Fra preghiera e lavoro, tra grazia e Provvidenza (Bruto Maria Bruti)

La preghiera è la prima opera buona che rende possibili tutte le buone opere: la preghiera deve precedere, accompagnare e concludere ogni opera dell’uomo in modo che l’opera stessa diventi preghiera.

San Giovanni Damasceno definisce la preghiera come ” (…) elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti “ ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2559 ).

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L’uomo è un essere che cerca Dio. Anche dopo aver offuscato la somiglianza con il Creatore a causa del peccato, l’uomo conserva il desiderio di colui che lo chiama all’essere (cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.2566).

Qualunque sia il linguaggio della preghiera, è il cuore che prega: il cuore è il centro nascosto dove sto, dove abito, è il luogo della verità dove parlo con me stesso e dove decido. ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n. 2562, 2563 ).

La preghiera è una relazione di alleanza tra Dio e l’uomo, è azione di Dio e dell’uomo ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.2564 ).

Dio chiama instancabilmente ogni persona all’incontro misterioso con Lui:  la preghiera è la ricerca della comunione con Dio. e contemporaneamente è azione di Dio ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.2565).

Nella preghiera è lecito domandare anche beni temporali ma sempre con la condizione che siano conformi alla volontà di Dio e non siano di ostacolo alla nostra  salvezza eterna ( cfr San Pio X, Catechismo Maggiore n.264).

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Dio esaudisce sempre le preghiere ben fatte – cioè fatte con raccoglimento, umiltà, fiducia, perseveranza, rassegnazione e con animo disposto al pentimento e alla riconciliazione – ma nella maniera che egli sa essere più utile per la nostra eterna salvezza e non sempre secondo le nostre volontà  ( cfr San Pio X, Catechismo Maggiore, n.275, 266, 267 ).

Sebbene Dio sappia ciò di cui abbiamo bisogno egli vuole che lo cerchiamo con la preghiera ( cfr San Pio X Catechismo maggiore n.265 ).

Scrive Giovanni Paolo II che  ” l’uomo raggiunge la pienezza della preghiera non quando vi esprime maggiormente se stesso, ma quando lascia che in essa si faccia più pienamente presente lo stesso Dio ” (Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza, Mondadori editore, Milano 1994, pag 17).

Dio è il fine della nostra vita e la nostra eterna felicità e pertanto alla base della preghiera c’è l’adorazione. L’etimologia della parola fa riferimento al gesto di portare la mano alla bocca per tacere e ascoltare e al gesto di prostrarsi fino a terra: adorazione significa silenzio e ascolto attento e obbediente ( cfr  Cei, catechismo degli adulti, La verità vi farà liberi, libreria editrice vaticana, Roma 1995,  n.975 ).

Il catechismo della Chiesa Cattolica spiega che le principali concezioni erronee sulla preghiera sono quattro:

  1. pensare che la preghiera sia uno sforzo di concentrazione o una tecnica
  2. pensare che non ci sia tempo per pregare
  3. pensare che la preghiera sia inutile
  4. pensare che la preghiera sia una fuga dalla vita

(cfr Catechismo della Chiesa cattolica n. 2726, 2727 ).

Cominciamo dal primo punto. La Sacra Congregazione per la dottrina della fede, nella sua lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della Meditazione cristiana ( cfr Osservatore Romano, ed. settimanale n.51, 21 dicembre 1989, – documento – ) spiega che la Chiesa, fin dai primi secoli, ha combattuto contro metodi sbagliati di pregare.

Due furono le deviazioni fondamentali: lo pseudo-gnosticismo che pretende dalla preghiera di ottenere una conoscenza superiore e il messalianismo che pretende di ottenere dalla preghiera la sensazione della presenza di Dio nell’anima.

Attualmente i metodi orientali cercano con la preghiera il vuoto mentale e l’annullamento dell’individuo in Dio. Ma la via cristiana dell’unione con Dio non è quella dell’annullamento.

L’uomo ha per volontà di Dio una sua individualità che tale rimane in eterno. Pertanto non è mai possibile un assorbimento dell’io umano nell’io divino, neppure nei più alti stati di grazia.

Cristo ci dona se stesso e ci rende partecipi della sua natura senza sopprimere la nostra natura creata, senza annullare il nostro io personale nel mare dell’assoluto. L’unione perfetta dell’amante e dell’amato non annulla le identità di entrambi.

S. Agostino, che è un maestro insigne di preghiera, dice che l’uomo deve abbandonare il mondo per entrare in se stesso, ma poi deve procedere oltre se stesso per affidarsi a Dio che è in noi ma ci trascende nel suo mistero.

