë njerëz lutjeje. Lutuni derisa lutja të bëhet gëzim për ju dhe takimi me të Plotfuqishmin. Ai transformonë zemrën tuaj dhe ju do të bëheni njerëz dashurie dhe paqeje. Fëmijëz, mos harroni se Satani është i fortë dhe dëshiron t’ju mbajë larg lutjes. Ju, mos harroni se lutja është çe…lësi sekret për t’u takuar me Zotin, për këtë arsye jam me ju, për t’ju udhëhequr. Mos u largoni nga lutja. Faleminderit që jeni përgjigjët thirrjes sime.”

21. Waray-Waray Medjugorje Tugon  ha petsa Pebrero 25, 2017 “Hinigugma ko na mga anak! Yana nga adlaw tinatawag ko kamo na haladma pag-buhi iton pag-sarig niyo ngan aro-a ha Pinaka Hitas-on na pa-kusgon pa ito, para iton mga hangin ngan mga bagyo di-re makaka-bari hito. Hina-ut unta na gamut hiton iyo pag-sarig an pag-ampo ngan pagla-um han waray katapusan na kinabuhi. Amo nga yana, mga anak, paningkamot na trabaho-a iton kalugaringon dida hi-nen panahon han grasya, di-in guin hahatag han Diyos ha iyo an grasya – pa-agui ha pag-susuway ngan han tawag pagbag-o hin kinabuhi pagka Diyos-non – na magma-tawo kamo nga klaro ngan ma-ilobon iton pag-sasarig ngan pagla-um. Salamat han iyo pag-responde hi-ne nga tawag ko.”

22.Kiswahili Medjugorje Ujumbe 25 Julai 2017

“Wanangu wapendwa! Muwe sala na kioo cha upendo wa Mungu kwa wale wote walio mbali na amri za Mungu. Wanangu, muwe waaminifu na thabiti katika wongofu na mjifanye kazi juu yenu wenyewe ili utakatifu wa maisha uwe kwenu jambo la ukweli. Jipeni moyo ninyi kwa ninyi mtende mema kwa njia ya kusali ili maisha yenu duniani yawe mazuri zaidi. Asanteni kwa kuitikia wito wangu. ”

23.Slovak  Posolstvá z Medžugoria, 25 august 2017
“Drahé deti! Dnes vás pozývam, aby ste boli ľuďmi modlitby. Modlite sa, až kým sa modlitba nestane pre vás radosťou a stretnutím s Najvyšším. On premení vaše srdce a vy sa stanete ľuďmi lásky a pokoja. Nezabudnite, deti moje, že satan je silný a chce vás odvrátiť od modlitby. Nezabudnite, že modlitba je tajomný kľúč stretnutia s Bohom. Preto som s vami, aby som vás viedla. Nevzdajte sa modlitby. Ďakujem vám že ste prijali moje pozvanie. ”

24. Slovenian Medjugorje sporočilo avgust 2017
«Dragi otroci! Danes vas kličem, da bi bili ljudje molitve. Molite, dokler vam molitev ne postane radost in srečanje z Najvišjim. On bo preobrazil vaše srce in postali boste ljudje ljubezni in miru. Ne pozabite, otročiči, da je satan močan in da vas želi odvrniti od molitve. Ne pozabite, da je molitev skrivni ključ srečanja z Bogom. Zato sem z vami, da vas vodim. Ne opustite molitve. Hvala vam, ker ste se odzvali mojemu klicu. »

25.Vietnamese  Thông điệp Medjugorje ngày, 25 Tháng Tám 2017
„Các con yêu dấu, Hôm nay Mẹ kêu gọi các con là những người cầu nguyện. Hãy cầu nguyện cho tới khi lời cầu nguyện trở nên một niềm vui cho các con và cho một cuộc gặp với Đấng Tối Cao. Ngài sẽ biến đổi tâm hồn các con và các con sẽ trở lên con người của yêu thương và an bình. Các con đừng quên rằng, các con nhỏ ơi, Satan thì rất mạnh mẽ và muốn lôi kéo các con khỏi sự cầu nguyện. Các con đừng quên rằng cầu nguyện là chiếc chìa khóa bí mật của sự gặp gỡ với Thiên Chúa. Đó là lý do tại sao Mẹ ở với các con để dẫn dắt các con. Các con đừng bỏ bê việc cầu nguyện. Cám ơn các con đã đáp lại lời kêu gọi của Mẹ.””

26.Japanese 2017年8月25日のメッセージ
「愛する子たちよ!きょう、私は あなたたちが 祈る人になるよう 呼びかけています。祈りが あなたたちにとって 喜びとなり いと高きお方との 出会いになるまで 祈りなさい。いと高きお方は あなたたちの 心に 変化をもたらし あなたたちは 愛と平和に 満たされた人に なるでしょう。 小さな子たちよ、忘れないでください、サタンは強く あなたたちを 祈りから 引き 離そうと していることを。祈りは 神さまとの 出会いの 秘密の鍵であることを 覚えておいてください。ですから 私は あなたたちを導く為に あなたたちと共に いるのです。祈りをあきらめないでください。呼びかけに応えてくださってありがとう。」

 27.BahasaIndonesian Medjugorje Pesan 25 Agustus 2017
“Anak – anak Ku yang terkasih! Hari ini Aku memanggil kamu untuk menjadi orang-orang yang berdoa. Berdoalah sampai doa menjadi sukacita bagi kamu dan sebuah pertemuan dengan Yang Maha Tinggi. Dia akan mengubah hatimu dan kamu akan menjadi orang dari cinta dan damai. Jangan lupa, anak-anak, bahwa Setan itu kuat dan ingin menarikmu menjauh dari doa. Kamu, jangan lupa bahwa doa adalah kunci rahasia untuk bertemu dengan Tuhan. Karena itulah Aku bersamamu untuk membimbingmu. Jangan putus asa berdoa.Terima kasih atas tanggapan terhadap panggilan Ku.”

