Etiopia, Pio XI non sostenne la guerra

etiopiaCi si può fidare dei documenti fascisti per ricostruire l’atteggiamento della Chiesa e dei cattolici verso il regime? L’interrogativo si ripropone dopo la pubblicazione, qualche giorno fa, di un articolo di Simonetta Fiori su “Repubblica”, che informa di una recente ricerca di Lucia Ceci su Pio XI e la guerra d’Etiopia. Dal «Diario» di monsignor Domenico Tardini, pubblicato da Carlo Casula, si sapeva già che il Papa si espresse, a fine agosto 1935, contro l’aggressione italiana all’Etiopia, parlando ad un gruppo di infermiere provenienti da tutto il mondo. Ora apprendiamo che la sua “esternazione” preoccupò gravemente il governo italiano, il quale moltiplicò le pressioni sul Papa, ottenendo, secondo i documenti fascisti, «un completo allineamento di Pio XI alle direttive del duce».

I diplomatici italiani si mostrarono talmente sicuri della loro vittoria da garantire a Mussolini che non solo il Papa aveva «mutato d’animo» ma anche che la diplomazia vaticana avrebbe sostenuto in tutte le sedi la legittimità delle rivendicazioni italiane. E’ lecito però qualche dubbio: spesso, i funzionari del regime enfatizzavano i loro successi agli occhi dei superiori. Un quadro diverso emerge, non a caso, dai documenti inglesi, una fonte non sospetta data la diffidenza britannica verso la Santa Sede.

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I diplomatici britannici, oltre a conoscere le parole del Papa alle infermiere, avevano anche notato un suo discorso di un mese prima, passato quasi inosservato, contro la guerra tra Italia e Abissinia e pure dopo un altro pronunciamento, interpretato dagli italiani come segno di “allineamento” alle posizioni fasciste, continuarono a sperare che il papa incitasse il popolo italiano a ribellarsi a Mussolini. Ciò, però, non avvenne, provocando in loro una delusione fortissima: Londra si convinse che Pio XI fosse totalmente succube di Mussolini. Anche una successiva iniziativa del Papa per affrettare la fine della guerra fu da loro interpretata in senso favorevole al regime. Ma poi il governo britannico cambiò idea. Nel mese di novembre, Londra dispose un’inchiesta presso tutte le sue ambasciate per verificare se la diplomazia pontificia appoggiasse la politica estera di Mussolini, come affermavano gli italiani.

L’indagine dette risultati negativi: in nessun paese risultò che il Vaticano sostenesse la guerra d’Etiopia o altri aspetti della politica estera fascista. L’esito dell’inchiesta sconcertò il governo di Londra, spingendolo verso una revisione dei propri giudizi. La diplomazia britannica cominciò a capire che le “contraddizioni” del Papa non dipendevano da subalternità verso il duce, ma dal tentativo di favorire il più possibile la causa della pace, secondo le diverse circostanze. Non a caso, negli anni successivi le relazioni anglo-vaticane migliorarono sempre di più, fino a diventare eccellenti: i costanti tentativi del Papa di scongiurare una guerra europea, infatti, furono sempre più apprezzati da Londra, preoccupata dell’aggressività nazista e fascista. A dispetto delle loro enfatiche affermazioni, i diplomatici italiani furono smentiti dai fatti.
Agostino Giovagnoli – Avvenire