Così sono nate alcune delle calunnie contro gli ebrei

ebreiCosa è l’omicidio rituale di bambini cristiani?
Introvigne: E’ un’accusa, certamente falsa, rivolta agli ebrei, accusati di utilizzare a scopi rituali o magici sangue di non ebrei, per la verità non solo bambini, cristiani o anche musulmani. La versione più corrente – ma meno antica – è che gli ebrei mescolino sangue di bambini non ebrei alle azzime di Pasqua. Ma ce ne sono altre. Le fonti medioevali e quelle dell’Europa Orientale affermano talora che la ferita della circoncisione non si rimargina se non la si lava con sangue cristiano. O che gli ebrei – in una versione curiosa della leggenda dell’ebreo errante – siano condannati dopo l’uccisione di Gesù Cristo a soffrire in perpetuo di emorroidi, da cui li guariscono solo pozioni a base di sangue di cristiani. La stessa leggenda, in un’altra variante, prevede che tra gli ebrei anche gli uomini, non solo le donne, abbiano dopo la morte di Gesù Cristo le mestruazioni, fino a quando non bevono il sangue di una vittima cristiana. Ancora, il sangue cristiano libererebbe gli ebrei dalle infezioni agli occhi, entrerebbe nella composizione di potenti filtri d’amore, libererebbe gli ebrei dallo speciale odore a causa del quale, per quanto si mascherino, i non ebrei li identificano immediatamente come tali. Come dicevo, queste accuse sono certamente false per due ordini di ragioni. Il primo riguarda il sangue in generale, il secondo il sangue cristiano. Il tabù contro il consumo del sangue è uno dei più forti e caratteristici della religione ebraica, sia nella Torah sia nel Talmud. La seconda ragione per cui l’accusa del sangue è inverosimile è che essa presuppone che gli ebrei credano nella capacità di redenzione del sangue di Gesù Cristo. Sostanzialmente tutti gli autori che sostengono l’accusa del sangue affermano che gli ebrei utilizzano il sangue di vittime cristiane innocenti (più spesso, ma non esclusivamente, bambini) per il legame che, attraverso il battesimo, questo sangue ha acquisito con il sangue di Cristo. Tramite l’uso sacrilego del sangue cristiano gli ebrei, argomenta questa letteratura, pensano o si illudono di partecipare magicamente ai benefici della redenzione, che sarebbero invece loro negati dall’ostinazione a non convertirsi al cristianesimo. Per compiere queste pratiche gli ebrei dovrebbero dunque credere nell’efficacia del sangue di Cristo e del battesimo cristiano: e nello stesso tempo non crederci, dal momento che non solo non si convertono ma uccidono cristiani in odium fidei. La contraddizione sembra evidente. Siamo dunque di fronte a un mito, a un motivo folklorico, debitamente indicizzato come tale nell’elenco utilizzato dai folkloristi di tutto il mondo originariamente compilato da Stith Thompson (1885-1976), al numero V361: “Bambino cristiano ucciso per fornire sangue a un rito ebraico”.

Da dove viene l’accusa del sangue secondo la quale gli ebrei bisognavano di sangue cristiano per il loro rituali?
Introvigne: Curiosamente, è possibile che venga da accuse rivolte dalla propaganda pagana contro i primi cristiani, distorcendo il significato di “mangiare carne e bere il sangue” (di Gesù Cristo) nell’Eucarestia e sospettando i cristiani di sacrificare bambini per berne il sangue. Di qui l’accusa passa agli ebrei e la troviamo diffusa nel Medioevo prima in Inghilterra, poi nell’area di lingua tedesca e infine – a partire nel XVIII secolo – prevalentemente nell’Europa centrale e dell’Est. Nel XX secolo – dopo qualche ultimo caso in Russia e perfino fra emigrati dell’Europa dell’Est negli Stati Uniti – sopravvive solo nel mondo islamico, dove è usata come argomento di propaganda del fondamentalismo islamico contro gli ebrei e Israele ancora oggi.

Cosa rappresenta il documento del 1759 del Sant’Ufficio a questo riguardo?
