Dio non si stanca mai di perdonare. Consigli sulla confessione (Padre Andrea Gasparino)

Nel sacramento della confessione, la cosa più importante è il pentimento (da parte di chi si confessa) e l’assoluzione (da parte del sacerdote). L’anima del sacramento è pentirsi, rinnovarsi, iniziare una vita nuova. Allora la parola di assoluzione raggiunge tutto l’effetto: l’uomo si è pentito e Dio lo ha rinnovato con il miracolo del sacramento.

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Un sacramento è un gesto divino compiuto per mezzo di un uomo autorizzato a ciò da Gesù redentore.

La morte e la risurrezione di Gesù sono la fonte di energia divina che si riversano in chi riceve i sacramenti. Nella confessione quell’energia entra nel peccatore e lo fa uomo nuovo, risorto con Cristo, innocente come la Madonna immacolata. E infatti è quella stessa onnipotenza di salvezza che operò in Maria e ora opera nell’uomo che riceve il sacramento del perdono e della restaurazione.

La cosa più importante per chi si confessa non è svuotare il sacco a un sacerdote, ma il pentimento sincero. Se questo manca, la confessione è un sacrilegio. La confessione dei peccati può essere talvolta dispensata, ma il pentimento non può mancare mai.

Certe confessioni di devozione e alcune di pasqua, fatte per farle… dicono che siamo fuori del comportamento di serietà, siamo in una presa in giro (nientemeno di un sacramento! … di un gesto divino!).

Per favore, non confessatevi se non avete un dolore che vi lacera il cuore! Solo allora potete uscire dal sacramento rinnovati. Ma se non ho peccati, dirà qualcuno… Rispondo: Ecco la distruzione della confessione.

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Chi dice di non avere peccati si trova esattamente nella situazione diametralmente opposta di chi può confessarsi. Si può confessare solo chi si riconosce peccatore e responsabile di gravi offese a Dio. Chi non ha questa coscienza, prima deve pregare molto, deve riflettere e deve fare di tutto per giungere a quello stato, altrimenti la confessione è un peccato grave e non un bene.

Che siamo tutti peccatori è un dogma di fede cristiana. Chi non vuole crederlo non rientra nella sfera dei cristiani cattolici. Facciamo un paragone. Per il sacramento dell’eucaristia (=messa) sono richiesti degli elementi sensibili (pane e vino), senza di essi le parole sacramentali o di consacrazione non possono essere efficaci o raggiungere il loro effetto. Se non c’è pane e vino davanti al sacerdote, le parole di consacrazione (“questo è il mio corpo… questo è il mio sangue”) sono una bugia: non si può avere Cristo presente; anzi quel sacerdote che pronunziasse quelle parole commetterebbe un sacrilegio. Invocherebbe Dio a compiere un gesto, un sacramento, in modo certamente invalido. Sarebbe un tentativo di far dire una bugia a Dio ponendo un’azione contraria alle parole che si dicono in nome di Dio.

Per il sacramento della confessione, elementi sensibili sono:
1)riconoscere di aver peccato,
2)ritenere il peccato (di cui si è colpevoli) come una cosa molto grave davanti a Dio
3) pentirsi sinceramente e chiedere perdono
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Se manca uno solo di questi elementi, già dall’inizio il sacramento è invalido e sacrilego. Infatti, gli elementi su cui si fonda l’assoluzione del sacerdote sono gli atti del penitente: dolore, accusa, proposito e disposizione di riparare il male fatto.

Quanti si accostano al confessore senza una seria e lunga preparazione! No, non è possibile senza aver prima ripetuto molte volte con vero sincerità l’atto di dolore.

La confessione non è un atto magico, un formalismo che non impegna per niente. Chi si trova in queste situazioni non è capace di ricevere il sacramento, non deve confessarsi. Deve prima prepararsi seriamente, altrimenti diventa un profanatore della confessione e non un devoto e pio ricevitore di grazie divine…………………….

Il sacramento del perdono è il trionfo della bontà di Dio, è la sua grande gioia ed è anche la nostra gioia. Ma bisogna capirlo bene. Noi ci buttiamo fra le braccia di Dio e confessiamo i nostri peccati. Egli risponde concedendoci il perdono. Anche se fossimo molto peccatori, anche se i nostri peccati fossero i più gravi delitti, Dio non si stanca mai di perdonare perché è amore infinito; perché suo Figlio è morto in croce per noi.

Padre Andrea Gasparino