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4 luoghi comuni sul velo islamico

Il velo fa discutere, divide gli animi, suscita interrogativi. Molti pronunciamenti appaiono ispirati più da motivi ideologici, politici o pseudo-religiosi. Almeno quattro sono i luoghi comuni dell’islamically correct con cui fare i conti.

1. Il velo, si dice, e’ parte integrante della religione e della cultura del mondo musulmano. Non e’ così: non c’è un solo testo religioso che faccia del velo un pilastro dell’islam. L’imposizione del velo obbedisce ad una visione gerarchica e patriarcale della società islamica, che ruota intorno alla figura dell’uomo padre e padrone. La riprova è che le donne lo indossano quando questa visione diviene dominante, se ne liberano non appena il dominio si indebolisce o si allenta. In Tunisia, Marocco, Giordania, l’uso del velo comincia ad essere scoraggiato e messo in discussione. È qualcosa che dovrebbe far riflettere i sostenitori di casa nostra.

2. Il velo, si sostiene, è un simbolo di pudore e di modestia delle donne musulmane. Al contrario, e’ l’esibizione di un messaggio politico e di potere. È il pubblico sigillo della sottomissione della donna alle l leggi e alle tradizioni più aberranti. La donna col velo è colei che può essere lapidata se commette adulterio, non può uscire di casa senza il permesso del marito, deve accettare maltrattamenti e violenze se mette il rossetto o frequenta un occidentale, subire l’infibulazione o la poligamia, essere costretta a sposare a 12 anni un uomo che non ha mai visto.

3. Le immigrate, si dice ancora, portano il velo per una libera scelta. Nella stragrande maggioranza dei casi, esse arrivano in Europa senza il velo. Sono costrette a indossarlo per ordine di mariti, padri e fratelli istigati e appoggiati dai predicatori di alcune moschee. Anche perché non è solo un’insegna di potere, è uno strumento di controllo. Ha il compito di isolare le donne delle comunità, impedire che entrino in relazione con la società, tenere lontano «l’altro», il nemico, il rivale, l’infedele. Il velo dice alle donne: restate chiuse nelle vostre case e siate ciò che dovete essere, fabbriche di figli, senza volontà e senza diritti. Se parlate con le immigrate comuni, le immigrate della porta accanto, è questo che vi diranno.

4. Proibire l’uso del velo nelle scuole e nei luoghi di lavoro è un atto di prepotenza che incoraggia lo scontro di civiltà. In realtà, misure come queste vanno nella direzione opposta: tendono una mano alla parte più viva e avanzata delle comunità musulmane. In Francia dall’anno scorso c’è una legge che vieta l’uso del velo nelle scuole pubbliche. Dopo le proteste scatenate dai fondamentalisti nei primi tempi, i sondaggi dicono che la stragrande maggioranza delle allieve e delle donne delle comunità si sono apertamente schierate a favore della legge. Ora ci sentiamo più libere, confessano: più libere di parlare, di vivere, di essere noi stesse. Detto questo, e’ evidente che il problema è innanzitutto culturale, e si affronta con un dibattito ampio ed aperto. Più che perdersi in dibattiti politicamente corretti sulle proibizioni, è molto più utile e realistico difendere il diritto delle donne a non indossarlo.

Riassumendo: l’imposizione del velo rivela una concezione del mondo che non vela soltanto la donna ma anche l’uomo, la società, la mente. Che mortifica la sua parte migliore, la sua storia di civiltà e di creatività. Ogni immigrata che rinuncia al velo non lo fa perché sceglie l’Occidente corrotto. Lo fa perché sceglie e ama il vero islam, non la sua copia deforme. È da riflessioni come queste che dovremmo partire quando affrontiamo una questione così importante per il futuro dell’integrazione. Chi oggi in Italia applaude al velo e ne fa solo un problema di centimetri di pelle da scoprire, mostra purtroppo di non averlo ancora compreso.

Souad Sbai (attivista marocchina) – Avvenire

Sentirsi irrequieti, desiderare di essere altrove

Da tutta la vita mi prende certe mattine una irrequietezza, come la necessità assoluta di andare in un luogo diverso da quello in cui mi trovo. Si impadronisce di me l’idea che, se fossi in quella data città, o se vedessi il mare, sarei felice: e che quell’accidia, quella malinconia che ho sempre addosso se ne andrebbero, se fossi altrove.

Tante volte, fin da quando ero ragazza, ho ubbidito a questo istinto di partire, da sola, sospinta dall’idea che “laggiù” sarebbe stato diverso, oppure, addirittura, sarei stata diversa io. E sono partita per le Dolomiti, assaporando i chilometri sull’autostrada, e la pianura che da Verona si stringe nella valle del Brennero: e il verde denso dell’Adige mi pareva già promettere quell’altro mondo, in cui sarei stata felice. E il profilarsi delle prime vette, nella foschia dell’orizzonte, con più forza mi assicurava che lassù sarebbe stato diverso, e mi sarei sentita in pace.

Oppure andavo in una città grande come Londra, e nelle prime ore la maestosità severa del Tamigi, la vitalità intensa di Piccadilly Circus mi incantavano, tanto che mi dicevo: ecco, vedi, qui è diverso. Eppure ogni volta, dopo una breve contentezza, mi sono sentita smarrita: “No, non è qui”. E quante volte sono tornata e sono ripartita – il viaggio, in questi pellegrinaggi, era sempre la cosa più bella, carico di speranza com’era – per altre mete, in auto, gustando i paesaggi che cambiavano, nella illusione di stare andando finalmente dove mi sarei liberata della mia irrequietezza. E sempre no, invece, ogni volta, delusa, “no, nemmeno qui”.

 

Ormai mi rifiuto di dare retta a questa ingannevole sirena, che tuttavia mi tenta ancora. Se vado a prendere un figlio che arriva a Malpensa mi soffermo a leggere il tabellone delle partenze: Londra, Palermo, Istanbul… E di nuovo mi convinco che sì, forse, in un altrove lontano sarebbe diverso, e, finalmente, sarei un’altra io. L’ultima volta che ci sono cascata, sono tornata a Parigi. Ma, passata l’ebbrezza delle prime ore, mi sono accorta che fra i viali superbi e i palazzi sontuosi, no, non ero lieta neanche lì. E allora, rintanandomi anzitempo in una camera d’albergo, non ho potuto non domandarmi quale sia davvero l’altrove che domando.

Forse non è un luogo dello spazio, ma del tempo? La nostalgia di una prima infanzia, di cui non ho il ricordo? O che sia la memoria di una origine, di un “prima” da cui veniamo, di quel pensiero di Dio in cui, prima di venire al mondo, abitavamo? Ma, “instabilitas loci”, così san Tommaso, ho scoperto, chiamava la sindrome che ho addosso, e la considerava segno di un disordine interiore. E della stessa malattia, ho scoperto, parlano gli antichi, Seneca, e Orazio, tutti testimoniando l’illusione di questo continuo partire. Descrivono precisamente ciò che provo, ma non dicono come se ne guarisce. Forse allora, mi dico, questa irrequietezza me la devo tenere: come un compito, come una spina che non mi lascia tranquilla. Come un segreto da decrittare; o come una domanda, da avanzare, mendicante – la mano tesa e vuota.

Piccola guida agli assegni per la nascita di un figlio

bambino_salvadanaio_Gli assegni alla nascita di un figlio spettano in generale a cittadine italiane, comunitarie o non comunitarie (con regolare carta o permesso di soggiorno) residenti in Italia al momento del parto.
In questa pagina, le risposte essenziali a tre domande:
1 – Quali sono le condizioni per averli?
2 – A chi bisogna fare la domanda e quando?
3 – Di quale entità sono gli assegni?

Assegno di maternità dello Stato [1]
Può richiederlo la madre lavoratrice o con almeno 3 mesi di contribuzione tra i 18 e i 9 mesi prima del parto (lavoro subordinato, parasubordinato, autonomo). [1] Bisogna fare la domanda all’INPS entro sei mesi dalla nascita. Sarà erogato entro 120 giorni dalla data della domanda. [1] L’ammontare della misura intera è di circa 1.900 euro.

Assegno di maternità dei Comuni (erogato dall’INPS) [1]
La madre ne ha diritto in presenza di determinati requisiti di reddito e patrimonio (indicatore ISEE). Non è cumulabile con altri trattamenti previdenziali. La domanda deve essere presentata al Comune di residenza entro 6 mesi dalla nascita del bambino. [1] L’ importo complessivo è di circa 1.545 euro.

Assegno per nucleo familiare con tre figli minori (erogato dall’INPS in due rate semestrali) [1]
Ne hanno diritto le famiglie con almeno 3 figli minori e con redditi e patrimonio limitati (verifica valore ISEE). [1] La domanda deve essere presentata al Comune di residenza entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello per il quale si chiede l’assegno. L’importo è di 141 euro mensili per 13 mensilità annue, e se ne ha diritto fino a quando il nucleo ha tre figli in minore età.

Assegno di natalità (Bonus Bebè)
È previsto per ogni bambino nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 se l’ISEE del genitore richiedente è inferiore ai 25.000 euro. L’importo dell’assegno è raddoppiato se l’ISEE è inferiore ai 7.000 euro. [1] La domanda deve essere presentata telematicamente all’INPS entro 90 giorni dalla nascita o dall’adozione (altrimenti si perdono delle mensilità). [1] L’assegno consiste in 80 euro al mese dal mese di nascita fino al compimento del terzo anno di età o dal mese di ingresso nel nucleo familiare se il bimbo è adottato. La cifra è raddoppiata (160 euro) se l’ISEE è inferiore a 7.000 euro

Premio alla nascita (800 euro)
Il premio alla nascita di 800 euro (bonus mamma domani) viene corrisposto dall’INPS per la nascita o l’adozione di un minore, a partire dal 1° gennaio 2017, su domanda della futura madre al compimento del settimo mese di gravidanza (inizio dell’ottavo mese di gravidanza) o alla nascita, adozione o affido.

