Cos’è il Matrimonio (schede su matrimonio e convivenza – parte 1)

tre professori delle università americane di Princeton e Notre Dame.
Robert  George, Ryan Anderson e Sherif Girgis hanno pubblicato uno studio titolato What is Marriage? (Cos’è il matrimonio?) sull’Harvard Journal of Law and Public Policy, una delle riviste giuridiche  statunitensi più importanti.
Eccone un estratto molto ben fatto seguendo l’impronta filosofica di Tommaso D’Aquino, rispondere a tutte le  obiezioni argomentando a partire da una base meramente razionale, senza  inoltrarsi in speculazioni religiose o teologiche


Visione coniugale:
il matrimonio tra uomo e donna è un bene in sé, il suo orientamento intrinseco alla procreazione e all’educazione dei figli contribuisce alla sua struttura distintiva, che include anche la norma dell’unicità (monogamia) e della fedeltà. Questa propensione all’allevamento dei bambini aiuta anche a spiegare perché il matrimonio è per il bene comune.

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Visione revisionista: il matrimonio è l’unione di due persone che si vincolano ad un amore romantico supportandosi a vicenda, condividendo le gioie e i dolori della vita domestica (…) Lo Stato dovrebbe regolarne il matrimonio, perché ha interesse nel sostenere le unioni romantiche e i concreti bisogni degli sposi e dei figli che potrebbero scegliere di allevare.

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Spesso è stato sostenuto che il matrimonio tra uomo e donna, come sopra descritto (unicità e fedeltà), nasce da un certo credo religioso. Questo è falso. (…) Le tradizioni religiose hanno solo riconosciuto quella che è un’istituzione naturale. Il matrimonio, infatti, è una pratica sociale la cui base può essere compresa dalla ragione umana comune, qualsiasi sia la nostra tradizione religiosa (…)

In questo articolo argomentiamo la visione coniugale del matrimonio senza appellarci ad alcuna fonte religiosa.

A) Uguaglianza, giustizia e cuore del dibattito

I revisionisti non stanno sulla questione centrale: cos’è il matrimonio? (…) Chiamano in causa il matrimonio tra diverse razze, per argomentare che le persone non possono controllare il loro orientamento sessuale così come non possono scegliere il colore della loro pelle.

In entrambi i casi, dicono, non ci sono basi razionali per trattare in maniera diversa queste relazioni, perché la libertà di sposare la persona amata è un diritto fondamentale. Ma a differenza del matrimonio interraziale, che lascia intatta la definizione di matrimonio, lo scopo dei revisionisti è l’abolizione del concetto di matrimonio come inteso dalla nostra legge per sostituirlo con quello revisionista.

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Supponiamo che i riconoscimenti legali del matrimonio valgano anche per le coppie dello stesso sesso secondo l’idea dei revisionisti, per cui, se non li si riconosce, si discrimina chi si unisce per amore. [Se questo fosse vero] la nostra legge discriminerebbe anche le unioni aperte, temporanee, poligamiche, incestuose o animali. Dopotutto, le persone possono avere un desiderio romantico e sessuale per più persone, per i propri parenti o per partner non umani.

Molti revisionisti ribattono che c’è una grande differenza tra queste unioni e quelle dello stesso sesso. L’incesto, ad esempio, può generare bambini malati. Ma assumiamo che l’interesse dello Stato ad evitare queste degenerazioni superi quello che i revisionisti chiamano un diritto fondamentale, perché lo Stato non dovrebbe riconoscere l’incesto tra adulti sterili?

I revisionisti potrebbero rispondere che queste persone dovrebbero essere libere di vivere queste relazioni, ma senza che la loro unione sia riconosciuta dalla legge. (…) I revisionisti che arrivassero a una tale conclusione devono quindi accettare tre principi.

Primo: il matrimonio non è un costrutto legale dai contorni totalmente malleabili.

Secondo: lo Stato è giustificato nel riconoscere solo i matrimoni reali (…) Quindi prima di poter concludere che alcune politiche matrimoniali violano l’uguaglianza bisogna determinare che cosa sia il matrimonio e perché deve essere legalmente riconosciuto (…).

Terzo: non c’è alcun diritto a sposare la persona che si ama, se questo include il riconoscimento di ogni tipo di relazione come matrimoniale (…)

A questo punto la domanda cruciale è: cos’è davvero il matrimonio?

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