Isolarsi evitando il mondo: la Sindrome di Hikikomori

Hikikomori letteralmente “stare in disparte, isolarsi” è un termine giapponese che si riferisce a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento. Il fenomeno, già presente in Giappone dalla seconda metà degli anni ottanta, ha incominciato a diffondersi nell’ultimo decennio anche negli Stati Uniti e in Europa. Solo una parte delle persone affette dal disturbo passa il proprio tempo connesso ad Internet ma, quando succede, il tempo di permanenza davanti al computer arriva fino a 10-12 ore giornaliere. L’Hikikomori non esce dalla sue stanza né per lavarsi, né per alimentarsi chiedendo che il cibo gli sia lasciato dinanzi alla porta di accesso alla stanza. Chi soffre della sindrome di hikikomori ha un’età compresa tra i 19 e i 27 anni, per oltre il 90% dei casi è di sesso maschile e di estrazione sociale solitamente medio-alta.

Nonostante il soggetto non parta da una condizione di svantaggio delle capacità cognitive e l’auto-reclusione non sia considerata di per sé una malattia, l’isolamento autoindotto prolungato provoca diverse sequele psichiche quali antropofobia (cioè la paura degli altri studenti, delle persone anziane o di non poter prendere l’autobus o il treno etc.), paranoia, disturbi ossessivo-compulsivi, depressione, agorafobia (la paura degli spazi aperti), apatia e comportamento regressivo.

Se non curato il disturbo comporta la perdita di anni scolastici, del lavoro o della possibilità di costruire una vita autonoma dalla famiglia.

Giuseppe Cuoghi, Psicologo, da
“Formazione continua sulla personalizzazione delle cure”