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Disabili: la definizione in 3 punti

disabiliRealismo

Disabilita’ e’ l’incapacita’ di eseguire le attivita’ che sono proprie del  livello di sviluppo raggiunto dalla persona. Puo’ essere una disabilita’  fisica o mentale, detta altresì “ritardo di apprendimento”. Esiste una  sempre maggiore consapevolezza delle difficoltà delle persone disabili,  tanto più che esistono sempre più strumenti per venir loro incontro e  sopperire a numerose carenze; al tempo stesso c’è una chiara censura sui  temi della disabilità sui massmedia: interessa milioni di persone ma non ha  quasi alcuno spazio sui media. La censura è legata alla difficoltà a  concepire come pienamente “nostri” coloro che hanno una chiara dipendenza  dagli altri, nella società postmoderna basata sul mito dell’autonomia e  dell’indipendenza. Questa censura si traduce anche nel cattivo trattamento  sanitario che il disabile, in particolare il disabile mentale riceve  addirittura nelle nazioni che si autoproclamano civilizzate, come riportato  recentemente dalla rivista Lancet.

La ragione

Quale cultura discrimina oggi il disabile? 

Nelle operazioni di ogni giorno  tutti abbiamo qualche tipo o qualche livello di disabilità. Il fatto è che  alcuni riescono a nasconderla e altri no. E siccome chi la nasconde bene non  vuole “mostrare la propria debolezza”, facilita un’opera di rimozione  sociale per la quale semplicemente la disabilità “non deve esistere”, perché  la disabilità dell’altro ci fa pensare alla nostra. E perché la visione  fenomenologica del disabile ci ricorda quanto questa società non dà a chi è  malato. Abbiamo chiamato quest’opera di rimozione col nome di “handifobia”,  che è una forma persecutoria verso il disabile e la sua famiglia, che  sentono il peso del giudizio negativo sulla stessa esistenza in vita della  persona malata che arriva a sembrare un paradosso nella società che proclama  la salute come un diritto e la perfezione come necessità per essere  accettati. D’altronde non è vera l’equazione disabilità = sofferenza, cioè  non è automatica, pur essendo purtroppo molto frequente; perché la  sofferenza del disabile dipende dall’ambiente più che dalla malattia; e  troppo spesso l’ambiente favorisce la sofferenza di chi è malato. Il  disabile ha diritto come gli altri alla salute, che tuttavia non gli /le è  preclusa per via della sua disabilità: il diritto alla salute, come gli  altri diritti umani, è un tratto intrinseco della persona, e il disabile può  essere sano, cioè soddisfatto (v. capitolo “salute”), ma serve un impegno  sociale reale e continuo.

Disabilità e salute: un binomio impossibile?

Siccome la salute non è pura assenza di malattia – molti disabili sentono di  avere paradossalmente una buona salute nonostante la loro malattia –  dobbiamo definire in maniera nuova la salute come livello di “soddisfazione”  della vita. Purtroppo, l’idea che il disabile abbia una vita che “non merita  di essere vissuta” si diffonde, e porta a flirtare con l’eugenetica, il cui  primo passo è presumere che chi non ha capacità di autonomia non debba  essere definito “persona” e quello successivo è quello sguardo sottilmente  ambiguo col quale guardiamo le persone malate come degli “estranei” o dei  “sopravvissuti” al vaglio della diagnosi prenatale genetica.

Il sentimento

Per dare un parere sulle cure o sui diritti dei disabili bisogna parlarne  con i disabili: è imprescindibile. Il disabile deve essere al centro del suo  trattamento e le associazioni dei disabli devono essere sempre interpellate  da chi è responsabile delle politiche sociali. Proprio perché il disabile ha  diritto alla salute, la cura del disabile malato va accresciuta e  organizzata meglio, soprattutto quando ci si trova di fronte a disabili che  non possono esprimersi. Serve un’alleanza forte tra famiglia, Stato, mondo  medico e persona disabile, per riconoscere segni e sintomi, e superare le  barriere e le discriminazioni handifobiche ancora presenti nella società.

Carlo Bellieni

 

Lavoro: quando il colloquio va male per colpa di Facebook

trovare-lavoro-facebookL’utilizzo di Internet ha partorito migliaia di nuove parole. Terminologia strettamente legata alla Rete e al suo mondo. Fra queste c’e’ “web reputation”, che non e’ altro che la reputazione che ci creiamo online attraverso le nostre azioni. Probabilmente in pochi, pubblicando un post su Facebook, si interrogano quali possano essere le conseguenze. Per questo e’ di notevole interesse lo studio pubblicato da Adecco – una delle agenzie di risorse umane più famose – circa l’influenza del mondo digitale nella ricerca di lavoro.

Un dato su tutti: lo studio ha stabilito che sempre più colloqui di lavoro vanno male per colpa di Facebook. Come è possibile? Semplice: andare a sbirciare nel privato della persona che si sta per assumere è diventata prassi consolidata fra i recruiter. E se hai un profilo Facebook non troppo privato, dove ti lasci andare con foto esuberanti e considerazioni un po’ estreme, le tue chance di trovare un lavoro si riducono notevolmente.

Il “Work trends study” di Adecco, per il quinto anno in Italia, ha coinvolto 2.742 candidati e 143 recruiter. E i risultati dicono che il digitale ha ormai conquistato il settore delle risorse umane, tanto che per Adecco entro il 2017, più di due candidati su tre (il 71%) verranno individuati attraverso una ricerca online. Da un lato i candidati, che cercano lavoro sul web nell’80% dei casi, dall’altra chi arruola, che utilizza il web ormai il 64% delle volte. Cifre che raccontano un mondo totalmente nuovo, in fatto di lavoro. I siti delle aziende e le aree “lavora con noi” hanno ancora un ruolo determinante, ma l’utilizzo dei social network è crescente. LinkedIn, ma a sorpresa anche Facebook, sono canali sempre più performanti. A trovare lavoro grazie ai social network è – secondo Adecco – l’8,4% dei candidati (+1,4% rispetto al 2014).

Cosa fa un recruiter su Facebook
Se da un lato c’è il candidato, che dopo l’invio di un curriculum o dopo un colloquio, cerca immediatamente informazioni online sull’azienda e magari sulla persona che lo ha esaminato, dall’altra ci sono proprio i recruiter che fanno la medesima cosa. Questi ultimi adoperano i social network principalmente per cercare candidati passivi (78,3%), verificare i curricula vitae ricevuti (75,5%) e la rete del candidato (67,1%), controllare i contenuti pubblicati (57,3%) e la digital reputation (50,3%). Sempre per ciò che riguarda i responsabili delle Risorse Umane, più di uno su tre (il 35%) ha dichiarato di aver escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui profili social. Un grido d’allarme chiarissimo: occhio ai social network e alla loro pervasività. Blindare la privacy del proprio profilo Facebook è una prerogativa. Ne va di mezzo il lavoro.

Biagio Simonetta su Il Sole 24 ore

Dormitori a Torino – Servizi per chi e’ in difficolta’

dormitoriATTENZIONE:
non chiamate noi (AMICI DI LAZZARO non ha dormitori).
Dovete chiamare direttamente i dormitori o presentarvi lì alla sera.

Dormitori a bassa soglia
CASE DI OSPITALITA’ NOTTURNA DEL COMUNE DI TORINO
Le case di ospitalità notturna offrono una risposta ai bisogni primari di ricovero notturno temporaneo ed igiene personale a persone maggiorenni effettivamente senza dimora e prive di reddito.
Possono accedere alle Case e fruire dei servizi di pernottamento e accompagnamento sociale:
● I/Le cittadini/e italiani/e I/Le cittadini/e dell’Unione Europea;
● Gli/Le stranieri/e in possesso dei titoli di permanenza e soggiorno (per motivi diversi da turismo, affari, studio).
I cittadini comunitari accedono per un massimo di tre mesi (con riferimento al D.Lgs 30/2007) fatte salve situazioni di pregiudizio conclamato. Il conteggio dei tre mesi è fatto considerando come primo giorno la data di iscrizione nella lista d’attesa per accedere al posto fisso.
Le Case sono APERTE TUTTO L’ANNO.
L’accesso è consentito dalle ore 20.00 e l’uscita avviene entro le ore 8.00 del giorno successivo.
L’ospitalità è GRATUITA. Le persone che intendono richiedere l’ospitalità devono recarsi presso una delle Case e verificare la disponibilità di un posto letto. Qualora non ci fosse disponibilità immediata la persona viene inserita in una lista d’attesa. I cittadini residenti a Torino possono fruire dell’ospitalità temporanea per 30 notti consecutive, i cittadini non residenti possono fruire dell’ospitalità temporanea per 7 notti. E’possibile riscriversi nella lista d’attesa per fruire nuovamente dell’ospitalità solo al termine del periodo di ospitalità (la 30° notte per i residenti e la 7° notte per in non residenti a Torino).
I posti letto durante il periodo invernale possono aumentare fino ad un massimo di due in ogni struttura.

