Essere figli oggi: problemi di antropologia della famiglia

Nonostante le crisi antropologiche e sociali, che si abbattono oggi sulla famiglia, tale istituzione originaria trova ancora la sua forza vitale nel generare legami.
Questo suo elemento identitario sembra resistere nella storia dei mutamenti dei diversi tipi di famiglia che si sono succeduti in Europa – nucleari, estese, multiple, complesse – e si stende anche oggi alle famiglie separate, a quelle ricostituite, e alle famiglie immigrate di varia provenienza culturale e geografica, disposte a radicarsi in un altro Paese ricomponendo il proprio nucleo familiare.
Si può ancora meglio definirne l’identità, dicendo che la famiglia è il luogo generativo di quei legami personali che soli sono in grado di costituire psichicamente e socialmente il soggetto umano. Essa è perciò il gruppo primario che “organizza” le prime relazioni etico-affettive fra i soggetti attraverso le differenze fondamentali che regolano la condizione umana: il genere maschile e femminile (che forma la coppia), i rapporti tra madre, padre e figli, sino a quelli più larghi, legati alle parentele (nonni, zii, cugini).

In questa rete di relazioni umane non si è di fronte genericamente ad un insieme di persone, ma ad un particolare progetto generativo, nel senso che qui si genera l’umanità, che da lei nasce e che in lei si lega. Nella parola “generare” non si allude soltanto alla funzione primaria di continuazione della specie attraverso la procreazione di nuovi figli, ma anche a quel patrimonio etico e culturale che ogni giorno viene messo in circolo fra i membri della famiglia. Da qui si origina la qualità dei legami generativi: sia i genitori che i figli concorrono a garantire la circolazione dei valori etici ed affettivi – solidarietà, mutuo sostegno, cura, attenzione reciproca – che rappresenta il nutrimento della vita familiare.
Sin da ora è possibile intravedere lo scenario antropologico in cui prende forma e si alimenta una forma particolare di etica, che si può chiamare etica della consegna. Ciò che risulta vitale per la crescita e il consolidamento dei legami familiari non è tanto, o non solo, la trasmissione “verticale” dell’ethos che va unidirezionalmente dal più anziano al più giovane, dal genitore verso i figli. Se questo è
necessario alla formazione e all’educazione dei più giovani, non va dimenticato che i valori incarnati nell’esperienza circolano tutti in più direzioni nella vita familiare.

Anche i figli trasmettono valori propri che, a loro volta, rifluiscono e accrescono i rapporti parentali. Questa reciproca “consegna” ha un carattere originario, dal momento che si fonda su di una specifica irreversibilità. Non c’è un momento in cui si cessa di essere figli o di essere genitori: il legame coniugale può sfaldarsi ed altri partner
possono comparire, ma mai si diventa ex figli o ex genitori.
Nonostante i limiti e gli errori che spesso nutrono i legami tra genitori e figli, affiora sempre in tutti i componenti familiari la convinzione che la famiglia è il contesto naturale, in cui è possibile attivare quello scambio di beni che dura tutta la vita e che ci fa sentire amati, e in cui si rivela la nostra capacità di amare. La famiglia, inoltre, pur essendo il luogo di coltivazione degli affetti, non può essere solo lo spazio vitale dove soltanto si riceve, ma rappresenta anche una palestra in cui allenarsi per sviluppare talenti e capacità, utili per affrontare il mondo esterno.

Per questo la famiglia è un valore primario, anche quando genera tensioni, crisi e conflitti, perché costituisce la “casa”, punto di partenza e di sviluppo dei legami generativi, e punto di ritorno quando, di fronte alle emergenze critiche che la vita impone a tutti, si fa riferimento a quel contesto originario in cui si è nati e
cresciuti.
Anche nelle famiglie che vivono ai margini della vita sociale o sono toccate dalle subculture della microcriminalità, si matura un proprio ethos, un mondo interiore, delle istanze affettive, quei rapporti di generazione che sono sempre pronti a scattare nella difesa dei propri membri. È come se, all’interno di ogni famiglia, a cui costitutivamente appartengono anche i nonni paterni e materni, si istaurasse un implicito patto generazionale, nel senso che quel flusso etico ed affettivo appare destinato a durare sempre, quasi una tacita “consegna” di beni che la scomparsa dei più anziani non interrompe, essendo ormai patrimonio dell’intera generazione.
Questo ulteriore elemento concorre a ridefinire ancora l’identità della famiglia, caratterizzata da dinamiche relazionali, dall’asse generativo e dal patto intergenerazionale.

 

Paola Ricci Sindoni,   da Quaderno n.10 di Scienza e Vita