 

Corso gratuito per volontari contro lo sfruttamento della prostituzione

volto nigeriana

CORSO GRATUITO

CONTRO LO SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE:
UNITA’ DI STRADA, PREVENZIONE, SOSTEGNO ALLE VITTIME e REINSERIMENTO
(prevalentemente 
per volontari dai 18 ai 30 anni)

QUANDO:   mercoledì 20 settembre (1 incontro) –
venerdì 22 settembre (2 incontro)
mercoledì 27 settembre (3 incontro)
dalle 20.00 alle 23

DOVE: Torino presso il Centro Servizi VOL.TO. (2 piano)
a Torino in V.Giolitti 21
(piazza Valdo Fusi a 5 minuti da Piazza San Carlo)
ISCRIZIONI E INFORMAZIONI: info@amicidilazzaro.it
tel. 3404817498  www.amicidilazzaro.it

ARGOMENTI DEL CORSO:
Introduzione al fenomeno della tratta delle persone a scopo sessuale. La prostituzione in Italia e all’estero.
I sexy shop, le case chiuse, le red-zone: i fallimenti della regolamentazione. Modalità diverse di prostituzione coatta: Nigeria-Est Europa-Brasile-Cina.
La legislazione sull’immigrazione e i percorsi di reinserimento. I servizi garantiti dal sistema italiano. Tecniche e problematiche del lavoro di strada.
L’atteggiamento del volontario. La religiosità nigeriana Wodoo-Juju
. I clienti, la sessualita’. Le problematiche dell’accoglienza e delle differenze culturali.
Le ricadute in strada dovute alla disperazione. I sostegni alle persone in difficolta’.
Il sexting e le forme di prostituzione semi volontaria. I retroscena: le violenze famigliari, la donna nelle culture, la vendita delle figlie a scopo sessuale.
Gli ideali e la proposta dell’associazione Amici di Lazzaro.

SCOPO DEL CORSO:
Il corso è rivolto alla formazione di nuovi volontari di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Negli incontri vengono forniti elementi di base sulla realtà della prostituzione e della tratta a scopo sessuale, approfondendo alcuni aspetti legati a varie attività dell’associazione. Il corso è tenuto dai responsabili delle varie unità di strada e da formatori esperti del settore.

LE OPPORTUNITA’ DI SERVIZIO VOLONTARIO CONTRO LA TRATTA:
1) unità in strada * di incontro con le vittime nigeriane  (* è necessario essere automuniti non perché si usino i propri mezzi ma perché il ritorno è a ora tarda dopo la mezzanotte)
2) sostegno alle ex vittime nel centro di ascolto (pacchi viveri, aiuto nella ricerca di lavoro e formazione, altri aiuti)
3) aiuto alle donne accolte in casa di accoglienza (solo per volontarie)
4) iniziative di prevenzione della tratta (via internet) e riduzione della domanda (incontri con i ragazzi nelle scuole superiori)
5) iniziative di aggregazione e spiritualità con ragazze uscite dalla tratta

L’ASSOCIAZIONE AMICI DI LAZZARO: L’associazione Amici di Lazzaro ha attive varie unità di strada che avvicinano le ragazze sfruttate, informandole delle opportunità di fuga, accoglienza e sui vari servizi offerti dalla rete di associazioni che si occupano della tratta e dello sfruttamento. Grazie a quest’attività di volontariato, decine di ragazze in questi anni hanno lasciato la strada e si sono reinserite nella società. L’associazione accoglie ragazze e donne in difficoltà, aiutandole a ritrovare una vita normale.

IL FENOMENO DELLA PROSTITUZIONE:
Nella sola provincia di Torino vi sono circa 900 donne che si prostituiscono di cui 750 vittime di sfruttamento. Di queste il 60% sono nigeriane, e il 20% rumene.
Gli Amici di Lazzaro dal 1997 hanno aiutato circa 350 donne a lasciare la strada. Attualmente seguono anche circa 80 ex vittime con difficoltà di reinserimento.
 

Non difendiamo il Burqa

burqa-2Quos Iuppiter perdere vult, dementat prius , coloro che vuole rovinare, il Dio li fa prima impazzire. Un Dio del genere deve essere particolarmente attivo presso il centro-sinistra, se adesso vogliamo regalare alle destre, perfino l’emancipazione delle donne.

Perché la “sinistra” molte volte  si è di fatto esibita in una allucinante difesa del diritto di indossare il burqa, contro le pretese della cultura occidentale che,negando tale “diritto”, prevaricherebbe sulla eguale dignità di una cultura “altra” Il burqa,naturalmente, vale come caso limite di ogni abbigliamento-simbolo di una condizione di inferiorità in cui segmenti non irrilevanti di culture “altre” tengono più che mai le donne.

Allora, sarà bene che a sinistra tutti si decidano ad affrontare il problema, rinunciando a sottigliezze da azzeccagarbugli (tipo:hijab, chador,niqab sono diversi dal burka, ecc). Tanto più che nel corso della discussione si è accennato ad una pratica mille volte più raccapricciante di qualsiasi burka, le mutilazioni sessuali delle bambine,crimine mostruoso per il quale una parte della sinistra ha rifiutato in parlamento inasprimenti di pena.

Le “ragioni” addotte sono sempre le stesse: sono pratiche che fanno parte della “loro” cultura. Spesso sono accettate volontariamente dalle donne, talvolta addirittura richieste. Chi siamo noi per vietarle? Siamo dei democratici. Dei “sinceri” democratici, come si diceva un tempo (il tempo della “doppiezza” togliattiana, purtroppo). Proviamo ad essere, sobriamente, dei democratici COERENTI.

La democrazia riconosce i diritti degli individui, non delle “culture”. Il voto per “testa”, non per “ordine”. Nè per famiglia, clan, etnia, congregazione, fede, cultura. E per parafrasare il vecchio Marx (dimenticato puntualmente proprio in ciٍ che sarebbe attuale), una “cultura” puٍ essere libera senza che siano liberi coloro che vi appartengono. Che è appunto quanto avviene nelle culture che privilegiano Dio, sangue e suolo sui diritti intrattabili di ogni singolo cittadino.

Compreso quel cittadino in formazione che è il minorenne, che ha diritto alle sue future libertà e alla educazione critica che le rende possibili, e dunque deve essere difeso dalla Repubblica anche rispetto a pretese illiberali della famiglia e relativa”cultura”.Ora, è verissimo che si può indossare il velo e diventare Benazir Bhutto, come ha ricordato da Giuliano Ferrara la giornalista algerina Nacera Benali, voce ragionevole e davvero laica.

Ma è altrettanto vero che per cominciare ad emancipare le donne dal dominio assoluto di padri, fratelli,mariti, la Turchia di Ataturk in molte circostanze lo proibisce. Ed è noto anche ai sassi che in Europa, tranne qualche eccezione, sempre possibile, la donna il velo lo subisce. Il velo è solo un simbolo, si dirà. Appunto.

I simboli sono le strutture dell’esistenza collettiva e individuale. Noi fingiamo di non sapere che un numero incredibile di violenze ogni giorno vengono commesse da padri, fratelli,mariti, contro le “loro” donne che vogliono vivere in modo “islamicamente scorretto”. Ce ne accorgiamo quando le botte finiscono in omicidio. Per il resto tolleriamo, vigliaccamente e ponziopilatescamente.

Di recente, la Cassazione ha giustificato i genitori che avevano recluso in casa la figlia. Il sequestro di persona, perché di questo si tratta, era a fin di bene. La ragazza minacciava infatti il suicidio, stanca delle angherie e delle botte quotidiane per desideri di vita troppo “occidentali”. Non risulta che Mastella abbia mandato ispettori, e neppure che associazioni di magistrati democratici si siano strappate le vesti, pur-troppo.

Un tempo essere di sinistra significava stare dalla parte degli oppressi. Tra un padre-padrone e la figlia costretta alla “sua” cultura, chi è l’oppressore e chi l’oppresso? E che l’oppressore sia a sua volta uno sfruttato ed emarginato non può diventare giustificazione della sua oppressione su chi è ancora più debole.
La sinistra dovrebbe perciٍò farsi campione di una politica di integrazione, non di una politica di multiculturalismo. Di sostegno ai diritti materiali degli immigrati (contratti regolari, case, sanità, ecc.) ma anche di politiche contrarie alla loro ghettizzazione.

Ad esempio, punendo i presidi che”casualmente” mettono tutti i figli di immigrati in una stessa classe, anziché contaminarle tutte col massimo di pluralismo etnico. Ma l’appoggio alla realizzazione di scuole islamiche va esattamente nella direzione opposta! Una politica di ghettizzazione integrale che la sinistra dovrebbe considerare scandalosa. Come la pretesa di qualsiasi scuola confessionale, sia chiaro. La scuola dovrebbe essere eguale per tutti, cioè pluralista e imbevuta di spirito critico, perché esclusivamente REPUBBLICANA.

Le culture sono spesso oppressive, e in ciٍo’ che hanno di oppressivo vanno combattute. Il padre-padrone che pretende di controllare cosa la moglie o la figlia chiedono al ginecologo non è tollerabile, cristiano o islamico o miscredente che sia. Troppi matrimoni sono ancora “combinati”, cioè imposti. Troppe prediche di imam giustificano i comportamenti oppressivi di padri e mariti, calpestando i principi di eguaglianza e libertà scritti nella nostra Costituzione.Se non sarà la sinistra a difendere libertà, laicità, legalità, sarà la destra a strumentalizzarle per vanificarle. E saremo stati sconfitti due volte.