CASA DI OSPITALITÀ NOTTURNA Via Sacchi 47 tel. 011 5682885 – Coop. Animazione Valdocco, Terra mia
Posti letto disponibili: 16 SOLO PERSONE MAI STATE OSPITI NEI DORMITORI (o mai state ospiti NEGLI ULTIMI DUE ANNI).
Orario: dalle 20 alle 8
Note: SOLO UOMINI
Mezzi pubblici: 4 – 12 – 33 – 33/ – 63

CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Carrera 181–tel. 011 712334 – Cooperativa Stranaidea
Posti letto disponibili: 42
Orario: dalle 20 alle 8
Note: SOLO UOMINI
Mezzi pubblici: 65 – 65/

• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Ghedini 6 – Coop. Animazione Valdocco Posti letto disponibili: 40
Orario: dalle 20 alle 8
Note: UOMINI E DONNE
Mezzi pubblici: 18, 49
• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Strada delle Ghiacciaie 68a – tel. 011 0588798 – Coop. Frassati
Posti letto disponibili : 24
Orario: dalle 20 alle 8
Note: UOMINI e DONNE
Mezzi pubblici: 2 –29
• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Pacini 18
011 2481667 (dalle 20 alle 8.00)– Associazione Gruppo Abele
Posti letto disponibili : 5 posti in servizio privato (accesso anche senza documento d’identità)

Note :UOMINI (prenotazione lunedì mattina alle h.9),

DONNE (prenotazione tutti i giorni dalle h.9 alle 13 per donne che sono già state in dormitori comunali per 3 mesi)
OSPITALITÁ SOLO 1 SETTIMANA
Posti letto disponibili: 20 posti come Casa di Ospitalità Notturna del Comune –  Note: SOLO DONNE

Mezzi pubblici: 18 – 49 – 75 – 77

• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA corso Tazzoli 76 tel. 011/3098493 – Coop. Stranaidea
Posti letto disponibili: 24
Note: UOMINI e DONNE; la struttura non ha lista di attesa ma accoglie situazioni di emergenza individuate dai servizi itineranti, diurno e notturno gestiti, per conto del Servizio Adulti in Difficoltà del Comune di Torino
Mezzi pubblici: 2 – 10 – 40 – 62
STRUTTURE DEL VOLONTARIATO

Asili Notturni UMBERTO I (dormitorio privato) : Via Ormea 119 – 011/6963290
Ospitalità per circa 30 notti- Mezzi pubblici: 1 – 18 – 34 – 35 – 42 – 67
Orario: dalle 20 alle 8 (chi al momento non trovasse posti in altri dormitori può chiamare per farsi tenere da parte un posto, se disponibile, ma questo viene perso se non ci si presenta entro le 21.30)
Note: SOLO UOMINI italiani e stranieri, necessario DOCUMENTO D’IDENTITÁ VALIDO, servizio mensa self-service dalle h.18 (per prendere il numero) dal lunedì al sabato (no domenica e festivi).

SERMIG – ARSENALE DELLA PACE: Piazza Borgo Dora 61 – 011/4368566
Posti letto: 24 donne, 45 uomini
Mezzi pubblici: 4 – 50 – 51 – 63/ – 77
Femminile: servizio di pronta accoglienza per maggiorenni aperto dalle 16,30 alle 8.
Offerte cena, colazione e doccia.
Accesso con prenotazione che si può effettuare direttamente in piazza Borgo Dora 61 ogni giovedì mattina alle ore 10. Non necessario permesso di soggiorno, ma richiesto un documento di identità. Il posto viene inizialmente assegnato per 15 giorni, rinnovabile per altri 15 se buona condotta o no problemi di altra natura. Richiesto un contributo di 1 euro a notte.
Maschile: offerte cena, colazione e doccia. Accesso con prenotazione telefonando al Sermig per sapere il giorno di prenotazione.
Per via delle richieste numerose non è facilissimo trovare posto.

BARTOLOMEO & C. : Via Saluzzo 9/D – 011/6504821
Orario: 19.30-7.30
La durata dell’ospitalità viene stabilita dalla sede centrale caso per caso (di solito 30 giorni circa).
Note: SOLO PER UOMINI italiani. Per ottenere il posto bisogna essere stati precedentemente selezionati nella sede di Via Camerana 10/A (aperta dalle 15 alle 18, 011/534854).

SAN LUCA : Via Negarville 14
011/3471300 Orario: 19.30-7.30 (sabato e domenica fino alle 9 di mattina). Prenotazione non necessaria.
Si può chiedere un posto all’accoglienza serale (orario 18-19).
Posti letto: 40-45 Note: SOLO UOMINI. Non necessario permesso di soggiorno, ma richiesto un documento di identità valido (o eventuale denuncia di furto o simili). Generalmente gli utenti vengono inviati dal Comune o da centri di ascolto Caritas. Possibilità di permanenza per 15 giorni – 1 mese – 6 mesi. Richiesto contributo di 1€ per la cena e 2,50€ per dormire. Possibilità di permanenza maggiore  in alloggi di seconda accoglienza di cui vengono lasciate le chiavi agli ospiti, con la possibilità anche di cucinare all’interno. In questo caso è richiesto un contributo per le spese da valutare caso per caso.

CASA DI PRONTO INTERVENTO : Via Nizza 24
DONNE: gestanti o con bambini piccoli

COTTOLENGO :
Via Andreis 26 – 011/5225655 da ottobre a maggio
prevalentemente per UOMINI, in casi eccezionali per coppie

ENDURANCE (bus/dormitorio)
a RIVOLI sul piazzale di Via Isonzo, a fianco dello stadio comunale tel.329 7507241
•L’orario di apertura del mezzo è dalle 20,00 alle 8,00 (21 notti consecutive poi lista di attesa)

Servizi sanitari gratuiti a Torino – Servizi per chi è in difficolta’

europa_sanita-1Dove ricevere assistenza sanitaria se non si ha la residenza, o i documenti, o si è indigenti.
Dove trovare un dentista o la protesi dentaria per chi è povero.

Dove trovare sostegno psicologico.
I servizi a Torino per gli adulti in difficolta’.


ASSISTENZA SANITARIA


AMBULATORIO SOCIOSANITARIO “ROBERTO GAMBA”
Via Sacchi 49

l’Ambulatorio Sociosanitario svolge funzioni di prevenzione e di limitazione del danno oltre che di ascolto e invio ai servizi competenti. L’attività è rivolta ad adulti in difficoltà e a rischio di grave marginalità sociale ed è garantita da personale medico dell’ASL TO1, volontari della Croce Rossa Italiana, personale socio educativo delle Coop. Animazione Valdocco e Terra Mia.
Lo sportello, ad accesso libero, è attivo dal Lunedì al Sabato, escluse le festività, dalle ore 15.30 alle ore 18.30

ASILI NOTTURNI UMBERTO I
Via Ormea 119. 011 696.32.90

Ambulatori medici, oculistici, dentistici su segnalazione (assistente sociale o associazione).

CAMMINARE INSIEME
Via Cottolengo 24/A – SU APPUNTAMENTO: 0114365980

Medicina generale: lunedì/venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17.   Sabato dalle 9 alle 12.
Otorino, optometrista, chirurgo, angiologo, dermatologo, infettivologo, neurologo, ginecologo, gastroenterologo, pneumologo, pediatra, dentista, ecografia tradizionale e ginecologica: da prenotare in orario di apertura ambulatorio (non telefonica)

CENTRO DIURNO IL BALSAMO DI FILOMENA
Via Cappel Verde 6
per persone sd con problemi di salute
dal lunedì al venerdì con orario continuato 8.30 – 17.30
L’accesso è su segnalazione e invio di associazioni ed enti tramite la mail balsamodifilomena@gmail.com

CENTRO GRANETTI – COTTOLENGO (Ambulatorio gratuito)
Via Cottolengo 13/a

1) Ambulatorio gratuito attivo tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 8,00 alle 12,00 e dalle 16,00 alle 18,00 (la domenica ha un orario ridotto dalle 8,30 alle 11,00 e dalle 17,00 alle 18,00).
Per accedere a questo servizio Infermieristico basta presentarsi in via Cottolengo 13A nell’orario descritto sopra. Se è possibile con una prescrizione medica o del Pronto Soccorso. Se questo non è possibile per mancanza di assistenza sanitaria valuteremo in ambulatorio come aiutare la persona.

CENTRO GRANETTI – COTTOLENGO (Corsia Verde Disabili)
Via Andreis 18/5
Corsia verde per le organizzazioni che si occupano di persone affette da disabilità e le famiglie con problemi economici con a carico un disabile, l’ambulatorio assicura un’accoglienza adeguata dedicando una corsia preferenziale per accedere ai servizi ambulatoriali.  Tutto questo al di là dei limiti imposti dalle agende di prenotazione e dalla normale disponibilità oraria. Le prenotazioni per le prestazioni sanitarie saranno accolte inviando e-mail a “granetti@ospedalecottolengo.it” o telefonando al numero 342-9923565

SERMIG – Arsenale della Pace
Via Andreis 18/44A – 011/4368566
Orario Poliambulatori: adulti LUN-MAR-MERC 15.30 GIOV 16.45 VEN 9-10.30 bambini MAR 15.30

È possibile essere visitati da un medico di base, inoltre si possono richiedere visite specialistiche GRATUITE (cardiologica, ginecologica, urologica, otorinolaringoiatrica, ottica, dermatologica, ortopedica, fisiatrica, chirurgia plastica, ematologica, neurologica, gastroenterologia, oculistica) su APPUNTAMENTO negli orari di apertura dell’ambulatorio.
NECESSARIO DOCUMENTO D’IDENTITÁ VALIDO

CROCE ROSSA
Via Bologna 171. 011.2445411

Lunedì (09.00-12.00): medico di base
Martedì (15.00-17.00): medico di base
Mercoledì (09.00-12.00): medico di base (ortopedico ogni due settimane)
Giovedì(15.00-17.00): medico di base (oculista su appuntamento)
Venerdì (09.00-12.00): medico di base

CASA SANTA LUISA Via Nizza 24. Tel.: 011.5780824 Ambulatorio infermieristico Dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 12.00

COMUNITÀ MADIAN (RELIGIOSI CAMILLIANI)
Via dei Mercanti 28 011/56.28.0937 011/53.33.42
accoglienza maschile adulti dimessi dall’ospedale (anche senza documenti)

I.S.I. Sportelli Informazione Sanitaria Stranieri

(per immigrati senza permesso di soggiorno) – Via Monginevro 130 (Poliambulatorio) – 011/70954677/83 Orario: dal lunedì al venerdì, dalle 13.30 alle 16.30 –

Via Pacchiotti 4 Orario: tutte le mattine, dalle 9.00 alle 12.00

Visite mediche – Via Carutti 23 (ingresso da Via Azuni 8) – Via del Ridotto 3 Lungo Dora Savona 24

011/2403664 – 011/2403652 Orario di prenotazione ed informazioni: dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 12.30

CURE DENTISTICHE

ASSOCIAZIONE PROTESI DENTARIA GRATUITA
Via Negarville 8/28 – 0117793661
Il servizio è rivolto a persone senza dimora e/o che ricevono un contributo economico dal Comune di Torino.
Si accede su segnalazione del servizio presso cui la persona ha un progetto in corso (Servizio sociale; Ser.T;. C.S.M.). LA PRESTAZIONE È GRATUITA.

