Dubbi scientifici ed etici su embrioni ibridi pecora-uomo

E’ di queste ore la diffusione della notizia di un nuovo esperimento che suscita perplessità e timori. Un gruppo di ricercatori dell’Università della California di Davis ha annunciato, durante un congresso in Texas, di aver prodotto in laboratorio alcuni embrioni ibridi (interspecie) pecora-uomo, lasciati poi sviluppare per 28 giorni (di cui 21 nell’utero di una pecora) e quindi soppressi. Questi ibridi sono stati ottenuti inserendo in alcuni embrioni di pecora, modificati geneticamente, delle cellule staminali adulte riprogrammate (iPSC), di origine umana, nella proporzione di 1 ogni 10.000 cellule.  Tali esperimenti iniziali avrebbero come scopo ultimo – ancora molto lontano nel tempo – la produzione di animali che possiedono organi (ad esempio il pancreas) “umanizzati” e quindi compatibili per un trapianto in persone in lista d’attesa.

Di fronte a questa notizia e al clamore mediatico da essa suscitato, Scienza & Vita ritiene necessario condividere alcune osservazioni.

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Anzitutto, è utile ricordare che quanto descritto discorsivamente dal gruppo di ricercatori in questione, al momento, non è ancora suffragato da alcuna pubblicazione scientifica ufficiale su riviste accreditate. Di conseguenza, non sono ancora noti i dettagli scientifici ed operativi dell’esperimento.

E’ bene poi rammentare che l’esperimento stesso non rappresenta una novità assoluta, dal momento che lo stesso gruppo di ricerca, poco più di un anno fa, aveva già diffuso i dati di un esperimento analogo nei modi e nelle finalità (anch’esso interrotto dopo una ventina di giorni di sviluppo embrionale), solo che le cellule staminali umane erano state inserite in embrioni di maiale.

Nell’attesa, quindi, di poter conoscere più precisamente l’effettiva procedura e i risultati ufficiali di questi iniziali tentativi sperimentali, Scienza & Vita desidera ribadire, sul piano della riflessione etica, quanto già aveva dichiarato in occasione del precedente esperimento. La finalità ultima dichiarata dai ricercatori – ovvero la maggiore disponibilità di organi da trapianto – in linea di principio appare buona e condivisibile. Suscita invece grandi perplessità la via scelta per raggiungerla. Infatti, oltre alle enormi difficoltà “tecniche” legate ai tentativi di ibridazione interspecie e alle presumibili scarsissime probabilità di successo, permangono seri e motivati dubbi sulla effettiva capacità attuale di governare l’intero processo, secondo le tappe e gli obiettivi che ci si prefigge. E cosa accadrebbe a questi animali ibridi se le cellule staminali inserite, sfuggendo al controllo degli scienziati, dessero invece origine a parti di tessuto cerebrale con caratteristiche biologiche umane?

Troppi sono dunque i dubbi e i punti oscuri in questa direzione per non invocare l’applicazione del principio di precauzione, tornando ad investire le migliori energie in percorsi sperimentali effettivamente a servizio dell’essere umano e della sua preziosa dignità, oltre che rispettose degli animali.

ass. Scienza e Vita

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