La crociata di Suor Maria in Kenya contro le mutilazioni delle ragazze

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Sotto il tetto di lamiera azzurrina della casa pastorale, Elisabeth Kones si fa due conti e sospira: «Quanti anni ho? Vediamo, uhm… sono stata circoncisa nel 1961, quindi dovevo avere circa quattordici anni, allora. Ma non ne sono tanto sicura, i miei non mi hanno mai detto quando sono nata, non ne erano sicuri neanche loro, mi sa». Poi alza la testa con orgoglio, gli incisivi sgarrupati s’atteggiano a un sorriso: «Io però lo so quando sono nate le mie figlie: eccole lì, le vedi? E non sono circoncise, no: sono state le prime a entrare nel gruppo di sister Maria».
«Sister Maria», ovvero suor Maria de Los Angeles Vasquez, se ne sta un po’ sullo sfondo, coccolandosi con lo sguardo le sue «mamas» – Elisabeth e le altre donne del villaggio di Mulot che per prime l’hanno presa sul serio – e le loro ragazze ormai grandi, che per prime hanno evitato il rito di passaggio dei Kipsighis all’età adulta: il «Tumdo», la mutilazione degli organi genitali che qui fa di un’adolescente una donna rispettabile e da marito.

Ci ha pensato un bel po’ di anni, sister Maria, vivendo coi Kipsighis, spaccandosi la testa sulle tradizioni della tribù, e alla fine: «Beh, non è stata un’illuminazione, piuttosto un processo lento: ho capito che avevano bisogno di qualcosa per rimpiazzare il cerimoniale del Tumdo. E mi sono detta: perché non la Cresima?». Lo «scambio», alla fine, ha funzionato: dal1995 a oggi, sono almeno 300 le ragazze del «gruppo» scampate alla capanna dove le aspettava la «chemosiot», un’anziana del villaggio a metà strada tra mammana e fattucchiera, con una manciata di erbe per stordirle e un coltellaccio, «sempre lo stesso, Aids o non Aids», per tagliarle. «Subito dopo la circoncisione, la famiglia le dava a un marito, spesso uno sconosciuto che portava però in pegno un bel po’ di vacche. Le mie ragazze, invece, hanno continuato a studiare. E il marito se lo scelgono loro, se e quando vogliono», spiega sister Maria.

Viene da una provincia contadina del Messico meridionale, Oaxaca, questa piccola missionaria quarantenne che ha rivoluzionato la vita alle tribù Kalenjin (i Kipsighis sono una di esse) del distretto keniota di Narok, quattro ore di fango e buche da Nairobi, nella Rift Valley. Buona parte della popolazione è convertita al cattolicesimo, ma le tradizioni hanno continuato a sopravvivere, in un groviglio di paganesimo cristianizzato.  Sister Maria s’è infilata in queste contraddizioni con il pragmatismo che solo la gente dei campi può avere.

Qualche anima bella salterà senz’altro su a disquisire di colonialismo culturale e di evangelizzazione coatta, lei lo sa. E scuote la testa: «Guardi che noi non forziamo proprio nessuno. Alle ragazze abbiamo posto dall’inizio una domanda semplice: diteci cosa volete e come possiamo aiutarvi. Beh, loro non volevano essere circoncise e tuttavia volevano essere rispettate come lo sono qui le donne circoncise: per questo occorreva un rito.

Noi le accettiamo solo con l’accordo dei genitori, tutta la cerimonia della Cresima è basata sulle loro tradizioni, abbiamo sostituito con il velo la pelle di mucca con cui le ragazze si coprono prima del Tumdo. E poi, insomma, l’importante è evitare la mutilazione. O no?”. Da lontano i tetti azzurri della chiesa, della casa pastorale, della scuola e del refettorio spiccano contro il verde della collina di Mulot. Ci accompagna alla missione Leo Capobianco, responsabile per il Kenya dell’Avsi, l’associazione di volontari cattolici che – con le adozioni a distanza – sostiene la piccola impresa della suora messicana. Sister Maria porta un grembiule a scacchi sopra la veste delle Sorelle Missionarie del Catechismo.
Sprizza energia, ancora adesso: quando arrivò nell’88 doveva apparire incontenibile perfino ai vecchi della collina, «la parte più conservatrice della tribù». Ricorda: «Era luglio. Vedevo tanti giovani attivi nella parrocchia ed ero felice. Poi, di colpo, a novembre, la chiesa si è svuotata. A sparire erano quasi tutte ragazze. Ho cominciato a chiedere alle anziane, qualcuna rideva, qualcuna scappava. Finché ho fermato una vecchia, sapevo che era una buona cristiana, mi ha detto la verità: le ragazze erano recluse perché stavano preparandosi al Tumdo, la circoncisione. Mi ha detto: sei straniera, capirai col tempo».

«A gennaio la chiesa ha ricominciato a riempirsi, ma molte ragazze di prima non sono tornate. Ho chiesto di nuovo: “Dopo il Tumdo le danno subito a un marito, non importa se è vecchio o giovane, o se ha altre mogli, purché porti le vacche in cambio”, mi hanno detto. Ho chiesto: e sono felici? “No -mi hanno detto – ma chi può farci niente?”. È stato allora che ho capito che non avevo capito». Cioè? «Cioè, se volevo aiutare questa gente, dovevo essere più vicina a loro. Tutto l’anno successivo l’ho passato a visitare case, capanne, famiglie, a farmi spiegare le cose.

Sono riuscita ad andare in una capanna dove fanno la circoncisione, le ragazze erano coperte di fango colorato, ballavano tutta la notte prima del rito. Se non sopportano in silenzio il taglio, se gridano per il dolore, la vergogna ricade sulla famiglia. Da una finestra ho visto Mary, una delle ragazze sparite dalla parrocchia, l’ho chiamata, mi ha detto “non chiamarmi più, sister”. Ho pianto molto. Poi ho cominciato a parlare». Suor Maria parla e parla, «di valori umani e valori cristiani» con le ragazze. E con i genitori: «Date una scelta alle vostre figlie». «Una madre mi ha detto: “Fatti dei figli tuoi se vuoi fare quello che ti pare coi ragazzi”. Ma molte altre erano d’accordo con me.

Ricordavano il loro Tumdo ed erano felici di evitarlo alle figlie. Però, mi dicevano: “Come faranno a diventare donne mature per il villaggio? A non essere più bambine?”. È stato un lungo processo, siamo cresciute insieme, noi e loro». Il 16 dicembre 1995, il primo gruppo di venticinque ragazze entra in ritiro per due settimane e si prepara alla Cresima. Scortate dai genitori, poi passano il rito dello «cherset», la sfida, in cui gli anziani incoraggiano i giovani a non tornare indietro: solo che stavolta in fondo al percorso non c’è la «chemosiot» col suo coltello.

Alla cerimonia del primo gennaio, anche i non cristiani vengono a vedere «quel primo gruppo di ragazze accettate come donne mature nella Chiesa». La voce si sparge. Da allora ogni anno, a gennaio, il rito si ripete, «quest’anno siamo arrivate al nono gruppo». I vecchi sulla collina dicono che tante novità faranno saltare i matrimoni combinati, dunque niente più vacche per dote: «E sarà un guaio economico per le famiglie». Forse. Però Cristina s’è scelta da sola il fidanzato e gli ha detto: «O mi accetti non circoncisa o ti arrangi». Jane Mary, 24 anni, vuole diventare «una donna d’affari»: «Ma mica scappando chissà dove, no, no, io voglio vivere qui». E la «chemosiot» del villaggio comincia ad avere, vivaddio, anche un po’ di tempo libero.
Buccini – Avvenire

 

Giovani in servizio 2018

Gli Amici di Lazzaro

lanciano la proposta
” GIOVANI IN SERVIZIO 2018″, per le nuove attivita’ del 2017-2018 a Torino.

L’associazione cerca circa 65 giovani dai 16 ai 30 anni per

— doposcuola medie (6)
— doposcuola elementari (2)
— corsi di italiano a ragazze straniere (4)
— ascolto e aiuto a ex vittime di tratta (2)
— nuova unita’ di strada serale per le vittime di tratta (si tratterà di una modalità innovativa di educativa) (6)
— animazione, gioco e preghiera con ragazzini stranieri disagiati (6)
— animatori e cantori per il coro gopel/rock multietnico “Fire” (6)
— animatori per incontri in scuole e parrocchie su tratta e bioetica (6)
— volontarie per serate di accoglienza e svago con ragazze accolte dall’associazione (6)
— serate di preghiera, ascolto e amicizia con i senzacasa (8)
— progetto sostegno ai cristiani perseguitati in Torino (ex musulmani, o cristiani che vivono in centri per rifugiati a prevalenza musulmana) (4)
— progetto contro i matrimoni combinati e forzati (4)
— progetto di educativa contro sexting/utero in affitto/pornografia (4)

possiamo inserire anche qualche adulto in alcune di queste iniziative ma solo se 3/4 dei volontari sono sotto i 35 anni per mantenere la prevalenza giovanile dell’associazione

per informazioni:  info@amicidilazzaro.it   tel e whatsapp 3404817498

 

Gli “Amici di Lazzaro” dalla parte degli ultimi

adl ufficioL’associazione nata nel ’97 ha fra i suoi impegni la lotta alle vittime della tratta della prostituzione. Tra  gli altri obiettivi l’aiuto alle famiglie in difficolta’   Elena Spagnolo – Repubblica – Torino

“L’unità di strada funziona così. Ci troviamo di sera, con un gruppo di volontari. Saliamo sul furgoncino dell’associazione e andiamo in giro per la città, di notte. Incontriamo le ragazze e scambiamo qualche parola con loro: cerchiamo di costruire un rapporto alla pari”. Così Laura, volontaria dell’associazione Amici di Lazzaro, racconta come lei e altri giovani incontrano le prostitute straniere, soprattutto nigeriane. “Offriamo innanzitutto dialogo e amicizia; poi parliamo anche della possibilità di lasciare la strada”.