POLIS Poliambulatorio
Via Capriolo, 18 – 10139 Torino tel 011 337685 r.a.
mezzi: 2, 55, 68, metro (Rivoli) servizio odontoiatrico a prezzi calmierati, servizio di psicologia
Ambulatori Dental School (cure odontoiatriche tramite la Facoltà di Medicina) Via Nizza, 230 – Torino (II piano) 0116335198 dal lunedì al venerdì (7.30-11) solo i primi 70 numeri, presentarsi al mattino presto

SOSTEGNO PSICOLOGICO

CENTRO DI PSICOLOGIA TRANSCULTURALE
Counselling e sostegno psicologico a migranti
Via Riberi, 2 – Torino Tel. 011.88.02.640 / 011.839.15.50 Cell.320.417.58.54 Per informazioni ed appuntamenti telefonare nei seguenti giorni: Martedì e Venerdì dalle 9.00 alle 17.00

 ASSOCIAZIONE MAMRE
Strada Maddalene n.366 – 011/852433
Orario: Lun-mart dalle 13.30 alle 19.30
Merc-giov dalle 9.30 alle 19.30

Si rivolge a POPOLAZIONE IMMIGRATA (minorenni/adulti e regolari/irregolari) attraverso: interventi di carattere psico-sociale, consulenze psicologiche, consulenze, etno-psichiatriche, Associazione convenzionata con ASL TO 2

CENTRO FRANZ FANON
Counselling e sostegno psicologico a migranti
Via San Francesco D’Assisi 3, 10122 Torino T&F +390114546552

CASA DEL QUARTIERE Via Morgari 14

Sostegno psicologico a donne rifugiate (venerdì ore 14.30 – 16.30)

 

CURE AL DOLORE DEI DENTI:

Ospedale Maria Vittoria via Cibrario 72 ang.C.Tassoni
Dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 11.00
Ospedale Mauriziano Largo Turati 62
Dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 11.00 (solo i primi 25 numeri)
SOLO ESTRAZIONI
Ospedale Martini via Tofane 71, 01170951
Dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 16.00 per le estrazioni accesso diretto, per le cure dei bambini con appuntamento
Ospedale Regina Margherita piazza Polonia 94
Dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 15.30 solo dal Pronto Soccorso 0113134444

MST – AMEDEO DI SAVOIA
Centro malattie sessualmente trasmissibili, corso Svizzera 164 Padiglione C ,tel 011 4393791.

C’è mediatrice culturale. Accesso diretto lun-ven dalle 8 alle 10 (ragazze da sole), oppure tramite prenotazione  telefonica dell’associazione allo stesso numero, non richiesti documenti né ISI.

Si fa un primo colloquio per aprire una cartella, e poi viene fissato il secondo appuntamento per esami Hiv e altro, a seconda dell’urgenza (se prenotato dall’associazione viene fatto tutto subito).

 

TEST HIV
Ambulatori centralizzati malattie infettive HIV (OMV-BV) (Direzione Sanitaria Compr. Osp. A. di Savoia – B. di Vische (OAS))
Corso Svizzera, 164 10149 – TORINO
primo Padiglione E – 0114393997

PER PRELIEVI HIV dal lunedì al venerdì orario 7.30-10.30 esecuzione test con referto consegnato in giornata; con orario 10.30-14.00 esecuzione test con referto consegnato il giorno successivo; il sabato orario 8.00-10.00 esecuzione test con referto consegnato in giornata; con orario 10.00-12.30 esecuzione test con referto consegnato dal lunedì successivo;

Il test HIV non richiede prenotazione, né richiesta del medico di base, è gratuito ed è fornito in assoluto anonimato. Se richiesto dal medico curante insieme ad altri esami ematochimici, recarsi al Centro Unificato Prelievi presso l’Amedeo di Savoia. Per le visite infettivologiche di controllo è richiesta la prenotazione al num. 011.439.39.16.

Servizio Civile con gli Amici di Lazzaro “Nuove strade per vivere”

Sono aperte le selezioni per il Servizio Civile da svolgere con gli Amici di Lazzaro.
Il progetto si chiama
“Nuove strade per vivere 2017” per il quale si cercano 4 volontari

Sede progetto: Associazione Amici di Lazzaro che da anni si occupa di persone che vivono situazioni di sofferenza ed emarginazione (donne e minori stranieri, anziani soli, rifugiati politici, indigenti, ecc.) con iniziative gratuite autofinanziate che coinvolgono varie decine di volontari divisi su diversi gruppi di servizio.

Il servizio sarà su tre ambiti:

1) Attivazione di nuovi servizi di prevenzione
antitratta e sostegno per donne in difficolt
2) Sostegno a interi nuclei famiglie e giovanissimi
3) Sensibilizzazione su povertà, disoccupazione e formazione

QUI IL LINK PER PRESENTARE LA DOMANDA

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Requisiti e condizioni di ammissione: (tratto dal bando ministeriale)

Ad eccezione degli appartenenti ai corpi militari e alle forze di polizia, possono partecipare alla selezione i giovani, senza distinzione di sesso che, alla data di presentazione della domanda, abbiano compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno di età, in possesso dei seguenti requisiti:

– essere cittadini italiani;

– essere cittadini degli altri Paesi dell’Unione europea;

– essere cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia;

– non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata.

I requisiti di partecipazione devono essere posseduti alla data di presentazione della domanda e, ad eccezione del limite di età, mantenuti sino al termine del servizio.

Non possono presentare domanda i giovani che:

 a) abbiano già prestato servizio civile nazionale, oppure abbiano interrotto il servizio prima della scadenza prevista, o che alla data di pubblicazione del presente bando siano impegnati nella realizzazione di progetti di servizio civile nazionale sensi della legge n. 64 del 2001, ovvero per l’attuazione del Programma europeo Garanzia Giovani;

  1. b) abbiano in corso con l’ente che realizza il progetto rapporti di lavoro o di collaborazione retribuita a qualunque titolo, ovvero che abbiano avuto tali rapporti nell’anno precedente di durata superiore a tre mesi.

 Non costituisce causa ostativa alla presentazione della domanda di servizio civile nazionale l’aver già svolto il servizio civile nell’ambito del programma europeo “Garanzia Giovani” e nell’ambito del progetto sperimentale europeo IVO4ALL o aver interrotto il servizio civile nazionale a conclusione di un procedimento sanzionatorio a carico dell’ente originato da segnalazione dei volontari.

 Procedure selettive

 Il candidato deve presentarsi al colloquio per le selezioni secondo le date previste dal relativo calendario pubblicato sulla Home Page del sito www.volontariato.torino.it. La pubblicazione del calendario ha valore di notifica della convocazione e il candidato che, pur avendo inoltrato la domanda, non si presenta al colloquio nei giorni stabiliti senza giustificato motivo, è escluso dalla selezione per non aver completato la relativa procedura.

 Presentazione delle domande 

 La domanda di partecipazione, indirizzata direttamente a Vol.To, deve pervenire presso la sede di Via Giolitti, 21 – Torino entro e non oltre le ore 14.00 del 26 giugno 2017 secondo le seguenti modalità:

1) con Posta Elettronica Certificata (PEC) – indirizzata a volontariato.torino@pcert.it – di cui è titolare l’interessato, avendo cura di allegare tutta la documentazione richiesta in formato pdf;

2) a mezzo “raccomandata A/R”;

3) consegnate a mano.

La domanda, firmata dal richiedente, deve essere:

– redatta secondo il modello riportato nell’Allegato 2 al presente bando, attenendosi scrupolosamente alle istruzioni riportate in calce al modello stesso e avendo cura di indicare la sede per la quale si intende concorrere;

– accompagnata da fotocopia di valido documento di identità personale;

– corredata dalla scheda di cui all’Allegato 3 contenente i dati relativi ai titoli.

 Per informazioni : serviziocivile@volontariato.torino.it – numero verde 800.590003

QUI IL LINK PER PRESENTARE LA DOMANDA

Corso estivo di lingua italiana per donne e ragazze

corso_italiano_trasparentE’ in partenza

il corso estivo di lingua italiana per donne e ragazze straniere proposto
dall’associazione Amici di Lazzaro amicidilazzaro.it
(non vengono richiesti documenti o pds)

Il corso inizia martedì 6 giugno e terminerà il 20 luglio,
si terra’ al MARTEDI, MERCOLEDI e GIOVEDI
dalle 15 alle 16.30
a TORINO in VIA BIBIANA 29

Le iscrizioni sono aperte al martedì e mercoledì dalle 14 alle 15 in via Bibiana 29 a Torino.

Ogni anno partecipano ai corsi dell’Associazione Amici di Lazzaro circa 150 donne, provenienti da oltre 25 nazioni differenti.