28.Latvian Vēstījums 2017. gada 25. Augusts
“Mīļie bērni! Šodien es jūs aicinu būt par lūgšanas cilvēkiem. Lūdzieties, līdz lūgšana jums kļūst par prieku un sastapšanos ar Visaugstāko. Viņš pārveidos jūsu sirdi, un jūs kļūsiet par mīlestības un miera cilvēkiem. Neaizmirstiet, bērniņi, ka sātans ir stiprs un vēlas panākt, lai jūs novērstos no lūgšanas. Jūs neaizmirstiet, ka lūgšana ir noslēpumaina tikšanās ar Dievu atslēga. Šī iemesla dēļ es esmu kopā ar jums, lai jūs vadītu. Nepametiet lūgšanu! Paldies, ka atbildējāt uz manu aicinājumu! ”

29.Korean 메주 고리 예 메시지 2017년 8월 25일
“사랑하는 자녀들아!  오늘  나는 너희들이 기도하는 사람이  되라고 부르고 있다. 너희들이 기도가 기쁨으로 충만하여     지극히 높으신 하느님과의  만남이 될 때까지 마음을 다하여 기도하여라.  그러면  하느님께서 너희들의  마음 안에 함 
께 하셔서 그분의 사랑과  평화로  가득  채워  주실 것이다.  사랑하는  나의 어린 자녀들아,  사탄은  매우 강한  힘으로
너희들을 기도에서 멀어지게 하고  있다는 것을  잊지 말아라. 그리고 기도는 하느님과 만나는  중요한  열쇠라는 것을
잊지 말아야 한다. 그래서  나는 너희가  끊임 없는 기도를 할 수 있도록 늘 함께 하고 있단다. 기도하는  것을 포기하지
말아다오.  나의 부름에 응답해 주어서 고맙다.”

30.Tamil 2017-08-25 அன்று அன்னைமரியாளினால் வழங்கப்பட்ட செய்தி
அன்பான பிள்ளைகளே! இன்று நான் உங்களை செபத்தின் மக்களாக இருக்குமாறு அழைக்கிறேன். செபம் உங்களுக்கு மகிழ்வைத்தரட்டும் அத்துடன் அனைத்திலும் வல்லவரை சந்திக்கும் வரை செபியுங்கள். அவர் உங்கள் இதயத்தை மாற்றியமைப்பார் இதனால் நீங்கள் அன்பின் மற்றும் சமாதானத்தின் மக்களாக ஆகுவீர்கள். அன்பான பிள்ளைகளே, சாத்தான் வலுவானது என்பதை மறக்காதீர்கள், அத்துடன் அது உங்களை செபத்தின் பாதையிலிருந்து திசைதிருப்பிவிடும்.இறைவனை சந்திப்பதற்கான இரகசியத் திறப்பு செபம் என்பதை நீங்கள் மறந்து விடாதீர்கள். ஆகவே உங்களை வழிநடத்த நான் உங்களோடு இருக்கிறேன். செபத்தைக் கைவிடாதீர்கள். எனது அழைப்பைக் கேட்பதற்கு நன்றி கூறுகிறேன்.

31.Zulu
32.Tagalog
33. Lithuanian 2017 m. rugpjūčio 25 d. pranešimas:
„Brangūs vaikai! Šiandien kviečiu jus būti maldos žmonėmis. Melskitės, kol malda jums taps džiaugsmu ir susitikimu su Aukščiausiuoju. Jis perkeis jūsų širdis, ir jūs tapsite meilės ir taikos žmonėmis. Nepamirškite, vaikeliai, kad šėtonas yra stiprus ir nori atitraukti jus nuo maldos. Nepamirškite, kad malda yra slaptas susitikimo su Dievu raktas. Todėl esu su jumis, kad jus vesčiau. Neapleiskite maldos. Dėkoju jums, kad atsiliepėte į mano kvietimą.“

34.Ukrainian Меджугор’є Повідомлення, 25 серпень 2017
“Дорогі діти! Сьогодні вас закликаю бути людьми молитви. Моліться, доки молитва не стане для вас радістю та зустріччю зі Всевишнім. Він преобразить ваше серце – і ви станете людьми любові й миру. Не забувайте, діточки, що сатана сильний і хоче вас відвернути від молитви. Не забувайте, що молитва – це таємний ключ зустрічі з Богом. Тому я з вами, щоб вас провадити. Не відступайте від молитви. Дякую вам, що відповіли на мій заклик. ”


35. Turk Medjugorje Mesajı , Son ileti, 25 Ağustos 2017
Sevgili çocuklar, bugün sizleri dua insanları olmaya çağırıyorum. Dua sizin için sevinç ve en Yüce olan ile karşılaşma oluncaya kadar dua ediniz. Dua, yüreklerinizi değiştirecek ve barış ve sevgi insanları olacaksınız. Küçük çocuklar, Şeytanın güçlü olduğunu ve sizleri duadan caydırmak istediğini unutmayınız. Duanın Allah’la karşılaşmanın gizemli anahtarı olduğunu unutmayınız. Bundan dolayı size yol göstermek için yanınızdayım. Duadan vazgeçmeyin.  Çağrıma yanıtınız için teşekkür ediyorum.”

36. Danish  25 august, 2017
“Kære børn! I dag opfordrer jeg jer til at blive bedende mennesker. Bed, indtil bønnen bliver fred og samvær med den Allerhøjeste. Han vil forvandle jeres hjerter, og I vil blive mennesker, fulde af fred og kærlighed. Glem ikke, mine kære børn, at satan er stærk og gerne vil lede jer væk fra bønnen. Glem ikke, at bønnen er den hemmelige nøgle til mødet med Gud. Derfor er jeg hos jer for at føre jer. Opgiv aldrig bønnen. Tak fordi I følger min opfordring!”