Introvigne: Contrariamente a quanto si crede, la Chiesa cattolica non solo non è all’origine dell’“accusa del sangue”, ma il magistero pontificio è intervenuto molto tempestivamente per invitare il popolo cristiano e le autorità civili a non credere a queste leggende. Meno di vent’anni dopo la prima accusa seria di uso del sangue, in Inghilterra, nel 1247 il papa Innocenzo IV interviene con una prima bolla di condanna, cui ne seguono altre, e vieta che si accusino gli ebrei “di utilizzare sangue umano nei loro riti”. Un magistero coerente e costante continua con Gregorio X, Martino V, Nicola V e Paolo III, dal XIII al XVI secolo. Se non ci sono pronunciamenti del magistero pontificio del Seicento è perché non ci sono neppure casi di accusa del sangue nell’Europa Occidentale. L’epidemia ricomincia in Polonia: e la Chiesa reagisce incaricando il vescovo francescano Lorenzo Ganganelli, che diventerà poi cardinale e papa Clemente XIV, di preparare un voto che è approvato dal Sant’Uffizio la vigilia di Natale del 1759 (un mese circa dopo che Ganganelli aveva ricevuto la porpora cardinalizia) e che costituisce il più dettagliato studio – che era stato pubblicato a stampa fino ad ora in Germania, Francia e Inghilterra ma mai in Italia – della questione da parte del magistero cattolico. Ne emerge una delle più articolate denunzie del mito dell’omicidio rituale come leggenda urbana nella storia del magistero cattolico, e non solo. E’ vero che la Chiesa aveva autorizzato con la concessione di una Messa e di un Ufficio propri il culto di bambini presunti martiri di omicidi rituali ebraici, come Simone o Simonino di Trento. Tuttavia come precisa un lucido decreto del 4 maggio 1965 della la Sacra Congregazione dei Riti, con cui vieta ogni atto di culto a questo “beato Simone” di Trento, tali riconoscimenti del culto non contrastano con la linea costante del magistero che nega la realtà dell’omicidio rituale. Quanto alla concessione della Messa e Uffici, la Congregazione commenta che nei secoli passati “l’istituto della beatificazione non esisteva. Si aveva la sola canonizzazione e, in taluni casi, in attesa di questa – senza punto pregiudicarla – si soleva concedere, per una chiesa o un territorio ristretto, la Messa o l’Ufficio. Qualora si fosse voluto procedere poi alla canonizzazione, era sempre necessario un esame approfondito sulla vita e le virtù, o martirio. Al piccolo Simone fu concessa soltanto la Messa e l’Ufficio: la S. Congregazione dei Riti non si è mai pronunciata sul suo presunto martirio”. Questo decreto servirà da base e da modello per la graduale soppressione di tutti i vari culti di presunte vittime di omicidio rituale per cui erano stati concessi la Messa e l’Ufficio in un periodo che va dal XVI al XIX secolo.
Qual è la causa dell’antisemitismo?
Introvigne: Il problema è assai complesso, e gli stessi specialisti di antisemitismo non concordano sulla sua definizione. Alcuni sottolineano gli elementi unitari – certamente presenti – fra tutte le varie forme di avversione agli ebrei. Altri distinguono fra antigiudaismo, che ha motivazioni religiose e in cui sono stati certamente coinvolti anche i cristiani (da cui gli appelli del Pontefice regnante a una doverosa “purificazione della memoria”) e antisemitismo, che ha ragioni razziali e che la Chiesa ha sempre condannato. Anche se – “purificando la memoria” – bisogna anche riconoscere che il moderno antisemitismo ha recuperato argomenti del vecchio antigiudaismo. E che oggi c’è una “giudeofobia” tipica del fondamentalismo islamico – che se la prende ormai con gli ebrei in genere e non solo con lo Stato di Israele – che utilizza a sua volta argomenti tratti da entrambe le fonti. Sul tema specifico dell’omicidio rituale, bisogna anche ammettere senza volersi nascondere la verità storica che dalla Rivoluzione francese fino ai primi decenni del Novecento non solo il magistero non si pronuncia più sulle accuse di omicidio rituale che continuano nell’Europa centrale e orientale e nei paesi arabi, ma la maggioranza della stampa cattolica – comprese testate autorevoli come La Civiltà cattolica o La Croix – tende a schierarsi apertamente con chi sostiene la verità della leggenda del sangue. Dopo la Rivoluzione francese, la Chiesa si trova impegnata in un conflitto di radicalità senza precedenti contro il laicismo anticlericale e la modernità secolarista. Per di più, una figura del tutto sconosciuta prima del Settecento, l’ebreo non più religioso ma diventato laicista e secolarista, si presenta sulla scena della storia. Al di là delle polemiche sulle continuità o discontinuità fra antigiudaismo cattolico e antisemitismo di origine non religiosa, si trova qui la sostanza del problema. Da una parte, dalla Rivoluzione francese in poi, una vasta coalizione anticlericale e laicista tra i cui portavoce ci sono un certo numero di ebrei esiste nella realtà dei fatti, non solo nell’immaginario collettivo cattolico, e le sue intenzioni distruttive nei confronti della Chiesa sono proclamate a gran voce. Dall’altra, tutte le tragedie storiche dell’anti-ebraismo cattolico derivano dalla sua incapacità di analizzare in profondità il mondo ebraico e di percepire quanto sia radicale il conflitto che la modernità ha creato