Chi ha bruciato le streghe?

streghe con scopaI miasmi dei loro roghi sono ancora fra noi. I patiboli su cui morirono decine di migliaia di streghe agli inizi dell’epoca moderna ancora sopravvivono nell’immaginario popolare . Per gli storici, la cosiddetta grande caccia europea alle streghe è stata una questione molto dibattuta, un argomento sicuramente distorto per adeguarsi ai pregiudizi di ogni epoca.

A partire dall’Illuminismo, i razionalisti amavano citare la caccia alle streghe come il principale esempio di ignoranza medievale e di fanatismo religioso (solitamente cattolico) . Scrivere la storia in questo modo era facile: gli storici catalogavano gli orrori, denigravano la religione (o almeno la religione di qualcun’altro) e celebravano il trionfo della scienza e del governo liberale. La storia della stregoneria sembrava un argomento consolidato nel 1969 quando Hugh Trevor-Roper pubblicò il suo saggio “The European Witch-Craze of the Sixteenth and Seventeenth Centuries” (La psicosi europea delle streghe del 16° e 17° secolo).
Ma il clamore suscitato da alcune voci ha riaperto da allora la controversia. Alcuni membri del crescente revival neopagano – 200.000 stimati attualmente in America – sostengono che le streghe che bruciarono durante la grande persecuzione sono da considerarsi delle martiri. Lo scorso anno un gruppo di leaders pagani pretese delle apposite scuse da parte di Giovanni Paolo II nel giorno del perdono del giubileo. Lamentarono un “olocausto pagano” di nove milioni di adoratrici della natura sterminate dai cristiani 500 anni fa sotto l’Inquisizione.
Cinquanta anni fa uno dei fondatori del movimento neopagano, Gerald Gardner, coniò il termine “the Burning Times” (epoche ardenti) per descrivere questo periodo di persecuzione. Sebbene da allora la competenza storica di Gardner sia stata messa in dubbio, alcune fautrici neopagane come Margot Adler e Starhawk (Miriam Simos) predicano tuttora i suoi insegnamenti perchè, esse dicono, “la storia inventata soddisfa il mito”.
Nove milioni di donne bruciate è un numero volutamente più grande della Shoah ebraica inventato di sana pianta dalla femminista americana Matilda Joslyn Gage nel 1893. Le femministe radicali hanno dato molta importanza a questo “ginecidio” di massa, come lo ha definito l’attivista anti-pornografia Andrea Dworkin. Le femministe vedono le streghe come il naturale nemico del patriarcato, per esse, come per i pagani, giocare la carta del vittimismo rafforza la solidarietà.
Nel frattempo i Verdi, un gruppo che ha un’area in comune con i pagani e le femministe radicali, sostengono che la soppressione della stregoneria abbia privato la gente del medioevo della medicina alternativa e l’abbia allontanata dall’antica saggezza della Terra. Le scrittrici femministe e ambientaliste Barbara Ehrenreich e Deirdre English, nel loro libro del 1973 Witches, Midwives, and Nurses: A History of Women Healers (Streghe, levatrici e infermiere: storia delle donne guaritrici) sostenevano che le streghe in realtà fossero delle levatici prese di mira dai loro rivali, i medici uomini. L’ecofemminista Carolyn Merchant ha attribuito alla scienza patriarcale la colpa della “Morte della Natura”, come ha sostenuto nel suo libro così intitolato.
Sebbene il grande pubblico non ne sia ancora pienamente consapevole, recenti ricerche accademiche hanno ampiamente demolito le vecchie certezze illuministe e le nuove teorie neopagane. Studi di archivio condotti in diverse zone dell’Europa negli ultimi decenni hanno quantificato in modo più preciso quanti sono stati uccisi e da chi in varie circostanze. Usando gli strumenti dell’antropologia e della psicologia, gli storici hanno ricostruito il contesto sociale in cui avvenne la caccia alle streghe. Essi ora hanno un’immagine più chiara di come si svilupparono le teorie della stregoneria e su quali basi intellettuali.
