C’era una volta il digiuno

Di fatto, il digiuno quaresimale è pressoché scomparso dalla nostra vita moderna. Perché considerato da molti quasi un retaggio della società povera e indigente del passato.

In realtà il digiuno non è un fatto “simbolico”, e non può essere sostituito da pratiche vagamente moralistiche, come evitare di parlare troppo al telefono oppure guardare meno televisione, smarrendo così completamente il suo significato oggettivo. La continenza verbale (il parlar poco) potrebbe essere un valore etico condiviso, anche a prescindere da Cristo.
Se invece digiuno per Cristo, attuo un rapporto diretto con Lui: astenendomi dal mangiar carne in Quaresima non lo faccio per edificare me stesso, per una ascesi personale, ma per attestare anche nell’aspetto più banale e quotidiano dell’esistenza (il mangiare) che vi è Qualcuno per cui sono pronto a rinunciare al cibo.

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Più rinuncio al cibo più amo Cristo, più Lui è fondamentale per la mia esistenza, ancor più dell’alimento materiale. Diventa chiaro allora che digiunare e astenersi da carne, uova e derivati dagli animali (latticini e formaggi), significa attestare immediatamente, senza sofismi moralistici, l’esistenza di un rapporto d’amore tra me e Cristo.

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Vincenzo Sansonetti
tratto da “Il Timone” febbraio 2016