37. Thai สาส์นแม่พระประทานแก่ มารีจา 25 เม.ย. 2017
ลูกที่รักทั้งหลาย
วันนี้แม่ขอขอบใจพวกลูกสำหรับความเพียรทนของลูกทุกคน  และแม่ขอให้ลูกเปิดใจให้กับการสวดภาวนาอย่างลึกซึ้ง  ลูกน้อยทั้งหลาย, การสวดภาวนาเป็นหัวใจของความเชื่อและความหวังในชีวิตนิรันดร  เพราะฉะนั้น,จงสวดภาวนาด้วยหัวใจจนกระทั่งหัวใจของลูกจะเปี่ยมด้วยสำนึกขอบพระคุณพระเจ้าองค์พระผู้สร้างผู้ทรงมอบชีวิตให้แก่ลูก  ลูกน้อยทั้งหลาย, แม่จะอยู่กับพวกลูกและจะอวยพระพรแห่งสันติภาพแก่พวกลูกด้วยหัวใจมารดาของแม่
ขอขอบใจที่ตอบสนองเสียงเรียกของแม่

38.Belorusian
Апошняе Пасланне з Меджугор’і, 25. жнівень 2017
“Дарагія дзеткі, сёння заклікаю вас каб былі людзьмі малітвы. Маліцеся аж пакуль малітва стане для вас радасцю і сустрэчай з Найвышэйшым. Ён пераменіць вашы сэрцы і станіце людзьмі міласці і пакою. Дзеткі, не варта забываць, што сатана моцны, і хоча вас адвесці ад малітвы. Не забывайце, што малітва з’яўляецца сакрэтным ключом сустрэчы з Богам. Таму, я з вамі, каб правесці вас. Не адступайце ад малітвы. Дзякуй за тое, што адказалі на мой заклік. “

La rivincita del Rosario

giovannipaoloII rosarioUn tempo era la preghiera di tutta la famiglia. Nel post Concilio certa intellighienzia cattolica lo voleva soppresso. Oggi, anche grazie a Giovanni Paolo II, il Rosario si è preso una bella rivincita.

Come appaiono attuali le parole scritte da San Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716) per riassumere, in modo arguto, obiezioni e pregiudizi a proposito del Rosario: “Eh, sì, basta dire il Rosario e le allodole cadranno bell’e arrostite dal cielo!… Quanti santi non l’hanno mai recitato!… Dire il Rosario va bene per le donnette ignoranti… Lascia, lascia da parte queste devozioni esteriori; vera devozione è quella del cuore” (Il segreto ammirabile del Santo Rosario, 148).

Oggi, passati tre secoli da queste affermazioni, la preghiera mariana per eccellenza suscita ancora qualche riserva, soprattutto in quegli ambienti ecclesiali un po’ snob prosperati negli anni del post Concilio, quasi che il Rosario fosse soltanto una perdita di tempo o addirittura, si è detto anche questo!, una pratica… “superstiziosa”. Non è così. Osserva Carlo Carretto che solo “per chi non capisce niente della vita spirituale, il Rosario è sinonimo di una preghiera retorica, stupida, inutile”.

Ebbene, se il Rosario, come pio esercizio e preghiera popolare, ha avuto uno straordinario rilancio negli ultimi tempi, il merito è in gran parte di Giovanni Paolo Il. E la sua incrollabile devozione per il Rosario ha raggiunto il culmine con la recente Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, da lui firmata sul sagrato della basilica di San Pietro il 16 ottobre 2002, giorno di inizio sia del XXV di pontificato che dell’Anno del Rosario, proclamato in quell’occasione. Anno che si concluderà nell’ottobre 2003, dopo la prevista visita del Papa al Santuario della Madonna di Pompei, il prossimo 7 ottobre, festività liturgica della Beata Vergine del Rosario.

Proprio il beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, affermava che “chi propaga il Rosario è salvo”. Gli fa ora eco Giovanni Paolo Il: “Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane.., si propone come aiuto effìcace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale”. Sappiamo bene come il Rosario occupi uno spazio privilegiato nella vita di Giovanni Paolo II. Al punto che sua preoccupazione costante è la ripresa di questa devozione, specialmente nei focolari domestici e fra i giovani. Un invito che si è fatto pressante nei giorni della crisi irachena, quando il Papa ha indicato come mezzo prezioso per conquistare la pace proprio la recita del Rosario.

Un tempo il Rosario era la preghiera di tutta la famiglia, nel dopocena, quando non doveva contendere lo spazio al televisore. Chi non ricorda “la voce pacata del Principe” di Salina che recita il Rosario con tutta la famiglia, nella bellissima scena che apre il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (e ripresa nella celebra versione cinematografica con Burt Lancaster)? O, ancora prima, il Rosario delta signora marchesa che apre il romanzo Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro? Oggi è più arduo ritagliare nelle nostre giornate convulse il tempo per il Rosario, sia nel senso proprio di trovare concretamente “spazi di tempo” tra un impegno e l’altro, sia nel senso di trovare uno “spazio spirituale” adeguato nel nostro cuore e nella nostra mente, un “fare spazio” dentro di noi per la recita delle Ave Maria e per la meditazione dei Misteri. Il Rosario, è vero, e lo vedremo adeguatamente descritto in questo dossier, è la più diffusa devozione popolare, e ha sempre giocato un ruolo essenziale, a volte decisivo, nella storia della Cristianità. Ma è importante sottolineare che il Rosario, nella vita personale di ciascun credente, è uno strumento di crescita nel proprio cammino di fede, un aiuto eccezionale nella formazione di una mentalità cristiana. In altri termini, e con ciò viene totalmente ribaltata la posizione di chi lo considera un ferrovecchio buono per le nonne, è un “giudizio culturale” diverso sulla realtà, è un guardare in faccia Cristo e la storia della salvezza, appunto attraverso la meditazione dei Misteri. In un mondo dove sembra che si siano persi di vista i punti di riferimento utili per vivere, l’incontro con Cristo dischiude meravigliose prospettive verso un destino di pienezza e di felicità. Maria, attraverso il Rosario, ci insegna, pur nella fatica quotidiana, ad abbandonarci fiduciosi al nostro Creatore, a rendergli gloria e a chiedergli tutte le Grazie di cui abbiamo bisogno.

Come si recita il Rosario

Gli elementi essenziali

• Si comincia facendo il Segno della Croce e dicendo: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”.

