Dalla strada alla vita, uno stile, un progetto. Testimonianza di Paolo

Mi chiamo Paolo Botti, da tanti anni mi occupo a tempo pieno degli Amici di Lazzaro, che è il mio impegno verso gli ultimi iniziato con gli Alunni del Cielo negli anni 90, perché dopo alcuni anni di lavoro decisi di lasciare tutto e partire per le missioni in Africa o in Brasile e nell’attesa di scegliere dove andare ho avuto la proposta da Padre Geppo , il gesuita che fondò gli Alunni del Cielo, di dare una mano per accogliere alcune famiglie di profughi che arrivavano da Bosnia e Albania… rimasi per qualche mese, poi per qualche anno e dopo le prime famiglie arrivarono tante ragazze che uscivano dalla strada che ci venivano mandate perché nessuno sapeva dove proteggerle e metterle al sicuro.

Nel tempo con un gruppo di amici ci siamo inventati degli incontri di amicizia e preghiera con i senza casa e con chi ruotava intorno alle stazioni; proprio in stazione abbiamo conosciuto qualche ragazza nigeriana che prendeva il treno per andare in strada di notte in altre città. E lì ci è nato il desiderio di allargarci, di ampliare il nostro servizio di ascolto e amicizia di strada anche a loro.

Abbiamo così iniziato ad andare di notte con gruppi di volontari e un furgoncino ad incontrare le tante ragazze sfruttate specializzandoci sulle nigeriane (vendute e comprate come oggetti, con la minaccia di uccidere i loro figli o genitori in Africa).

Erano incontri per noi nuovi, pieni di paura perché non capivamo cosa c’era dietro, ma anche pieni di fuoco di conoscere, di andare là dove nessuno o quasi andava, di raggiungere chi non aveva amicizie, chi non era amato da nessuno. Abbiamo imparato centinaia di nomi di ragazze che ci sembravano tutte uguali e poi pian piano diventavano nostre amiche. Una esperienza dura perché alcune le abbiamo viste morire, ricordo Caterina, la prima trovata uccisa, poi Stella, Sandra e tante altre, alcune morte in seguito alla vita di strada… Yahbo; Promise, altre impazzite per la paura e il dolore, come Joy, Franca, Elvira, Grace, Silvia, Mery. Abbiamo incontrato un abisso di dolore e tante esperienze di cattiveria. Ma anche tanta fede, tanta semplicità e ingenuità in ragazze che impazzivano di gioia se regalavamo loro un peluche per il compleanno… o che ad anni di distanza ci cercavano per ringraziarci di essere state loro vicine quando erano sull’abisso della disperazione.
Negli anni ne abbiamo aiutate tante a rinascere, con altre abbiamo solo vissuto momenti di serenità, in quei pochi minuti di amicizia in cui stiamo con loro di notte, a volte pregando un Padre Nostro in inglese e intonando un canto religioso in lingua nigeriana. Abbiamo avuto storie di ragazze straordinarie, forti e coraggiose nel fuggire da chi voleva far del male alla loro famiglia in Africa, ragazze che hanno scelto il bene a costo di rimanere povere e tutte le ricordiamo.
Ogni tanto scorro gli elenchi e li porto alle suore di clausura che le ricordino a Dio perché nessuna si perda.
Con i volontari e con la mia famiglia ne abbiamo ospitate tante in casa nostra, dove abbiamo un mini appartamento con 2-3 posti (una volta ne avevamo anche 6-7) per accogliere chi ha bisogno di un po’ di pace e rifugio.

Non è una comunità strutturata, è una condivisione che cambia a seconda di chi arriva, se c’è più bisogno si attivano più volontari, ma tutto è molto semplice.

Negli anni forse sono 70 o forse di più le ragazze passate da noi e speriamo ancora di ospitarne tante, condividendo la bellezza dell’amicizia cristiana (il Lazzaro riportato in vita in virtù della sua amicizia con Gesù) e anche condividendo il nostro essere sostenuti dalla Provvidenza che mai ci manca per accogliere il secondo Lazzaro di cui parla il Vangelo: il povero che moriva di fame di fronte al ricco. Averle tra noi in casa, ma anche nei tanti momenti di vita dell’associazione è una ricchezza, primo perché le nigeriane sono allegre e piene di vita e poi perché ci aiuta a non chiuderci a ricordarci che è bello amare e stare con gli altri, che è bello vivere e tendere la mano a chi è caduto. Ringraziando Dio ogni giorno del bene che riceviamo..

Il progetto “Dalla strada alla Vita” serve per raccogliere fondi per sostenere questo nostra attività. Ci serve per andare in strada ad avvicinare le ragazze ancora sfruttate, ci serve per aiutare chi è già uscito a fare delle esperienze per imparare un lavoro, ci serve per aiutare chi ha lasciato la strada e ha perso il lavoro e rischia di essere ripreso dagli sfruttatori… Il progetto prevede anche la prevenzione, informando chi vorrebbe venire in Italia sognando che qui sia tutto semplice e la riduzione dei clienti informando nelle scuole i giovani a non comprare mai una donna.
Paolo Botti – resp. Amici di Lazzaro

Ecco perché potete aiutarci e sostenerci in tanti modi.
Abbiamo bisogno di voi…