Il corso fornisce i primi rudimenti della lingua italiana a donne giunte da poco in Italia per lavoro o per ricongiungimenti familiari.

Viene garantito un supporto speciale per le donne arabe e cinesi e per le analfabete.

Il corso è gratuito e si terrà a Torino – via bibiana 29/a –
E’ rivolto a donne e ragazze straniere **.

Informazioni: Associazione Amici di Lazzaro    info@amicidilazzaro.it    tel.

Certi bambini, incredibilmente speciali

molto-forte-incredibilmente-vicino-rich-visore_19465_big“Molto forte incredibilmente vicino” e’ un film in uscita al cinema tra febbraio e marzo 2012. Prima ancora e’ un libro di Jonathan Safran Foer pubblicato nel 2005, che parte dall´attentato alle torri gemelle per indagare in termini universali i temi di perdita e morte. E prima ancora e’ la storia di un bambino speciale, cui sono arrivata casualmente passeggiando tra gli scaffali della libreria Masone prima di un cortometraggio del giovedi’ sera.

Nel trafiletto della copertina c´era una sintetica presentazione del protagonista: “Oskar è newyorkese di 9 anni a suo modo geniale, ama inventare singolari dispositivi”. Poche informazioni ma sufficienti per incuriosirmi – “che vorrà dire, a suo modo geniale?”.

Comincio a conoscere Oskar e comprendo che “geniale” sta anche e soprattutto per “speciale”. Uno speciale per pochi, di quelli che i professionisti del settore nominano con un´etichetta precisa. Non cercatela su internet che potreste imbattervi in qualcosa scritto male.

Facendo una ricerca ho letto un po´ di tutto: – Oskar ha una leggera forma di autismo -, come se ripararsi sotto il letto o tirare la lampo del sacco a pelo di sé stesso o farsi lividi per proteggersi dalle emozioni, fosse qualcosa di “leggero”. – Oskar ha un morbo. – Etimologicamente morbo deriva da mors, morte, come se essere in qualche modo speciali e non mangiare il cioccolato, vestirsi solo di bianco, essere rigidi, voler stare soli, conducesse necessariamente alla fine di se stessi.

E poi – Oskar ha la malattia di Asperger – Malattia è il risultato di un´alterazione, fisica, psicologica, sociale, che può o portare alla morte o riassorbirsi e tornare all´equilibrio attraverso la terapia. Come se nascere in un certo modo fosse già di per sé un´alterazione; ma rispetto a cosa? E poi, quale sarebbe la terapia in grado di guarire da ciò che si è?

Personalmente ritengo che una persona non abbia bisogno di un´etichetta per essere vissuta, ma vero anche che le etichette servono a riconoscere e a capire la diversità e anche a valorizzare e ad apprezzare la singolarità di ognuno. Singolarità che è sempre sacra. Oskar è singolare davvero, come certi bambini che ho conosciuto in questi anni. Incredibilmente speciali. Come Lorenzo che mi parlava attraverso i libri e mi regalava disegni che erano opere d´arte. Come Lucia che mi parlava attraverso i suoi occhi da cerbiatta, portandomi velocemente al cuore delle cose.

Oskar, a soli 9 anni, se ne va in giro con già in tasca un biglietto da visita, se mai qualcuno avesse bisogno di un inventore, un designer e fabbricante di gioielli, un entomologo, un francofilo, un vergano, un origamista; e poi ancora di un astronomo o di collezionista di oggetti vari.

Insomma, Oskar è un bimbetto intelligente, un mezzo genio. Con degli interessi particolari, di certo diversi da quelli dei coetanei. Ha un linguaggio molto ricercato, con termini da enciclopedia. Però ha un modo particolare di parlare, a cadenza regolare senza un´intonazione. Sta sempre sul letterale e non parlategli con le metafore perché proprio non può capirle. Se non comprende una domanda è facile che risponda: “È una domanda retorica?”. A quel punto fategliene un´altra, magari accompagnandola con un disegno, che il visivo gli facilita la comprensione.

Strano per un bimbetto che sembra avere un quoziente intellettivo sopra la media; eppure è così: il suo linguaggio ha punti di debolezza. Ma chi non ce li ha, i punti di debolezza? Oskar ama fotografare; va in giro per New York con la sua macchinetta fotografica a registrare persone, oggetti, dettagli. Ha bisogno di trasformare la vita che respira in immagini, perché il suo cervello gli chiede così: è come se tutto fosse elaborato attraverso il visivo.

È anche il suo punto di forza, quello che spiega come riesce a memorizzare velocemente il contenuto di interi libri, gli incroci di percorsi, le insegne di tutti i negozi di New York, il punto esatto degli alberi, dei fiori, dei laghetti di Central Park.

Insomma, di fare cose che non è dato fare a noi persone normali, con un cervello normale. Ma non provate ad abbracciarlo, altrimenti si agita. E neanche a sfiorarlo con un tocco di dito, che potrebbe scappare. E se lo invitate ad una festa, non alzate il volume della musica perché i suoni alti lo farebbero gridare, non riesce proprio a sopportarli. E le emozioni? Corre voce che bimbi come Oskar non abbiano emozioni, perché sono solitari, strani, inespressivi.

Ebbene, se avete un po´ di tempo da dedicare alla conoscenza di qualcuno, allora vi consiglio di conoscere Oskar. Se glielo permetterete, vi porterà incredibilmente vicino alle corde più nascoste di voi stessi connettendovi con emozioni pure e bollenti.

Oskar perde il papà in modo traumatico e non sa come elaborare. Ci prova nei modi più strani perché è un bimbo aspie (bimbo con sindrome di Asperger), non sa comunicare la rabbia, la paura, l´ansia, la tristezza ma assolutamente le ha. Come ha tutte le altre, quelle piacevoli che lo fanno “scompisciare”.

Le emozioni sono la parte più profonda di noi, come profonda è la zona del cervello che le gestisce. Differente non significa assente, e le emozioni che provano i bambini aspie possono essere travolgenti come le nostre, spesso anche di più. Tutto ciò rientra nel prezioso patrimonio della diversità, motivo per cui vi ho presentato Oskar e la sindrome di Asperger. Ognuno ha il diritto di essere se stesso, e di essere aiutato, come tutti, a superare le proprie difficoltà e far frutto della proprie capacità: la diversità può essere anche una risorsa.

Per ogni approfondimento http://www.spazioasperger.it/

Mariapaola Bianchini

 

Donne arabe, i vostri mariti vi picchiano? Parlate con me, io vi ascolto

souad_sbai_jpgSouad Sbai, 46 anni, marocchina, da 27 vive in Italia. “Mi rendo conto che ormai, spesso, ragiono come se fossi italiana” dice mentre racconta la sua battaglia, non facile, per difendere le sue connazionali e tutte le donne islamiche maltrattate, picchiate dai mariti non appena arrivano nel nostro Paese. Giornalista, con la rivista che dirige, Al Magrebia, e come presidente dell’Associazione donne marocchine in Italia si batte per diffondere una cultura nuova, e per gridare che le donne devono essere emancipate, tutelate. La sua ultima iniziativa è la realizzazione della Casa di ascolto per le donne arabe, che verra’ aperta a Milano con l’appoggio della regione Lombardia. (Numero Verde Mai più sola 800911753)

È un passo avanti?
“Certamente è un buon segno. La Lombardia e’ la prima regione ad aprirci veramente le porte. Esiste già da qualche mese una Casa di ascolto a Roma,ma e’ stata messa in piedi senza l’aiuto del comune o della regione. In questo centro le donne non solo saranno ascoltate, ricevendo assistenza medica e legale, ma anche istruite. Inizieranno a fare corsi di lingua italiana”.

Cosa l’ha spinta a mettersi alla guida di una battaglia non facile?
“Non voleva farlo nessun’altra e io non potevo più stare a guardare. Le racconto un esempio: un giorno mi ha chiesto aiuto una mia connazionale, ustionata con una pentola di acqua bollente dal marito solo perché non gli aveva preparato in orario la cena. Ha subito 14 operazioni. Lui, invece, dopo tre giorni è uscito dal carcere grazie a un ordinamento troppo permissivo”.Il problema sta nella vostra cultura o nelle nostre leggi?”Il problema sicuramente può essere risolto con un inasprimento dell’ordinamento italiano. Chi picchia e maltratta una donna – che sia musulmana o italiana – deve essere punito più duramente. In Marocco abbiamo fatto passi avanti nella tutela della donna: per gli aggressori è molto difficile uscire dal carcere”.

Ma allora tutto peggiora quando le vostre famiglie emigrano in Italia?
Sì, e’ proprio così. Quando le nostre donne arrivano qui, inseguono un sogno che spesso va in frantumi. Sono sole, non hanno più il padre o i fratelli che le difendono. Non conoscono la lingua, non riescono nemmeno a chiedere aiuto, così gli uomini se ne approfittano. Le picchiano e abusano di loro.Il fenomeno è in crescita”.Lei chiede pene più dure nei confronti dei suoi connazionali?”Le chiedo nei confronti degli immigrati che non ci rispettano così come nei confronti di tutti gli uomini che non rispettano le donne. Il problema è che nelle nostre comunità la situazione è sempre più grave, ma un primo rimedio ci sarebbe: rendere obbligatoria la conoscenza della lingua italiana per la concessione del permesso di soggiorno. Ogni uomo che vuole portare la moglie in Italia dovrebbe farle fare un corso di sei mesi di italiano, darle gli strumenti per poter comunicare, per potersi integrare e soprattutto per potersi difendere”.

