Dieci miti sulla pedofilia dei preti

SacerdotiDiscuteremo le seguenti tesi cercando di confutarle:

1. I sacerdoti cattolici sono più inclini ad essere pedofili rispetto ad
altri gruppi umani

2. Lo stato di celibato dei preti conduce alla pedofilia

3. Il matrimonio dei sacerdoti allontanerebbe la pedofilia e altre forme di
cattiva condotta sessuale

4. Il celibato del clero è un’invenzione medievale.

5. Il sacerdozio femminile aiuterebbe a risolvere il problema

6. L’omosessualità non è collegata alla pedofilia

7. La gerarchia cattolica non ha fatto niente per far fronte alla pedofilia

8. L’insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale è il vero problema, non la pedofilia

9. I giornalisti cattolici hanno ignorato il problema della pedofilia

10. L’obbligo del celibato limita il numero di uomini candidati al sacerdozio, col risultato di un numero elevato di sacerdoti sessualmente
squilibrati

Note

1. I preti cattolici sono più inclini ad essere pedofili rispetto ad altri gruppi umani.

Questo francamente è proprio falso. Non c’è assolutamente prova che i preti siano più inclini ad abusare di bambini rispetto ad altri gruppi umani.
L’uso e abuso di bambini come oggetti per il soddisfacimento sessuale degli adulti è epidemico in tutte le classi, comunità professionali, religiose e etniche da una parte all’altra del globo, come mostrano in maniera abbondantemente chiara le cifre sulla pornografia infantile, l’incesto e la prostituzione minorile. La pedofilia (l’abuso sessuale di un bambino in età prepuberale) tra i preti è estremamente rara, interessando solo lo 0.3% dell’intera popolazione del clero. Questa cifra, citata nel libro “Pedophiles and Priests” (1) dello studioso non cattolico Philip Jenkins, proviene dal più esauriente studio fino ad oggi, che ha riscontrato che solo uno su 2.252 sacerdoti considerati nell’arco un periodo di trent’anni è stato afflitto dalla pedofilia. Nel recente scandalo di Boston solo quattro degli oltre ottanta sacerdoti etichettati dai media come “pedofili” sono realmente colpevoli di aver molestato dei ragazzini.

La pedofilia è un particolare tipo di disordine sessuale compulsivo in cui un adulto (uomo o donna) abusa di bambini in età prepuberale. La vasta maggioranza degli scandali di abuso sessuale commessi da sacerdoti che stanno venendo ora alla luce non riguarda la pedofilia. Piuttosto, riguarda la efebofilia, l’attrazione omosessuale verso ragazzi adolescenti. Sebbene il numero totale di autori di abuso sessuale nel clero sia molto più alto dei colpevoli di pedofilia, esso ammonta ancora a meno del 2 per cento, comparabile al tasso tra gli uomini sposati (Jenkins, “Pedophiles and Priests”).

Sulla scia dell’attuale crisi della Chiesa, altre denominazioni religiose e istituzioni non religiose hanno ammesso di avere problemi simili sia con la pedofilia che con la efebofilia tra le fila del loro clero. Non c’è prova che i preti cattolici siano più inclini ad essere pedofili rispetto ai ministri protestanti, ai leaders ebraici, ai medici o a qualunque altra istituzione in cui degli adulti siano in posizione di autorità o controllo nei confronti di bambini.

2. Lo stato di celibato dei preti conduce alla pedofilia.

Il celibato non comporta alcuna relazione causale nei confronti di un qualsiasi tipo di inclinazione sessuale deviante, pedofilia inclusa. Infatti gli uomini sposati sono inclini quanto i preti celibatari all’abuso di bambini (Jenkins, “Priests and Pedophilia”). Nella popolazione generale la maggioranza di coloro che compiono abusi sono uomini eterosessuali regrediti che abusano sessualmente di ragazze. Tra gli autori di abusi sessuali si trovano anche donne. Sebbene sia difficile ottenere statistiche accurate sugli abusi sessuali infantili, le tipologie caratteristiche di coloro che abusano ripetutamente di bambini sono state ben descritte. I profili di molestatori di bambini non includono mai adulti normali che vengono attratti eroticamente da bambini in seguito all’astinenza (Fred Berlin, “Compulsive Sexual Behaviors in Addiction and Compulsion Behaviors” [Boston: NCBC, 1998]; Patrick J. Carnes, “Sexual Compulsion: Challenge for Church Leaders”
in “Addiction and Compulsion”; Dale O’Leary, “Homosexuality and Abuse”).