Una moltitudine di miti
Ad esempio, gli storici si sono ora resi conto che la caccia alle streghe non fu un fenomeno principalmente medioevale. Raggiunse l’apice nel 17° secolo durante l’epoca razionalista di Cartesio, Newton e San Vincenzo de Paoli. Perseguitare i sospetti di stregoneria non era il complotto di una elite contro il povero così come la pratica della stregoneria non era una forma di resistenza contadina. Cattolici e Protestanti diedero la caccia alle streghe con pari intensità. La Chiesa e lo stato le processavano e le condannavano nella stessa misura. Ci volle più che la pura Ragione per porre fine alla fobia delle streghe.
E non è vero che le streghe erano segrete adoratrici di una antica triplice dea e di un dio cornuto, come affermano i neopagani. Di fatto, nessuna strega è mai stata giustiziata per aver reso culto ad una divinità pagana. La stima fatta da Matilda Gage di nove milioni di donne bruciate è più di 200 volte la stima corrente di 30mila / 50mila uccisi nei 400 anni che vanno dal 1400 al 1800 – un gran numero ma non un olocausto. E non era sempre un’epoca di roghi. Le streghe erano anche impiccate, strangolate e decapitate. La caccia alle streghe non riguardava soltanto le donne: almeno il 20% dei sospetti era costituito da uomini. Le levatrici non erano particolarmente nel mirino, né le streghe erano liquidate in quanto ostacolo alla medicina e alla scienza.
Queste revisioni storiche non dovrebbero comunque confortare completamente i cattolici. Riguardo al ruolo della Chiesa nella caccia alle streghe i cattolici sono stati tratti in inganno, a volte deliberatamente, da apologeti desiderosi di presentare la Chiesa come innocente del sangue delle streghe al punto di rifiutare la teoria illuminista che considerava i roghi delle streghe un fenomeno quasi interamente cattolico. I cattolici dovrebbero sapere che il pensiero che mise in moto la grande caccia alle streghe fu sviluppato dal clero cattolico prima della Riforma.
La grande caccia alle streghe fu tuttavia il risultato di una lunga evoluzione. Molte culture nel mondo hanno creduto per millenni, e ancora credono, nelle streghe. Nelle varie tradizioni, passate e presenti, le streghe sono personaggi malvagi che volano di notte facendo del male agli altri con mezzi soprannaturali come maledizioni, malocchi e sostanze magiche. Solitamente si ritiene che la stregoneria sia una capacità innata, a differenza della magia i cui rituali vanno appresi. L’unica cosa che la cristianità ha aggiunto a queste credenze è Satana. Si riteneva che i nemici di Dio si unissero a Satana attraverso un patto e che lo adorassero in terrificanti baccanali chiamati “sabba”, dove parodiavano la liturgia.
La Chiesa ereditò le leggi romane e germaniche sui malefici, leggi che trattavano la stregoneria come un crimine. Ma per S. Agostino la stregoneria era idolatria e illusione piuttosto che volontà di nuocere agli altri. Seguendo il pensiero di Agostino, un anonimo testo del nono secolo che divenne parte del codice canonico della Chiesa, Canon Episcopi, dichiarava che credere alle streghe era eresia perché non esisteva un simile fenomeno nella realtà. Agostino scriveva che, sebbene l’idolatria e l’eresia associate alla stregoneria risiedessero solo nella volontà, senza tradursi in atti concreti, esse erano comunque da considerarsi dei peccati. Era previsto un castigo ma non il rogo.
L’alto medioevo del 12° e 13° secolo vide la sanguinosa repressione degli eretici, particolarmente dei Catari in Provenza. Anche le misure contro gli Ebrei, i maghi e i pervertiti divennero più dure. Questi gruppi venivano associati ad una serie stereotipata di blasfemie, orge e crimini inclusi l’infanticidio e il cannibalismo. A partire dal 1232 l’Inquisizione papale inviò degli specialisti itineranti per scovare e punire gli eretici al di fuori dei sistemi legali esistenti.
Poi ritornò all’improvviso l’idea che la stregoneria fosse una realtà invece che un’illusione eretica. Gli inquisitori che avevano dato la caccia agli eretici alla fine del medioevo accusavano anche le streghe. Questa non era semplicemente una questione di capri espiatori mutevoli per adattarsi alla domanda di mercato. In una società che temeva le minacce soprannaturali operanti attraverso i complotti umani, il sinistro personaggio popolare del mago iniziato ai segreti esoterici a quanto pare si fuse con quello della donna sapiente del villaggio o dell’uomo astuto per creare il nuovo fenomeno della strega diabolica.