Ma in questo scenario non facile, cosa rappresenta il velo?
“Sono pochissime quelle che portano il velo con convinzione, e a loro va tutto il rispetto. La maggioranza, però, è costretta a portarlo perché sono i mariti a imporlo: non vogliono che si mostrino in pubblico, che entrino in contatto con la civiltà occidentale. Le nascondono perché non si allontanino e non si ribellino, tanto è vero che quando le mogli si convincono a denunciare i soprusi, poi si tolgono tutte il velo. Significa che non lo mettevano per scelta ma perché costrette”.

Lei lo ha mai portato?
“No. Per fortuna vengo da una famiglia aperta, non ho mai dovuto farlo”.
Lei sta facendo tutto questo perché, a sua volta, ha subito violenze o perché lo ritiene giusto, a prescindere?  “Io non ho mai subito questi soprusi, e comunque la mia storia non conta. Non ho maidetto se sono sposata con un italiano o un musulmano, e non intendo farlo. Dico soltanto che ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia dedita al volontariato. Sono arrivata in Italia a 19 anni, con la mia famiglia, allora non mi sarei mai immaginata di dover difendere le donne in questo modo, il fenomeno dei maltrattamenti era inesistente. Ma con l’aumento dell’immigrazione tutto è cambiato. A poco a poco ho capito che potevo, dovevo, mettermi al servizio degli altri”.

Famiglia: guida a tutte le agevolazioni 2017

agevolazioniarticolo in fase di revisione

Ecco i sussidi che lo Stato offre ai nuclei familiari in difficoltà.
(ndr: come Amici di Lazzaro, sosteniamo solo famiglie e donne vittime di sfruttamento e tratta, tutte le altre situazioni lle indirizziamo alle Caritas e SanVincenzo del territorio)

La crisi sembra non voler terminare mai e molte famiglie si trovano in difficoltà ad arrivare a fine mese. Anche le nascite, purtroppo, sono in calo, in considerazione del timore di molti italiani di non riuscire a gestire il peso economico che una famiglia può
generare. Timore che colpisce anche numerosi giovani, restii a sposarsi. Ma la famiglia è la cosa più importante
che c’è e non bisogna dimenticare che, nonostante tutto, lo Stato italiano offre alcune agevolazioni per sostenerla. Vediamo, in breve, quali sono quelle disponibili per il 2017.

Bonus su utenze e tasse.
Le prime agevolazioni offerte ai cittadini in difficoltà e con reddito basso sono quelle relative alle utenze e ad alcune tasse. Si pensi alla possibilità di vedersi applicato uno sconto sulla bolletta della luce e del gas della durata di 12 mesi e rinnovabile annualmente, concesso
alle famiglie con Isee non superiore a 7.500 euro, elevato a 20.000 nel caso in cui vi siano più di tre figli a carico. Si pensi ancora alla possibilità di pagare in maniera ridotta la bolletta dell’acqua,
concessa da alcuni Comuni in presenza di requisiti definiti dagli stessi in maniera variabile. Si pensi ancora allo sconto del 50% sul canone Telecom (e non sulle telefonate) concesso nei casi in cui nel
nucleo familiare sia presente un titolare di pensione di invalidità civile, un titolare di assegno sociale, un disoccupato o una persona che abbia più di 75 anni di età e in cui il reddito familiare non superi gli euro 6.713,94. Venendo alle tasse, in alcuni Comuni sono previste riduzioni o addirittura esenzioni dalla Tari, per le famiglie a basso reddito. Anche il tanto discusso canone Rai può non essere più un
problema per i cittadini che abbiano più di 75 anni di età e un reddito Isee non superiore ad euro 6.713.94.

Bonus per i figli.
Ancora più numerosi sono i bonus indirizzati a sostenere le famiglie con figli. Iniziamo dal bonus bebè, ovverosia l’assegno corrisposto alle famiglie con Isee sino a 25mila euro e consistente in un assegno mensile di 80 euro per ciascun figlio nato o adottato negli anni 2015, 2016 e 2017. Tale beneficio dura sino al compimento del terzo anno di età del bambino cui si riferisce e il suo importo è raddoppiato per le famiglie il cui Isee non superi i 7mila euro. Un altro sussidio a
sostegno della genitorialità è rappresentato dal bonus famiglie numerose, ovverosia dalla detrazione fiscale complessiva di 1.200 euro destinata alle famiglie in cui vi siano almeno quattro figli a carico.
Non dimentichiamo, poi, i voucher baby sitter e asili nido, ovverosia il contributo mensile di 600 euro richiedibile dai genitori in alternativa al congedo parentale e utilizzabile per pagare la retta dell’asilo o il servizio di baby sitting. Si è ancora in attesa della family card, introdotta dalla legge di stabilità 2016 con lo scopo di permettere alle famiglie con almeno tre figli a carico di chiedere sconti su
determinati beni e servizi.
Il bonus libri.
Un’altra interessante agevolazione è rappresentata dal bonus libri, che i Comuni erogano, al ricorrere di requisiti diversi a seconda della Regione di appartenenza, alle famiglie a basso reddito per l’acquisto di libri di testo e materiale necessario ai figli che frequentano la scuola
dell’obbligo.

La social card e l’assegno familiare.
Da ultimo va ricordata la possibilità di richiedere la social card
e l’assegno familiare. La prima si concretizza in un sussidio di 40 euro mensili corrisposto alle famiglie a basso reddito in cui vi sia un minore di tre anni o un adulto di età superiore a sessantacinque anni.
L’assegno familiare, invece, è erogato dai Comuni ai nuclei familiari di cui facciano parte almeno un genitore e tre figli minori e il cui Isee non superi 8.555,99 euro.

Un bicchiere di latte che valeva una vita

Un giorno, un povero ragazzo che cercava di pagarsi gli studi vendendo fazzolettini di carta e altri oggettini di poco valore ai passanti o bussando di porta in porta, si accorse di avere in tasca solo pochi centesimi e di essere terribilmente affamato.
Decise che avrebbe chiesto qualcosa da mangiare alla prossima casa. Tuttavia si sentì mancare di coraggio quando ad aprire la porta venne una graziosa bambina dai grandi occhi verdi.
Così, invece di cibo, chiese un bicchiere d’acqua.
La bambina si accorse della sua fame e gli portò un grosso bicchiere di latte.
Il ragazzo la ringraziò calorosamente e poi chiese: «Quanto le devo?»,
«Non mi deve niente» rispose la bambina. «La mamma dice che non si deve niente per la gentilezza».
Lui replicò: «Allora grazie, grazie con tutto il mio cuore».
Appena Howard Kelly lasciò quella casa, non si sentiva meglio solo fisicamente, ma la sua fede in Dio e nell’umanità era cresciuta molto.
Era sul punto di rinunciare e rassegnarsi a non studiare, ma quel piccolo gesto gli aveva ridato la forza e la volontà di continuare a lottare.
Molti anni dopo, quella stessa bambina, ormai adulta, si ammalò gravemente. I dottori locali non sapevano che fare. Alla fine la mandarono in una grande città dove c’erano degli specialisti in grado di curare quella malattia così rara.
Il dottor Howard Kelly, una vera celebrità nel campo, fu uno degli invitati per il consulto.
Quando il professore udì il nome della città da cui proveniva la donna, una strana luce gli brillò negli occhi. Accorse immediatamente nell’ospedale e si fece indicare la camera dell’ammalata.
La riconobbe immediatamente, e non solo per gli occhi verdi. Subito dopo si avviò verso la stanza dove si teneva il consulto deciso a fare di tutto per salvare la vita della donna.
Da quel momento dedicò tutto il tempo possibile a quel caso. Dopo una lunga e strenua lotta, la battaglia fu vinta. Il professor Kelly chiese all’ufficio amministrativo dell’ospedale di passare a lui il conto finale della spesa. Lo esaminò e poi scrisse alcune parole in un angolo del foglio.
Il conto fu poi portato alla paziente. La donna esitò ad aprirlo: era sicura che avrebbe dovuto impegnare tutto il resto della vita per pagare quel conto certo salatissimo.
Alla fine con cautela lo sbirciò, ma la sua attenzione fu subito attirata dalle parole scritte a mano su un lato del conto.
Lesse queste parole: «Pagato totalmente con un bicchiere di latte».
Ed era firmato: dottor  Howard Kelly. (storia vera)

«Chi darà anche solo un bicchiere d’acqua fresca, a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, vi assicuro che riceverà la sua ricompensa».
(Vangelo di Matteo 10, 42)

Contro il commercio di feti: Essere uomini significa proteggere i bambini

1361998204963362992Prosegue oltreoceano il dibattito sulla scandalo della Planned Parenthood sul commercio illegale, svelato da un’inchiesta, di parti di feti abortiti. Sul tema è intervenuto mons. Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia, in un editoriale pubblicato sul sito Catholic Philly, organo di stampa ufficiale della Chiesa locale.

“L’uccisione deliberata di un vita innocente – scrive mons. Chaput – è un atto particolarmente malvagio”, che non può essere giustificato in alcun modo. Il presule ha ricordato la Lettera pastorale scritta dai vescovi degli Stati Uniti nel 1998 e intitolata “Vivere il Vangelo della Vita“. Nel testo si sottolineava che “non tutelare o difendere la vita nella sue fasi più vulnerabili rende sospetto ogni appello alla giustizia in altri settori, riguardanti i più poveri ed i più emarginati” dalla società. “Ogni attacco diretto alla vita umana innocente, come l’aborto e l’eutanasia – si legge ancora nella Lettera pastorale – rappresenta una violazione diretta ed immediata del più fondamentale dei diritti umani, il diritto alla vita”.

