Così giovane e così coraggiosa. La testimonianza di Valbona

Per Valbona ritrovarsi a 15 anni prostituta sulle strade dell’hinterland milanese ha significato toccare il punto più basso di una vita breve e misera, ma al tempo stesso l’avvio di un percorso di riscatto.

Nascere femmina in un sobborgo malfamato di Fier alle soglie del crollo del regime dittatoriale albanese, non è la premessa per una vita facile e serena; eppure, subire già da bambina le attenzioni morbose di un padre fino ad allora amato e ammirato costituisce un dramma che nessuna minore dovrebbe mai conoscere.

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Valbona è dotata di un’intelligenza vivace e di una lucida volontà di realizzazione di sé, ma comprende presto che essere donna nel suo paese significa spesso minori opportunità e maggiori rischi di sfruttamento. A 13 anni le viene imposto di abbandonare gli studi che tanto le piacevano per gestire la casa al posto dalla mamma, fuori dalle mura domestiche per lavoro dalla mattina alla sera; il padre coltiva la terra, ma, quando c’è da scavare un pozzo per avere quell’acqua che non arriva mai, tocca a lei e alla madre vangare per metri sotto terra dietro la supervisione dell’uomo di casa.

Con l’adolescenza arrivano le attenzioni e l’interesse per i coetanei, ma il padre, che ha preso ad abusare ripetutamente di lei, non le permette di essere avvicinata da nessuno e in lei nasce un sentimento di pietà e dolore per quest’uomo che tanto la faceva divertire portandola al mare in motoretta e che ora è “dominato dagli spiriti cattivi”.

Valbona si rassegna fino a un certo punto e, quando intuisce che la stessa sorte di violenze sta per toccare alla sorella minore, corre dalla polizia e rivela i particolari del suo dramma di bambina violata, dichiarando di voler sporgere denuncia verso il padre. I poliziotti, in tutta risposta, le ridono in faccia e le consigliano di ritornare presto dai genitori che non possono che averle voluto sempre bene.

A questo punto, fuori di casa e piena di paure, la ragazza decide di fuggire e si ritrova vagabonda per la città. Non passano due giorni che viene avvicinata da A., un giovane di vent’anni che, vistala abbandonata a se stessa, le propone di seguirlo e la porta con sé a casa di sua zia, dove Valbona viene rivestita e rifocillata.

La famiglia che “ha bisogno” di lei, il padre “malato” e la sorella in pericolo sono chiodi piantati nella mente, ma la paura di tornare è forte. A. invita Valbona a stare per un po’ con lui dalla sua famiglia in Grecia; quando lei accetta A. le taglia i lunghi capelli castani, le regala una salopette e comincia ad abusare di lei sessualmente, dichiarando che lui ormai è il suo ragazzo e ha diritto di fare sesso con lei ogni volta che crede.

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L’ingresso in Grecia avviene clandestinamente e la meta è Atene, dove vive una popolosa comunità albanese. Presto la ragazza scopre che A. fa prostituire diverse giovani connazionali sui floridi mercati del sesso della capitale e anche a lei viene subito costretta a vendersi sulle strade. Valbona ha compiuto da poco 15 anni.

A Valbona tocca anche di fare la serva in casa alla famiglia di A., ma il suo pensiero fisso sono i genitori e la sorella in Albania. La ragazza non cessa mai di chiedere ad A. di riportarla a casa; per un po’ lui reagisce suonandogliele di santa ragione, finché un giorno la informa che lui deve tornare in Albania e che la porterà con sé, andrà lui direttamente dai suoi familiari e sistemerà tutto quanto.

Valbona è fiduciosa, sogna di tornare in famiglia e rendere consapevole la madre per vederla riscattata dallo sfruttamento, salvare la sorella dalle violenze del padre e curare lui dagli “spiriti maligni” per tornare a giocare insieme felici sulla spiaggia come un tempo.

Il rientro in Albania prevede una tappa a Valona, il famigerato porto gestito dai trafficanti di persone e di droga verso l’Italia. A. si ferma con l’auto davanti ad un bar per acquistare le sigarette e raccomanda a Valbona di attenderlo in auto senza muoversi. L’attesa si protrae, ma la ragazza aspetta con pazienza, finché dal bar esce B. un giovane corpulento che sale in macchina e dichiara alla ragazza che ora lei starà con lui e farà ciò le chiederà. Lo scontato tentativo di ribellione viene spento con due pugni sul viso che la tramortiscono e le fanno intendere che, ancor una volta, il potere su di lei sta nelle mani d’altri.

Il gesto immediato che B. compie per affermare questo potere è violentarla ripetutamente, dopodiché, nello spazio di due giorni provvede ad organizzare il viaggio verso l’Italia. I primi due tentativi di realizzare la traversata del canale di Otranto falliscono, i clandestini vengono individuati all’arrivo sulle spiagge pugliesi e rimpatriati; al terzo tentativo B. chiarisce a Valbona che è lei la causa dei suoi guai per la sua volontà di restare in Albania, se il fallimento si ripete lui si libererà di lei gettandola in mare.

La ragazza prega per tutto il viaggio, “alla televisione italiana ho visto i film su Gesù e sapevo a chi rivolgermi per sperare di salvarmi”, l’approdo riesce e, in poche ore, Valbona conosce i marciapiedi della metropoli milanese, dove B. ha la sua base per gestire lo sfruttamento della prostituzione delle connazionali.

La vitalità e la voglia di riscatto di Valbona, la tensione fortissima a occuparsi della famiglia le danno l’impulso per fuggire alla prima occasione. A pochi giorni dal suo arrivo i Carabinieri locali fanno una retata, la ragazza ha modo di parlare con una “collega” che conosce un gruppo della Caritas che aiuta le ragazze di strada. Ottenuti i riferimenti giusti Valbona non torna a casa dopo la notte in Questura, ma chiama un giovane cliente conosciuto due sere prima che le sembrava più affidabile di altri e di cui aveva i riferimenti.

Grazie a lui riesce a contattare il gruppo di aiuto che interviene immediatamente e la pone sotto protezione in una località segreta.

Valbona ora è lontana dalla strada, ha avuto anche il coraggio di sporgere denuncia, portando all’arresto degli sfruttatori suoi e di altre ragazze, ma il suo cammino di crescita come persona e come donna è stato interrotto bruscamente quando era ancora bambina.

Tutti coloro che l’hanno aiutata e la stanno aiutando si impegnano ora perché possa passare dalla rassegnazione alla realizzazione di un percorso di rafforzamento della personalità che porti lei, così profondamente innamorata del suo Paese, ad essere espressione di quell’Albania che vuole scrollarsi di dosso il dolore e la miseria del passato e rinascere a vita nuova.