Dopo i primi segnali di questo cambiamento nel tardo 14° secolo, le fiamme arsero all’incirca dal 1425 in poi nella regione della Savoia, l’attuale sud-est della Francia, e nel cantone di Valais in Svizzera, vicino ai confini di Francia e Italia. Si susseguirono più di 500 processi alle streghe prima che iniziasse la riforma nel 1517.

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Il manuale del cacciatore di streghe
Nel frattempo si moltiplicavano i manuali per cacciatori di streghe, in primo piano il famigerato Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe) pubblicato nel 1486. I suoi autori, Jacob Sprenger e Heinrich Kraemer, erano inquisitori domenicani esperti che avevano bruciato 48 streghe in una diocesi soltanto e avevano ottenuto una bolla pontificia che approvava la loro missione. Capovolgendo l’antico principio del Canon Episcopi, Sprenger e Kraemer proclamarono che era eresia non credere all’esistenza delle streghe. Essi inoltre scrivevano che le streghe di regola facevano del male fisico e spirituale agli altri e che era la devozione al diavolo a caratterizzare la stregoneria. Sprenger e Kraemer esortavano le autorità secolari a combattere le streghe con ogni mezzo utile.
Il Malleus Maleficarum (è da notare il possessivo femminile di “streghe”) era un opuscolo terribilmente misogino. Dipingeva le donne come le partners sessuali di Satana dichiarando: “Ogni stregoneria proviene dal desiderio carnale che nelle donne è insaziabile.” Per ironia della sorte Sprenger aveva anche una profonda devozione a Maria. Contribuì a dar forma al moderno rosario e fondò la prima confraternita del rosario.
Il Malleus Maleficarum non esaminava la materia in modo completo, ad esempio non discuteva il patto che le streghe facevano con il diavolo, il sabba e i voli notturni. Ma questi elementi non erano sempre presenti nei casi di stregoneria. Il Malleus da solo non diede inizio ad alcuna nuova fobia per le streghe, ma fu liberamente usato dai successivi scrittori di stregoneria, sia protestanti che cattolici. Gli inquisitori spagnoli erano quasi gli unici a farsi beffe della sua approssimazione.
I demonologi che assimilarono il Malleus erano uomini di grande cultura come il protestante Jean Bodin “L’ Aristotele del 16° secolo”, e il suo contemporaneo, il gesuita classicista Martin del Rio. Questi teoretici insistevano sul principio del crimen exceptum: poiché la stregoneria era un reato così abominevole, le streghe accusate non avevano diritti legali. “Neanche una strega su un milione sarebbe accusata o punita”, si vantava Bodin,”se la procedura fosse governata dalle norme ordinarie”. Chiunque difendesse le streghe accusate o negasse i loro crimini era degno dello loro stesso castigo, scriveva Bodin.
Demonologi e giudici davano la caccia alle streghe implacabilmente con lo zelo con cui i moderni rivoluzionari perseguono un’utopia politica. Nella loro ottica non c’era costo troppo grande, perché la caccia alle streghe serviva il bene più grande della cristianità. Credevano che la stregoneria invertisse i valori chiave della società, disturbasse l’ordine divino, sfidasse il diritto divino dei re – l’antica dottrina secondo la quale i governanti ricevono il diritto di governare da Dio – e diminuisse la maestà di Dio. Si pensava che la caccia alle streghe salvasse le anime e prevenisse la collera di Dio purificando la società dal male in vista della fine dei tempi.
La gente comune, per contrasto, voleva solo essere liberata da simili malfattori che, secondo la tradizione popolare, danneggiavano il prossimo, i suoi bambini, il suo bestiame e i suoi raccolti. Furono le lamentele del popolo a dar vita alla maggior parte delle persecuzioni. Se le autorità erano troppo lente ad intervenire, i contadini erano capaci di linciare i propri vicini sospetti.