Un’attività, quella di vicinanza e sostegno alle vittime della tratta, che da molti anni contraddistingue l’associazione torinese. “Amici di Lazzaro è nata nel 1997. Tutto è partito perché io e altri giovani, poco più che ventenni, insieme al padre gesuita P. JeanPaul Hernandez avevamo cominciato a frequentare i senza tetto di Porta Nuova – racconta Paolo Botti, fondatore e presidente – In stazione conoscemmo anche alcune prostitute nigeriane, e cominciammo a occuparci di vittime della tratta”. Con gli anni l’associazione è cresciuta, insieme alle attività. Oggi i volontari sono circa 80, e organizzano anche corsi di italiano per donne straniere, doposcuola per alunni di elementari e medie, sostegno alle famiglie, progetti in Romania.

“In questo periodo aiutiamo circa 120 famiglie in difficoltà – spiegano – soprattutto di due tipi: ex vittime della tratta, oppure lunaparchisti. Abbiamo conosciuto questo mondo anni fa, insegnando catechismo nelle aree lunapark delle città. Molti lavoratori di questo settore soffrono la crisi: hanno attrazioni vecchie, lavorano poco. Così diamo loro sostegno economico, o alimenti”. L’associazione ha anche un piccolo punto di accoglienza, 4 o 5 posti letto. “Lo spirito è quello di essere amici dei poveri, dei piccoli. Cerchiamo di rispondere alle necessità. Ad esempio, ora servirebbero spazi più grandi per l’accoglienza, non riusciamo a soddisfare tutte le richieste. L’associazione vive solo di donazioni”. Molte energie sono dedicate alle vittime della tratta. “Incontriamo circa 400, 500 ragazze all’anno. Di queste, circa 40-50 ogni anno riescono a uscire dal giro. Ci occupiamo soprattutto di ragazze nigeriane, che nell’80% dei casi sono costrette a prostituirsi: è più facile avvicinarle perché non sono controllate a vista dai loro sfruttatori, che però le costringono minacciando ritorsioni contro le loro famiglie in Africa. Spesso poi sono soggiogate psicologicamente: chi le porta in Italia fa dei riti vodoo, convincendole che se non rispetteranno i patti succederà qualcosa di brutto. Tra i servizi che diamo c’è una rete di contatti in Nigeria per aiutare le famiglie di chi lascia”.

“Sono ragazze costrette con la violenza – spiega Laura – vogliamo sensibilizzare perché se non ci fossero i clienti sarebbe diverso. Invece sono tanti, è un argomento di cui si parla poco, tabù”. Gli amici di Lazzaro sono giovani: l’età va dai 28 ai 30, 35 anni. “L’associazione è di ispirazione cattolica e molti sono credenti, ma c’è anche qualche ateo” racconta Paolo, il presidente. Lui ha lasciato il suo posto di fisso vent’anni fa per dedicarsi all’associazione. “Volevo partire per l’Africa, poi ho capito che potevo fare molto anche qui”

 

http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/03/26/news/gli_amici_di_lazzaro_dalla_parte_degli_ultimi-32203672/

 

La storia di Walter, il pastore, che ha rinunciato al trapianto per far spazio agli altri

Prima di tutto, prima di ogni riflessione, c’e’ la domanda: “Ma io lo avrei fatto?”. La risposta non e’ immediata, ma alla fine e’ un “no, forse no”. La mia debolezza mi scuote e solleva allo stesso tempo. Eppure, di fronte a Walter Bevilacqua, tolgo il cappello, con quel soffio di devozione piccola ma sincera che può sorgere anche tra uomini lontani.

Un pastore dei monti della valle Divedro, a pochi passi dal confine svizzero. Aveva vissuto lì, senza sposarsi mai, allevato dal nonno. Una vita per il lavoro, «senza mai un giorno di pausa», tra animali e agricoltura. È morto l’altro ieri, a 68 anni, nell’Ospedale in cui effettuava la dialisi per la sua grave malattia renale. Il cuore ha ceduto. La sua morte diventa notizia e schianto quando don Fausto Frigerio, il parroco del paese, rivela, durante la cerimonia funebre, che mesi prima aveva rinunciato al trapianto di un rene, per il quale era giunto il suo momento in lista d’attesa. Perché? «Sono solo – aveva confidato – non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere».

Non sono d’accordo. Non è vero, per esempio, che qualcuno abbia più diritto di vivere di altri. Eppure, di fronte al suo atto di coraggio e dedizione, resto sbigottito e ammirato. Il suo altruismo lo conoscevano tutti, ma non fino a questo punto. È l’impennata dell’umano, che ogni tanto, da qualche parte del mondo, accade portentosa. Anche nel più sconosciuto borgo di montagna, nel cuore dell’uomo più semplice e meno erudito.

Ieri studiavo le principali teorie sulla storia e il suo corso. Tutte fondate sul male. La storia sarebbe lotta di classe, guerra di dominio, determinata dall’economia e dall’interesse. Ma come si fa a dirlo di fronte a fatti come questo? Come si fa a dire che l’uomo è solo “homini lupus”? Sì sì, eroe del giorno senza dubbio. Anzi, di più: uno dei tanti (tantissimi) eroi della storia umana. Con un’umile “correzione”: vorrei dirgli che la sua vita, proprio per questo suo cuore grande, non valeva, non è valsa, meno di nessun altra.

Donne che (quasi) nessuno aiuta. Vuoi aiutare?

festa-della-donna-amicheIn occasione della festa della donna vorremo far conoscere alcune “categorie” di donne che la carita’ dimentica….

Donne usate per l’utero in affitto
si tratta di donne a volte ingannate, a volte forzate, a volte portate dalla povertà a prestarsi alla fecondazione e alla procreazione conto terzi. Si sottopongono a cicli di fecondazione artificiale dolorosi e dannosi e portano avanti gravidanze che terminano poi in una adozione del loro figlio. E’ una pratica che le rende macchine da procreazione e che lede la loro dignità (oltre che il diritto dei nascituri a non essere procreati per essere poi adottati e allontanati dalla madre naturale).
In Italia non vi sono  vittime ma vi sono coppie che ne hanno create all’estero (per ora la fecondazione eterologa e la maternità in affitto detta surrogata sono vietate ma pressioni politiche e lobbistiche premono per “aprire” a questa pratica).

Donne sposate a forza (matrimoni forzati)
si tratta di donne obbligate a matrimoni spesso precoci, in cui non hanno voce per decidere. Decidono le loro famiglie, che decidono chi sposeranno e quando, negando loro la possibilità di basare il matrimonio su una scelta libera e per amore.
In Italia sono già centinaia i casi, specialmente di ragazze vissute e anche nate qui che vengono riportate in altri paesi a sposarsi senza consenso.

Donne vittime di tratta a scopo sessuale
si tratta di donne portate con l’inganno o la costrizione a vendere il proprio corpo e la propria sessualità. Per strada o nei night, nelle case o negli eros center, ovunque le donne non sono libere di smettere o di cambiare la propria vita.
In Italia sono circa 30.000 le donne che si prostituiscono sotto sfruttamento e altre 15.000 quelle che lo fanno per disperazione.

Donne uccise prima della nascita con l’aborto selettivo (gendericidio)
si tratta di donne uccise nel grembo materno solo perchè di sesso femminile in società in cui i figli maschi sono ritenuti più redditizi e più utili. Questa pratica ha portato a grandi scompensi numerici nella proporzione tra uomini e donne in India, Cina e altri paesi. In Italia è una pratica diffusa tra alcune comunità etniche straniere e tra le coppie che praticano la fecondazione artificiale all’estero (eludendo la legge italiana che vieta la selezione eugenetica dei feti).

Donne vittime di mutilazioni genitali femminili
si tratta di donne cui vengono praticate mutilazioni (Mgf, infibulazione, ecc) e operazioni che rendono le donne sessualmente mutilate e provocano in molti casi anche danni fisici oltre che psicologoci.
In Italia sono decine di migliaia le donne che ne sono vittima.

Donne obbligate all’uso del velo e del burqa
si tratta di donne obbligate a vestire e atteggiarsi in maniera non libera.
Specialmente il burqa limita fortemente le possibilità di integrazione e autonomia lavorativa delle donne che ne fanno uso.
I mariti e le famiglie sono i maggiori responsabili di queste forzature.
In Italia sono poche centinaia le donne forzate all’uso del burqa ma è plausibile che siano molte migliaia le donne forzate all’uso del velo e impedite nella propria libertà di espressione dalle forzature familiari.

Donne costrette all’aborto (trauma post aborto)
si tratta di donne obbligate dalle famiglie, dai mariti e fidanzati, ad abortire. Talvolta sono le condizioni economiche e le pressioni sociali anche da parte di operatori sanitari a spingerle ad abortire. Vi sono anche migliaia di donne che pur avendo vissuto volontariamente l’aborto portano dentro il dolore tremendo della uccisione di un proprio figlio con l’aborto.
Essendo oltre 100,000 gli aborti annui in Italia più varie decine di migliaia di aborti provocati dalla cosidetta “pillola del giorno dopo”, sono diverse migliaia le donne che portano questo trauma da costrizione o da scelta volontaria.

Si tratta di periferie esistenziali nuove, che ci interpellano come cristiani e persone di buona volontà e che ci chiedono di impegnarci e inventare forme nuove di prevenzione, sostegno e riabilitazione per chi ne è vittima.
Periferie della vita che i mass media ignoreranno ricordando solo le pur gravi violenze sulla donna e il femminicidio ma dimenticando tutto un mondo di violenze diverse, violenze “politicamente scorrette”, violenze scomode, nuove ma che riflettono solo la fragilità femminile di fronte a un mondo che non sa ancora riconoscere a pieno la dignità e diversità femminile.

