Da immigrato a sfruttato. L’esempio delle cinesi

Come Squadra Mobile, accertando questo meccanismo, abbiamo fatto un passo indietro e ricostruito il modus operandi che utilizzano queste persone (tratta delle cinesi).

Iniziamo dall’arrivo in Italia delle persone clandestine: abbiamo verificato che in genere i clandestini giungono dietro pagamento di un prezzo per il viaggio. Arrivano dotati di passaporto, rilasciato in Cina con dei visti che vengono concessi per effettuare “stage” su richiesta di fantomatiche ditte italiane, per turismo o, spesso, comprati con la complicità di appartenenti alle organizzazioni. Come punto di riferimento hanno la città di Milano che, avendo al suo interno una piccola Chinatown ed essendo una metropoli, permette di nascondere maggiormente il loro arrivo.

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Queste persone vengono trattenute per un certo periodo di tempo presso strutture già esistenti come alberghi o piccole pensioni, tutte gestite da cinesi, in attesa di essere collocate al lavoro a cui saranno destinate. Nel momento in cui arrivano alla loro prima destinazione, vengono private del passaporto, per non consentire loro di rimanere libere e decidere di andarsene. Questa modalità diventa così una forma ricattatoria e una minaccia: la persona senza passaporto diventa un soggetto governabile da parte dei membri dell’organizzazione.
Dopo l’arrivo, clandestine e con un debito da pagare, le ragazze da Milano vengono smistate su svariate destinazioni italiane. Ciò fa pensare che nel capoluogo lombardo ci sia un’organizzazione preposta a questo, che indirizza e smista le ragazze nei vari centri in base alle “richieste di mercato”.

Le donne partono da Milano con un numero di telefono e un indirizzo e con le seguenti istruzioni: “prendi un treno, arrivi a destinazione, scesa in stazione telefoni a questo numero, dici che sei arrivata, chiami un taxi e ti fai portare a questo indirizzo”. Al numero di telefono che la ragazza compone risponde la persona che ha la responsabilità della gestione della casa. Le altre istruzioni sono: “una volta arrivata a destinazione getta via il biglietto”.
Le ragazze vanno all’indirizzo, suonano il campanello, vengono accolte da un’altra ragazza che non è la tenutaria della casa, ma una donna che aveva fatto quello che da quel momento in avanti andranno a fare loro. Infatti, secondo le nostre indagini, spesso la ragazza che arriva sostituisce la ragazza che era già presente; quest’ultima se ne va dopo aver spiegato alla ragazza che cosa dovrà fare. Poi si reca in un’altra casa, che può essere della stessa città o di un altro centro urbano, e continua a prostituirsi.

È ovvio che questa metodologia tende a rinnovare continuamente le giovani donne che si prostituiscono per poter attirare sempre nuovi clienti. L’alloggio dove le giovani si prostituiscono viene invece cambiato frequentemente al fine di evitare i possibili controlli delle Forze dell’Ordine.

 A cura di Antonino Runci, Sostituto Commissario della Squadra Mobile della Questura di Torino.

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