Sebbene nelle accuse del popolo contro i sospettati di stregoneria prevalesse l’accusa di maleficio -danno fisico- rispetto a quella di adorare il demonio, le credenze popolari si fusero con quelle erudite di Bodin e di altri in modi complessi. Attraverso i sermoni, il pettegolezzo, i resoconti dei processi e i sinistri “Libri delle streghe” illustrati (particolarmente popolari in Germania), tutti apprendevano cosa facevano le streghe e come individuarle.
Streghe ovunque
Le 30/50mila vittime europee della caccia alle streghe non erano distribuite uniformemente nello spazio e nel tempo, nemmeno nelle giurisdizioni speciali. I 3/4 dell’Europa non vide neanche un processo. La persecuzione contro le streghe cominciò a diffondersi dalla regione alpina dell’Italia all’inizio del 15° secolo, raggiungendo la Polonia dove le leggi sulla stregoneria furono definitivamente abrogate nel 1788. Le zone europee che per prime avevano iniziato la persecuzione videro la fine dei processi alle streghe addirittura prima che questi iniziassero nelle periferie del continente.
La via spagnola che si stendeva dall’ Italia ai Paesi Bassi era anche una “via delle streghe”. I Paesi Bassi governati dalla Spagna (l’attuale Belgio) assistettero a persecuzioni di gran lunga peggiori che nelle Province Unite dei Paesi Bassi governate dai Protestanti, che smisero di bruciare le streghe a partire dal 1600. C’erano segnali di panico nelle città tedesche di Brandeburgo e Mecklenburg così come in Lorena, Francia, e in parte della Svizzera e della Scozia. La regione del Reno e il sud-ovest della Germania soffrirono gravi ondate persecutorie che colpirono soprattutto i territori ecclesiastici. I 3/4 di tutti i processi alle streghe ebbero luogo nei territori cattolici del Sacro Romano Impero. Ma il cattolico Portogallo, la Castiglia e l’Italia governata dalla Spagna e i paesi ortodossi dell’Europa orientale non ne videro in pratica neanche uno. La psicosi nella colonia inglese di Salem, Massachussetts, fu violentissima, mentre pare che nelle colonie latine del nuovo mondo non ci siano state esecuzioni.
La distribuzione delle vittime per regione dava un disegno a macchia di leopardo. La città di Baden in Germania, ad esempio, bruciò 200 streghe dal 1627 al 1630, più di tutte le streghe condannate che perirono in Svezia. La cittadina di Ellwangen, sempre in Germania, bruciò 393 streghe dal 1611 al 1618, più di quanto ne abbiano giustiziate Spagna e Portogallo insieme. Il principe-vescovo cattolico di Würzburg, Germania, bruciò 600 streghe dal 1628 al 1631, più di quante ne siano morte nella protestante Svezia, Norvegia, Finlandia e Islanda insieme. Il cantone svizzero di Vaud giustiziò circa 1800 streghe dal 1611 al 1660, contro le 1300/1500 vittime scozzesi e le 500 vittime inglesi. L’affermazione di alcuni apologeti cattolici secondo la quale Elisabetta I giustiziò 800 streghe all’anno è una grossolana calunnia. Nel solo sud-ovest della Germania 3229 persone furono giustiziate per stregoneria fra il 1562 e il 1684, più di quelle che furono giustiziate per qualsiasi motivo dalla Inquisizione spagnola, portoghese e romana fra il 1500 e il 1800. (Tutte e tre queste Inquisizioni mandarono al rogo meno di una dozzina di streghe in totale).
Il più temuto cacciatore di streghe laico fu Nicholas Rémy, procuratore generale della Lorena, che si vantava di aver spedito 900 persone al rogo in una sola decade (1581-1591). Ma il più grande sterminatore di streghe di tutti i tempi fu Ferdinand von Wittelsbach, il principe-vescovo cattolico di Colonia in Germania, che bruciò 2000 membri del suo gregge dal 1630 al 1640.
Non è lecito sostenere che la caccia alle streghe fu un’attività prevalentemente protestante. Sia i paesi cattolici che protestanti videro persecuzioni più o meno violente. Demonologi e oppositori provennero da entrambi gli schieramenti religiosi.
