Cause della violenza umana (Bruto Maria Bruti)

rabbiaPerché il collega d’ufficio, il vicino di casa, la madre esemplare, il padre affettuoso, il professionista scrupoloso si trasformano talvolta in criminali?

Il RAPTUS è l’atto di una persona incapace di intendere e di volere, tipico degli psicotici criminali.

Il pedofilo, per esempio, spiega bene il professor Vittorino Andreoli, è disturbato in quanto alle tendenze sessuali ( e per questo deve essere curato ) ma non è incapace di intendere e di volere ( e se commette un crimine deve essere “punito”).

Nel panorama della psicologia contemporanea sono importanti gli studi sulla violenza umana fatti da Aaron Beck e Roy Baumeister.

Per Aaron Beck il violento, come il depresso, è un malato del pensiero, di un dialogo interno attraverso il quale si convince di essere una vittima. Il soggetto che ha una fragile autostima comincia a vedere nell’altro un nemico, amplifica ogni evento che possa rappresentare una minaccia al suo io, ai suoi interessi, ai suoi ideali, ai suoi desideri. Si innesca una perversa reazione a catena fatta di percezioni, interpretazioni e ritorsioni che scatena l’
aggressività.

Lo schema della reazione è questo: 1) percezione di un’ingiustizia subita 2) nasce il convincimento di una minaccia al proprio io 3) origina l’ostilità 4) l’ostilità porta all’ira 5) dall’ira nasce l’attacco che può giungere all’omicidio.

Da questo schema reattivo nascono i casi di violenza familiare, di quella rivolta contro i bambini o contro qualsiasi altra persona, come pure nascono episodi di violenza che esplodono tra bande, gruppi e nazioni. Una persona dalla fragile autostima, quanto più si sente ingiustamente trattata, tanto più si sente fragile e allora la vittima si trasforma in aggressore.

Per Roy Baumeister, invece, il violento non ha un io fragile ma un io ipertrofico. Il criminale avrebbe un’alta concezione di se stesso da difendere e non sempre sarebbe necessaria una minaccia per istigare l’aggressione.

Comunque, sia per Beck che per Baumeister, l’io dell’aggressore, sia esso fragile o ipertrofico, è sempre un io che segue un ragionamento ed è proprio questo ragionamento che lo porta a compiere azioni violente.

Secondo i più recenti studi di psicologia, gli uomini non sono agitati e turbati dagli avvenimenti ma dalle opinioni che hanno degli avvenimenti.

Quasi tutti gli esseri umani reagiscono immediatamente con una certa dose di rabbia ad un’offesa, ma si tratta di uno stato emotivo immediato di breve durata, dovuto all’istinto di autoconservazione.

La rabbia prolungata non è, invece, correlata con l’istinto di autoconservazione ma dipende dai propri dialoghi interiori, dalle parole con cui l’individuo si auto-indottrina ( Albert Ellis, Magda Arnold ).

Sono soltanto i prolungati dialoghi interiori ispirati al vittimismo e all ‘odio che possono prolungare uno stato emotivo di aggressività..

Come hanno indicato Pastore, Magda Arnold e Albert Ellis, l’ostilità e l’aggressività non sono dovuti alla frustrazione stessa ma all’atteggiamento soggettivo dell’individuo verso la frustrazione.

Ad esempio, le persone che aspettano al freddo l’autobus per venti minuti e lo vedono passare senza che le raccolga, non sono particolarmente ostili se scoprono che è fuori servizio.

Al contrario, diventano quasi furibonde se credono che il conducente non si fermi per fare loro un dispetto. Eppure in entrambi i casi non salgono sull’autobus e sono ugualmente frustrate. Perché diventano furibondi coloro i quali credono che il conducente faccia loro un dispetto? Perché questi soggetti iniziano un dialogo con se stessi attraverso il quale si auto-indottrinano mediante ragionamenti di questo tipo: – è molto grave e offensivo verso la mia persona ciò che il conducente dell’autobus ha fatto -.