• Poi si pronuncia il Mistero. Per esempio: “Primo mistero gaudioso: l’Annuncio dell’Angelo a Maria”.

• Dopo una breve pausa di riflessione, si prosegue con la recita del Padre Nostro. Se vi è più di una persona, la prima parte la recita chi guida, la seconda gli altri presenti.

• Si continua recitando 10 Ave Maria tutte in fila. Se vi è più di una persona, la prima parte la dice chi guida, la seconda gli altri.

• Al termine delle 10 Ave Maria si recita il Gloria: la prima parte chi conduce, la seconda gli altri. Così si conclude il Mistero. Durante tutto il tempo si cerca di tenere la mente concentrata sul Mistero.

Ripetendo queste modalità, si passa agli altri Misteri. Ad ogni decina della Corona si può aggiungere un’invocazione. La più nota è: “O Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno e porta in Cielo tutte te anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia”.

• Un Rosario si considera concluso quando si recitano i cinque Misteri di una Corona. In totale i Misteri sono 20, divisi in 4 Corone: i Misteri della Gioia (o “gaudiosi”, si meditano il lunedì e il sabato); i nuovi Misteri della Luce (o “luminosi”, si meditano il giovedì); i Misteri del Dolore (o “dolorosi”, si meditano il martedì e il venerdì) e i Misteri della Gloria (o “gloriosi”, si meditano il mercoledì e la domenica). Si possono naturalmente recitare ogni giorno tutti e 20 i Misteri.

• Al termine dei 5 Misteri si recitano la Salve Regina, poi un Padre, Ave e Gloria secondo le intenzioni del Papa e infine le Litanie Lauretane, o altre preghiere mariane.

L’atteggiamento corretto

Per comprendere qual è l’atteggiamento giusto da tenere quando si recita il Rosario, ci aiutano le parole del cardinal Martini: “Il Rosario è una preghiera che richiede una certa calma, una certa distensione, l’acquisizione di ritmi che ci permettano di entrare in uno stato vero di preghiera e non soltanto in una recita verbale… bisogna soprattutto badare non tanto alla quantità delle cose, quanto ad un vero ritmo, che allora davvero nutre il nostro spirito, ci entra dentro” [da Carlo Maria Martini, Le virtù del cristiano. Meditazioni per ogni giorno].

E precisa l’abate benedettino monsignor Mariano Magrassi, già arcivescovo di Bari: “Il Rosario è contemplazione dei misteri di Cristo. Non è ripetizione meccanica delle formule. Allora che cosa significa contemplare, per esempio, Gesù che agonizza nell’orto, dicendo “Ave Maria”? Significa cercare di guardare Gesù che agonizza nell’orto quasi con gli occhi di Maria. Immaginate i suoi sentimenti davanti a quell’evento di Cristo e immedesimatevi con quei sentimenti. Mi pare che sia questo che armonizzi nel Rosario la contemplazione dei misteri e il fatto di ripetere l’Ave Maria. È un contemplare Cristo con gli occhi della Madre. Nessuno meglio di lei ha capito il mistero di Cristo!” [da Mariano Magrassi, Maria stella del nostro cammino].

Illuminante l’insegnamento di papa Giovanni Paolo II: “Recitare il Rosario significa mettersi alla scuola di Maria ed apprendere da lei, Madre e discepola del Cristo, come vivere in profondità ed in pienezza le esigenze della fede cristiana. Ella fu la prima credente e, della vita ecclesiale, ella nel Cenacolo fu centro di unità e carità tra i primi discepoli del suo Figlio. Nella recita del Santo Rosario non si tratta tanto di ripetere delle formule, quanto piuttosto di entrare in colloquio confidenziale con Maria, di parlarle, di manifestarle le speranze, di confidarle le pene, di aprirle il cuore, di dichiararle la propria disponibilità nell’accettare i disegni di Dio, di prometterle fedeltà in ogni circostanza, soprattutto in quelle più difficili e dolorose, sicuri della sua protezione, e convinti che ella ci otterrà dal suo Figlio tutte le grazie necessarie alla nostra salvezza. Recitando il Santo Rosario, infatti, noi contempliamo il Cristo da una prospettiva privilegiata, cioè da quella stessa di Maria, sua Madre; meditiamo cioè i misteri della vita, della passione e della risurrezione del Signore con gli occhi e col cuore di colei che fu più vicina a suo Figlio. Siamo assidui alla recita del Rosario sia nella comunità ecclesiale, sia nell’intimità delle nostre famiglie: esso, sulla scia delle ripetute invocazioni, unirà i cuori, riaccenderà il focolare domestico, fortificherà la nostra speranza e otterrà a tutti la pace e la gioia del Cristo nato, morto e risorto per noi” (2 ottobre 1988).

Un invito, quello del Sommo Pontefice, che noi cattolici non dobbiamo lasciar cadere.

Il Papa e il Rosario

“Preghiera per la pace, il Rosario è anche, da sempre, preghiera della famiglia e per la famiglia. Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera”. (Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae)

