Fratel Carlo Carretto l’uomo venuto dal deserto

deserto2Straordinario animatore dei giovani dell’Azione cattolica, lascia tutto per ritirarsi nel deserto con i “PiccoliFratelli” di Charles de Foucauld.
Ritornato, crea l’eremo di Spello e diventa coscienza critica e guida di una generazione.

Carlo Carretto: un nome, una storia. È morto da quindici anni, ma il suo ricordo è incancellabile. In particolare – chiedo scusa se lo scrivo – per me. Abbiamo avuto il giorno della nascita – 2 aprile – in comune, esattamente a trent’anni di distanza. E la sua conoscenza diretta, per lunghi anni, ha voluto dire molto, per me. Una decisione particolarmente importante, nella mia vita, l’ho presa passando qualche giorno con lui…
Unico, per me, ma non solo, credo, per le sue caratteristiche proprie, anche nella storia della società e della Chiesa italiana.
Ha agitato folle immense, eppure ha passato lunghi anni in totale solitudine. È stato al centro di ammirazione di tantissimi, eppure è stato spesso come cancellato per lungo tempo, anche nella sua Chiesa cui ha donato tutta la sua vita. È stato uomo di azione come pochi, eppure anche maestro di contemplazione, ambedue così prese sul serio da sembrare assolute:
insomma, un insieme di realtà che parevano, e paiono ancora, opposte; laico e anche religioso; mistico solitario e agitatore di folle; schivo e insieme trascinatore; nascosto e dirompente. Sempre.

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Al confino in Sardegna

Nasce nel 1910 ad Alessandria, da una famiglia contadina presto trasferitasi a Torino. Frequenta i salesiani e l’Azione cattolica. Si laurea in Storia e Filosofia, ma vuole fare il maestro elementare. È scomodo per il fascismo che trionfa, e nel 1940 lo mandano in Sardegna, direttore didattico, ma ben presto lo cacciano: agitatore antifascista, pericoloso. Confinato e poi rimandato in Piemonte. Lui comincia con altri a preparare i tempi nuovi.
Nel 1945, a guerra finita, Pio XII lo chiama a Roma, per organizzare i maestri cattolici. Un ciclone. L’anno dopo è presidente centrale dei giovani di Azione cattolica, e diventa un organizzatore formidabile. Sua, nel 1948, la famosa adunata dei Baschi verdi: 300 mila giovani in piazza San Pietro agli ordini del Papa. Tempi duri, di elezioni in Italia e di contrasti mondiali della guerra fredda che lacerava il mondo…
Un successo folgorante. Potrebbe bastargli, ma non gli basta: ci crede, e fa sul serio, esige coerenza con le promesse e con i valori che si annunciano.
Anche dentro la sua Chiesa iniziano le difficoltà: lo chiamano sognatore, ingenuo, ottimista esagerato… Parla come vive, detesta le mezze misure e allora si scontra con le scelte politiche di palazzo, innanzitutto, ma anche di certe sagrestie che contavano. Eccolo denunciare quelle che a lui apparivano incoerenze e ritardi. Sul piano politico, si oppone, tra l’altro, alla famosa operazione Sturzo, e la cosa fa rumore, suscitando diffidenze e mettendo le basi per la sua cacciata dall’Azione cattolica.
Intanto pensa – rideva spesso su questa pericolosa abitudine – e scrive libri: uno, Famiglia, piccola Chiesa, ha un passo in cui propone agli sposi cristiani un doppio inginocchiatoio in camera da letto, per pregare insieme.
È, per tanti benpensanti, uno scandalo: letto matrimoniale e inginocchiatoio! Ma che dice mai?… È solo la goccia che fa traboccare il vaso, e va a finire che lo cacciano, con parecchi suoi giovani, che poi faranno grandi carriere nella società, tra cui Mario Rossi e Umberto Eco.
Lui non si scoraggia e continua a pregare e cercare. Nel frattempo, ha incontrato Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, e per nove anni duri e sofferti, senza alcun incarico, pensa a un futuro nuovo.

In Algeria con i Piccoli Fratelli

Nel 1954 parte per l’Algeria, va con i Piccoli Fratelli di Charles De
Foucauld: dieci anni di eremo, in una tenda nel deserto del Sahara. Dalle folle alla solitudine totale. Raccontata in tanti libri, come Lettere dal deserto, che in Italia, e non solo, hanno un grande successo, di conversioni e di critica. Ma lui se ne resta lì, seppellito nel silenzio e nell’oscurità. Prega e scrive, e le sue pagine attirano: una fede totale, gridata senza paura, ma senza mai offendere chi non ce l’ha, completa e semplice, intellettuale e colta, ma insieme entusiasta e quasi infantile, articolata ed essenziale, da innamorato pazzo di Dio, e degli uomini… E l’amore trabocca nei libri.
Nel 1964, anche consigliato da amici illustri che hanno fatto carriera non solo nella società, ma anche nella Chiesa – probabilmente tra essi Giovanni Battista Montini – torna in Italia e fonda una sua comunità a Spello, presso Assisi: medita, scrive, descrive san Francesco e i suoi. Segue con entusiasmo i fuochi splendidi del Concilio, il soffio dello Spirito che spazza la Chiesa e il mondo.
Il suo eremo, a Spello, diventa la casa di tutti quelli che cercano Dio e l’uomo. Ma anche lì resta il sognatore che esige pulizia e coerenza. Nel 1974, ai tempi del referendum sul divorzio, fa scandalo una sua lettera alla Stampa di Torino, per dire il suo no all’abrogazione della Legge Fortuna.
Crede, fermamente, nell’indissolubilità del sacramento, ma non la ritiene più imponibile per legge civile. La intende come scelta insieme di fedeltà dottrinale e anche di rispetto e di tolleranza.
È un putiferio: di nuovo sul braciere, additato come scandalo e dissacratore. Chiede pubblicamente perdono dello scandalo, ma non ritratta.
Resta lì, nel suo eremo, con tanti fratelli e viandanti affaticati che lo cercano, e lo trovano sempre: sereno, felice, traboccante di entusiasmo e di sogni. Per lui i sogni di Dio, niente di meno, debbono essere anche degli uomini. Deve valere anche per la Chiesa, che è il suo amore centrale, e perciò ne parla così: Quanto sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo!
Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto ti devo! Mi hai dato tanto scandalo, eppure mi hai fatto capire la santità! Nulla ho visto al mondo più oscurantista, più compromesso, e nulla ho trovato di più puro, di più generoso, di più bello….
Così gli ultimi anni, ad accogliere tutti, ad amare senza confini, con tutti i difetti di tutti, ma con tutta la forza dell’amore che viene da Dio, nei luoghi di Francesco d’Assisi. In disparte: amato, ammirato, criticato, respinto, scomodo fino alla fine.
Muore il 4 ottobre 1988, nel giorno della festa e della morte di Francesco, cui ha dedicato tanti dei suoi libri. Non riposa in pace, di sicuro: da lassù ne combina ancora una al giorno. Ora è nella Compagnia totale del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, quella compagnia che in vita ha additato e fatto presentire a tanti, maestro di preghiera, di libertà, di dolce intransigenza che non fa sconti a nessuno, innanzitutto a se stessi. E le sue opere continuano a incantare, toccando in anticipo di decenni i problemi che ancora oggi ci tengono in ansia, e offrendo una sola strada: la via del Vangelo…
di Gianni Gennari – Messaggero di Sant’Antonio

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