Influenze regionali
Furono fattori locali, e non le devozioni religiose, a determinare la gravità delle persecuzioni. La legge romana nel continente fu più aspra del diritto inglese. Perseguire solo il maleficio, come fecero l’Inghilterra e la Scandinavia, produsse meno vittime che perseguire il culto del demonio (Scozia e Germania) o la magia (Lorena e Francia). La tortura illimitata in Germania indusse più confessioni che la tortura limitata nella regione Franche-Comté in Francia. Anche i metodi inglesi del terzo grado come la privazione del sonno erano modi efficaci per alzare il numero delle condanne.
Ignorare le denunce procurate attraverso la tortura risparmiò la Danimarca dalla terribile reazione a catena tedesca in cui le streghe accusate accusavano a loro volta altre streghe. Il “segno dello spettro”, dai sogni degli accusatori, fu un importante stratagemma dell’accusa a Salem. Trovare una macchia della strega insensibile alle punture o il capezzolo della strega al quale, a quanto si diceva, si nutrivano i demoni, garantiva le condanne in Scozia e in Inghilterra; dubbi riguardo la credibiltà delle macchie della strega otteneva il proscioglimento a Ginevra. Testimoni bambini – spesso bugiardi – si rivelarono fatali in Svezia, nella regione Basca in Spagna, in Germania e in Inghilterra (L’isteria collettiva assomigliava a quella che ha circondato le accuse di abusi sessuali nei confronti dei centri assistenziali americani nel corso degli anni 80.)
I cercatori di streghe di professione ebbero un impatto terribile. Il più noto di questi accusatori free-lance fu l’inglese Matthew Hopkins, che condannò fino a 200 persone fra il 1645 e il 1647. Ma erano letali anche gli inquisitori speciali o i comitati investigativi. I giudici locali erano generalmente più severi dei giuristi professionali esterni alla comunità. La riesamina delle condanne da parte delle autorità centrali risparmiò la vita alle streghe accusate in Danimarca, Francia, Svezia e Austria. Un ricorso informale da parte di ministri esterni a Salem bloccò la psicosi.
La caccia alle streghe fu generalmente parte di più ampie campagne per reprimere comportamenti ribelli e imporre l’ortodossia religiosa. La caccia ebbe luogo in un mondo di ridotte occasione per la gente comune, un mondo in cui la morte di una mucca poteva rovinare una famiglia. I contadini si trovavano a stretto contatto con i loro vicini-nemici. Le faide potevano durare per generazioni.
La gente più povera e più emarginata della comunità era l’obbiettivo più comune della caccia alle streghe, ma talvolta i sottoposti e persino i bambini cambiavano le carte accusando di stregoneria i loro facoltosi signori .
Nei processi per stregoneria le donne erano più numerose rispetto agli uomini, sia come accusate che come accusatrici. Non era solo l’immagine che Sprenger aveva della donna, quale sesso più lussurioso e malizioso, a generare sospetti; il fatto che le donne avessero uno status sociale più basso degli uomini le rendeva più facilmente vittime di accuse. Nella maggior parte delle regioni, circa l’80% dei condannati per stregoneria erano donne. Così come le donne potevano essere accusate di stregoneria nella stessa misura gli uomini potevano essere riconosciuti santi o violenti criminali. Questo succedeva perché le donne generalmente combattevano con le imprecazioni e le maledizioni invece che con la spada. Sebbene lo stereotipo non sempre corrispondesse, la strega inglese era generalmente vista come irascibile, aggressiva, asociale e spesso ripugnante – difficilmente era la gentile guaritrice della fantasia neopagana. Le sue colorite maledizioni potevano far deperire ogni cosa fino al “maialino che stava nel porcile”. Essa millantava i suoi poteri per spaventare gli altri ed estorcere favori. Se non poteva essere amata, voleva essere temuta.