3. Il matrimonio dei sacerdoti allontanerebbe la pedofilia e altre forme di cattiva condotta sessuale.

Alcune persone – inclusi alcuni rumorosi cattolici del dissenso – stanno sfruttando la crisi per attirare attenzione sulle questioni di loro interesse. Alcuni domandano il matrimonio del clero cattolico in risposta allo scandalo, come se il matrimonio riuscisse a impedire agli uomini di nuocere ai bambini. Questo a dispetto della summenzionata statistica secondo la quale gli uomini sposati sono inclini quanto i sacerdoti celibatari ad abusare di bambini (Jenkins, “Priests and Pedophilia”).

Visto che né l’essere cattolici né l’essere celibatari predispone una persona allo sviluppo della pedofilia, un clero sposato non risolverebbe il problema (“Doctors call for pedophilia research”, The Hartford Currant, 23 Marzo). Per accorgersene bisogna solo osservare la crisi analoga in altre denominazioni e professioni.

Il fatto evidente è che non è mai stato provato che uomini eterosessuali e in buona salute sviluppino attrazioni erotiche verso bambini in seguito all’astinenza

4. Il celibato del clero è un’invenzione medievale.

Sbagliato. Nella Chiesa Cattolica d’Occidente il celibato divenne universalmente praticato nel IV secolo, in origine con l’adozione della disciplina monastica per tutti i suoi sacerdoti da parte di s. Agostino.
Oltre alle molte ragioni pratiche di questa disciplina – si presumeva scoraggiasse il nepotismo – lo stile di vita celibatario permetteva ai preti di essere più indipendenti e disponibili. Questo ideale attirò anche i sacerdoti diocesani a vivere fino in fondo la stessa testimonianza dei loro confratelli nella vita monastica. La Chiesa non ha cambiato le sue direttive per il celibato perché nel corso dei secoli si è resa conto del valore pratico e spirituale della pratica (Papa Paolo VI, Sul celibato sacerdotale, lettera enciclica 1967) (2). Infatti, anche nella Chiesa Cattolica d’Oriente – che include un clero sposato – i vescovi vengono scelti solo tra i sacerdoti non sposati.

Cristo rivelò il vero valore e signficato del celibato. I sacerdoti cattolici, da s. Paolo ai giorni nostri, Lo hanno imitato nel dono totale di sé a Dio e agli altri come celibi. Quantunque Cristo abbia elevato il matrimonio alla dignità di un sacramento che rivela l’amore e la vita della Trinità, è stato anche un testimone vivente della vita del mondo a venire.
Il celibato sacerdotale per noi è la la testimonianza vivente di questa vita in cui l’unità e la gioia del matrimonio tra un uomo e una donna è
sorpassata nella perfetta comunione d’amore con Dio. Il celibato correttamente compreso e vissuto rende libera una persona di amare e servire gli alri come fece Cristo.

Nel corso degli ultimi quarant’anni, il celibato è stato una testimonianza perfino più potente rispetto al sacrificio d’amore di uomini e donne che offrono loro stessi nel servizio alle loro comunità.

5. Il sacerdozio femminile aiuterebbe a risolvere il problema

Semplicemente non esiste una connessione logica tra il comportamento deviante di un’esigua minoranza del clero maschile e l’inclusione delle donne nelle sue fila. Sebbene sia vero che la maggior parte delle statistiche sugli abusi infantili mostri che gli uomini sono più inclini all’abuso di bambini, il fatto è che anche alcune donne sono molestatrici di bambini. Nel 1994 il National Opinion Research Center ha mostrato che la seconda causa più comune di abuso sessuale infantile rigurdava donne che abusavano di ragazzini. Per ogni tre molestatori maschi c’è una molestatrice femmina. Le statistiche sulle donne che commettono violenze sessuali sono più difficili da ottenere perché il crimine è più nascosto (Intervista col Dott. Richard Cross, “A Question of Character”, National Opinion Research Center; cf. Carnes). Inoltre le loro vittime più frequenti (ragazzini) sono meno inclini a denunciare abusi sessuali, specialmente quando la molestatrice è una donna (O’Leary, “Child Sexual Abuse”).

Ci sono ragioni per cui la Chiesa non può ordinare donne (come spiegato numerose volte da Giovanni Paolo II). Ma questo non c’entra nulla. Il dibattito sull’ordinazione femminile è completamente senza rapporto col problema della pedofilia e altre forme di cattiva condotta sessuale.