Certe tecniche psico-fisiche possono produrre sensazioni di quiete, di pace, di gioia, di calore, ma queste sensazioni non hanno nulla a che vedere  con lo Spirito santo né con la preghiera: uno dei principali segni dell’autenticità della esperienza mistica consiste nel fatto che chi riceve un dono straordinario dello Spirito non lo cerca in nessun modo.

Alcuni esercizi psico-corporei possono favorire la preghiera ma possono anche diventare un idolo, un impedimento a quello spirito d’infanzia richiesto dal Vangelo per raggiungere Dio.

La preghiera cristiana autentica non si fonda su alcuna tecnica ma è sempre e soltanto dono di Dio ( cfr  ivi n.8-28  ).

Il vertice della preghiera è affidare se stesso nelle mani di Dio per riposarsi in Dio. Il gesto simbolico medioevale delle mani giunte per pregare è il gesto dell’affidamento del vassallo nelle mani del feudatario, il quale stringe e abbraccia con le proprie mani le mani giunte di chi si affida alla sua protezione.

Il Rosario, che è una pratica di preghiera nata nel medioevo e diffusa dai padri domenicani, ha le caratteristiche della preghiera completa che favorisce e la meditazione e l’affidamento.

Infatti il silenzio  assoluto può distrarre più di un rumore e lo sforzo di concentrazione impedisce l’abbandono: il rosario riesce ad evitare entrambi questi problemi.

Con il rosario i pensieri e le parole scorrono come guidati all’interno di un fiume  e noi riusciamo ad abbandonarci  e ad essere come sospinti, cullati e sostenuti da una misteriosa corrente  fatta di preghiere e misteri che diventa l’azione stessa di Dio.

I denigratori del rosario affermano che esso ricorda preghiere pagane nelle quali viene impiegata una funicella di nodi. Ma l’essere umano è per natura un essere religioso e le analoghe manifestazioni della ricerca di Dio presso i popoli più diversi e le più diverse religioni sono, invece, dimostrazione dell’esistenza di un identico e universale bisogno che si esprime attraverso fenomeni simili: l’esperienza religiosa trova naturalmente quelle che sono le modalità più indicate per favorire l’abbandono e l’intimità.

” Che esistano forme analoghe anche presso popoli primitivi è un argomento piuttosto a favore che contrario, perché denota che il modo di sentire, in ultima analisi, è uguale presso tutti gli uomini” (  F Krenzer, Compendio della fede cattolica, ed. Massimo, Milano 1976, pag 273).

Nel Rosario c’è la meditazione della vita di Cristo e le parole sempre uguali che si ripetono continuamente, affinché non sia necessario badare eccessivamente ad esse “(…) diventano, per così dire, il letto di un fiume, nel quale i pensieri si possono più facilmente raccogliere. Il silenzio assoluto, a volte, può distrarre più di un rumore lento ed uniforme. Vi sono persone che riescono a concentrarsi meglio camminando.

Naturalmente questi non badano ai singoli passi, come colui che recita il rosario non bada alle singole parole.(…) Se ci si lasciasse avvolgere completamente dal silenzio e soltanto lo spirito si sprofondasse nella meditazione, si potrebbe facilmente entrare nel mondo dei sogni. Le parole sante della preghiera sono come sponde verso le quali vanno continuamente a sbattere i nostri fugaci pensieri, per poi ritornare nuovamente al centro a ricostituire il loro flusso. A questo serve anche la corona; il conteggio delle Ave Maria avviene meccanicamente, senza badarvi. in tal modo si rimane liberi per l’essenziale. I grani grossi ci avvertono che un mistero è trascorso. Il rosario attacca, per così dire, i nostri pensieri alla – corda – o al – guinzaglio -. Se la nostra concentrazione si disperde, allora il duro grano nella mano serve da richiamo e noi ritorniamo di nuovo alla preghiera” (  F. Krenzer, ibidem, pag 272-273 ).

La seconda concezione erronea sulla preghiera è quella di credere che non ci sia tempo di pregare o di pensare che la preghiera richieda sempre un tempo ideale e speciale che difficilmente può essere trovato. La preghiera è la ricerca della unione con Dio e poiché il cristiano deve sempre cercare l’unione con Dio, egli deve sempre cercare di pregare.

Questo significa che è indispensabile trasformare in preghiera ogni aspetto della vita ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2743 ).

La vita di preghiera è la continua ricerca della presenza e della comunione con Dio in tutto ciò che facciamo: pensieri, parole, opere, gesti, ringraziamenti

( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.2565, 2660).

