Genitore 1 e genitore 2? No i figli cercano padre e madre

genitore 1Intervista alla psicologa e psicoterapeuta Valentina Morana. «Tutto in natura e nell’uomo è fatto di aspetti diversi, ma complementari che hanno bisogno l’uno dell’altro per dare frutto» «L’adozione di un bambino da parte di una coppia formata da persone dello stesso sesso è una violenza, perché lo si priva dell’identificazione e dell’emozione, del rapporto e della relazione, senza i quali soffrirà». La psicologa investigativa e psicoterapeuta Valentina Morana non ha paura di affermazioni forti. «C’è di mezzo il futuro della società, la gente deve essere aiutata a riflettere. La scienza, le ricerche e i casi clinici provano quanto sostengo».

Cosa dice la scienza?
Tutto in natura e nell’uomo è fatto di aspetti diversi, ma complementari che hanno bisogno l’uno dell’altro per dare frutto. Ad esempio, l’ovulo e lo spermatozoo sono diversi, ma per continuare a vivere si devono incontrare. Allo stesso modo, nella persona affinché si sviluppi in armonia, è necessaria sia la figura femminile sia quella maschile. Il bambino per crescere deve poi sviluppare il rapporto e la relazione. Il primo lo impara identificandosi con il genitore del suo sesso. Questo è importante perché solo con un’identità forte sarà capace di stare di fronte al diverso e di ricevere.

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Dal genitore di sesso opposto il piccolo impara a dare nella relazione, fatta dell’accoglienza dell’altro. È quindi importante che il bambino cresca con la giusta idea che uomo e donna sono diversi. Necessari entrambi per completarsi.

Altrimenti?
Se si insegna nelle scuole che questa differenza non è importante, si blocca il processo di una crescita armoniosa. Significa mettere dei paletti allo sviluppo del pensiero.

Che difficoltà possono avere i bambini che vivono con coppie omosessuali?
Faccio un esempio concreto. Mi è capitato il caso di un bambino concepito tramite fecondazione assistita da una madre lesbica. Cercava uomini in ogni situazione e appena trovava una figura maschile fuori di casa gli si appiccicava in maniera spasmodica. È semplice capire che un bambino ha bisogno di un esempio, di un riferimento da imitare e di una madre che lo ami per divenire sicuro di sé e crescere sereno. Eppure questa sua tesi non è condivisa da tutti, anzi.

Ci sono soggetti in cui riscontro un profondo egoismo: pensano solo a soddisfare il loro bisogno senza pensare a quello dei bambini. Alcune persone con pulsioni omosessuali affermano pubblicamente che il figlio serve loro per colmare un bisogno. Oltre ad illudersi, non hanno alcun atteggiamento d’amore, come dicono, perché usare l’altro per riempire una propria mancanza non è amare. Per questo saltano le evidenze: queste persone per giustificarsi negano o imputano ad altre cause la palese problematicità dei loro figli. Bisogna, però, ricordare che la maggioranza di quelli che hanno tendenze omosessuali non vogliono né sposarsi né avere figli. Alcuni parlano di moda.

Ma qual è la vera ragione dell’incremento dell’omosessualità? L’omosessualità nasce da diversi vissuti. Credo che il dilagare sia da imputare al rovesciamento dei ruoli. Non sono per gli stereotipi retrogradi che lo hanno provocato, ma questo ribaltamento, anche interno alle famiglie, ha generato una grande confusione. La cultura dominante ci spinge verso un invertimento di ruoli che ha allontanato i due sessi. Il fatto che alle donne passi il messaggio che per affermarsi debbano essere aggressive e agli uomini che devono essere docili perché altrimenti accusati di violenza, ha reso le prime sempre meno capaci di accogliere e i secondi incapaci di essere una guida ferma. Questo fa sì, ad esempio, che l’uomo cerchi accoglienza e romanticismo nell’uomo più capace di darglieli. E la donna cerchi la forza in un’altra donna.

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Ci sono moltistudi sui figli degli omosessuali, quelli con i campioni più vasti riscontrano problemi. Si cerca di metterli in dubbio in ogni modo. C’è una resistenza fortissima. Ricordo che durante un convegno del 2010 si parlava delle adozioni gay e io, l’unica tecnica presente insieme ad un’altra, ero la sola contraria. Avevo molte ricerche valide con me, non le vollero accettare. Invece, gli studi in cui non si riscontrano problemi nei figli delle coppie omosessuali sono pochi e sono stati effettuati sui bambini. Mentre gli altri analizzano campioni più grandi e sono stati condotti giustamente su adulti.

È nell’adulto, infatti, che emerge la problematicità. Il bambino assorbe tutti gli stimoli familiari e sociali, in adolescenza questi diventano schemi di comportamento messi in atto e, quando l’adulto raggiunge un suo equilibrio, cominciano i problemi. Questo vale per chiunque, quindi anche per chi vive in queste famiglie: i ricercatori seri dovrebbero incominciare a far parlare gli adulti che si sono trovati in questa condizione. Girano in rete video di bambini che dicono di essere contenti nelle loro famiglie omosessuali. Bisogna guardare bene gli occhi di quei bambini. Comunque è normale che dicano così, credono che quella sia la normalità, non hanno vissuto altro. È così per tutti i futuri adulti problematici, da piccoli non sanno dire il disagio che gli provocherà un determinato vissuto. Anche durante l’adolescenza iniziano a rendersi conto di sentire una mancanza che li fa soffrire.

Dall’altra parte, però, non vorrebbero mai ferire le persone che li hanno cresciuti e quindi subentra il conflitto di lealtà. Per cui non hanno il coraggio di dire ciò che pensano e si tengono dentro le loro sofferenze con conseguenze anche gravi. Qui a Trieste conosco un piccolo gruppo di bimbi in queste situazioni. Altri ragazzi mi hanno cercata per chiedermi aiuto: tutti hanno disturbi, alcuni anche tendenze omosessuali.

Per giustificare le adozioni gay si fa il paragone con chi, pur avendo perso un genitore da piccolo, vive serenamente. Cosa ne pensa?
Sono due situazioni molto diverse. Facciamo l’esempio di una bambina: sarà aiutata a identificarsi con la madre attraverso la memoria, le foto, i racconti e così la imiterà. Il padre vivente sarà poi in grado di rivestire il ruolo maschile che serve alla bambina. Non le mancherà nessuna figura di riferimento e potrà crescere bene.

Cosa aiuta i ragazzi che la contattano a recuperare la loro identità? Occorre che guardino fino in fondo la loro storia, cercando in se stessi le risorse che non si sono sviluppate per via della mancanza di un modello femminile e di uno maschile, ma che con un lavoro possono riemergere: se uno vuole può lenire le ferite, cercando medici, rapporti stabili per sbloccare tutti i sentimenti, i desideri, i pensieri che, frenati, li fanno sentire come in gabbia. Non esiste un percorso preferenziale per farlo, ma ce ne sono tanti.
Benedetta Frigerio – Tempi