Chi nega l’esistenza di Dio – Apologetica

1) I materialisti. Essi affermano: tutto è materia, tutto viene dalla materia e ad essa ritorna. Ecco la dottrina che deve sciogliere tutti gli enigmi, contentare tutti i bisogni, soddisfare a tutte le aspirazioni. Su una concezione materialistica della realtà si basa anche l’ateismo del Rensi che, nelle prime pagine della sua Apologia dell’ateismo, dà questa definizione dell’Essere:
Essere significa ciò che si può vedere, toccare, percepire. E’ soltanto ciò che può essere visto, toccato, percepito (pag. 15); e prosegue spiegando: quel può non va inteso nel senso che esista solo ciò sopra cui sia effettivamente possibile mettere l’occhio e la mano, ma nel senso che anche quando questo fatto non possa accadere, pure la cosa che è deve possedere una natura tale per cui sia per sé suscettibile di essere vista, toccata, percepita (pag. 1516). Ora, siccome soltanto l’essere materiale ha tale natura, il Rensi conclude che Dio, come essere spirituale, non esiste. Ma, quanto categorica, altrettanto falsa è la definizione di essere data dal Rensi: al contrario, essere dice solamente ciò che esiste o può esistere, sia materiale, come il mondo che vediamo, sia spirituale, come per es. la nostra anima..
2) I monisti e panteisti, che dicono di ammettere Dio, ma lo identificano col mondo e quindi praticamente lo negano. A ragione disse il Gratry: Il panteismo è l’ateismo più una menzogna. Si distingue il panteismo realistico di Scoto Eriugena, Giordano Bruno, Spinoza, ecc., e il panteismo idealistico della filosofia post-kantiana con Fichte, Schelling, Hegel, e in Italia con Croce, Gentile, Carabellese, ecc.
Il Gentile per es. scrive: Dio non può essere tanto Dio che non sia lo stesso uomo (2) e Dio è spirito; ma è spirito in quanto l’uomo è spirito; e Dio e l’uomo nella realtà dello spirito sono due e sono uno; sicché l’uomo è veramente uomo soltanto nella sua unità con Dio (…) e Dio da parte sua è il vero Dio in quanto è tutt’uno con l’uomo che lo compie nella sua essenza (3). E’ vero che talora afferma la distinzione tra Dio e uomo, ma la spiega, piuttosto, come distinzione di termini astratti nell’unica realtà concreta che è la sintesi 4 secondo i principi dell’idealismo che abbiamo altrove esposto (Lez. VI).
Orbene il panteismo non è accoglibile, perché Dio, per sua natura infinito, immutabile e perfettissimo, non può identificarsi né con la realtà materiale né col nostro spirito che sono realtà finite, mutabili e imperfette.

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