di Vincenzo Sansonetti – Il Timone

Il transumanesimo e la Chiesa

transhuman1Per qualcuno il termine transumanesimo non significa nulla. Eppure sta dilagando. Perlomeno negli Stati Uniti. Alcuni film che si ispirano a quella filosofia: Matrix, Ai – artificial intelligence (intelligenza artificiale); Iron Man, Blade runner, Avatar. Film di successo, che non possono non aver lasciato un segno nelle coscienze. Ce ne parla il professor Robert Gahl, americano del Wisconsin, ingegnere, filosofo e teologo, che insegna Etica fondamentale all’università’ Pontificia della Santa Croce di Roma. Cos’è il transumanesimo? Gahl: La parola vuol dire qualcosa di diverso o oltre l’umano. E questo è un concetto anticristiano. Non può esistere l’oltreumano nella storia. L’’uomo non può diventare qualcos’altro. Perche’ il punto di riferimento stabile nel tempo e’ Gesù, uomo perfetto, ieri oggi e domani. Perché pensa che sia impossibile arrivare un giorno a un qualcosa che supera l’’uomo, a un’immortalità materiale, nel senso di vivere nella storia per sempre? Gahl: Non si può abbandonare il concetto di umanità e pensare a qualcosa di diverso. Per la nostra natura noi siamo autotrasformabili, in quanto esseri spirituali, a immagine di Dio, potenziati dalla ragione. Mentre la natura umana resta uguale, c’è l’evoluzione biologica. Non la trasformazione della specie. I cambiamenti sono accidentali, non sostanziali. Possiamo modificare noi stessi, il contesto sociale, acquisire nuove abilità, come andare in bicicletta. Ma restiamo uomini. Utilizziamo nuovi strumenti, nuovi linguaggi, alteriamo la costituzione genetica (si fa anche senza volerlo fare). Si riferisce all’eugenetica? Gahl: L’eugenetica è negativa perché prevede l’eliminazione dell’essere umano (l’omicidio dei down, disabili, handicappati.). Quindi la tecnologia può essere positiva o negativa a seconda del fine? Gahl: Acquisiamo aspetti nuovi di conoscenza, nuove tecnologie, per migliorare gli esseri umani. E queste novità sono usate bene o male.

Quando sono usate bene?
Gahl: Quando si applicano le regole morali di rispetto della persona, che è libera e deve essere amata per se stessa. E quindi non deve essere strumentalizzata per altri fini.
E male?
Gahl: Appunto quando si sfruttano le persone, si utilizzano per altri fini.
Se invece si aiutano è per il loro bene. Un esempio di transumanesimo?
Gahl: I replicanti di Blade Runner sono transumani, superano l’umanità, hanno prestazioni migliori, eppure sono schiavi, che poi si ribellano… E il film si chiede: cos’è l’essere umano? La risposta del film è positiva: è uomo chi è capace di amore, di libertà e di rispetto per gli altri.

Il bene del progresso scientifico? Gahl: È quando si tratta ognuno come se fosse fine a se stesso. Se si eliminano o sfruttano o manipolano le persone (aborti, omicidi, strumentalizzazioni per gli esperimenti) il progresso è cattivo. Se serve per aiutarle è positivo.

Qualche esempio negativo e positivo del transumanesimo? Gahl: Oggi va di moda il neuro enhancement, un tipo di sviluppo per aumentare la funzione neuronale, il cervello. E cosa c’è di negativo a potenziare il cervello? Gahl: E’ positivo per esempio in alcuni campi della medicina, per stimolare il nervo ottico. Ma se si utilizza per manipolare la persona, va contro la morale. Per esempio le macchine create per provocare sensazioni sessuali perverse, fuori dal rapporto d’amore, provocano disordini, con un abbassamento narcisistico. Creano una realtà virtuale che sostituisce la relazione.

Altri meccanismi perversi di manipolazione della neuro enhancement? Gahl: Ci sono dei farmaci in laboratorio che consentirebbero di lavorare anche 40 ore senza aver bisogno di dormire, per esempio per i piloti di aerei. Il problema è: come sarebbe applicato? Come fanno i test per verificare che non ci siano degli effetti collaterali e qual è il risultato complessivo sull’organismo umano e sulla qualità di vita personale? Se potessi scegliere, se fossi ugualmente riposato dormendo un po’’ meno, posso dedicare più tempo alla famiglia. Il rischio è: chi somministra i farmaci e perché? Il datore di lavoro? È fondamentale il rispetto della persona e della sua libertà di scelta.

Un po’ come per il doping? Gahl: Il doping sportivo è una specie di enhancement per migliorare le prestazioni. Ma a che costo? È molto diffuso nello sport liceale negli Usa, perché non ci sono rigorosi controlli antidoping. Il ragionamento è: avrò successo, entrerò in una buona squadra. Se il contesto obbliga, lede la libertà. Inoltre ci sono degli effetti collaterali molto pericolosi.

Qual è la sua posizione? Gahl: Non è bene obbligare le persone a fare esperimenti su se stessi. Il transumanesimo ha dei rischi. È necessario rispettare la libertà. Il criterio fondamentale è rispettare e voler bene. La persona è fine a se stessa, e non strumento per altro.

Altro settore del transumanesimo è il cyborg e la robotica. Che ne pensa? Gahl: Bene il cyborg che salva la vita come il pacemaker per il cuore. O i robot che evitano di fare cose ripetitive e liberano l’uomo per attività più creative. Ma il robot – lo stanno facendo in Giappone – specializzato per celebrare le nozze o per accogliere i clienti in albergo elimina la relazione e crea un mondo virtuale in cui l’uomo interagisce con machine invece di relazionarsi con altre persone. L’accoglienza deve essere, perlomeno in parte, umana e questa parte non può essere sostituita. Avere un’interfaccia con la macchina che sostituisce ogni contatto umano è contro la nostra dignità. Ho bisogno di relazionarmi.

La posizione della Chiesa? Gahl: La Chiesa spinge per il progresso scientifico, per le scoperte volte a beneficiare l’uomo, migliorarlo, potenziarlo. Ma è contraria alla manipolazione dell’uomo, agli esperimenti sull’uomo, perché contro la libertà e la dignità.

Altro aspetto del transumanesimo è il ricercare l’immortalità?
Gahl: I transumanisti anticristiani materialisti – soprattutto americani e inglesi – cercano l’immortalità sulla terra, allungare la vita per sempre, essere perdurevoli. La speranza materialista è quella di vivere per sempre. Ma non è una vita migliore, con una visione beatifica di Dio.

La risposta del Papa? Gahl: Bisogna recuperare l’aspirazione al cielo, anziché allungare la vita per sempre. L’ha detto ai luterani nel Kirchentag, la Giornata ecumenica delle Chiese in Germania: ciò che l’uomo più profondamente desidera è l’amicizia, la felicità, l’amore. Non da soli, ma con un altro. Ciò dipende dal dono. C’è quindi la necessità di un Salvatore. Solo con il Salvatore si può raggiungere il Cielo.