Il traffico di tessuti fetali ordito dalla Planned Parenthod è, secondo mons. Chaput, “nient’altro che ripugnante” e “orribile e barbarico”. Di qui il suo appello ai cristiani a “non risparmiarsi nel dovere di promuovere la giustizia e la carità nel Paese”. L’arcivescovo di Philadelphia cita infine Ruben Navarette, storico attivista pro-aborto ma sposato con una donna pro-life, il quale ha scritto: “Si tratta di bambini che vengono uccisi. Milioni di bambini. E bisogna proteggerli. Questo è quello che fa un uomo: protegge i bambini, i suoi e quelli degli altri. Questo significa essere un uomo”.
www.zenit.org

La fantasia della carita’ sulle orme di Giovanni Paolo II

UgpII-5na riflessione per chi vuol far parte di Amici di Lazzaro:

“Lo scenario della poverta’ puo’ allargarsi indefinitamente, se aggiungiamo alle vecchie le nuove poverta’, che investono spesso anche gli ambienti e le categorie non prive di risorse economiche, ma esposte alla disperazione del non senso, all’insidia della droga, all’abbandono nell’età avanzata o nella malattia, all’emarginazione o alla discriminazione sociale. Il cristiano, che si affaccia su questo scenario, deve imparare a fare il suo atto di fede in Cristo decifrandone l’appello che egli manda da questo mondo della povertà. Si tratta di continuare una tradizione di carità che ha avuto già nei due passati millenni tantissime espressioni, ma che oggi forse richiede ancora maggiore inventiva. È l’ora di una nuova « fantasia della carità », che si dispieghi non tanto e non solo nell’efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna condivisione. (LEGGI QUI) Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come « a casa loro ». Non sarebbe, questo stile, la più grande ed efficace presentazione della buona novella del Regno? Senza questa forma di evangelizzazione, compiuta attraverso la carità e la testimonianza della povertà cristiana, l’annuncio del Vangelo, che pur è la prima carità, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui l’odierna società della comunicazione quotidianamente ci espone. La carità delle opere assicura una forza inequivocabile alla carità delle parole. “

(di Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte 50)

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Non ti costa nulla e potrai aiutarci tantissimo per:

– Accogliere chi è sfruttato.
Se ci aiuti vorremmo fare di più per le vittime di sfruttamento e ragazze in difficoltà, aprendo una nuova casa di accoglienza.

– Sostenere altri ragazzi con problemi scolastici.
Potremmo aumentare il numero di bambini e ragazzi che aiutiamo, ampliando gli spazi e permettendo a tanti altri di recuperare a scuola.

– Aiutare delle madri sole.
Se avremo tanti sostenitori e volontari potremo aiutare più mamme sole, con pannolini e generi alimentari per neonati

– Dare borse di studio a chi merita ma ha problemi economici.
Col tuo aiuto vorremmo aumentare le piccole borse di studio (350 euro) che offriamo ad alcuni ragazzi disagiati (ISEE sotto i 3000 euro annui) per stimolarli ad un rendimento scolastico alto (media 8,5 superiori e 27 all’università)

Fare corsi gratuiti di cucina, pulizie, artigianato e cucito. Vorremmo reinserire tante donne povere che non hanno istruzione, dando loro nuove competenze per trovare lavoro.

– Prevenire l’immigrazione con progetti all’estero
Vogliamo sostenere lo studio per tante ragazze che sono a rischio tratta prima che partano per l’Europa. Vorremmo anche aiutare a tornare in Africa qualche mamma e figli che qui non è riuscita a integrarsi

Serate in stazione

dai diari che ogni settimana i volontari del Gruppo Stazioni scrivono:
Fuori dalla stazione, sul muretto, abbiamo avuto il piacere di incontrare un nuovo amico senza fissa dimora, Mario; è stato davvero piacevole poter parlare con lui, amante della montagna e delle “piccole cose”, della natura e delle sue meraviglie… Ci ha raccontato della sua giovinezza trascorsa sempre tra le vette… E tutto questo racconto era accompagnato da una nota di nostalgia e tristezza per non poter più trascorrere quelle piacevoli e appassionanti giornate…
Abbiamo salutato i nostri amici e concluso la serata con una preghiera…

“…Fuori dalla saletta d’ aspetto non sarebbero potuti mancare gli storici Michele e Gianluca, sempre contenti di vederci e poterci raccontare le loro novità… soprattutto il viaggiatore Michele, che torna a Genova per un po’di tempo…!
Signore ti affidiamo i nostri amici e le loro vite”…
Prima ancora di iniziare i vari spostamenti abbiamo fatto conoscenza con Alex, un signore romeno di circa 40 anni che si trova in Italia da 9 mesi. In Romania ha la moglie ed un bimbo, David di 9 anni che purtroppo ha problemi cardiopatici. Alex ha assistito al momento di preghiera con attenzione e partecipazione, in particolare per i canti che sono stati eseguiti.
“…Ci lasciamo distrarre dai superbi canti di Luisa “la cantantessa” (è la signora che viene,  che qualche volta si unisce ai nostri canti, a porta nuova) che sembrava aver bevuto… Cantava a chiunque le si avvicinasse da “lasciatemi cantare” a “felicità”. Purtroppo non era facile avere un dialogo con lei”…

se hai dai 17 ai 30 anni e vuoi vivere con noi questo servizio di preghiera e amicizia coi senzacasa contattaci!

Dalla parte dei piccoli e dei poveri – intervista a Paolo Botti

“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solostrada amici di lazzaro
di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 38, 40)
Intervista a cura di Enrico Occelli
Qualche domanda a Paolo Botti, torinese che da anni dedica la vita al servizio con la sua associazione “Amici di Lazzaro”

Domanda: Quando ti ho conosciuto eri un ragazzino che cantava negli “Alunni del Cielo”, il gruppo vocale fondato e diretto da Padre Geppo Arione. C’è un legame tra quella comunità e la tua scelta successiva? Che cosa porti con te di quella prima esperienza?
Risposta: Prima degli “Amici di Lazzaro” ho dedicato vari anni al servizio con gli Alunni del Cielo, dove oltre alla missione dell’annuncio del Vangelo con la musica e il canto ho scoperto il mondo dei poveri che Padre Geppo seguiva ed aiutava; qui ho fatto le prime esperienze di accoglienza di vittime di sfruttamento che ospitavamo all’Istituto Sociale, presso i padri gesuiti.

Ho imparato tanto da Padre Geppo: la prudenza unita alla fiducia nella Provvidenza, lo spirito semplice e povero nel fare le cose unito alla creatività e alla voglia di inventarne sempre di nuove. La mia attività attuale è lo specchio di quegli insegnamenti, della sua saggezza e della sua intelligenza.

Domanda: Qual è la vocazione specifica degli “Amici di Lazzaro”?
Perché hai scelto proprio questa missione?
Risposta: La nostra vocazione è far fare ai giovani esperienze di servizio, amicizia e preghiera con i poveri e i piccoli. Non ho scelto questa missione, direi piuttosto che pian piano mi si è aperta davanti e ho capito che era molto bella!

Domanda: Quanti siete e come operate? Ci racconti una tua giornata tipo?
Risposta: Siamo circa 50 volontari divisi in vari gruppi di servizio (ved. box). Le mie giornate sono molto
varie. Al mattino prima delle sette mi svegliano i miei bimbi, con cui faccio colazione; poi comincia il lavoro, commissioni e qualche colloquio con famiglie e mamme; ogni pomeriggio e tre sere a settimana ho vari impegni nelle nostre attività. In mezzo ci metto qualche lavoro extra che serve per mantenermi, e un po’ di preghiera trovando il tempo negli spostamenti anche brevi in auto, mentre addormento i bimbi, in tutti i momenti in cui c’è silenzio.
Inoltre tutte le settimane dedico un po’ di tempo ad aggiornarmi su temi giovanili per poter dialogare
meglio coi ragazzini (musica, cinema, fumetti) e naturalmente alla mia formazione cristiana. La giornata termina verso l’una o le due di notte… perché spesso alcune attività le posso fare solo quando in casa tutto tace, a notte fonda.

Domanda: Come vive la tua “famiglia stretta”, tua moglie e i tuoi figli, i rapporti con la “famiglia allargata”?
Risposta: In parte ci convive giorno e notte, dal momento che a casa nostra ospitiamo sempre da 2 a 4 ragazze, a volte ex vittime di sfruttamento, altre volte ragazze con problemi economici, a volte ragazze
madri. Stiamo bene, e ci fa bene aprirci agli altri. A volte desideriamo un po’ di privacy in più, però
quando abbiamo qualche giorno di pace sentiamo che ci manca il “sano caos” nella casa. Anche i miei
figli, pur se piccoli, già si inseriscono in molte iniziative diurne, perché spesso li porto con me e sono abituati a vedere tante persone, tanti bimbi, ad avere tanti amici intorno.

Domanda: Qual è il tuo “sogno” per il futuro?
Risposta: Una casa più grande, magari una canonica o una scuola, dove poter accogliere qualche povero in più e poter ospitare anche gruppi di giovani per settimane comunitarie o campi di servizio. Da anni come associazione siamo davvero poveri; facciamo tanto con pochissimo spazio, senza una vera e propria sede, e speriamo che arrivi qualcosa…

Domanda: Come è vista la tua esperienza (ed altre simili) nell’ambito della Chiesa torinese e universale? Come la vedi tu?
Risposta: Credo sia vista bene. Soprattutto negli ultimi anni tante parrocchie hanno cominciato a collaborare con noi; tanti parroci ci vogliono bene e ci aiutano.
La nostra è un’esperienza di Chiesa fatta di cattolici semplici che provano a vivere il bene nel servizio e nel quotidiano. Speriamo che l’associazione testimoni la bellezza dell’essere cattolici e porti frutto di conversione in noi, nei volontari e in chi aiutiamo.
Inoltre siamo visti come una realtà abbastanza unica perché accanto al lato sociale, di aiuto ai poveri, non perdiamo la fedeltà totale alla Chiesa e al Papa e non rinunciamo al lato spirituale e all’annuncio esplicito del Vangelo. Inoltre l’amicizia coi poveri aiuta davvero tanti a riscoprire la bellezza della vita.