Chi volesse impegnarsi su queste tematiche ci scriva e ci contatti.
Sono campi nuovi (a parte la lotta alla tratta su cui siamo già attivi da anni) su cui vorremmo aprire vie nuove.

Le nostre necessità e segnalazioni del mese

Le nostre necessità e segnalazioni del mese.

1) Risma di carta bianca e colorata
2) 4 portatili con Windows Seven per corsi di informatica gratuiti da fare a ragazzini
3) lenzuola matrimoniali e copripiumone singolbanner poverio
4) frigo in buono stato
5) libri e fumetti
6) Zaini in buono stato e scarpe per bambini e ragazzini dai 0 ai 16 anni

 

Cerchiamo percussionista per la preghiera dell’associazione

Contattateci:  tel.3404817498 (anche su Whatsapp)
info@amicidilazzaro.it

 

TROVATI E DATI 4) 350 PANDORI (semplici senza ripieni- NO PANETTONI) per le tante famiglie e ragazze in difficoltà a cui daremo dei pacchi a Natale (AGGIORNAMENTO: trovati 290 grazie a Ezio, Lella, Teresa, Paola e Piero, Paola e Roberto, Giorgio, Lucia, Stefano, Francesca, Ricky, Roberto e amici di Taize’,  Sonia, grazie agli scout di Piossasco e Rivoli, parrocchia di Carmagnola, Pigi, Elisa, Andrea, Pablo, Tullio, Carlotta, Francesca, Arianna, Don Beppe, Don Ottorino, Federico, Paola e tanti altri che ora ci sfruggono…)
TROVATI E DATI SOLO BISCOTTI
5)
biscotti e (ancora 65) pacchettini di cioccolatini per pacchi viveri natalizi alle famiglie disagiateTROVATI e DATI 8) gioco da tavola per ragazzini (medie-superiori)
TROVATI e DATI  9)
biciclette complete (in totale 7)
TROVATI e DATI  10)
alberi di natale e presepi (trovati/dati solo 2)

 

volontari per insegnare italiano (amicizia, preghiera e servizio coi poveri)

puzzleStiamo partendo con l’organizzazione dei nuovi corsi di italiano 2017-2018 a Torino (nella piccolissima sede di Via Bibiana 29)

quest’anno all’insegnamento dell’italiano a piccoli gruppi di donne, affiancheremo alcune iniziative di integrazione e conoscenza reciproca : alcune cene/rinfresco in amicizia, festeggiare qualche compleanno, Natale, Pasqua e qualche altra festa religiosa nello stile dell’associazione che propone l’amicizia, preghiera e servizio con i poveri e i piccoli.

I corsi sono gestiti da volontari con un turno settimanale fisso al martedì o mercoledì dalle 15 alle 16.30 e seguono materiali e testi già predisposti.

Chi è interessato ci contatti!  sms/whataspp  3404817498   info@amicidilazzaro.it

Queste le date dei corsi:
primo ciclo   (su due livelli)  5-6    12-13   19-20   26-27  settembre    3-4     10-11     17-18    24-25   31  ottobre

secondo ciclo (su tre livelli)   7-8   14-15   21-22   28-29   novembre   5-6    12-13   19-20  dicembre

Disabili: la definizione in 3 punti

disabiliRealismo

Disabilita’ e’ l’incapacita’ di eseguire le attivita’ che sono proprie del  livello di sviluppo raggiunto dalla persona. Puo’ essere una disabilita’  fisica o mentale, detta altresì “ritardo di apprendimento”. Esiste una  sempre maggiore consapevolezza delle difficoltà delle persone disabili,  tanto più che esistono sempre più strumenti per venir loro incontro e  sopperire a numerose carenze; al tempo stesso c’è una chiara censura sui  temi della disabilità sui massmedia: interessa milioni di persone ma non ha  quasi alcuno spazio sui media. La censura è legata alla difficoltà a  concepire come pienamente “nostri” coloro che hanno una chiara dipendenza  dagli altri, nella società postmoderna basata sul mito dell’autonomia e  dell’indipendenza. Questa censura si traduce anche nel cattivo trattamento  sanitario che il disabile, in particolare il disabile mentale riceve  addirittura nelle nazioni che si autoproclamano civilizzate, come riportato  recentemente dalla rivista Lancet.

La ragione

Quale cultura discrimina oggi il disabile? 

Nelle operazioni di ogni giorno  tutti abbiamo qualche tipo o qualche livello di disabilità. Il fatto è che  alcuni riescono a nasconderla e altri no. E siccome chi la nasconde bene non  vuole “mostrare la propria debolezza”, facilita un’opera di rimozione  sociale per la quale semplicemente la disabilità “non deve esistere”, perché  la disabilità dell’altro ci fa pensare alla nostra. E perché la visione  fenomenologica del disabile ci ricorda quanto questa società non dà a chi è  malato. Abbiamo chiamato quest’opera di rimozione col nome di “handifobia”,  che è una forma persecutoria verso il disabile e la sua famiglia, che  sentono il peso del giudizio negativo sulla stessa esistenza in vita della  persona malata che arriva a sembrare un paradosso nella società che proclama  la salute come un diritto e la perfezione come necessità per essere  accettati. D’altronde non è vera l’equazione disabilità = sofferenza, cioè  non è automatica, pur essendo purtroppo molto frequente; perché la  sofferenza del disabile dipende dall’ambiente più che dalla malattia; e  troppo spesso l’ambiente favorisce la sofferenza di chi è malato. Il  disabile ha diritto come gli altri alla salute, che tuttavia non gli /le è  preclusa per via della sua disabilità: il diritto alla salute, come gli  altri diritti umani, è un tratto intrinseco della persona, e il disabile può  essere sano, cioè soddisfatto (v. capitolo “salute”), ma serve un impegno  sociale reale e continuo.

Disabilità e salute: un binomio impossibile?

Siccome la salute non è pura assenza di malattia – molti disabili sentono di  avere paradossalmente una buona salute nonostante la loro malattia –  dobbiamo definire in maniera nuova la salute come livello di “soddisfazione”  della vita. Purtroppo, l’idea che il disabile abbia una vita che “non merita  di essere vissuta” si diffonde, e porta a flirtare con l’eugenetica, il cui  primo passo è presumere che chi non ha capacità di autonomia non debba  essere definito “persona” e quello successivo è quello sguardo sottilmente  ambiguo col quale guardiamo le persone malate come degli “estranei” o dei  “sopravvissuti” al vaglio della diagnosi prenatale genetica.

Il sentimento

Per dare un parere sulle cure o sui diritti dei disabili bisogna parlarne  con i disabili: è imprescindibile. Il disabile deve essere al centro del suo  trattamento e le associazioni dei disabli devono essere sempre interpellate  da chi è responsabile delle politiche sociali. Proprio perché il disabile ha  diritto alla salute, la cura del disabile malato va accresciuta e  organizzata meglio, soprattutto quando ci si trova di fronte a disabili che  non possono esprimersi. Serve un’alleanza forte tra famiglia, Stato, mondo  medico e persona disabile, per riconoscere segni e sintomi, e superare le  barriere e le discriminazioni handifobiche ancora presenti nella società.

Carlo Bellieni

 

Lavoro: quando il colloquio va male per colpa di Facebook

trovare-lavoro-facebookL’utilizzo di Internet ha partorito migliaia di nuove parole. Terminologia strettamente legata alla Rete e al suo mondo. Fra queste c’e’ “web reputation”, che non e’ altro che la reputazione che ci creiamo online attraverso le nostre azioni. Probabilmente in pochi, pubblicando un post su Facebook, si interrogano quali possano essere le conseguenze. Per questo e’ di notevole interesse lo studio pubblicato da Adecco – una delle agenzie di risorse umane più famose – circa l’influenza del mondo digitale nella ricerca di lavoro.

Un dato su tutti: lo studio ha stabilito che sempre più colloqui di lavoro vanno male per colpa di Facebook. Come è possibile? Semplice: andare a sbirciare nel privato della persona che si sta per assumere è diventata prassi consolidata fra i recruiter. E se hai un profilo Facebook non troppo privato, dove ti lasci andare con foto esuberanti e considerazioni un po’ estreme, le tue chance di trovare un lavoro si riducono notevolmente.

Il “Work trends study” di Adecco, per il quinto anno in Italia, ha coinvolto 2.742 candidati e 143 recruiter. E i risultati dicono che il digitale ha ormai conquistato il settore delle risorse umane, tanto che per Adecco entro il 2017, più di due candidati su tre (il 71%) verranno individuati attraverso una ricerca online. Da un lato i candidati, che cercano lavoro sul web nell’80% dei casi, dall’altra chi arruola, che utilizza il web ormai il 64% delle volte. Cifre che raccontano un mondo totalmente nuovo, in fatto di lavoro. I siti delle aziende e le aree “lavora con noi” hanno ancora un ruolo determinante, ma l’utilizzo dei social network è crescente. LinkedIn, ma a sorpresa anche Facebook, sono canali sempre più performanti. A trovare lavoro grazie ai social network è – secondo Adecco – l’8,4% dei candidati (+1,4% rispetto al 2014).

Cosa fa un recruiter su Facebook
Se da un lato c’è il candidato, che dopo l’invio di un curriculum o dopo un colloquio, cerca immediatamente informazioni online sull’azienda e magari sulla persona che lo ha esaminato, dall’altra ci sono proprio i recruiter che fanno la medesima cosa. Questi ultimi adoperano i social network principalmente per cercare candidati passivi (78,3%), verificare i curricula vitae ricevuti (75,5%) e la rete del candidato (67,1%), controllare i contenuti pubblicati (57,3%) e la digital reputation (50,3%). Sempre per ciò che riguarda i responsabili delle Risorse Umane, più di uno su tre (il 35%) ha dichiarato di aver escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui profili social. Un grido d’allarme chiarissimo: occhio ai social network e alla loro pervasività. Blindare la privacy del proprio profilo Facebook è una prerogativa. Ne va di mezzo il lavoro.