6. L’omosessualità non è collegata alla pedofilia

Ciò è chiaramente falso. Gli omosessuali sono tre volte più inclini ad essere pedofili rispetto agli uomini eterosessuali. Quantunque la pedofilia esclusiva (l’attrazione da parte dell’adulto verso bambini in età prepuberale) sia un fenomeno raro ed estremo, un terzo degli uomini omosessuali è attratto da ragazzi adolescenti (Jenkins, “Priests and Pedophilia”). La seduzione di ragazzi adolescenti da parte di uomini omosessuali è un fenomeno ben documentato. Questa forma di comportamento deviante è il tipo più comune di abuso da parte del clero ed è direttamente connesso al comportamento omosessuale

Come mostra Michael Rose nel suo imminente libro, “Goodbye! Good Men”, esiste un’attiva subcultura omosessuale all’interno della Chiesa. Ciò è dovuto a diversi fattori. La confusione della Chiesa in conseguenza della rivoluzione sessuale degli anni ’60, il tumultuoso seguito del Concilio Vaticano II, e la maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella cultura diffusa hanno creato un ambiente in cui gli uomini omosessualmente attivi sono stati ammessi e tollerati nel sacerdozio. la Chiesa confidò maggiormente sulla professione psichiatrica per vagliare i candidati e per curare quei preti identificati come aventi dei problemi. Nel 1973 la Psychological Association mutò la sua definizione dell’omosessualità come un orientamento oggettivamente disordinato e la rimosse dal Diagnostic and Statistic Manual IV (Nicolosi, J., 1991, “Reparative Therapy of Male Homosexuality”, 1991; Diamond, E., et. al., “Homosexuality and Hope”,
unpublished CMA document). La cura dei comportamenti sessuali devianti seguì a ruota.

Mentre il modo di rivolgersi da parte della Chiesa nei confronti di coloro che lottano con le attrazioni omosessuali è stato compassionevole, essa è stata ferma nel mantenere il punto di vista secondo il quale l’omosessualità è oggettivamente disordinata e il matrimonio tra un uomo e una donna è il contesto proprio per l’attività sessuale.

7. La gerarchia cattolica non ha fatto niente per far fronte alla pedofilia

Sebbene possiamo essere tutti d’accordo che la gerarchia non abbia fatto abbastanza, quest’affermazione tuttavia è falsa. Quando nel 1983 venne modificato il Codice di Diritto Canonico della Chiesa, fu aggiunto un importante passaggio: «Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale, se il caso lo comporti» (CIC 1395, 2).

Ma questa non è certamente l’unica cosa che ha fatto la Chiesa. I vescovi, inizialmente con Paolo VI nel 1967, ammonirono pubblicamente il fedele cattolico riguardo le conseguenze negative della rivoluzione sessuale. La lettera enciclica del papa “Sacerdotalis caelibatus” affrontava la questione del celibato sacerdotale in presenza di una cultura che richiedeva a gran voce più ampia “libertà” sessuale. Il papa confermava il celibato nel momento in cui invitava i vescovi ad assumersi la responsabilità nei confronti dei «confratelli turbati da difficoltà, che espongono a serio pericolo il dono divino che è in essi». Raccomandava i vescovi di cercare l’aiuto appropriato per questi sacerdoti o, in casi gravi, richiedere una dispensa per i sacerdoti che non potevano essere aiutati. Inoltre chiedeva loro di essere più prudenti nel giudicare l’idoneità dei candidati al sacerdozio.

Nel 1975 la Chiesa pubblicò un altro documento intitolato “Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale” (3) (scritto dal cardinal Joseph Ratzinger) che affrontava esplicitamente, tra le altre questioni, il problema dell’omosessualità tra i sacerdoti. Entrambi i documenti del 1967 e del 1975 considerarono dei tipi di devianze sessuali, pedofilia ed efebofilia incluse, specialmente diffuse tra gli omosessuali

Nel 1995 la Commissione ad hoc sugli abusi sessuali pubblicò delle direttive di condotta per le allora 191 diocesi della nazione per aiutarle nell’elaborazione di linee di condotta per affrontare il problema del abuso sessuale di minori. Quasi tutte le diocesi risposero ed elaborarono le loro politiche (Documento della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, “Guidelines for dealing with Child Sexual Abuse”, 1993-1994). In questo periodo la pedofilia venne riconosciuta come un disordine che non poteva essere curato, e un problema che stava diventando più diffuso a causa dell’aumento della pornografia. Prima del 1994 i vescovi accoglievano suggerimenti da parte di esperti nella professione psichiatrica convinti che la pedofilia potesse essere curata con successo. I sacerdoti colpevoli di abusi sessuali venivano mandati ad una delle svariate strutture di cura da una parte all’altra degli Stati Uniti. I vescovi facevano spesso affidamento sui giudizi degli esperti nel determinare se i sacerdoti fossero idonei al ministero. Questo non attenua la negligenza da parte di alcuni nella gerarchia, ma offre una certa panoramica.

