E’ la vocazione la vera svolta dell’uomo di oggi!

leonardoUna rete che sulla parola di Gesu’ viene gettata a mare, nonostante il fallimento della pesca fino a quel momento; Un fuoco sulla spiaggia per arrostire e condividere il pesce che miracolosamente ha riempito le reti; un invito ufficiale rivolto a Pietro che, nonostante il tradimento nella notte dell’arresto del Messia, si impegna davanti ai suoi fratelli di amare e seguire il Signore per sempre, avendo cura del suo popolo. Siamo difronte ad un affresco straordinario capace di cambiare le sorti dell’umanità e a farci comprendere la forza e la centralità della vocazione. Essa non è altro, secondo il pensiero del sacerdote e teologo mons. Di Bruno, che “l’espressione più alta della Signoria di Dio e la manifestazione della Sua provvidenza”.

É straordinario pensare che ogni vocazione si inserisca nel mistero della provvidenza di Dio, quasi a sancire l’inscindibilità tra il Creatore e l’uomo, nonostante le fughe in avanti di quest’ultimo. L’essere umano che dimentica spesso questa sua imperscrutabile condizione, non fa altro che cavalcare la bestia feroce della superbia, della prepotenza e della arroganza, pensando di potersi sostituire persino al mistero divino. Ma cosa è la provvidenza? Non è certo ricevere dal Signore un pezzo di pane di cui si potrebbe avere bisogno. La provvidenza è un concetto altamente teologico, il suo significato va ben oltre! Ogni essere creato, materiale e spirituale, è stato concepito per un fine. Nella realizzazione di questo “progetto” si compiono i fini degli altri. Pensiamo al sole! Se dovesse smettere di splendere non assolverebbe al suo compito principale e di riflesso metterebbe a repentaglio la vita di tutto ciò nasce e cresce alla sua luce.

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La crisi stessa della Chiesa non passa forse dallo svuotamento del vero significato della vocazione di ogni suo membro? Un problema serio perché, se un sacerdote dovesse mancare del suo apostolato, un qualsiasi gruppo sociale rischierebbe di perdere la bussola per la retta via. Ogni cosa viene da Dio, così come lo stesso indirizzo di una presenza, umana e non, è nelle mani del suo Sommo Autore. La vita dell’uomo non appartiene a se stesso, ma solo a Dio. Da questo si evince quanto sia importante la vocazione per ognuno. La sua dispersione tra i meandri di un mondo distratto e truccato, non solo annulla l’origine di una particolare dimensione, ma arreca un grave danno alla comunità di appartenenza.

Non è certo fuori luogo prendere atto che dietro ogni fallimento di vocazione personale, si prepari il terreno per la semina di un falso progresso. Semi questi molto prolifici che permettono, ogni giorno, il germoglio di un relativismo ormai globalizzato che riduce al minimo il valore trascendentale della vocazione e della realtà nel suo insieme. L’essere umano è tenuto a porsi una domanda molto seria e per alcun motivo rinviabile. Ma Il Signore cosa vuole da me? La coscienza deve essere perciò sollecitata, perché diventi fondamentale capire il fine della propria ispirazione interiore, assegnata dalla provvidenza divina.

Che cosa quindi si può dire di più sulla vocazione? Riformula la risposta lo stesso mons. Di Bruno: “È una chiamata che si inserisce nel mistero della provvidenza di Dio, attraverso la quale gli altri devono raggiungere il proprio fine”! Tutti, ad esempio, i prescelti per rinnovare la parola di Dio nel mondo, come l’ispiratrice del Movimento Apostolico, sono stati e sono indispensabili per la salvezza di ognuno di noi. Un prescelto che si stanca, o si ferma, apre una voragine nella vita di una comunità, lasciando campo libero al demonio, padrone di impossessarsi di tutto quello che troverà senza alcuna rete di protezione. Quando chi è stato “chiamato” svolge a pieno il suo speciale “mandato”,  la responsabilità  di un fallimento personale ricade interamente su chi non abbia saputo o voluto accorgersi della grazia che gli è passata dinnanzi.

Lo stesso Movimento Apostolico, come altri movimenti ecclesiali, non è fine a se stesso ( non servirebbe alla Chiesa e né ad alcuno ), ma strumento del Signore per ricordare tramite gli aderenti la Parola ormai dimenticata o utilizzata in forma prettamente individuale. L’invito di Gesù a Pietro si ripete ogni giorno: “Seguimi!”. L’ascolto di questo singolare appello rivoluziona una vita, qualunque sia il ruolo occupato. È chiaro che l’uomo debba rimanere sempre libero nelle sue scelte, ma sbaglierebbe se omettesse di riflettere in profondità, per capire se quello che sta vivendo non sia sbagliato ed estraneo alla sua vocazione. La continua preghiera e una condotta di vita rispondente ai principi del messaggio cristiano, rendono più chiara ogni indicazione che viene dal cielo.

Non siamo quindi per noi stessi, come spinge invece a far pensare la società di oggi. Ogni nostra azione si inserisce nella vita di chi ci sta accanto; in famiglia; nel lavoro; tra gli amici; nei posti istituzionali, scientifici, religiosi, ricreativi, professionali ecc. I segnali esterni vanno in tutt’altra direzione. Si parla ad esempio molto di solidarietà, ma si ignora la fraternità. L’essenziale è non essere disturbati, poi si può anche aiutare qualcuno! Il mondo di questo passo scoppierà, nonostante gli autorevoli accordi che si decidono a tavolino, come i rimpatri di massa dalla Grecia in Turchia.

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Altro principio necessario, che segue la vocazione personale, è nelle parole di Gesù quando Pietro lo interroga sul cammino di Giovanni. Il Signore gli ricorda di preoccuparsi solo della sua missione; Giovanni andrà per la strada decisa per lui. Mai guardare gli altri, né interrogarsi sulla natura della loro predisposizione. Non c’è una graduatoria, né alcuna differenza tra i “doni” che ogni singolo individuo dovrà consegnare al prossimo. La somma di quanto dato nel nome del Signore, grande o piccolo che sia, partecipa in egual misura alla costruzione di un mondo migliore, redento, salvato.

È con la realizzazione della vocazione personale che si diventa artefici, senza inganni e secondi fini, di quella svolta che l’uomo da sempre rincorre per risanare un mondo spesso affaticato e stanco.

da: zenit.org