I Diritti dell’uomo dimenticando Dio (Vittorio Messori)

diritti-umani(..) Il testo [della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo”] del 1789 dice:

“L’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i diritti seguenti dell’uomo e del cittadino.
Articolo I: Gli uomini nascono e restano liberi ed uguali in diritti”.

Quell’ “Essere Supremo” (il Dio senza volto e inaccessibile nel suo Cielo del deismo illuminista, il “Grande Orologiaio” di Voltaire, il “Grande Architetto dell’Universo” dei massoni) è l’unico riferimento “religioso”. Ma è solo una riverenza rituale a Qualcosa (più ancora che a Qualcuno) che se ne sta nelle nuvole, che non ha nulla a che vedere con quanto gli uomini autonomamente stabiliscono, in base solo a quel libero “patto sociale” che, per Rousseau, è l’unica base della convivenza umana.

Ben diverso il Bill of Rights, quella “Patente dei diritti” proclamata dodici anni prima, nel 1776, dai costituenti americani. La Dichiarazione degli Usa dichiara: “Tutti gli uomini sono stati creati eguali e sono provvisti dal Creatore di certi diritti inalienabili…”. Malgrado le origini strettamente massoniche degli Stati Uniti (tutti i suoi padri fondatori, si pensi a Franklin e a Washington, furono esplicitamente affiliati alle Logge, la gran maggioranza dei Presidenti lo è stata e lo è), il documento americano fonda i diritti dell’uomo non sulla volontà di quest’ultimo ma sul progetto di un Dio Creatore. Non a caso, né la Proclamazione d’indipendenza americana né la sua Costituzione provocarono reazioni da parte cattolica. E il lealismo patriottico dei cattolici della Federazione americana fu sempre indiscusso.

Il ben diverso atteggiamento di Roma davanti alla “Dichiarazione” francese lo si deve al fatto che, se per gli americani è il Creatore che fa gli uomini eguali e liberi, per i francesi gli uomini nascono liberi ed eguali perchè così stabilisce la loro Ragione, perchè essi così vogliono e proclamano. Fratelli: ma senza un padre.

Il paradosso è ancor più vistoso nella “Dichiarazione” dell’Onu dove, per ottenere il maggior numero possibile di consensi (ma i paesi musulmani rifiutarono di aderire: donne e schiavi, per il Corano, non sono e non possono essere “eguali” a chi è maschio e libero) venne tolto persino il riferimento all’innocuo “Essere Supremo”. Dice il testo delle Nazioni Unite, al primo articolo: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e in diritti. Essi sono dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fraternità”.

Anche qui il “dovere” di una fratellanza senza una paternità comune. Dove, dunque, quel “dovere” si appoggi, perchè debba essere rispettato, non è affatto detto, né si vuole dirlo. E’ il consueto dramma di ogni morale “laica”: un “perchè scegliere il bene piuttosto che il male?” che resta senza alcuna risposta ragionevole.

Non a caso la “Dichiarazione” delle Nazioni Unite è forse il documento internazionale più violato e irriso della storia, per giunta da parte di governi che, mentre calpestano ogni diritto dell’uomo da loro solennemente votato e accettato, siedono e pontificano a quella stessa Assemblea di New York. Per convincersene, basterebbe uno sguardo al rapporto annuale di Amnesty International: lettura agghiacciante che mostra quale efficacia abbiano gli “impegni morali” e le dichiarazioni di libertà, eguaglianza, fraternità basate sulla sola “ragione” e non radicate su Qualcuno la cui legge trascenda l’uomo.

Che quello sarebbe stato l’esito inevitabile, era stato previsto dalla Chiesa, ribadendo del resto una diffidenza più che secolare. Prima ancora che la “Dichiarazione” dell’Onu venisse proclamata, l’Osservatore romano (15 ottobre 1948) pubblicava un comunicato ufficiale, oggi del tutto dimenticato, e scritto, secondo un’attribuzione non smentita, dallo stesso Pio XII. Vi si osservava tra l’altro: “Non è, dunque, Dio, ma l’uomo che avverte gli umani che sono liberi ed eguali, dotati di una coscienza e di una intelligenza, tenuti a considerarsi come fratelli. Sono dunque gli uomini stessi che si investono di prerogative delle quali potranno anche arbitrariamente spogliarsi”. (..)

Vittorio Messori

Uomini, storia, fede ed. BUR