Famiglia: realtà che conta

Gli anni passati in famiglia sono gli anni delle radici, gli anni che hanno il futuro in tasca.

Lo sapevate che il 50% dello sviluppo dell’intelligenza del bambino si verifica tra il concepimento ed i quattro anni di età; circa il 30% tra i quattro e gli otto anni, il 20% tra gli otto ed i diciassette anni? Lo sapevate che il 33% delle parole vengono imparate tra la nascita e i sei anni, il 22% tra i sei e i tredici, il 25% tra i tredici e i diciassette? Lo sapevate che sui 2-3 anni il bambino costruisce (in base a ciò che dicono di lui il padre e la madre) la prima immagine del proprio io che non è una fotografia e basta, ma un condizionamento ad agire che porterà sempre con sé? L’autostima, una delle principali forze della crescita, parte dall’infanzia. Ecco: basta il poco detto per farci intuire che gli anni passati in famiglia sono gli anni delle radici, gli anni che hanno il futuro in tasca! In Persia dicono: “Se hai piantato un cardo, non aspettarti che nasca un gelsomino”. In Svezia dicono: “Ciò che Pierino non impara, Pietro non lo imparerà mai!”. Noi diciamo: la vita è come una lunga addizione. Nell’addizione basta sbagliare la somma dei primi numeri per continuare a sbagliare fino alla fine!

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Gli anni della valigetta invisibile
È chiaro perché la famiglia è realtà che conta, tanto quanto contano i primi anni passati in famiglia.
In essi, si struttura la base della nostra vita psichica in tutti i suoi aspetti: da quello intellettivo, come abbiamo detto, a quello comunicativo, a quello dell’identità personale, non solo ma anche (e soprattutto!) a quello affettivo. Nell’infanzia (nella famiglia!) si forma la valigetta invisibile che farà sempre sentire la sua influenza. In quella valigetta vi è di tutto: cose belle e buone, cose cattive e dannose. Vi sono i sorrisi dei genitori, le coccole dei nonni, vi è il ricordo della pizza mangiata con la mamma ed il papà, vi è la festa dell’onomastico o del compleanno, vi è il bel tempo o il cattivo tempo in famiglia; vi sono i castighi, le urla, le nostre ripicche. Ecco la valigetta invisibile con i suoi tesori e le sue zavorre, con le sue perle e i suoi sassi. Ecco la famosa valigetta che, anche volendo, non si perde mai, perché l’infanzia la si porta con sé per tutta la vita. Aveva ragione Sigmund Freud (18561939), il padre della psicanalisi, a dire che “Il bambino è il padre dell’uomo”. Ebbene, se il bambino è il padre, la famiglia è la madre. Ciò spiega perché la latitanza del grembo familiare ha conseguenze devastanti. Vi sono bambini che entrano nella Scuola dell’Infanzia già con il piede sbagliato. Dunque – lo diciamo di passaggio – accusare la scuola, incolpare gli insegnanti, non è sempre onesto, se ha ragione lo psichiatra Paolo Crepet (1951): «I nostri ultimi studi dicono che un bambino su quattro soffre di un forte disagio psicologico, con fenomeni che vanno dalla depressione all’anoressia, dall’autolesionismo all’aggressione. All’origine del malessere c’è la famiglia spezzata!». La latitanza del grembo familiare ha le stesse pesanti conseguenze su tutto il pianeta: è la prova che più ne dimostra la sua importanza. Negli Stati Uniti, ad esempio, è allarme rosso. Ragazzini di 10, 11 anni vanno in giro per strada sparando e ammazzando ragazzi di bande rivali. L’America è sconvolta. Il numero degli omicidi commessi da minori è aumentato, negli ultimi anni, dell’85%. Questo perché, secondo i competenti, non vi è più una vera famiglia: 27 bambini su 100, sotto i tre anni, abitano con un solo genitore. Anche in Inghilterra si pensa che la causa del disordine sociale sia lo sbandamento della famiglia. «Se la delinquenza minorile è il più grande problema politico dell’Inghilterra – si è detto apertamente in una seduta del Parlamento – è perché il numero delle famiglie spaccate qui è otto volte maggiore che in Italia». Ancora una volta abbiamo la conferma della validità di ciò che stiamo sostenendo: la famiglia è realtà che conta. Difenderla, aiutarla, sostenerla è mettere le premesse per un mondo meno infelice. È la qualità dei frammenti che fa la qualità del tutto. La famiglia è un frammento di mondo che ne guida il destino.

Il decalogo del genitore
Primo
: non urlare (salvo una volta alla settimana).
Secondo: non strafare (la mamma troppo valente fa la figlia buona a niente).
Terzo: ricordati di amare (la nostra influenza arriva fin dove arriva il nostro amore).
Quarto: fa’ il bene prima di parlarne (nell’educazione sono vietate le recite).
Quinto: impara a parlare (le armi possono vincere, le parole convincere).
Sesto: ricordati di essere ciò che vuoi trasmettere (la parola è suono, l’esempio è tuono).
Settimo: non desiderare d’esser perfetto (l’acqua troppo chiara non ha ranocchi; zoccolo troppo levigato scivola sul bagnato; anche le scimmie cadono dagli alberi).
Ottavo: non dimenticare di pregare (a pregare non si sbaglia mai). Nono: non perdere il sorriso (i genitori che non si divertono ad educare hanno sbagliato mestiere).
Decimo: non desiderare un figlio diverso da quello che hai. Abbi rispetto per quello che è.

Pino Pellegrino dal Bollettino Salesiano