“Amicizia, preghiera e servizio”, sono questi i tre cardini della nostra associazione.
GRUPPO STAZIONI – Serate di incontro e ascolto dei senzacasa nelle stazioni e nel centro di Torino.
UNITÀ di STRADA CONTRO LO SFRUTTAMENTO – Incontro con le ragazze nigeriane vittime
di tratta e sfruttamento.
CORSI gratuiti di LINGUA ITALIANA per le donne straniere.
DOPOSCUOLA PER ELEMENTARI e MEDIE. In partenza anche un supporto linguistico e scolastico
per ragazzi e ragazze delle superiori.
•Attività di GIOCO E ANIMAZIONE, weekend e CAMPI ESTIVI per dare non solo aiuto ma
anche valori, proposte e per condividere la nostra esperienza di fede.
•PROGETTO EMERGENZA FAMIGLIE – Un aiuto materiale con pacchi viveri e sostegno economico
a tante famiglie in difficoltà.
•AIUTO ALLA MATERNITÀ – Aiuto a ragazze e donne che si trovano ad avere una gravidanza inattesa,
che è il nostro modo per combattere l’aborto non a parole ma con fatti concreti e solidali.
•CATECHISMO INTERCULTURALE – Formazione spirituale a chi lo desidera e a chi vuol approfondire
la fede cattolica o sente il desiderio della conversione al cattolicesimo.
(Dalla home page del sito www.amicidilazzaro.it)
Per il tuo contributo: ccp 27608157
Per altre informazioni  info@amicidilazzaro.it  3404817498 (anche sms/whatsapp)

da Chiesa Qui Oggi  – 2013

Armeni, l’identita’ ritrovata

Armenia storicaNew York, aprile 2007, sede delle Nazioni Unite. Venne programmata una mostra sul genocidio del Ruanda, uno dei piu’ terribili eventi genocidari del Ventesimo secolo, a cura di un’organizzazione che si occupa di questi temi. Tutto e’ pronto per l’inaugurazione formale, quando un diplomatico turco va a vedere i pannelli predisposti, e in uno di questi legge un breve accenno, solo una frase, alla tragedia degli armeni: «Dopo la prima guerra mondiale, durante la quale un milione di armeni furono uccisi in Turchia…».

Basta questo per scatenare l’immediata furibonda reazione dell’Ambasciata di Turchia, in seguito alla quale Kiyotaka Akasaka, un funzionario dello staff del nuovo segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, si affretta a bloccare la mostra, la cui inaugurazione viene rimandata a data da destinarsi, evidentemente per dare il tempo agli organizzatori di eliminare la frase incriminata, cancellando una volta di più l’emergere, perfino come allusione in un pannello, della temibile «questione armena».

La quale peraltro dalla stessa organizzazione dell’Onu è conosciuta benissimo, se non altro perché, per definire il crimine di genocidio, furono proprio le Nazioni Unite ad adottare nel 1948 questo termine, appena coniato dal giurista ebreo polacco Raphael Lemkin, proprio in relazione ai due grandi genocidi della prima metà del secolo scorso: quello del suo popolo, la Shoah, e quello degli armeni, come Lemkin stesso sostenne in diverse occasioni, fra cui in un’eccezionale intervista televisiva del 1949, recentemente riscoperta e ritrasmessa negli Stati Uniti. Purtroppo, a simili oltraggiose discriminazioni gli armeni sono abituati da sempre, da quando, dopo il Trattato di Losanna del 1923, all’immensa tragedia subita si aggiunse, per i superstiti, la beffa del silenzio, e un’indifferenza così totale da rendere le loro voci inascoltate, come quelle di inoffensivi, trasparenti fantasmi, se solo provavano a parlare.

Così per decenni essi tacquero, e la loro identità di popolo rimase pubblicamente ignorata, più ancora che negata, soprattutto nei Paesi, come l’Italia, dove i flussi migratori erano stati esigui.

Ma in tutto il mondo gli armeni erano tollerati solo se si assimilavano o mimetizzavano: persone umili e adattabili, che per farsi accettare cominciavano a dare nomi occidentali ai loro bambini, a frequentare le chiese di rito latino, crescendo i loro figli all’interno della cultura che li aveva accolti, e di conseguenza spesso perdendo perfino la lingua dei padri, che pure era una lingua con una storia straordinaria, un alfabeto originale, una tradizione scritta culturale e letteraria che risaliva al V secolo d.C.

Cosa è cambiato oggigiorno? Come mai oggi i discendenti di quei poveri sopravvissuti portano con orgoglio la loro riscoperta armenità? Com’è che il 13 aprile, pochi giorni dopo l’episodio di censura all’Onu, il New York Times dedicava alla vicenda un editoriale durissimo, in cui stigmatizzava l’inesperienza del nuovo segretario generale e del suo team, quando proprio alle Nazioni Unite si suppone che dovrebbe essere affidata la realizzazione di una legge internazionale sui genocidi? E come mai in un’intervista rilasciata qualche giorno dopo al Corriere della Sera, a una precisa domanda della giornalista sul caso della mostra sospesa, Ban Ki-moon rispondeva con qualche impaccio che era stata «rimandata per problemi tecnici», ma che presto sarebbe stata annunciata la data di apertura, e che affrontare le questioni relative ai genocidi è una questione di principio per le Nazioni Unite?

Il fatto è che gli armeni sono tornati ad esistere.
La gente sa che ci sono, sa che hanno perso la loro patria antica, i loro campi, le loro case, le loro chiese, la loro cultura. Un popolo di fantasmi ha ritrovato la vita. Nel loro film appena uscito, La Masseria delle Allodole, i fratelli Taviani, sviluppando uno spunto appena accennato nel mio libro, ambientano la scena finale durante i processi di Costantinopoli che stabilirono le respo nsabilità del governo dei Giovani Turchi nell’eccidio della popolazione armena d’Anatolia. E la frase finale che compare sullo schermo è: «Il popolo armeno aspetta ancora giustizia». È una consapevolezza crescente, anche se ancora fragile, che il dolore di quella ferita negata, e ancora aperta, comincia ad essere condiviso.
Sottili fili s’intrecciano intorno al mondo, e ogni 24 aprile la data della commemorazione vede insieme agli armeni schierarsi una presenza sempre crescente di persone convinte che credere nella sopravvivenza di questo piccolo popolo vuol dire combattere contro i pregiudizi razziali e religiosi che hanno avvelenato il Novecento: al monumento sulla «Collina delle Rondini» sopra Erevan in quel giorno almeno un milione di persone da tutto il mondo va a deporre mazzi di fiori rossi. Ma più forte di ogni gesto simbolico è per gli armeni sparsi per il vasto mondo la sensazione di non essere più soli, e dimenticati: la percezione del calore dell’umana comprensione li ha finalmente convinti a perdonarsi di essere sopravvissuti.

Di Antonia Arslan

La spalla del boia – «Stanotte non si dovrebbe poter chiudere occhio. Si dovrebbe soltanto poter pregare»

L’immagine della Associated Press è di quelle che attanagliano il cuore, e su cui ci si ferma, anche se non lo si vorrebbe, perché già al primo sguardo sai che ne trarrai dolore. Teheran, 21 gennaio, pubblica impiccagione di due giovani accusati di rapina. Dentro una notte senza luci, nera come se non dovesse più sorgere l’alba, solo il flash proietta la sua fredda luce. I condannati, che dimostrano vent’anni, vengono condotti alla forca, accompagnati ciascuno dal proprio boia col volto nascosto da un cappuccio. È un non-volto dunque, una maschera, l’ultima presenza accanto ai condannati.
Uno dei prigionieri mostra all’obiettivo, sulla faccia da ragazzo, una smorfia di terrore e di angoscia. Sembra così giovane che, qualsiasi cosa abbia anche fatto, chi guarda si ribella: è ancora più intollerabile giustiziare un ragazzo, che avrebbe tutta la vita per cambiare. (Già però, dietro di lui, sulle spalle del boia si intravede, pronto, il cappio).
Ma è l’altro condannato, che turba più profondamente. Nella disperazione di chi si vede davanti la morte, appoggia, inerme come un ragazzino, la testa sulla spalla del boia, a domandare, proprio a lui, conforto. E il boia mascherato, il non-volto, non si ritrae, anzi con una mano gli cinge la spalla. Il carnefice sembra avere pietà della vittima, e desiderare, forse, che il suo terribile compito gli sia tolto. C’è una umanità struggente, fra i due, nell’istante catturato dal fotografo; un ritrovarsi, sotto la più feroce legge, per un momento tuttavia fratelli, dentro a una legge anteriore e più grande.
Ma tutto questo dura pochi secondi; un regime come quello iraniano non tollererebbe debolezze nei suoi boia. La pubblica conferma di un terrore eretto a sistema è del resto la ragione di quella esecuzione in piazza di due, forse, giovani banditi da strada.
Intanto il fotografo si è voltato a riprendere il pubblico: una gran folla da stadio, e come allo stadio eccitata, i pugni alzati a domandare vendetta, le facce ansiose che “giustizia” sia fatta. L’eccitazione della folla gela il sangue, e, per contrasto, sottolinea l’istante di pietà del carnefice. Solo tre volti sono del tutto estranei a questa ebbrezza di sangue: quelli di tre donne. Dietro alle sbarre che separano la piazza dal patibolo, una ha il volto chino, nascosto nel pianto; una, giovane, si copre la faccia con le mani, per non vedere oltre; una terza, giovanissima, singhiozzante, nel suo strazio ha le fattezze delle donne ai piedi della Croce, nelle tele dei pittori antichi. Una accanto all’altra le tre – sorelle, spose? – testimoni di un antico femminile destino, volti di pietà là dove la violenza e il potere pretendono l’ultima parola. Il fotografo non può o non vuole cogliere l’istante della esecuzione. Solo ci mostra, in un ultimo scatto, notturno, immoto e appeso al cappio, il corpo del ragazzo che s’appoggia alla spalla del boia.
Tre foto che ammutoliscono. Ed è solo, pensi, uno squarcio aperto su quella grande parte di mondo che sfugge generalmente agli obiettivi; è solo una tessera nella ferocia che ogni giorno – noi non vedendo – opera in Siria, o in lontani Paesi africani. Nell’oggi, in questo istante, contemporanea a noi. Come stare davanti a questo male, da cristiani?
Nel suo “Diario” Etty Hillesum, giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz dopo una sbalorditiva maturazione interiore, scrisse, in una delle notti in cui i suoi amici lasciavano Amsterdam per i campi di raccolta: «Stanotte non si dovrebbe poter chiudere occhio. Si dovrebbe soltanto poter pregare». La notte più grande e atroce era, allora, sul popolo ebraico, sull’Europa, su noi. Ma quante notti, grandi o ignote, o ignorate, scorrono nell’oggi, in regimi di terrore, in genocidi e stragi, lontano dai nostri occhi?

