Donne ingannate e illuse per sfruttarne il corpo per “produrre” centinaia di ovuli

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Ma chi sono le clienti dell’industria? Alcune ragazze universitarie affermano: «Ci cercano, ci offrono soldi, ma non ci parlano degli effetti della pratica. Fanno leva sul fatto che molte di noi si indebitano per studiare».

In effetti la prima reazione di alcune ragazze, ignare di tutto e a cui viene mostrata un’inserzione, è di esclamare:

«Centomila dollari se hai caratteristiche particolari? Sono tantissimi soldi!». Il fisico normalmente non può produrre più di uno o due ovuli al mese, si capisce quindi che cercare di produrne a centinaia è una violenza per il corpo, spiega ancora la voce di sottofondo al video. Intanto il filmato mostra le fasi della stimolazione.

La prima è quella che serve a frenare le funzioni delle ovaie con le medicine.

La seconda stimola l’iperovulazione.

La terza fa sì che gli ovuli siano rilasciati dalle ovaie. Da ultimo si procede con l’operazione chirurgica, che serve a estrarle dal corpo della donna.

Continua Kella: «Parlavo con l’infermiera via internet, mi spedì il kit di medicine e mi disse come autogestirmi. Il contratto diceva che eri obbligato a prenderle. Non hanno mai verificato se potevano sviluppare allergie. Non mi hanno fatto alcun esame prima di iniziare. E anche quando non stavo bene dovevo continuare a seguire il protocollo». Non è andata diversamente per Sindy che prosegue:

«Dopo la stimolazione mi hanno fatto la risonanza. Avevo circa 50 follicoli (ovuli non ancora maturi, ndr). Mi scrissero una email che diceva che qualcosa non aveva funzionato. Chiesi se potevo fermarmi lì. Non era possibile, il contratto non lo prevedeva». Angela con suo marito narra di quando pensò di donare i suoi ovuli:

«Andai alla clinica indecisa. In fondo speravo che qualcuno mi dicesse di non farlo se non volevo. Invece, quando mostrai la mia titubanza, enfatizzarono il fatto che mi stessi tirando indietro. Chiesi più tempo per pensare. Mi dissero che ormai non potevo più tornare indietro». L’ultimo step del ciclo, spiega il filmato, è un’operazione chirurgica che richiede l’anestesia. Viene inserito un ago nel corpo per estrarre gli ovuli.

«Dopo l’operazione – dice Sindy – mi dissero di andare a casa. Mi alzai dal letto, ma non riuscivo neppure a stare in piedi. Il dolore addominale era troppo forte. Non riuscivo a respirare.
Credevo di avere un’emorragia interna. Mi fecero una risonanza, dissero che era tutto a posto. Tornai a casa e il dolore peggiorava. Alla fine ero piena di sangue, ne ho perso tanto che ho dovuto fare diverse trasfusioni. La stimolazione assottiglia i vasi sanguigni che il contatto con l’ago aveva rotto».

Alexandra andava avanti anche se, «dopo nove giorni dal trattamento, iniziai a sentirmi male. È il dolore peggiore che abbia mai sofferto nella mia vita. Andai in bagno e svenni.

Quando ripresi coscienza chiamai un amico. Mi portò alla clinica, ma lì mi dissero che non c’era nulla di cui preoccuparsi.
Erano solo dolori mestruali più forti. Mi mandarono a casa con gli antidolorifici. Ci rimasi sette giorni, a letto e in uno stato di trans».
Dopo altre due settimane di crampi e vomito, il dottore accettò di rivisitarmi». A Sindy dicevano di non preoccuparsi. Erano disturbi mestruali: «La compagnia assicurativa dell’agenzia di donazione di ovuli mi contattò solo per sapere se la mia assicurazione copriva eventuali complicanze».

Alexandra racconta di aver vomitato feci per un’intera notte. Solo a quel punto la clinica accettò di rivisitarla:

«Il medico mi guardò l’addome: era pieno di sangue. Impallidì, mi fissò e disse: “Alexandra, so cosa sta succedendo. Le tue ovaie sono attorcigliate intorno alle tube, proveremo a salvarle, ma non è detto che ci riusciremo. Alla fine me le tolsero.

Quello che mi lascia ancora senza parole è che se non avessi insistito per farmi visitare, sarei morta. Hanno riconosciuto il danno solo dopo tre visite e venti giorni di dolori consecutivi. Ma non è finita qui. In seguito ebbi gravi problemi all’intestino. Persi 12 chili e ci vollero dei mesi perché mi riprendessi».

È giusto, si chiede la voce del documentario, che una donna, anche se il corpo e la natura non le permettono di avere figli, possa ingannarne un’altra, attentandone per sempre la salute (se non la vita) pur di avere ciò che vuole?
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