Biagio Simonetta su Il Sole 24 ore

Dormitori a Torino – Servizi per chi e’ in difficolta’

dormitoriATTENZIONE:
non chiamate noi (AMICI DI LAZZARO non ha dormitori).
Dovete chiamare direttamente i dormitori o presentarvi lì alla sera.

Dormitori a bassa soglia
CASE DI OSPITALITA’ NOTTURNA DEL COMUNE DI TORINO
Le case di ospitalità notturna offrono una risposta ai bisogni primari di ricovero notturno temporaneo ed igiene personale a persone maggiorenni effettivamente senza dimora e prive di reddito.
Possono accedere alle Case e fruire dei servizi di pernottamento e accompagnamento sociale:
● I/Le cittadini/e italiani/e I/Le cittadini/e dell’Unione Europea;
● Gli/Le stranieri/e in possesso dei titoli di permanenza e soggiorno (per motivi diversi da turismo, affari, studio).
I cittadini comunitari accedono per un massimo di tre mesi (con riferimento al D.Lgs 30/2007) fatte salve situazioni di pregiudizio conclamato. Il conteggio dei tre mesi è fatto considerando come primo giorno la data di iscrizione nella lista d’attesa per accedere al posto fisso.
Le Case sono APERTE TUTTO L’ANNO.
L’accesso è consentito dalle ore 20.00 e l’uscita avviene entro le ore 8.00 del giorno successivo.
L’ospitalità è GRATUITA. Le persone che intendono richiedere l’ospitalità devono recarsi presso una delle Case e verificare la disponibilità di un posto letto. Qualora non ci fosse disponibilità immediata la persona viene inserita in una lista d’attesa. I cittadini residenti a Torino possono fruire dell’ospitalità temporanea per 30 notti consecutive, i cittadini non residenti possono fruire dell’ospitalità temporanea per 7 notti. E’possibile riscriversi nella lista d’attesa per fruire nuovamente dell’ospitalità solo al termine del periodo di ospitalità (la 30° notte per i residenti e la 7° notte per in non residenti a Torino).
I posti letto durante il periodo invernale possono aumentare fino ad un massimo di due in ogni struttura.

CASA DI OSPITALITÀ NOTTURNA Via Sacchi 47 tel. 011 5682885 – Coop. Animazione Valdocco, Terra mia
Posti letto disponibili: 16 SOLO PERSONE MAI STATE OSPITI NEI DORMITORI (o mai state ospiti NEGLI ULTIMI DUE ANNI).
Orario: dalle 20 alle 8
Note: SOLO UOMINI
Mezzi pubblici: 4 – 12 – 33 – 33/ – 63

CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Carrera 181–tel. 011 712334 – Cooperativa Stranaidea
Posti letto disponibili: 42
Orario: dalle 20 alle 8
Note: SOLO UOMINI
Mezzi pubblici: 65 – 65/

• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Ghedini 6 – Coop. Animazione Valdocco Posti letto disponibili: 40
Orario: dalle 20 alle 8
Note: UOMINI E DONNE
Mezzi pubblici: 18, 49
• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Strada delle Ghiacciaie 68a – tel. 011 0588798 – Coop. Frassati
Posti letto disponibili : 24
Orario: dalle 20 alle 8
Note: UOMINI e DONNE
Mezzi pubblici: 2 –29
• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Pacini 18
011 2481667 (dalle 20 alle 8.00)– Associazione Gruppo Abele
Posti letto disponibili : 5 posti in servizio privato (accesso anche senza documento d’identità)

Note :UOMINI (prenotazione lunedì mattina alle h.9),

DONNE (prenotazione tutti i giorni dalle h.9 alle 13 per donne che sono già state in dormitori comunali per 3 mesi)
OSPITALITÁ SOLO 1 SETTIMANA
Posti letto disponibili: 20 posti come Casa di Ospitalità Notturna del Comune –  Note: SOLO DONNE

Mezzi pubblici: 18 – 49 – 75 – 77

• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA corso Tazzoli 76 tel. 011/3098493 – Coop. Stranaidea
Posti letto disponibili: 24
Note: UOMINI e DONNE; la struttura non ha lista di attesa ma accoglie situazioni di emergenza individuate dai servizi itineranti, diurno e notturno gestiti, per conto del Servizio Adulti in Difficoltà del Comune di Torino
Mezzi pubblici: 2 – 10 – 40 – 62
STRUTTURE DEL VOLONTARIATO

Asili Notturni UMBERTO I (dormitorio privato) : Via Ormea 119 – 011/6963290
Ospitalità per circa 30 notti- Mezzi pubblici: 1 – 18 – 34 – 35 – 42 – 67
Orario: dalle 20 alle 8 (chi al momento non trovasse posti in altri dormitori può chiamare per farsi tenere da parte un posto, se disponibile, ma questo viene perso se non ci si presenta entro le 21.30)
Note: SOLO UOMINI italiani e stranieri, necessario DOCUMENTO D’IDENTITÁ VALIDO, servizio mensa self-service dalle h.18 (per prendere il numero) dal lunedì al sabato (no domenica e festivi).

SERMIG – ARSENALE DELLA PACE: Piazza Borgo Dora 61 – 011/4368566
Posti letto: 24 donne, 45 uomini
Mezzi pubblici: 4 – 50 – 51 – 63/ – 77
Femminile: servizio di pronta accoglienza per maggiorenni aperto dalle 16,30 alle 8.
Offerte cena, colazione e doccia.
Accesso con prenotazione che si può effettuare direttamente in piazza Borgo Dora 61 ogni giovedì mattina alle ore 10. Non necessario permesso di soggiorno, ma richiesto un documento di identità. Il posto viene inizialmente assegnato per 15 giorni, rinnovabile per altri 15 se buona condotta o no problemi di altra natura. Richiesto un contributo di 1 euro a notte.
Maschile: offerte cena, colazione e doccia. Accesso con prenotazione telefonando al Sermig per sapere il giorno di prenotazione.
Per via delle richieste numerose non è facilissimo trovare posto.

BARTOLOMEO & C. : Via Saluzzo 9/D – 011/6504821
Orario: 19.30-7.30
La durata dell’ospitalità viene stabilita dalla sede centrale caso per caso (di solito 30 giorni circa).
Note: SOLO PER UOMINI italiani. Per ottenere il posto bisogna essere stati precedentemente selezionati nella sede di Via Camerana 10/A (aperta dalle 15 alle 18, 011/534854).

SAN LUCA : Via Negarville 14
011/3471300 Orario: 19.30-7.30 (sabato e domenica fino alle 9 di mattina). Prenotazione non necessaria.
Si può chiedere un posto all’accoglienza serale (orario 18-19).
Posti letto: 40-45 Note: SOLO UOMINI. Non necessario permesso di soggiorno, ma richiesto un documento di identità valido (o eventuale denuncia di furto o simili). Generalmente gli utenti vengono inviati dal Comune o da centri di ascolto Caritas. Possibilità di permanenza per 15 giorni – 1 mese – 6 mesi. Richiesto contributo di 1€ per la cena e 2,50€ per dormire. Possibilità di permanenza maggiore  in alloggi di seconda accoglienza di cui vengono lasciate le chiavi agli ospiti, con la possibilità anche di cucinare all’interno. In questo caso è richiesto un contributo per le spese da valutare caso per caso.

CASA DI PRONTO INTERVENTO : Via Nizza 24
DONNE: gestanti o con bambini piccoli

COTTOLENGO :
Via Andreis 26 – 011/5225655 da ottobre a maggio
prevalentemente per UOMINI, in casi eccezionali per coppie

ENDURANCE (bus/dormitorio)
a RIVOLI sul piazzale di Via Isonzo, a fianco dello stadio comunale tel.329 7507241
•L’orario di apertura del mezzo è dalle 20,00 alle 8,00 (21 notti consecutive poi lista di attesa)

Insegnare l’italiano per integrare. Cerchiamo volontari (tanti)

Per settembre 2017…..

Abbiamo molte richieste di giovani e adulti che vogliono imparare l’italiano e avere occasioni di dialogo e conoscenza per integrarsi e migliorare la loro condizione di vita.
Le attività si svolgono il martedì e mercoledì al pomeriggio in via Bibiana 29 a Torino.
E’ una piccola sede in cui riusciamo a fare molte cose per aiutare chi e’ in difficoltà.
Se vuoi aiutarci contattaci molto rapidamente via email info@amicidilazzaro.it  oppure via sms/Whatsapp al 3404817498

___________
nel 2017 hanno partecipato ai corsi circa 100 donne di circa 22 nazioni

Servizi sanitari gratuiti a Torino – Servizi per chi è in difficolta’

europa_sanita-1Dove ricevere assistenza sanitaria se non si ha la residenza, o i documenti, o si è indigenti.
Dove trovare un dentista o la protesi dentaria per chi è povero.

Dove trovare sostegno psicologico.
I servizi a Torino per gli adulti in difficolta’.


ASSISTENZA SANITARIA


AMBULATORIO SOCIOSANITARIO “ROBERTO GAMBA”
Via Sacchi 49

l’Ambulatorio Sociosanitario svolge funzioni di prevenzione e di limitazione del danno oltre che di ascolto e invio ai servizi competenti. L’attività è rivolta ad adulti in difficoltà e a rischio di grave marginalità sociale ed è garantita da personale medico dell’ASL TO1, volontari della Croce Rossa Italiana, personale socio educativo delle Coop. Animazione Valdocco e Terra Mia.
Lo sportello, ad accesso libero, è attivo dal Lunedì al Sabato, escluse le festività, dalle ore 15.30 alle ore 18.30

ASILI NOTTURNI UMBERTO I
Via Ormea 119. 011 696.32.90

Ambulatori medici, oculistici, dentistici su segnalazione (assistente sociale o associazione).