In risposta agli scandali recenti alcune diocesi stanno istituendo commissioni speciali per gli abusi infantili come pure gruppi di patrocinio delle vittime; e stanno ufficialmente riconoscendo che ogni legittima testimonianza di abuso debba essere affrontata immediatamente.

8. L’insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale è il vero problema, non la pedofilia.

L’insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale è radicato nella dignità della persona umana e nella bontà della sessualità umana. Questo insegnamento condanna l’abuso sessuale di bambini in tutte le sue forme, esattamente come condanna altri riprovevoli crimini sessuali come lo stupro, l’incesto, la pornografia infantile e la prostituzione infantile. In altri termini, se quest’insegnamento fosse vissuto non ci sarebbe affatto la pedofilia.

L’idea che questo insegnamento conduca in qualche modo alla pedofilia si basa su un’incomprensione o su un deliberato travisamento della morale sessuale cattolica. La Chiesa riconosce che l’attività sessuale senza l’amore e l’impegno fondati unicamente sul matrimonio insidii la dignità della persona umana e sia in definitiva distruttiva. Per quel che riguarda il celibato, secoli di esperienza hanno dimostrato che uomini e donne possono astenersi dall’attività sessuale conducendo vite soddisfacenti, sane e significative.

9. I giornalisti cattolici hanno ignorato il problema della pedofilia

Come sa ogni lettore di CRISIS, quest’affermazione è palesemente falsa. Il nostro articolo di frontespizio dell’ottobre 2001 metteva in evidenza “L’alto prezzo della pedofilia dei sacerdoti”, un resoconto sullo scandalo che sulla stampa principale non sarebbe scoppiato per altri tre mesi. Potete leggere l’intero articolo a:
http://www.crisismagazine.com/october2001/index.html.

E non siamo stati gli unici a trattare il problema della pedofilia/pederastia. Charles Sennot, autore di “Broken Covenant”, Rod Dreher di “The National Review”, il co-fondatore di CRISIS Ralph MacInerny, Maggie Gallagher, Dale O’Leary, il “Catholic Medical Association”, Michael Novak, Peggy Noonan, Bill Donohue, il Dott. Richard Cross, Philip Lawler, Alan Keyes e Monsignor George Kelly hanno tutti trattato la questione esaustivamente.

Che i media principali abbiano deciso di ignorare il nostro lavoro non significa che non sia stato fatto.

10. L’obbligo del celibato limita il numero di uomini candidati al sacerdozio, col risultato di un numero elevato di sacerdoti sessualmente squilibrati.

Prima di tutto, non c’è un «numero elevato di sacerdoti sessualmente squilibrati». Di nuovo, la vasta maggioranza dei sacerdoti sono normali, sani e fedeli. Ogni giorno si dimostrano degni della fiducia e della confidenza di coloro che sono affidati alla loro responsabilità.

Secondo, coloro che non si sentono chiamati alla vita del celibato ipso facto non sono chiamati ad essere sacerdoti cattolici. Infatti, la maggior parte degli uomini non sono destinati ad essere celibri. Tuttavia alcuni lo sono, e di costoro alcuni sono chiamati da Dio al sacerdozio.
Una vocazione sacerdotale, come il matrimonio, richiede il mutuo e libero consenso di entrambe le parti. Così, la Chiesa deve discernere se il candidato sia effettivamente degno e adatto mentalmente, psichicamente e spiritualmente per impegnarsi in una vita di servizio sacerdotale. Il desiderio di un candidato al sacerdozio non costitusce di per se stesso una vocazione. Tra i direttori spirituali e vocazionali c’è ora anche più consenso riguardo le pecche caratteriali tali da rendere inidoneo come candidato una persona altrimenti con i requisiti necessari.

NOTE (a cura del traduttore)

(1) Philip Jenkins, “Pedophiles and Priests. Anatomy of a Contemporary Crisis”, Oxford University Press, New York-Oxford 1996

(2) Paolo VI, Sacerdotalis caelibatus. In Internet:
http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_ %2024061967_sacerdotalis_it.html.

(3) Congregazione per la dottrina della fede, Persona Humana. Alcune questioni di etica sessuale, 1975. In Internet:
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfai %20th_doc_19751229_persona-humana_it.html.

di Deal Hudson

CRISIS Magazine