La preghiera è continua se in ogni cosa cerchiamo di fare la volontà di Dio: ” pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie a Dio ( 1 Tes 5,17-18 ) .

” L’unione con Dio non comprende solo gli esercizi di preghiera in senso proprio, ma anche il lavoro, lo studio, i rapporti familiari e sociali, il divertimento e la sofferenza, la vita e la morte. Occorre però evitare la dispersione e orientare tutto al Signore(…). Dio è in ogni persona, in ogni cosa, in ogni evento lieto o triste, ordinario e straordinario.

Tutto è voluto o almeno permesso da lui. Tutto viene offerto a noi come un dono e una possibilità di bene. Se sappiamo riconoscere la sua presenza e accogliere la sua volontà, se facciamo ogni cosa nel modo migliore, con prontezza e pace interiore, la nostra vita diventa un dialogo permanente, una preghiera continua ” ( CEI, La verità vi farà liberi, op.cit. n. 988, 989 ).

Ogni cosa fatta per amore di Dio è preghiera ed è anche possibile in ogni momento ravvivare l’attenzione al Signore, anche per un istante, con la pratica delle giaculatorie, forme brevi e semplici da ripetere frequentemente: come, Dio aiutami, Ave Maria, sia fatta la tua volontà ecc.

Nostro Signore ha voluto stabilire delle analogie fra i doni dello spirito e quelli del corpo. Egli ha voluto che il battesimo, il quale dona all ‘anima la vita spirituale

( con i doni della fede, della speranza e della carità ) fosse simile alla vita che viene donata al corpo.

Ha voluto che la comunione fosse per l’anima  un nutrimento spirituale analogo a quello che il nutrimento è per il corpo, ha voluto che esistesse un’analogia fra la capacità di difendere la fede, tipica della cresima, e la forza fisica che è necessaria per difendere il corpo.

Ha voluto che la confessione fosse una medicina spirituale necessaria per guarire i mali dell’anima come la medicina naturale è necessaria per guarire i mali del corpo.

Infine ha voluto che la preghiera fosse necessaria all’anima come il respiro al corpo                          ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n. 2697, 2742 ).

Scrive san Francesco di Sales: ” con l’adorazione noi parliamo a Dio e Dio reciprocamente parla a noi; aspiriamo a Lui e in lui respiriamo e vicendevolmente egli ispira noi e respira in noi”             ( cfr  Antonio Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, ed. Paoline, Torino 1987, pag 765 ).

Come la respirazione deve essere continua, così deve essere incessante la preghiera. Anche se non sempre abbiamo tempo per eseguire esercizi di respirazione, tuttavia dobbiamo respirare sempre. Allo stesso modo, anche se non sempre abbiamo tempo da dedicare alla preghiera pura, liberi da ogni attività, tuttavia dobbiamo continuare a pregare trasformando la vita in preghiera. “ — Non ci è stato comandato di lavorare, di vegliare e di digiunare continuamente, mentre la preghiera incessante è una legge per noi “ ( Catechismo della Chiesa Cattolica n.2742 ) –

-Pregare è sempre possibile: il tempo del cristiano è quello di Cristo risorto, che è con noi “tutti giorni ” ( Mt 28,20), quali che siano le tempeste. Il nostro tempo è nelle mani di Dio:

E’ possibile, anche al mercato o durante una passeggiata solitaria, fare una frequente e fervorosa preghiera. E‘ possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comperate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate – ( Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2743 ).

Scrive Madre Teresa di Calcutta:- se stai cercando Dio e non sai da che parte cominciare, impara a pregare e assumiti l’impegno di farlo ogni giorno. Puoi pregare in qualsiasi momento, ovunque.  Non è necessario trovarsi in una cappella o in Chiesa. Puoi pregare al lavoro: il lavoro non deve necessariamente fermare la preghiera né la preghiera deve fermare il lavoro –                   (  Madre Teresa, con Lucinda Vardey, Il Cammino semplice, trad. italiana, p.6, Mondadori, Milano 1995 )

– Senza preghiera non riuscirei a lavorare nemmeno per mezz’ora. Mediante la preghiera ricavo la mia forza da Dio- ( ivi, p.6 )

Le altre due obiezioni erronee sono quelle sulla inutilità della preghiera e sul fatto che la preghiera sarebbe una fuga dalla vita.