Il mito dell’eterna giovinezza non è mai morto? Gahl: C’era già nell’antichità. La fonte dell’eterna giovinezza è una sorta di transumanesimo antico. Il suo messaggio di felicità a transumanisti e non? Gahl: La famiglia al primo posto: contro qualsiasi tentativo di manipolare la nascita dei bambini (eugenetica) per migliorare la specie umana. È una violazione alla libertà di amore tra i genitori. L’affetto sperimentato in famiglia – che è l’amore incondizionato – anticipa la felicità del Cielo: è qui che troviamo la gioia attraverso la vita vissuta per gli altri.
Intervista al prof. Robert Gahl, docente di Etica fondamentale alla Santa Croce
di Marialuisa Viglione

Mons. Hoser: Tutto indica che le apparizioni saranno riconosciute

Stanno facendo il giro del mondo le affermazioni di Mons. Henryk Hoser – l’arcivescovo polacco nominato da Papa Francesco per studiare la situazione pastorale sul “fenomeno Medjugorje” – rivelate durante un’intervista all’agenzia di stampa polacca  KAI e riprese da moltissimi organi di stampa (https://cruxnow.com/global-church/2017/08/19/vatican-delegate-every-indication-medjugorje-will-recognized-perhaps-later-year/ http://www.total-croatia-news.com/lifestyle/21339-papal-envoy-medjugorje-apparitions-could-be-recognized-this-year e http://www.rp.pl/Kosciol/170819142-Abp-Hoser-Wszystko-wskazuje-na-to-ze-objawienia-w-Medjugorje-beda-uznane.html).

“Tutto indica che le apparizioni saranno riconosciute – ha  detto mons. Hoser – forse già quest’anno. Non dimentichiamo che la Congregazione per la Dottrina della Fede sta lavorando. Difficilmente ci potrà essere una decisione diversa, perché è impossibile che sei veggenti abbiano mentito per 36 anni. Sono stati accuratamente visitati da specialisti, psichiatri e psicologi. Non c’è alcuna malattia”.

Sulle critiche fatte da qualcuno circa i troppi messaggi che la Madonna – giudicata troppo “chiacchierona” – avrebbe dato e il numero delle volte che sarebbe apparsa (oltre 40mila secondo la diocesi di Mostar, da cui dipende Medjugorje), mons Hoser ha risposto: “Anche santa Faustina Kowalska ha parlato quotidianamente con Gesù per un certo numero di anni. Non dovrebbe essere un problema”.

Mons. Hoser ha detto anche che la sua relazione su Medjugorje si è conclusa “positivamente”. “Credo – ha detto – che tutto stia andando nella giusta direzione (del riconoscimento). La mia missione non aveva il compito di chiudere il caso Medjugorje, ma soltanto di valutare la pastorale locale e verificare l’adesione del fenomeno con gli insegnamenti della Chiesa”.

Attendiamo quindi fiduciosi nella Chiesa e nella sua prudenza.

Maria nell’islam e nel cristianesimo

Madonna con bambino“L’Egitto e’ la culla della religione, il simbolo della maesta’ delle
religioni monoteistiche. Sul suo suolo e’ cresciuto Mosè, qui gli si e’
manifestata la luce divina e qui Mose’ ha ricevuto il messaggio sul Sinai.
Sul suo suolo gli egiziani hanno accolto Nostra Signora la Vergine Maria e  suo figlio e sono morti martiri a migliaia per difendere la Chiesa del  Signore il Messia.”

Quanto appena citato non è un estratto di un testo di  storia né di storia delle religioni, bensì un estratto dal preambolo della  nuova costituzione egiziana. Subito dopo si fa ovviamente cenno alla venuta  dell’islam, ma il riferimento alla Vergine Maria non può che stupire e fare  riflettere sulla centralità della madre di Gesù nell’islam. Di fatto Maria dovrebbe diventare, e vedremo per quali ragioni, il vero punto di incontro  tra islam e cristianesimo.
In primo luogo, Maria è l’unica donna a cui il Corano dedica una sura, la  XIX, ed il suo nome nel testo sacro dell’islam è citato ben 34 volte.

Maria viene consacrata a Dio dalla madre Anna: “O Signore, io voto a te ciò che è  nel mio seno, sarà libero dal mondo e dato a Te ! Accetta da me questo dono,  giacché Tu sei Colui che ascolta e conosce”. E’ così che nasce diversa dalle  altre donne e vergine: “L’ho chiamata Maria e la metto sotto la tua  protezione, lei e la sua progenie, contro Satana… E il Signore l’accettò,  d’accettazione buona, e la fecegermogliare, di germoglio buono”  (III,35-37).

La verginità di Maria, nel Corano e nell’islam, è la condizione essenziale affinché potesse essere la donna tramite la quale Dio avrebbe dato agli uomini un segno particolare. Solo la purezza della verginità poteva consentirle di essere il ricettacolo dello Spirito di Dio, tramite il quale  avrebbe generato Gesù: “E quando gli angeli dissero a Maria: “O Maria! In verità Dio t’ha prescelta e t’ha purificata e t’ha eletta su tutte le donne del creato. O Maria, sii devota al tuo Signore, prostrati e adora con chi adora!” (III, 42); “Come potrò avere un figlio, rispose Maria, se nessun uomo m’ha toccata mai, e non sono una donna cattiva?” (XIX, 20); “E Maria figlia di Imran, che si conservò vergine, sì che noi insufflammo in lei del Nostro Spirito, e che credette alle parole del Suo Signore, e nei Suoi libri, e fu una delle donne devote” (LXVI, 12).

Non mancano comunque le differenze, infatti Maria non è, come per la cristianità, “madre di Dio”, non accettando l’islam la divinità di Cristo. L’islam non crede nell’immacolata concezione poiché non contempla il peccato originale. Il dolore del parto sarà il dolore simbolico di Maria, che soffrirà ancora di più quando si renderà conto che dovrà offrire il figlio agli uomini che lo perseguiteranno: “ Oh fossi morta prima, oh fossi una cosa dimenticata e obliata” (XIX, 23). Maria urla la propria sofferenza, che è frutto del suo amore, fonte di vita, che si manifesterà anche concretamente, per dare agli uomini la prova tangibile della sua grande forza.