Quei tre scatti da Teheran, quei due ragazzi, la folla che urla e aspetta il sangue. Forse anche noi dovremmo, per tutte le notti che non sappiamo, ogni sera, per un momento non distratti, inginocchiarci e pregare.

Marina Corradi (Avvenire)

I senza fissa dimora sono in grado di vivere una “vita normale”?

senzafissadimoraUn ulteriore elemento di pregiudizio, diffuso purtroppo anche fra molti operatori, è che le persone senza dimora, senza un adeguato percorso rieducativo, non siano in grado di condurre nuovamente da subito una “vita normale” , mantenendo una casa, un lavoro e delle relazioni in autonomia. I dati dicono chiaramente che questa difficoltà, se generalizzata come percezione riferita a tutta la popolazione senza dimora, è una menzogna gravissima. E’ vero che esistono persone senza dimora che, per riguadagnare dignità ed il maggior grado di autonomia possibile, necessitano di un accompagnamento graduale, relazionale e fortemente assistito, ma non sono la maggioranza della popolazione di cui oggi stiamo parlando. Potendo disporre ed esigere diritti fondamentali come casa, lavoro e accesso ai servizi di base, molte persone senza dimora, specie tra gli stranieri, non sarebbero tali ed avrebbero in sé tutte le risorse necessarie per riprendere un cammino di autonomia sostenibile, in cui il poter disporre di punti di riferimento sociali e relazionali è tanto importante per loro quanto lo è per ciascuno di noi. In una società priva di questi riferimenti e basata sulla competizione sfrenata e sul successo individuale non può abitare agevolmente nessuno, se non i pochi che occupano temporaneamente la posizione del vincitore. Una società siffatta non è buona per nessuno, non solo per i senza dimora. Il fatto che alcuni necessitino di un accompagnamento più intenso non vuol dire che si possa rinunciare a offrire a tutti una opportunità materiali per farcela con le proprie capacità.

Particolarmente allarmanti a questo proposito sono i dati sugli anziani senza dimora che sono davvero troppi. Più l’età avanza più è dura pensare che le persone possano farcela da sole a ricostituirsi una dignitosa autonomia, e meno i servizi hanno strumenti per intervenire efficacemente. Tra le tendenze rivelate dai dati, nei 2000 over 65 italiani senza dimora censiti sta sicuramente uno dei più preoccupanti campanelli di allarme sui quali intervenire, perché, con la crisi attuale, che è crisi di risorse, di fiducia e di legami, questo è un fronte sul quale, se non si interviene presto e intensamente, non potremo che rilevare gravi peggioramenti.

Anche sul fronte del lavoro i dati ci permettono di registrare elementi che contraddicono il frequente stereotipo del senza dimora “pigro” e “svogliato”. Sembra piuttosto di poter leggere nelle tendenze presentate che a mancare siano più le opportunità di lavoro che non la voglia o la capacità di lavorare. Vale un discorso analogo a quello fatto in precedenza: il lavoro è un diritto oggi negato a troppi, e tra i senza dimora le conseguenze di questa negazione si fatto sentire in modo particolarmente acuto, anche se non diverso da come si fanno sentire sui molti, troppi altri inoccupati o disoccupati del nostro Paese. In questo senso pare di poter rilevare nella popolazione senza dimora una resilienza affatto particolare. E’ sorprendente apprendere dai dati che meno del 10% degli homeless chiedono l’elemosina e che il 65% di loro riesce oggi, in Italia, a sopravvivere senza risorse. Se da un lato questo è indice della condizione di assoluta deprivazione e mancanza di dignità in cui esse si trovano costrette a vivere, dovendo dipendere da terzi per la soddisfazione dei bisogni primari, dall’altro tale dato ci mostra come vi sia decine di migliaia di persone oggi in Italia che sopravvivono con nulla. In tempi di crisi economica e scandali morali come gli attuali, dove un politico o un manager che vivono con 8.000 euro al mese possono permettersi di dichiarare che non saprebbero come fare a sopravvivere guadagnando meno, si sarebbe tentati di considerare questi senza dimora dei “maestri”, degli “esperti della crisi”, alla scuola dei quali dovremmo forse apprendere tutti qualcosa in più circa ciò che è essenziale alla sopravvivenza e ciò che equo avere per condurre una vita dignitosa. Anche questo è forse uno stereotipo da ribaltare.

Amici di Lazzaro per aiutare il Sud Sudan (Juba)

Dopo 20 anni di guerra tra il nord islamico ed il sud a maggioranza cristiana, 2 milioni di morti e 4 milioni di rifugiati, in seguito al referendum del 2011,  il Sud Sudan è diventato indipendente. Il paese, la cui denominazione ufficiale è Repubblica del Sudan del Sud, è ricco di petrolio che non può sfruttare al meglio per via della mancanza di accesso al mare ed è uno degli Stati più poveri e meno sviluppati del mondo.

IL PROGETTO A JUBA (capitale del SUD SUDAN)

Scopo del progetto è la messa a coltura di un terreno molto fertile che non necessita di investimenti per l’irrigazione, con una estensione di circa 1 Km x 1 km, ovvero circa 100 ha, in parte occupati da costruzioni. A coltivare il terreno provvedono un centinaio di donne di un vicino campo di rifugiati, in cui vivono circa 5.000 persone, prevalentemente donne e bambini.

Vorremmo aiutare circa 100 donne, cui sono garantiti i pasti per 250 giorni,  che seguono corsi di addestramento per imparare a lavorare la terra. Il frutto del loro lavoro nel primo anno e’ stato sorprendente rendendo ogni famiglia autonoma economicamente grazie all’abbondanza del raccolto. Con 20 euro si comprano gli attrezzi per una famiglia. Con 200 euro si sostiene l’addestramento (e quindi si rende indipendente) di una donna.

PER SOSTENERE IL PROGETTO:  AMICI DI LAZZARO    C/C postale 27608157 BancoPosta IBAN:  IT 98 P 07601 01000 0000 27608157

Rapporto. In India nascono sempre meno bambine

genericidioNonostante la crescita economica, l’aumento dell’istruzione femminile e le leggi che vietano gli aborti selettivi, in India lo squilibrio tra i sessi continua a rimanere tra i più alti dell’Asia. E’ quando emerge da un rapporto presentato a New Delhi dal Centro per le ricerche sociali (Csr), un think tank che si occupa di diritti delle donne. La percentuale di neonati maschi è di 110 per 100 femmine in India, la più alta dopo la Cina (117) e l’Asia Centrale (116). In base all’ultimo censimento del 2011, c’è stato un leggero miglioramento negli Stati settentrionali del Punjab e Haryana, i più colpiti dalla “strage delle bambine”, ma la disparità si è accentuata nell’India meridionale e orientale, dove la discriminazione era marginale. A livello nazionale c’è stato un peggioramento del tasso di bambine, sceso da 927 femmine (al di sotto dei 6 anni) ogni mille maschi nel 2001 a 918 nel 2011. «Sono proprio gli Stati più ricchi come Punjab, Haryana, Gujarat e Delhi – ha spiegato Ranjama Kumari, direttrice del Csr – a registrare una più bassa percentuale di bambine, contraddicendo quindi le teorie di molti economisti secondo le quali la prosperità riduce lo squilibrio demografico tra i sessi». Nelle aree tribali, considerate le più arretrate, il tasso di bambine è invece superiore alla media nazionale. Questa tendenza sarebbe dovuta «al proliferare di cliniche ginecologiche pubbliche e private che offrono ogni tipo di trattamento per le coppie benestanti ». In India, come anche in Cina, Nepal e Vietnam, esiste una severa legge che vieta i test medici per determinare il sesso del nascituro, ma la proibizione è spesso aggirata o camuffata da altri esami sul feto o dalle tecniche di fecondazione assistita, compresa quella dell’utero in affitto. Si calcola che ogni anno in India avvengano circa 600 mila aborti selettivi perché i genitori preferiscono i figli maschi (soprattutto quando il primo figlio è femmina). Da diversi anni il governo indiano ha introdotto degli incentivi economici per le madri e per le bambine e lanciato delle campagne di sensibilizzazione per rimuovere il pregiudizio.