Come alternativa, le streghe della Lorena erano ritenute belle e astute, attente a non litigare con la gente o a minacciarla. Esagerare nei complimenti era segno di sospetta stregoneria in Lorena e la collera repressa poteva essere una minaccia. Se anche le vittime della caccia alle streghe erano innocenti riguardo gli impossibili delitti collegati alla stregoneria, questo non significava necessariamente che fossero “buone”. Alcune erano prostitute, mendicanti o piccole criminali. I processi di Zauberjäeckl in Austria (1675-1690) punirono come streghe persone che in realtà erano pericolosi criminali. La Magic Jacket Society accusata in questi processi era una versione barocca degli Hell’s Angels, reclutava orfanelli che poi controllava attraverso la magia nera, la sodomia e gli incantesimi. Il principe-vescovo di Salisburgo in Austria proibì l’esecuzione di alcuni membri della società di età inferiore ai 12 anni. Ma altri 200 furono messi a morte.
Psicosi e tortura
La caccia alle streghe poteva essere endemica o epidemica. Le sue dinamiche variavano. Piccole psicosi (con meno di 20 vittime) solitamente avevano luogo in villaggi preoccupati per i malefici. Le loro vittime erano spesso poveri, persone antipatiche la cui eliminazione veniva applaudita dal resto della comunità.
Se le piccole psicosi si alimentavano dei timori a lungo covati nei confronti dei vicini, quelle grandi esplodevano senza avvisaglie, uccidendo persone di tutte le classi e condizioni e rompendo i legami sociali. Gli esempi peggiori si ebbero in Germania, dove la tortura illimitata (a dispetto della legge imperiale) produsse un’onda crescente di denunce. Opporsi significava andare incontro alla morte.
Le psicosi di grandi dimensioni iniziavano con i soliti vaghi sospetti e risalivano la scala sociale coinvolgendo facoltosi cittadini, rispettabili signore, ecclesiastici di alto rango, funzionari e perfino giudici. Più una psicosi si protraeva nel tempo, più alta era la proporzione di vittime ricche e di sesso maschile.
Secondo il gesuita olandese Cornelius van Loos, con le confische subite dai sospettati di stregoneria si riusciva ” a coniare l’oro e l’argento dal sangue umano”.
I più giovani raggiungevano per legge l’età sufficiente per essere giustiziati appena potevano distinguere “l’oro da una mela”. Bambini di 9 anni furono bruciati a Würzburg, incluso il nipote del vescovo, e bambini di 3 o 4 anni furono messi in prigione.
Alcuni dei processi tedeschi furono inquinati dalla collusione, da tangenti e stupri. Indicibili torture erano la routine – 17 tipi di tortura erano autorizzati dal “legislatore sassone”, Benedikt Carpzov, durante il 17° secolo. Confessare “senza tortura” in Germania voleva dire senza tortura che spargesse sangue. Quasi tutti quelli che subivano tale trattamento crollavano, persino gli innocenti. Tuttavia a volte le streghe si autoaccusavano e confessavano spontaneamente, “suicidate dalla polizia” si direbbe oggi. La stessa melanconia, frustrazione e disperazione che, secondo loro, le aveva spinte fra le braccia del demonio le portò volontariamente al rogo. Erano giunte a credere, evidentemente, alle fantasie di piacere e vendetta che venivano rappresentate alle loro menti. Ciononostante esse speravano ancora di salvare le loro anime attraverso la sofferenza.
Alcuni uomini coraggiosi alzarono la loro voce chiedendo giustizia. Nel 1563, Johann Weyer, un medico legale protestante, attirò l’attenzione sulla crudeltà dei processi e l’incapacità mentale di molti accusati. Nel 1584 il gentiluomo di campagna inglese Reginald Scot ridicolizzava la stregoneria come un’assurdità del Papa. Nel 1631 il gesuita Friedrich von Spee, confessore delle streghe bruciate a Mainz, le proclamò vittime innocenti. Van Loos, testimone degli orrori dei processi per stregoneria a Trier, si vide confiscare il suo manoscritto nel 1592 prima che potesse essere pubblicato e lui stesso venne imprigionato e messo al bando.
Ironia della sorte, fu un inquisitore spagnolo di nome Alonso Salazar y Frias a ordire la sfida più drammatica alla caccia alle streghe. Nel 1609 un’isteria collettiva fra i francesi baschi nei Pirenei occidentali si riversò nella regione della Navarra in Spagna, dove 6 streghe andarono al rogo. Ma Salazar, che era stato un giudice nel processo, divenne scettico quando la psicosi si allargò fino a coinvolgere 1800 sospetti, 1500 dei quali erano bambini. Le confessioni delle streghe basche includevano dettagli così incredibili come demoni dalla forma di rospo che streghe bambine guidavano con bastoncini durante i sabba.