CAMMINARE INSIEME
Via Cottolengo 24/A – SU APPUNTAMENTO: 0114365980

Medicina generale: lunedì/venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17.   Sabato dalle 9 alle 12.
Otorino, optometrista, chirurgo, angiologo, dermatologo, infettivologo, neurologo, ginecologo, gastroenterologo, pneumologo, pediatra, dentista, ecografia tradizionale e ginecologica: da prenotare in orario di apertura ambulatorio (non telefonica)

CENTRO DIURNO IL BALSAMO DI FILOMENA
Via Cappel Verde 6
per persone sd con problemi di salute
dal lunedì al venerdì con orario continuato 8.30 – 17.30
L’accesso è su segnalazione e invio di associazioni ed enti tramite la mail balsamodifilomena@gmail.com

CENTRO GRANETTI – COTTOLENGO (Ambulatorio gratuito)
Via Cottolengo 13/a

1) Ambulatorio gratuito attivo tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 8,00 alle 12,00 e dalle 16,00 alle 18,00 (la domenica ha un orario ridotto dalle 8,30 alle 11,00 e dalle 17,00 alle 18,00).
Per accedere a questo servizio Infermieristico basta presentarsi in via Cottolengo 13A nell’orario descritto sopra. Se è possibile con una prescrizione medica o del Pronto Soccorso. Se questo non è possibile per mancanza di assistenza sanitaria valuteremo in ambulatorio come aiutare la persona.

CENTRO GRANETTI – COTTOLENGO (Corsia Verde Disabili)
Via Andreis 18/5
Corsia verde per le organizzazioni che si occupano di persone affette da disabilità e le famiglie con problemi economici con a carico un disabile, l’ambulatorio assicura un’accoglienza adeguata dedicando una corsia preferenziale per accedere ai servizi ambulatoriali.  Tutto questo al di là dei limiti imposti dalle agende di prenotazione e dalla normale disponibilità oraria. Le prenotazioni per le prestazioni sanitarie saranno accolte inviando e-mail a “granetti@ospedalecottolengo.it” o telefonando al numero 342-9923565

SERMIG – Arsenale della Pace
Via Andreis 18/44A – 011/4368566
Orario Poliambulatori: adulti LUN-MAR-MERC 15.30 GIOV 16.45 VEN 9-10.30 bambini MAR 15.30

È possibile essere visitati da un medico di base, inoltre si possono richiedere visite specialistiche GRATUITE (cardiologica, ginecologica, urologica, otorinolaringoiatrica, ottica, dermatologica, ortopedica, fisiatrica, chirurgia plastica, ematologica, neurologica, gastroenterologia, oculistica) su APPUNTAMENTO negli orari di apertura dell’ambulatorio.
NECESSARIO DOCUMENTO D’IDENTITÁ VALIDO

CROCE ROSSA
Via Bologna 171. 011.2445411

Lunedì (09.00-12.00): medico di base
Martedì (15.00-17.00): medico di base
Mercoledì (09.00-12.00): medico di base (ortopedico ogni due settimane)
Giovedì(15.00-17.00): medico di base (oculista su appuntamento)
Venerdì (09.00-12.00): medico di base

CASA SANTA LUISA Via Nizza 24. Tel.: 011.5780824 Ambulatorio infermieristico Dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 12.00

COMUNITÀ MADIAN (RELIGIOSI CAMILLIANI)
Via dei Mercanti 28 011/56.28.0937 011/53.33.42
accoglienza maschile adulti dimessi dall’ospedale (anche senza documenti)

I.S.I. Sportelli Informazione Sanitaria Stranieri

(per immigrati senza permesso di soggiorno) – Via Monginevro 130 (Poliambulatorio) – 011/70954677/83 Orario: dal lunedì al venerdì, dalle 13.30 alle 16.30 –

Via Pacchiotti 4 Orario: tutte le mattine, dalle 9.00 alle 12.00

Visite mediche – Via Carutti 23 (ingresso da Via Azuni 8) – Via del Ridotto 3 Lungo Dora Savona 24

011/2403664 – 011/2403652 Orario di prenotazione ed informazioni: dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 12.30

CURE DENTISTICHE

ASSOCIAZIONE PROTESI DENTARIA GRATUITA
Via Negarville 8/28 – 0117793661
Il servizio è rivolto a persone senza dimora e/o che ricevono un contributo economico dal Comune di Torino.
Si accede su segnalazione del servizio presso cui la persona ha un progetto in corso (Servizio sociale; Ser.T;. C.S.M.). LA PRESTAZIONE È GRATUITA.

POLIS Poliambulatorio
Via Capriolo, 18 – 10139 Torino tel 011 337685 r.a.
mezzi: 2, 55, 68, metro (Rivoli) servizio odontoiatrico a prezzi calmierati, servizio di psicologia
Ambulatori Dental School (cure odontoiatriche tramite la Facoltà di Medicina) Via Nizza, 230 – Torino (II piano) 0116335198 dal lunedì al venerdì (7.30-11) solo i primi 70 numeri, presentarsi al mattino presto

SOSTEGNO PSICOLOGICO

CENTRO DI PSICOLOGIA TRANSCULTURALE
Counselling e sostegno psicologico a migranti
Via Riberi, 2 – Torino Tel. 011.88.02.640 / 011.839.15.50 Cell.320.417.58.54 Per informazioni ed appuntamenti telefonare nei seguenti giorni: Martedì e Venerdì dalle 9.00 alle 17.00

 ASSOCIAZIONE MAMRE
Strada Maddalene n.366 – 011/852433
Orario: Lun-mart dalle 13.30 alle 19.30
Merc-giov dalle 9.30 alle 19.30

Si rivolge a POPOLAZIONE IMMIGRATA (minorenni/adulti e regolari/irregolari) attraverso: interventi di carattere psico-sociale, consulenze psicologiche, consulenze, etno-psichiatriche, Associazione convenzionata con ASL TO 2

CENTRO FRANZ FANON
Counselling e sostegno psicologico a migranti
Via San Francesco D’Assisi 3, 10122 Torino T&F +390114546552

CASA DEL QUARTIERE Via Morgari 14

Sostegno psicologico a donne rifugiate (venerdì ore 14.30 – 16.30)

 

CURE AL DOLORE DEI DENTI:

Ospedale Maria Vittoria via Cibrario 72 ang.C.Tassoni
Dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 11.00
Ospedale Mauriziano Largo Turati 62
Dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 11.00 (solo i primi 25 numeri)
SOLO ESTRAZIONI
Ospedale Martini via Tofane 71, 01170951
Dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 16.00 per le estrazioni accesso diretto, per le cure dei bambini con appuntamento
Ospedale Regina Margherita piazza Polonia 94
Dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 15.30 solo dal Pronto Soccorso 0113134444

MST – AMEDEO DI SAVOIA
Centro malattie sessualmente trasmissibili, corso Svizzera 164 Padiglione C ,tel 011 4393791.

C’è mediatrice culturale. Accesso diretto lun-ven dalle 8 alle 10 (ragazze da sole), oppure tramite prenotazione  telefonica dell’associazione allo stesso numero, non richiesti documenti né ISI.

Si fa un primo colloquio per aprire una cartella, e poi viene fissato il secondo appuntamento per esami Hiv e altro, a seconda dell’urgenza (se prenotato dall’associazione viene fatto tutto subito).

 

TEST HIV
Ambulatori centralizzati malattie infettive HIV (OMV-BV) (Direzione Sanitaria Compr. Osp. A. di Savoia – B. di Vische (OAS))
Corso Svizzera, 164 10149 – TORINO
primo Padiglione E – 0114393997

PER PRELIEVI HIV dal lunedì al venerdì orario 7.30-10.30 esecuzione test con referto consegnato in giornata; con orario 10.30-14.00 esecuzione test con referto consegnato il giorno successivo; il sabato orario 8.00-10.00 esecuzione test con referto consegnato in giornata; con orario 10.00-12.30 esecuzione test con referto consegnato dal lunedì successivo;

Il test HIV non richiede prenotazione, né richiesta del medico di base, è gratuito ed è fornito in assoluto anonimato. Se richiesto dal medico curante insieme ad altri esami ematochimici, recarsi al Centro Unificato Prelievi presso l’Amedeo di Savoia. Per le visite infettivologiche di controllo è richiesta la prenotazione al num. 011.439.39.16.

Servizio Civile con gli Amici di Lazzaro “Nuove strade per vivere”

Sono aperte le selezioni per il Servizio Civile da svolgere con gli Amici di Lazzaro.
Il progetto si chiama
“Nuove strade per vivere 2017” per il quale si cercano 4 volontari

Sede progetto: Associazione Amici di Lazzaro che da anni si occupa di persone che vivono situazioni di sofferenza ed emarginazione (donne e minori stranieri, anziani soli, rifugiati politici, indigenti, ecc.) con iniziative gratuite autofinanziate che coinvolgono varie decine di volontari divisi su diversi gruppi di servizio.

Il servizio sarà su tre ambiti:

1) Attivazione di nuovi servizi di prevenzione
antitratta e sostegno per donne in difficolt
2) Sostegno a interi nuclei famiglie e giovanissimi
3) Sensibilizzazione su povertà, disoccupazione e formazione

QUI IL LINK PER PRESENTARE LA DOMANDA

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Requisiti e condizioni di ammissione: (tratto dal bando ministeriale)

Ad eccezione degli appartenenti ai corpi militari e alle forze di polizia, possono partecipare alla selezione i giovani, senza distinzione di sesso che, alla data di presentazione della domanda, abbiano compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno di età, in possesso dei seguenti requisiti:

– essere cittadini italiani;

– essere cittadini degli altri Paesi dell’Unione europea;

– essere cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia;

– non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata.