Dai piedi di Maria zampillerà una fonte d’acqua purissima e l’albero secco e morto riprenderà vigore e tornerà a dare datteri maturi (XIX, 23-25). Nell’islam Maria è comunque il modello da seguire per la sua purezza e per la sua fede: “E Dio propone ad esempio, per coloro che credono, Maria, che si conservò vergine,.. sì che Noi insufflammo in Lei il Nostro Spirito; Maria che credette alla parole del suo Signore e dei Suoi Libri e fu una donna devota.” (LXVI, 11-12) Maria è la devota, perché costantemente in preghiera, perché ogni suo atto o gesto che compie si trasforma in preghiera; Maria è libera, unico esempio nel Corano della perfetta libertà, libera da ogni impurità, da ogni dubbio, da ogni riferimento terreno.

Quando gli angeli dissero: “O Maria, Dio ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro, uno dei più vicini. Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti”. Lei rispose: “Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata ?” Dissero: “E’ così che Dio crea ciò che vuole: quando decide una cosa dice solo “Sii” ed essa è”. E Dio gli insegnerà il Libro e la saggezza, la Torah e l’Evangelo.

E (ne farà) un messaggero per i figli di Israele (che dirà loro): “In verità vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e, con il permesso di Dio, diventa un uccello. E per volontà di Dio guarisco il cieco nato e il lebbroso e resuscito il morto” (III, 45- 49). Maria non è solo il personaggio biblico che viene meno “islamicizzato” dal Corano, ma il culto di Maria è molto diffuso nel mondo islamico. In Egitto, ad esempio, esistono una decina di santuari mariani, edificati nei luoghi dove si ritiene abbiano sostato Gesù, Maria e Giuseppe durante la loro fuga dalla Terra santa, e dove annualmente si recano in pellegrinaggio cristiani e musulmani.

Non solo, ma nel 1968 in Egitto presso la chiesa della Vergine Maria a Zeitoun è apparsa la Madonna trasformando il luogo in meta di pellegrinaggio per cristiani e musulmani. Dal 1982 anche in Siria presso il quartiere damasceno di Soufanieh appare la Madonna. Molte donne iraniane si recano ogni anno al santuario della Madonna di Fatima in Portogallo, poiché Fatima è il nome della figlia di Maometto e moglie di Ali, primo imam degli sciiti. In Libano, a Harissa, ai piedi della maestosa statua di Nostra Signora del Libano si incontrano non solo pellegrini, ma soprattutto giovani coppie musulmane e cristiane che si recano a consacrare il loro amore innanzi alla Madonna.

In Turchia, la casa della Vergine Maria, nei pressi di Efeso, viene visitata ogni anno da cristiani e musulmani. Nel giugno 2008 per la prima volta tre donne musulmane, tutte e tre di origine marocchina, Malika El Hazzazi, Dounia Ettaib e Rachida Kharraz hanno partecipato al pellegrinaggio mariano Macerata-Loreto. In questo contesto il richiamo alla Vergine Maria in seno al preambolo della nuova costituzione egiziana va letto non solo come un richiamo alla tradizione spirituale in terra d’Egitto, ma soprattutto come un ennesimo segnale che indica una via, corretta e obiettiva, per il dialogo: il cammino di Maria, che pur nelle differenze è la figura spirituale che unisce, senza se e senza ma, cristiani e musulmani.

Non a caso “Il cammino di Maria”, in arabo “Darb Maryam”, è la denominazione scelta da un’associazione libanese, costituita prevalentemente da donne, impegnata nel miglioramento dei rapporti tra cristiani e musulmani. Uno dei membri fondatori del gruppo ha precisato che la scelta del cammino della Vergine Maria è dovuta al fatto che si tratta di una via condivisa da cristiani e musulmani e che unisce le donne in quanto madri che cercano e desiderano la pace per i propri figli.

D’altronde, come ebbe modo di dichiarare il compianto Mario Scialoja, ex ambasciatore convertitosi all’islam diventato poi presidente della Lega mondiale islamica in Italia: “La storia dell’annunciazione dell’angelo nel Corano è riportata in termini identici alla dottrina cristiana ed è allo stesso modo riconosciuta la verginità di Maria. La figura di Maria è vista come la Madre Vergine del più grande profeta e come la migliore delle donne”.

La Vergine Maria può essere a ragione considerato l’unico personaggio comune a cristianesimo e islam verso il quale i credenti si rivolgono fiduciosi in quanto madre che ha sofferto e affrontato con coraggio la morte del proprio figlio e che, proprio come nel caso della associazione libanese, potrebbe diventare il modello da proporre e da seguire per avvicinare le madri cristiane e musulmane e favorire finalmente una integrazione vera ed efficace e un dialogo dal basso sotto l’egida e la guida della Madre per eccellenza. Di Valentina Colombo  Zenit

La Preghiera e la Decisione

preghiera1Non è affatto facile decidersi immediatamente per Dio. E’ necessaria prima una vera e propria risurrezione del libero arbitrio, imprigionato e pietrificato nel male. La grazia di Dio mi illumina sullo stato di perdizione in cui mi trovo. E’ come se fossi precipitato in un abisso dal quale non sono più in grado di uscire. L’unica cosa che posso compiere, sia pure sotto l’impulso della grazia preveniente, è l’invocazione a Dio, perché venga in mio aiuto:” Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera “( Salmo, 129/130,1). La preghiera di supplica, piena di fiducia e di umile insistenza, è la prima risposta di un cuore toccato dalla grazia.

Nella preghiera maturano le decisioni da prendere. Uscire dal male è l’impresa più faticosa che esista. Molti iniziano, ma quanti continuano?