anche all’interno dell’ebraismo, quanto diversi siano gli ebrei tradizionali “ortodossi” – vittima delle accuse del sangue nell’Europa Centro-Orientale e nei paesi a maggioranza islamica – dagli ebrei che hanno accolto con entusiasmo la modernità, “riformati” o secolaristi, e talora addirittura atei, che incontra a Roma, a Berlino o a Parigi nelle coalizioni anticlericali. Dove il conflitto intra-ebraico è più evidente, nei paesi di lingua inglese dall’Inghilterra agli Stati Uniti, l’episcopato cattolico si schiera con convinzione contro l’accusa del sangue. Per quanto sia innegabile che l’opinione relativa alla realtà dell’omicidio rituale diventi gradualmente maggioritaria nella stampa cattolica nel secolo XIX, e rimanga presente fino agli anni 1930 (quando la Chiesa prende coscienza del pericolo rappresentato dal nazional-socialismo, che dal canto suo dell’accusa del sangue fa ampiamente uso), rimangono due fatti. Il magistero cattolico non ha smentito – né avrebbe potuto farlo – l’insegnamento costante dei pontefici da Innocenzo IV a Clemente XIII: uno scarno responso del Sant’Uffizio, sollecitato a intervenire a favore degli ebrei accusati in un caso dell’anno 1900, afferma che, nelle condizioni politiche e religiose dell’epoca, “non è opportuno ribadire” questo magistero passato, ma neppure lo nega formalmente. In secondo luogo, durante il XIX e il XX secolo prima del nazismo c’è un solo processo a Ovest dell’attuale Repubblica Ceca: a Xanten nel 1892, dove lo stesso pubblico ministero chiede e ottiene l’assoluzione dell’imputato. La pubblicazione di centinaia di libri e articoli sull’omicidio rituale non porta l’opinione cattolica a creare accuse di omicidio rituale che conducano a incriminazioni e processi neppure in un solo caso in Francia, in Spagna, in Italia: un fatto di per sé notevole. Evidentemente non mancavano le sparizioni di bambini, come non mancano ancora oggi: eppure la voce pubblica solo in casi rarissimi le attribuisce agli ebrei (in uno a Ingrandes, in Francia, nel 1892 un quotidiano dà voce alle accuse, ma la madre del bambino si confessa rapidamente autrice dell’infanticidio). Per i lettori della Civiltà Cattolica, o anche per i veri e propri antisemiti, l’omicidio rituale sembra un fatto confinato nella realtà immaginata di paesi lontani, ma non qualche cosa di cui sono pronti ad accusare il vicino di casa ebreo di Parigi o di Roma. Come dicevo, dopo la presa di coscienza della minaccia nazista e dopo la Seconda guerra mondiale le cose cambiano e in un rinnovato clima di dialogo con il mondo ebraico voci autorevoli del mondo cattolico e lo stesso magistero ritornano a condannare l’accusa del sangue riprendendo, per così dire, il filo di un discorso magisteriale che risaliva al XIII secolo e che si era interrotto ma non spezzato.
C’è stata abbastanza formazione per scongiurare queste leggende e questi odi?
Introvigne: Vi è certo oggi da parte del magistero e della gerarchia, come si dice, una “tolleranza zero” nei confronti di qualunque forma di antisemitismo e di leggenda folklorica anti-ebraica. Queste leggende si conservano solo alla periferia della Chiesa cattolica, presso autori “complottisti” talora legati a gruppi scismatici che non riconoscono l’autorità del Papa regnante. Tuttavia, credo che il pericolo di un perpetuarsi di miti antisemiti e anti-ebraici ci sia nella misura in cui mancano uno studio sistematico e una conoscenza diffusa della storia dell’ebraismo e molti continuano a immaginarsi “gli ebrei” come una categoria unitaria senza soffermarsi a considerare quanto complessa, variegata e internamente diversa sia la storia ebraica negli ultimi tre secoli. Inoltre, quanto è periferico nel mondo cristiano purtroppo è ampiamente diffuso nel mondo islamico. Mustafa Tlass, ministro della difesa siriano per trent’anni, fino al maggio 2004 ed esponente di punta del partito Baath, ne è stato il più acceso propagandista con opere ancora tradotte e diffuse in numerose lingue. Nel 1984, nutrito da questa letteratura, il delegato saudita a un seminario internazionale delle Nazioni Unite per la promozione della tolleranza assicurava che “secondo il Talmud ogni ebreo che non beve una volta all’anno il sangue di un non ebreo è dannato per sempre”. Il suo sovrano, il re Feisal dell’Arabia Saudita, aveva raccontato qualche anno prima al giornale egiziano al-Musawwar che “gli ebrei sono abituati a impastare il loro pane con il sangue dei non ebrei […]. Durante un viaggio che ho fatto a Parigi circa due anni fa, la polizia ha scoperto i corpi di cinque bambini che erano stati dissanguati, e il sangue era stato usato per fare il pane degli ebrei” (una storia, beninteso, del tutto fantastica). Ancora nel novembre 1999 il periodico letterario siriano Al Usbu‘al Arabi assicurava che “le azzime di Pasqua continuano a essere impastate nel sangue, estrarre il quale [dal corpo dei non ebrei] è permesso dal Talmud […]. Questo avviene perché gli ebrei hanno più di un dio, nonostante pretendano di essere monoteisti” (un’accusa, quest’ultima, evidentemente estesa ai cristiani). E all’accusa del sangue fanno spesso propaganda le televisioni arabe, con episodi che risalgono ancora agli ultimi mesi.

Intervista a Massimo Introvigne – Zenit