Francesca mi ha reso meno indifferente

abbraccioCarissimo don Silvio, leggendo un tuo editoriale ho rivissuto una pagina della mia vita. Questa volta però tu le hai dato un altro significato ed io ho potuto constatare che ciò che io consideravo solo come una mia colpa, in realtà è anche una conseguenza del fatto che il più delle volte mi trovo a portare da sola il peso della mia bambina o sono costretta a chiedere sempre alle stesse persone. Non è così facile coinvolgere altre persone, con il passare degli anni mi sono resa conto che lasciare un bimbo disabile in affido a qualcuno, anche solo per qualche ora, spaventa.

Si avverte disagio, così il più delle volte rinuncio a chiedere. Ancora più raro è che qualcuno, conoscendo la mia situazione, si offra volontariamente. Ecco perché la croce diventa ancora più insostenibile.

Tu avrai scritto queste riflessioni almeno una settimana fa e leggendole mi sono chiesta: chissà quante persone vivono le mie stesse pene, le mie stesse difficoltà. Forse è proprio giusto tirare fuori anche questi vissuti e accendere un faro su situazioni che troppo spesso – per non dire quasi sempre – passano inosservate o sono considerate normali.

E subito ho pensato alla notizia di quel nonno che ha deciso di togliersi la vita insieme al nipotino di cinque anni, affetto da una grave disabilità gettandosi nel fiume, abbracciato al bambino. Chissà quanto si sarà spaventato della disabilità del suo nipotino. Chissà quanto si saranno sentiti soli.

Questi gesti estremi sono il frutto anche di tutte le volte in cui i problemi o la sofferenza vengono visti come un’esperienza che chiama e coinvolge solo le persone direttamente interessate e non come un’occasione in cui ciascuno può fare la sua parte. Si dice troppe volte di no, anche quando non si pongono domande in modo diretto. Ciascuno evade e si diventa indifferenti con una facilità disarmante. Forse anch’io inconsapevolmente faccio così in relazione a tutto ciò che mi circonda.

La mia piccola Francesca mi ha reso sicuramente meno indifferente e mi ha fatto crescere tanto, anche se la vita ha ancora tante cose da dire e da insegnare. Gesù ci parla ogni giorno ma, forse a causa della nostra fragilità, impariamo ad ascoltare le parole di Gesù solo quando ci troviamo nella sofferenza. In questo caso, ci mettiamo in discussione più facilmente e comprendiamo quanto è importante imparare a fare la Sua volontà. Magari Lui ce l’aveva già detto quando eravamo felici o in occasioni dove la gioia sovrabbondava e noi pensavamo ad altro. Eravamo più attenti al mondo e alle cose che passano.

So bene che il mio cammino prevede tempi e spazi di solitudine, ma ti ringrazio di cuore per la tua condivisione che mi fa sentire la tenerezza di Dio e la compagnia della Chiesa.
Mariarosaria (dal sito www.puntofamiglia.net)