Un diverso tipo di dialogo potrebbe, invece, impedire una crisi emotiva prolungata. Anche se il conducente ha compiuto un atto malevolo, alcuni riescono, infatti, a rimanere calmi perché, per esempio, attraverso il dialogo interiore si convincono della inevitabilità del male e riflettono sul fatto che è inutile aggiungere al danno dovuto alla perdita dell’autobus quello che nascerebbe da uno stato di rabbia prolungato.

Quando i dialoghi interiori sono errati o irrazionali ( procedono, per esempio, da una esagerata stima di se stessi ), questi dialoghi, continuamente ripetuti per interpretare gli avvenimenti, determinano i disturbi emotivi i quali portano a situazioni di conflitto con la realtà e con le persone ( Albert Ellis ).

Il momento cruciale di svolta che porta alla violenza si ha quando vengono meno i controlli interni i quali nascono soprattutto da una visione culturale, quella basata sull’umiltà e sulla pazienza. Solo tale prospettiva culturale ci fa considerare l’altro un essere come noi, cioè un essere fragile che, come noi, può essere vittima dell’errore e può cedere alla suggestione del male fino a diventarne schiavo: questa visione culturale può essere riassunta soprattutto nella massima di non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi.

Vittorino Andreoli, uno studioso della psiche, spiega che una delle più grandi scoperte scientifiche è quella dell’encefalo plastico.

Nel nostro cervello vi sono delle aree che rispondono solo al codice genetico ma vi sono delle zone plastiche, da cui dipendono comportamenti ed emozioni, che possono modificarsi con l’esperienza e l’apprendimento. Una parola a lungo ripetuta modifica queste strutture cerebrali, si traduce in evento biologico.

La scoperta dell’encefalo plastico pone le basi per una biologia della libertà, superando il vecchio dualismo fra biologia e libertà.

Nostro Signore Gesù Cristo afferma che la sorgente del male che affligge l ‘uomo sta nel suo cuore ( Mt 15,19 ): dal cuore provengono gli omicidi e tutte le azioni malvagie.

La parola cuore, per gli ebrei, non indica solo i sentimenti: l’ebreo concepisce il cuore come l’interno dell’uomo in un senso molto ampio; il cuore è il centro dell’essere dove l’uomo dialoga con se stesso. All’interno dell’uomo avviene la lotta fra la tendenza al piacere momentaneo e disordinato e la tendenza alla giustizia, dal cuore hanno origine le parole che l’uomo rivolge a se stesso, prima per interpretare i messaggi interni (sensazioni ) ed esterni, poi, per convincersi e, infine, per decidere ed agire.

Scrive lo psicanalista Aldo Carotenuto, professore di psicologia della personalità all’Università di Roma, che la condizione psicologica da cui nasce e si perfeziona la capacità di amare, da cui nasce la preoccupazione sincera e operosa per l’altro, con la conseguente rinuncia alla propria onnipotenza, consiste nel riconoscere la propria possibilità di compiere il male ( Aldo Carotenuto, Attraversare la vita, Bombiani, Bergamo 1999, p. 75 ).

Scriveva Madre Teresa di Calcutta: – la conoscenza di noi stessi, ossia del bene che c’è in noi come pure del male, deve essere chiara. Ciascuno di noi ha dentro di sé tanto bene e tanto male (Madre teresa di Calcutta, le mie preghiere, Rizzoli, Milano 1993, p.65 ) .

( Bruto Maria Bruti )

Bibliografia:

1) Baumeister R.F. (1997 ), Evil: Inside human cruelty and violence,
New York, Freeman

2) Beck A. T. (1999), Prisoners of hate: the cognitive basis of anger,
hostility and violence, New York, Harper e Collins

3) Albert Ellis, Ragione ed emozione in psicoterapia, trad. italiana,
ed. Astrolabio, Roma, 1989

4) Vittorino Andreoli, E vivremo per sempre liberi dall’ansia,
intervista di Marina Terragni, Rizzoli, Milano 1997