Quante volte anche tu hai meditato di prendere delle decisioni, ma poi hai rinunciato! Oppure, dopo averle prese, ti sei lasciato risucchiare nella vita di prima. La ragione è da ricercare nella estrema debolezza del libero arbitrio reso schiavo dal peccato: pur vedendo il bene da compiere, non ha la forza intima di autodeterminarsi. Vorrebbe decidersi per il bene, ma non ci riesce. Cosa fare? Il demone dello scoraggiamento è pronto ad assalirti, per toglierti ogni speranza di riscatto. In questa situazione occorre difendere ad oltranza la trincea della preghiera. In essa ti rafforzi e vedi con chiarezza i primi piccoli passi da compiere. Il libero arbitrio che risorge è come un bimbo che compie i primi passi. Ha bisogno di essere sorretto dalla preghiera continua e da un’eroica umiltà che gli fa accettare tutte le possibili debolezze, rialzandosi prontamente in piedi a ogni caduta.

 

Bisogna tener fissa l’attenzione sul nostro libero arbitrio, perché è il centro focale di tutto il processo di conversione. Nella preghiera davanti a Dio devi prendere delle decisioni sia pure piccole, che ti facciano fare un passo avanti nella lotta contro il peccato. Devi decidere di fare delle rinunce, oppure alcuni atti di riparazione, o tagliare dei legami, ognuno secondo le condizioni in cui si trova. Senza l’azione della volontà che ripudia il male e decide passi concreti sulla via del bene, la conversione non va avanti. Ci sono alcuni che vivono in una sorta di – velleità – inconcludente, per cui, pur desiderando convertirsi, in realtà rimangono sempre impantanati nel medesimo posto.

Eppure pregano, visitano santuari, chiedono consigli, moltiplicano le pratiche religiose, ma il cambiamento di vita non decolla. Per quale motivo ?

Il motivo consiste nel fatto che il processo di conversione si mette in moto solo nel momento in cui, con tutto lo sforzo che può costare – e a volte è una fatica che fa sudare sangue – decido di rinunciare al peccato e a tagliare alcuni legami concreti con il male. Se ad esempio ti stai drogando, devi nella preghiera arrivare alla decisione ferma di non prendere più la droga e di non frequentare persone e ambienti che ti mettono nell’occasione di drogarti. Certo, non sarà facile deciderlo e quand’anche l’avessi fatto, non è detto che riuscirai subito a conseguire gli obbiettivi che ti sei prefissato di raggiungere. Non fa nulla, ricominciando continuamente da capo il tuo combattimento, la volontà si rafforza nella lotta, finché le cadute diverranno sempre più rare, per poi scomparire del tutto.

Il maligno sa che se decidi nella preghiera di cambiare vita, per lui si fa molto concreto il pericolo di perdere un’anima che ormai considera sua.

Per questo cerca in ogni modo di far rimandare il momento della decisione. Prima ti terrorizza con le difficoltà della strada da percorrere. Ti mostra le – delizie – del peccato, insinuando che non potrai mai vivere senza di esse. Quindi ti presenta la via di Dio che vorresti intraprendere come difficile, impraticabile, perfino impossibile. Ma se ti vede ugualmente deciso a cambiare vita, ecco che ti suggerisce di aspettare domani, non precipitare le cose, rifletterci sopra un momento. Guai a te se cadi nella trappola del rimandare. La decisione di cambiare vita va presa subito nel preciso istante che ti è richiesta dalla grazia e va concretizzata immediatamente in passi che sono alla tua portata e che hanno come loro sbocco naturale il sacramento della riconciliazione.

(..) Prima che possa rafforzarti sulla via del bene, il maligno prepara un assalto come forse mai avevi subito prima, con l’intenzione di riconquistare la fortezza del tuo cuore. (.) Che fare in questa situazione? Occorre resistere. La tentazione ha sempre un tempo e un’intensità oltre le quali il maligno non può andare perché Dio non glielo permette. Quando il vento infuria, è inutile cercare di procedere a viso aperto. Occorre cercare un riparo e attendere. Mentre imperversa la tentazione è necessario raccogliersi nella fede e nella preghiera cercando riparo presso il cuore di Gesù. Satana si avvicinerà con i suoi terrori, le sue paure e le sue seduzioni. Soffierà sulle passioni sanguinanti, ti spaventerà con le sue suggestioni, ti presenterà tutto il suo repertorio di false luci, con le quali ti aveva già sedotto in passato. (.) Quando il maligno cercherà di suggestionarti e di convincerti che non riuscirai a resistere a lungo senza soddisfare le tue passioni, cerca di ricordare come ti sei trovato in passato tutte le volte che satana ti aveva detto la medesima cosa. Non è forse vero che ti sei sentito ingannato e che ogni peccato a cui avevi acconsentito ti aveva lasciato l’amaro in bocca?

Raccogliti perciò in preghiera umile e incessante, e pronuncia sempre più intensamente e profondamente il tuo – rinuncio- !. (.) Inaspettatamente la bufera si placa e ti rendi conto di essere liberato da una grande impostura (.). Svanito l’assalto demoniaco, sei di nuovo avvolto dalla luce di Dio e dal suo amore. A questa vittoria ne seguiranno altre (..).

Non sarà una lotta facile. Chissà quante volte dovrai accostarti al sacramento del perdono con cuore umile e determinato, finché la tua volontà non sarà abbastanza fortificata e salda nel bene.

Non mancheranno le sconfitte, gli scoraggiamenti, la voglia di gettare la spugna e di cedere all’implacabile tentatore. Non arrenderti! Ne va della tua salvezza eterna e anche della tua vita qui sulla terra!.

Riprendi ogni giorno la lotta, con l’aiuto di Dio e il soccorso della Vergine Maria, rifugio dei peccatori. Arriveranno le prime vittorie e Dio ti farà gustare la gioia della sua presenza nel tuo cuore. Potrà ancora accadere che un assalto improvviso ti riporti in una situazione di grande pericolo e perfino di caduta: ma se avrai l’umiltà di accostarti ogni volta al confessionale per riacquistare la grazia di Dio con fermo proposito di non peccare più, il primo e più importante tratto di strada sulla via della santità e della salvezza eterna è stato percorso.

(.) Questo impegno esige una vigilanza quotidiana che dovrà accompagnarti per tutta la vita (.), la crescita nella virtù sarà il tuo impegno quotidiano fino al momento del tuo incontro finale con Cristo.

Padre Livio Fanzaga