Dna di tre genitori si moltiplicano i dubbi scientifici

Gli standard per uno shampoo sembrano più rigorosi : e’ il sarcastico commento di Ted Morrow, biologo evolutivo dell’Università inglese del Sussex, a Brighton, riportato sulla prestigiosa rivista Nature in un recente, ampio articolo su rischi e dubbi a proposito della tecnica di manipolazione genetica da poco consentita in Gran Bretagna, quella degli embrioni con “tre genitori” («I rischi nascosti per i bambini di “tre persone” »). I fatti sono noti ai lettori di Avvenire: dopo alcuni anni di discussione l’Hfea, authority inglese per l’embriologia umana, ha dato il via libera alla possibilità di generare embrioni con il Dna di tre persone. Un uomo e due donne, precisamente, una delle quali contribuisce alla maggior parte del patrimonio genetico del nascituro con il Dna contenuto nel nucleo dei propri ovociti, e l’altra con il Dna di minuscoli organelli cellulari fuori dal nucleo, chiamati mitocondri, che hanno la funzione di fornire energia alla cellula. Alcune anomalie del Dna dei mitocondri sono collegate a importanti patologie incurabili, e con questa tecnica si vorrebbero sostituire, fin dal concepimento, i mitocondri anomali di una donna con quelli sani di un’altra. Si parla al femminile perché i maschi non trasmettono questo tipo di patrimonio genetico. I sostenitori della tecnica affermano che il contributo del Dna mitocondriale è minimo rispetto a quello del nucleo: quest’ultimo contiene 20mila geni che decidono, fra l’altro, i caratteri somatici della persona, mentre il genoma mitocondriale ne ha solo 37. Un contributo residuale e “neutro” che può essere “scambiato” fra due individui della stessa specie, sostituendo mitocondri geneticamente difettosi con altri sani (quando lo si è provato a fare combinando mitocondri animali e genoma nucleare umano, formando le cosiddette “chimere” l’esperimento autorizzato dall’Hfea è miseramente fallito). Ma nell’articolo tante sono le obiezioni preoccupate degli esperti: innanzitutto si osserva che se il Dna mitocondriale è trascurabile come numero di geni rispetto a quello nucleare, una cellula ha però migliaia di copie del genoma dei mitocondri, mentre in ogni cellula il Dna del nucleo ne ha due, una del padre e una della madre. Ma soprattutto dagli esperimenti sugli animali emerge una profonda interazione fra genoma nucleare e mitocondriale all’interno della stessa cellula: è evidente una robusta rete di comunicazione fra loro, considerando anche che circa 1.500 geni del Dna nucleare sono coinvolti nella funzione mitocondriale, e 76 di questi codificano proteine importanti. Secondo alcuni studiosi la possibilità di forme complesse di vita «dipendono da un insieme coordinato di interazioni strette fra i due tipi di genomi», risultato di un lunghissimo processo evolutivo che le ha raffinate. Si temono quindi gli effetti della distruzione di questa comunicazione, che avviene quando la manipolazione genetica di gameti o embrioni combina Dna mitocondriale e nucleare di due donne diverse. Sostenitori e contrari della procedura sono concordi nel riconoscere che non c’è certezza su cosa accadrà in futuro, negli individui… (LEGGI QUI)
Assuntina  Morresi – Avvenire

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