I requisiti di partecipazione devono essere posseduti alla data di presentazione della domanda e, ad eccezione del limite di età, mantenuti sino al termine del servizio.

Non possono presentare domanda i giovani che:

 a) abbiano già prestato servizio civile nazionale, oppure abbiano interrotto il servizio prima della scadenza prevista, o che alla data di pubblicazione del presente bando siano impegnati nella realizzazione di progetti di servizio civile nazionale sensi della legge n. 64 del 2001, ovvero per l’attuazione del Programma europeo Garanzia Giovani;

  1. b) abbiano in corso con l’ente che realizza il progetto rapporti di lavoro o di collaborazione retribuita a qualunque titolo, ovvero che abbiano avuto tali rapporti nell’anno precedente di durata superiore a tre mesi.

 Non costituisce causa ostativa alla presentazione della domanda di servizio civile nazionale l’aver già svolto il servizio civile nell’ambito del programma europeo “Garanzia Giovani” e nell’ambito del progetto sperimentale europeo IVO4ALL o aver interrotto il servizio civile nazionale a conclusione di un procedimento sanzionatorio a carico dell’ente originato da segnalazione dei volontari.

 Procedure selettive

 Il candidato deve presentarsi al colloquio per le selezioni secondo le date previste dal relativo calendario pubblicato sulla Home Page del sito www.volontariato.torino.it. La pubblicazione del calendario ha valore di notifica della convocazione e il candidato che, pur avendo inoltrato la domanda, non si presenta al colloquio nei giorni stabiliti senza giustificato motivo, è escluso dalla selezione per non aver completato la relativa procedura.

 Presentazione delle domande 

 La domanda di partecipazione, indirizzata direttamente a Vol.To, deve pervenire presso la sede di Via Giolitti, 21 – Torino entro e non oltre le ore 14.00 del 26 giugno 2017 secondo le seguenti modalità:

1) con Posta Elettronica Certificata (PEC) – indirizzata a volontariato.torino@pcert.it – di cui è titolare l’interessato, avendo cura di allegare tutta la documentazione richiesta in formato pdf;

2) a mezzo “raccomandata A/R”;

3) consegnate a mano.

La domanda, firmata dal richiedente, deve essere:

– redatta secondo il modello riportato nell’Allegato 2 al presente bando, attenendosi scrupolosamente alle istruzioni riportate in calce al modello stesso e avendo cura di indicare la sede per la quale si intende concorrere;

– accompagnata da fotocopia di valido documento di identità personale;

– corredata dalla scheda di cui all’Allegato 3 contenente i dati relativi ai titoli.

 Per informazioni : serviziocivile@volontariato.torino.it – numero verde 800.590003

QUI IL LINK PER PRESENTARE LA DOMANDA

Corso estivo di lingua italiana per donne e ragazze

corso_italiano_trasparentE’ in partenza

il corso estivo di lingua italiana per donne e ragazze straniere proposto
dall’associazione Amici di Lazzaro amicidilazzaro.it
(non vengono richiesti documenti o pds)

Il corso inizia martedì 6 giugno e terminerà il 20 luglio,
si terra’ al MARTEDI, MERCOLEDI e GIOVEDI
dalle 15 alle 16.30
a TORINO in VIA BIBIANA 29

Le iscrizioni sono aperte al martedì e mercoledì dalle 14 alle 15 in via Bibiana 29 a Torino.

Ogni anno partecipano ai corsi dell’Associazione Amici di Lazzaro circa 150 donne, provenienti da oltre 25 nazioni differenti.

Il corso fornisce i primi rudimenti della lingua italiana a donne giunte da poco in Italia per lavoro o per ricongiungimenti familiari.

Viene garantito un supporto speciale per le donne arabe e cinesi e per le analfabete.

Il corso è gratuito e si terrà a Torino – via bibiana 29/a –
E’ rivolto a donne e ragazze straniere **.

Informazioni: Associazione Amici di Lazzaro    info@amicidilazzaro.it    tel.

Certi bambini, incredibilmente speciali

molto-forte-incredibilmente-vicino-rich-visore_19465_big“Molto forte incredibilmente vicino” e’ un film in uscita al cinema tra febbraio e marzo 2012. Prima ancora e’ un libro di Jonathan Safran Foer pubblicato nel 2005, che parte dall´attentato alle torri gemelle per indagare in termini universali i temi di perdita e morte. E prima ancora e’ la storia di un bambino speciale, cui sono arrivata casualmente passeggiando tra gli scaffali della libreria Masone prima di un cortometraggio del giovedi’ sera.

Nel trafiletto della copertina c´era una sintetica presentazione del protagonista: “Oskar è newyorkese di 9 anni a suo modo geniale, ama inventare singolari dispositivi”. Poche informazioni ma sufficienti per incuriosirmi – “che vorrà dire, a suo modo geniale?”.

Comincio a conoscere Oskar e comprendo che “geniale” sta anche e soprattutto per “speciale”. Uno speciale per pochi, di quelli che i professionisti del settore nominano con un´etichetta precisa. Non cercatela su internet che potreste imbattervi in qualcosa scritto male.

Facendo una ricerca ho letto un po´ di tutto: – Oskar ha una leggera forma di autismo -, come se ripararsi sotto il letto o tirare la lampo del sacco a pelo di sé stesso o farsi lividi per proteggersi dalle emozioni, fosse qualcosa di “leggero”. – Oskar ha un morbo. – Etimologicamente morbo deriva da mors, morte, come se essere in qualche modo speciali e non mangiare il cioccolato, vestirsi solo di bianco, essere rigidi, voler stare soli, conducesse necessariamente alla fine di se stessi.

E poi – Oskar ha la malattia di Asperger – Malattia è il risultato di un´alterazione, fisica, psicologica, sociale, che può o portare alla morte o riassorbirsi e tornare all´equilibrio attraverso la terapia. Come se nascere in un certo modo fosse già di per sé un´alterazione; ma rispetto a cosa? E poi, quale sarebbe la terapia in grado di guarire da ciò che si è?

Personalmente ritengo che una persona non abbia bisogno di un´etichetta per essere vissuta, ma vero anche che le etichette servono a riconoscere e a capire la diversità e anche a valorizzare e ad apprezzare la singolarità di ognuno. Singolarità che è sempre sacra. Oskar è singolare davvero, come certi bambini che ho conosciuto in questi anni. Incredibilmente speciali. Come Lorenzo che mi parlava attraverso i libri e mi regalava disegni che erano opere d´arte. Come Lucia che mi parlava attraverso i suoi occhi da cerbiatta, portandomi velocemente al cuore delle cose.

Oskar, a soli 9 anni, se ne va in giro con già in tasca un biglietto da visita, se mai qualcuno avesse bisogno di un inventore, un designer e fabbricante di gioielli, un entomologo, un francofilo, un vergano, un origamista; e poi ancora di un astronomo o di collezionista di oggetti vari.

Insomma, Oskar è un bimbetto intelligente, un mezzo genio. Con degli interessi particolari, di certo diversi da quelli dei coetanei. Ha un linguaggio molto ricercato, con termini da enciclopedia. Però ha un modo particolare di parlare, a cadenza regolare senza un´intonazione. Sta sempre sul letterale e non parlategli con le metafore perché proprio non può capirle. Se non comprende una domanda è facile che risponda: “È una domanda retorica?”. A quel punto fategliene un´altra, magari accompagnandola con un disegno, che il visivo gli facilita la comprensione.

Strano per un bimbetto che sembra avere un quoziente intellettivo sopra la media; eppure è così: il suo linguaggio ha punti di debolezza. Ma chi non ce li ha, i punti di debolezza? Oskar ama fotografare; va in giro per New York con la sua macchinetta fotografica a registrare persone, oggetti, dettagli. Ha bisogno di trasformare la vita che respira in immagini, perché il suo cervello gli chiede così: è come se tutto fosse elaborato attraverso il visivo.

È anche il suo punto di forza, quello che spiega come riesce a memorizzare velocemente il contenuto di interi libri, gli incroci di percorsi, le insegne di tutti i negozi di New York, il punto esatto degli alberi, dei fiori, dei laghetti di Central Park.

Insomma, di fare cose che non è dato fare a noi persone normali, con un cervello normale. Ma non provate ad abbracciarlo, altrimenti si agita. E neanche a sfiorarlo con un tocco di dito, che potrebbe scappare. E se lo invitate ad una festa, non alzate il volume della musica perché i suoni alti lo farebbero gridare, non riesce proprio a sopportarli. E le emozioni? Corre voce che bimbi come Oskar non abbiano emozioni, perché sono solitari, strani, inespressivi.

Ebbene, se avete un po´ di tempo da dedicare alla conoscenza di qualcuno, allora vi consiglio di conoscere Oskar. Se glielo permetterete, vi porterà incredibilmente vicino alle corde più nascoste di voi stessi connettendovi con emozioni pure e bollenti.

Oskar perde il papà in modo traumatico e non sa come elaborare. Ci prova nei modi più strani perché è un bimbo aspie (bimbo con sindrome di Asperger), non sa comunicare la rabbia, la paura, l´ansia, la tristezza ma assolutamente le ha. Come ha tutte le altre, quelle piacevoli che lo fanno “scompisciare”.

Le emozioni sono la parte più profonda di noi, come profonda è la zona del cervello che le gestisce. Differente non significa assente, e le emozioni che provano i bambini aspie possono essere travolgenti come le nostre, spesso anche di più. Tutto ciò rientra nel prezioso patrimonio della diversità, motivo per cui vi ho presentato Oskar e la sindrome di Asperger. Ognuno ha il diritto di essere se stesso, e di essere aiutato, come tutti, a superare le proprie difficoltà e far frutto della proprie capacità: la diversità può essere anche una risorsa.

Per ogni approfondimento http://www.spazioasperger.it/

Mariapaola Bianchini