Se la preghiera è la ricerca della presenza e della comunione con Dio, l’assenza della preghiera è l’assenza di Dio ma l’assenza di Dio è propriamente l’inferno con tutto ciò che ne deriva. Lungo tutta la storia umana voler escludere Dio da tutta la vita o da qualche ambito della vita è l’origine di ogni male.

L’esclusione di Dio produce la morte dell’uomo e provoca la divisione tra i fratelli. La Bibbia mostra che viene alterata la relazione fra l’uomo e la donna e poi la relazione tra i fratelli: Caino uccide Abele.

L’esclusione di Dio dalla società, nell’episodio di Babele, provoca la distruzione della società stessa:” la creatura senza il Creatore svanisce”, dice il Concilio Vaticano II  ( Gaudium et spes n.36 ) e Cristo ammonisce: ” (…) senza di me non potete fare nulla ” ( Gv 15,5 ).

La preghiera è la ricerca della presenza e dell’unione con Dio perché l’uomo è un essere religioso,  per natura e per vocazione  ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.44 ).

Religioso significa che è fatto per vivere in amicizia con Dio nel quale trova la propria felicità: poiché viene da Dio e va verso Dio, l’uomo non vive una vita pienamente umana se non vive il suo rapporto con Dio ( ivi n. 27, 44, 45 ).

L’uomo è religioso per natura nel senso che il suo istinto religioso lo porta a cercare Dio con tutte le sue facoltà naturali. L’uomo è religioso per vocazione perché Dio stesso va incontro all’uomo e lo chiama per farsi conoscere ed amare ( cfr ivi n.36, 27 , 28, 33, 35, 37, 38 ).

La vera preghiera, poi, non è mai una fuga dalla vita, da tutto ciò che, in senso lato, può essere chiamato come il – lavoro – dell’uomo. Ora et labora, prega e lavora: questo è il compito del cristiano indicato dal San Benedetto da Norcia. Con la parola lavoro viene indicato tutto ciò che l’uomo riesce a costruire con la forza delle sue mani e del suo intelletto: dall’economia alla cultura, dalla politica all’arte, dalla scienza alla tecnica.

Giovanni Paolo II insegna che – l’uomo è immagine di Dio, tra l’altro, per il mandato ricevuto dal suo Creatore di soggiogare, di dominare la terra. Nell’adempimento di tale mandato, l’uomo, ogni essere umano, riflette l’azione stessa del Creatore dell’universo.

Il lavoro inteso come un’attività “transitiva “, cioè tale che, prendendo l’inizio nel soggetto umano, è indirizzata verso un oggetto esterno, suppone uno specifico dominio dell’uomo sulla “terra “ e a sua volta conferma e sviluppa questo dominio. E’ chiaro che col termine “terra”, di cui parla il testo biblico, si deve intendere prima di tutto quel frammento dell’universo visibile, del quale l’uomo è abitante; per estensione, però, si può intendere tutto il mondo visibile, in quanto esso si trova nel raggio d’influsso dell’uomo e della sua ricerca di soddisfare alle proprie necessità. Le parole “soggiogate la terra “ hanno un’immensa portata. Esse indicano tutte le risorse che la terra ( e indirettamente il mondo visibile ) nasconde in sé e che, mediante l’attività cosciente dell’uomo, possono essere scoperte e da lui opportunamente usate –

( Giovanni Paolo II, Laborem exercens, lettera enciclica del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II suo lavoro umano, nel 90° anniversario dell’Enciclica Rerum Novarum, 14 settembre 1981, n.4 )

Dio non vuole che la preghiera sostituisca l’azione dell’uomo nel mondo visibile, il suo impegno e la sua responsabilità,  ma che preceda le opere, le accompagni e le concluda.

Dio non vuole sostituirsi all’azione dell’uomo nel mondo visibile ma vuole servirsi della cooperazione delle creature. Dio, infatti, alle sue creature non dona solo l’esistenza ma anche la dignità di agire e di collaborare al suo disegno ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.306, 307 ).

Una bellissima frase attribuita a S. Ignazio di Loyola e riportata dal Catechismo della Chiesa cattolica dice: ” Dobbiamo pregare come se tutto dipendesse da Dio, e agire come se tutto dipendesse da noi ” ( ivi n. 2834 ).

Nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù volle, prima di intervenire, che ci fossero dei pani e dei pesci procurati dall’azione dell’uomo.

Dio aspetta che ci sia una persona come Abramo, che segue prontamente la sua parola affidandosi completamente a Lui, per iniziare il dialogo di salvezza con gli uomini.

Dio attende che ci sia una persona come Maria, che accetta con fede totale il suo progetto, per dare inizio all’incarnazione del Verbo.