Salazar fece un controllo incrociato delle testimonianze, pensò di esaminare le sostanze magiche e usò la logica per concludere che le presunte streghe erano semplicemente un prodotto della caccia alle streghe. “Non ci sono state nè streghe nè stregati finché non se ne è parlato o scritto.”, riportò nel 1610. Con ostinata pazienza, Salazar strappò a fatica una decisione dai suoi superiori che liberò gli accusati nel 1614. L’Inquisizione spagnola non giustiziò altre streghe nè permise di farlo alle autorità secolari dopo un’ondata in Catalogna che vide più di 300 streghe impiccate fra il 1616 e il 1619. Quella che avrebbe potuto divampare nella peggiore caccia alle streghe in Europa fu estinta da un solo uomo.
Raffreddare le ceneri
Lentamente fu data ragione agli oppositori e, durante il 18° secolo, le ceneri si raffreddarono in tutta Europa . Questo non fu semplicemente il trionfo della sapienza illuminista. La credenza nelle streghe persistette – come persiste oggi – ma le streghe non dovettero più affrontare i roghi, le forche o le spade. La grande psicosi delle streghe aveva lasciato dietro di sè una sorta di esaurimento psichico. Rendendosi conto che degli innocenti erano stati mandati a morte, le persone non credevano più ai giudizi dei tribunali. Come Montaigne aveva scritto 200 anni prima, “Si attribuisce un altissimo valore alle proprie congetture per bruciare vivo un uomo a causa di esse”.
Dopo un 20° secolo che non ha pari per spargimento di sangue, il mondo di oggi non ha alcun titolo per denigrare l’Europa moderna ai suoi albori. La caccia alle streghe ha molto in comune con le nostre epurazioni politiche, le presunte cospirazioni e le voci di abusi rituali sui bambini. La nostra capacità di proiettare atrocità sul nemico Altro è forte come non mai.
La verità sulla caccia alle streghe merita di essere conosciuta per se stessa. Ma l’argomento ha assunto rilevanza per i cattolici poiché ha fornito munizioni ai razionalisti, ai pagani e alle femministe radicali per attaccare la Chiesa. E’ utile sapere che il numero delle vittime è stato grossolanamente esagerato e che le ragioni delle persecuzioni avevano a che fare tanto con fattori sociali quanto con fattori religiosi.
Ma sebbene ai cattolici siano stati propinati da ferventi apologeti consolanti errori sul ruolo della Chiesa nelle persecuzioni , noi dobbiamo guardare al nostro tragico passato. Dei nostri fratelli nella fede ai quali siamo legati per sempre nella comunione dei santi hanno peccato gravemente contro persone accusate di stregoneria. Se la nostra memoria storica riuscirà ad essere purificata in modo veritiero, allora il fumo delle “epoche ardenti” potrà essere finalmente disperso.
Sandra Miesel, medievalist and Catholic journalist, writes from Indianapolis.

Suggested Reading:
Paul Boyer and Stephen Nissenbaum, Salem Possessed: The Social Origins of Witchcraft (Harvard University Press, 1974).
Robin Briggs, Witches and Neighbors: The Social and Cultural Context of European Witchcraft (Viking, 1996). This is the best point of entry to modern scholarship on witchcraft.
Gustav Henningsen, The Witches’ Advocate: Basque Witchcraft and the Spanish Inquisition (University of Nevada Press, 1980).
Ronald Hutton, The Triumph of the Moon: A History of Modern Pagan Witchcraft (Oxford University Press, 1999).
H.C. Erik Midelfort, Witch Hunting in Southwestern Germany 1562-1684: The Social and Intellectual Foundations (Stanford University Press, 1972).
James Sharpe, Instruments of Darkness: Witchcraft in Early Modern England (University of Pennsylvania Press, 1996).
Starhawk, Dreaming the Dark: Magic, Sex and Politics (Beacon, 1988).

Sandra Miesel – Crisis