Gli studi “no-difference” sono sempre basati su campioni ridotti e non casuali

sondaggiA partire dagli anni ’70, sempre più studi empirici hanno iniziato ad equiparare le relazioni omosessuali ed eterosessuali, cosi’ come i genitori etero e e gay, sostenendo la cosiddetta tesi “no-difference”, secondo la quale i due modelli di famiglia non presentano alcuna differenza, per quanto riguarda in particolare la crescita dei figli.

Tuttavia, quasi tutte queste ricerche hanno risultati basati su campioni ridotti e non casuali. Spesso infatti gli autori intervistano persone scelte accuratamente e che sono a conoscenza dell’obiettivo dell’intervista.

SE PUOI.... AIUTACI:

Non hanno fatto eccezione tre studi condotti dai ricercatori Wainright, Russell e Patterson. Il primo, pubblicato nel 2004, analizza il legame tra il benessere psicosociale, il rendimento scolastico e le relazioni sentimentali e i due tipi di famiglia. Nel 2006 Wainright e Patterson analizzano in un altro report le percentuali di delinquenza, vittimizzazione e abuso di sostanze tra i figli di genitori etero e gay, e infine nel 2008 i rapporti tra pari. I tre studi sono stati riassunti da Patterson in una pubblicazione del 2009.

La conclusione rimane la stessa: gli adolescenti che vivono con genitori omosessuali non presentano alcuna differenza rispetto ai coetanei cresciuti in un nucleo composto da genitori di sesso opposto. Gli autori sono consapevoli che i risultati rappresentano un contributo importante agli studi precedenti, i quali per la maggior parte sono meno rappresentativi e incompleti.

Le ricerche seguenti non sono tuttavia riuscite a confermare le conclusioni di Wainright e Patterson. Al contrario, il noto sociologo Mark Regnerus, analizzando un campione di ben 2988 adulti nel 2012, ha constatato una netta differenza tra i figli di genitori omo e i coetanei cresciuti con un padre e una madre. Uno dei maggiori punti di forza del lavoro di Regnerus è il fatto che non siano stati intervistati i genitori, ma i figli in età ormai adulta, i quali ovviamente non conoscevano lo scopo dell’indagine. Grazie al campione ampio e alla rappresentatività, lo studio di Regnerus è diventato uno dei cavalli di battaglia del mondo pro-family.

In una revisione pubblicata lo scorso agosto, Paul Sullins (professore di sociologia presso la Catholic University of America) ha revisionato gli studi di Russell, Wainright e Patterson, dividendo il lavoro in tre fasi. All’inizio sono stati valutati gli elementi dello studio del 2004, nel quale si tentava di identificare eventuali differenze tra gli adolescenti cresciuti con genitori gay e l’altro gruppo. Il campione comprendeva però un gran numero di casi con genitori eterosessuali ed escludeva le coppie di uomini omosessuali. Dopo aver corretto questo errore, Sullins ha replicato l’analisi, per quanto possibile, con lo scopo di esaminare eventuali cambiamenti nelle conclusioni. Nella terza fase, è stato impiegato il campione rettificato per esaminare gli effetti del matrimonio gay sui figli.

Riassumendo, in 27 dei 44 casi gli autori hanno sbagliato ad identificare i genitori etero; è stato inoltre impiegato un campione di paragone piuttosto ridotto.

************************************ IL TUO 5 per mille PER I POVERI per gli ultimi, per chi e' sfruttato, per difendere la vita sul tuo 730, modello Unico, metti il codice fiscale degli Amici di Lazzaro: 97610280014 ****************

 

Diversamente dalle valutazioni avanzate nelle ricerche e dall’ideologia no-difference, i problemi constatati tra i figli di genitori dello stesso sesso non sembrano affatto attribuibili alle relazioni eterosessuali precedenti o ai pregiudizi nei confronti delle coppie gay. I problemi tra i figli di genitori gay sono stati rilevati in nuclei stabili, indipendentemente dal calore e dall’amore da parte degli adulti.

Rianalizzando le ricerche di Patterson e Wainright, è evidente che le differenze esistono eccome. Come già spiegato, hanno utilizzato campioni troppo ridotti e non casuali. Tuttavia, questi lavori poco attendibili vengono presentati da gran parte della comunità scientifica americana come prove inconfutabili del benessere dei figli di genitori gay. Negando l’evidenza, l’American Psychological Association continua a sostenere che “finora nessuno studio ha dimostrato che le persone cresciute con genitori gay o lesbiche presentino svantaggi rispetto all’altro gruppo”.

L’analisi di Sullins fa sorgere seri dubbi su queste affermazioni.

 

 

admin Autore