Dio agisce in questo modo: non vuole fare alcuna cosa se l’uomo non inizia a fare tutto ciò che rientra nelle sue possibilità.

Quando Gesù sceglie gli apostoli, inizialmente li manda a predicare senza bisaccia, senza calzari, senza soldi: Egli vuole che vivano solo del vitto e dell’alloggio che verrà dato loro da coloro che, divinamente ispirati, li ospiteranno ( Mt 10,9 ) . Questo è solo un periodo temporaneo e speciale che Gesù concede agli apostoli, un periodo in cui Egli provvede direttamente a tutto ciò che serve loro affinché possano predicare senza alcuna preoccupazione, anche lecita, per le cose temporali, senza la preoccupazione di dover lavorare e neppure di dover comprare il necessario per mangiare: essi imparano, in questo modo ad affidarsi totalmente a Lui .

Che si tratti di una fase straordinaria lo si deduce, infatti, da altri passi del Vangelo dove  si rileva, invece, che conservare il denaro e operare per procurarsi altri beni è conforme alla perfezione insegnata da Cristo:  si legge, per esempio, che Gesù aveva la borsa dei denari, affidata a Giuda, in cui venivano riposte le offerte a Lui fatte e che – i discepoli andarono in città a comperare da mangiare –

Nell’imminenza della passione molte delle concessioni speciali che Gesù aveva fatto agli Apostoli vengono tolte:- ma ora chi ha un sacco lo prenda; così pure la bisaccia e chi non ha spada venda il mantello e ne compri una”- ( Lc 22,35 ).

Dopo questo periodo speciale, in cui Gesù era fisicamente presente ed educava e assisteva gli apostoli, così come un padre educa e assiste i figli quando sono piccoli, i discepoli dovranno occuparsi personalmente della loro vita, dovranno lavorare ( quando non troveranno comunità di laici disposti a mantenerli affinché possano dedicarsi totalmente a diffondere il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini  ) e dovranno anche difendersi se sarà necessario: a loro dovrà bastare la grazia, anche perché San Paolo insegna che la virtù si rafforza nella debolezza.

Dio non si sostituirà al loro lavoro e alle loro fatiche, ma li aiuterà spiritualmente nelle loro opere,  – moltiplicandone- i risultati solo quando lo riterrà opportuno

( cfr San Tommaso D’Aquino, Summa Teologica,, I –II, q.108, a.2; II-II, q.185, a.6, ad 2, q.188, a.7, ad 5 ).

Dio aiuta il cristiano che – prega e lavora – con un’azione che può essere definita  sussidiaria: Dio non è mai assente, non lascia fare come fosse un puro osservatore, nello stesso tempo Egli non fa direttamente sostituendosi al libero agire degli uomini, ma li aiuta a fare.

Questa azione sussidiaria  consiste in un sostegno spirituale – la grazia -, cioè in una forza che illumina la mente e incoraggia la volontà, facendoci amare la strada da percorrere, ma senza sostituirsi all’impegno che dobbiamo profondere.

Un secondo aspetto dell’azione di Dio consiste nella Provvidenza la cui esistenza ( diceva il filosofo tomista Cornelio Fabro ) è dimostrata dagli effetti non prevedibili e non misurabili che nascono dalle nostre – povere – opere.

Santa Giovanna D’Arco discerne con sorprendente lucidità la differenza fra l’azione temporale degli uomini e la Provvidenza di Dio:- “Agite, e Dio agirà”, ella dice ai soldati che la seguono. Senza dubbio in nessun’altra occasione ella si è meglio espressa su questo punto che in occasione del processo di Poitiers, sul quale non possediamo altre informazioni all’infuori dei ricordi del domenicano Seguin Seguin. Ma quel ricordo è rimasto vivo nella memoria del frate predicatore che, a distanza di vent’anni, si ricorda ancora quanto fu colpito dalla risposta di Giovanna. Un suo confratello teologo, incaricato di interrogarla, le disse: “ La voce ti ha detto che Dio vuole liberare il popolo di Francia dalle calamità in cui versa. Ma se Egli vuole davvero liberarlo, allora non è necessario disporre di uomini armati”. Al che Giovanna rispose: “ In nome di Dio, gli uomini in armi daranno battaglia, e Dio darà la vittoria”. Di questa risposta, conclude frate Seguin, il teologo “ si ritenne soddisfatto “-

( Régine Pernoud, La spiritualità di Giovanna D’Arco, trad. italiana, presentazione di Inos Biffi, pp.49-50, Jaca Book, Milano 1998 ).