Guerra senza fine: breve storia delle conquiste musulmane parte II

islamic war

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La quiete prima della tempesta

Nel Dar al-Islam i Bizantini affrontarono un nemico che costantemente rinnovava il suo impegno alla jihad. Il mondo musulmano era rafforzato dai suoi contatti con le popolazioni dell’Asia e da una crescente disponibilità di schiavi in Asia e Africa più di quanto lo fosse Bisanzio dalle relazioni con i correligionari. L’originale espansione e l’ampia estensione del Dar al-Islam gli attribuirono la forza necessaria per ristabilirsi dal periodo di debolezza e divisione che seguirono la sua fondazione. Bisanzio, d’altro canto, non aveva alleati così sicuri.

Il decimo secolo è spesso considerato come un punto basso dell’espansione islamica e dell’entusiasmo jihadistico, oltre che un periodo della rinascita bizantina in cui l’impero si ristabilì dopo oltre un secolo di sconfitte e si dedicò ad una modesta riconquista di alcuni dei suoi territori. Tuttavia anche questo punto basso vide l’evolversi di un intero corpo di teologia jihadista e letteratura religiosa accompagnate al tempo stesso da atti di forza. I Ghazis, o santi guerrieri musulmani, lanciarono numerosi attacchi sul territorio bizantino nel corso di tutto il secolo e internazionalizzarono con successo la loro lotta anti-bizantina convincendo altre popolazioni ad unirsi agli sforzi “difensivi” per mantenere le prime conquiste musulmane e tenere Bisanzio bloccata dentro frontiere facilmente espugnabili.

Il secolo si aprì con uno spettacolare successo musulmano: il saccheggio arabo della seconda città di Bisanzio, Tessalonica, il 29 Luglio 903, che rese schiavi 30.000 cristiani. Nel 931 gli agguati dei distaccamenti musulmani arrivarono fino ad Ankuriya, l’attuale Ankara, ben all’interno del territorio bizantino, facendo prigionieri migliaia di cristiani. I ribat, edifici musulmani che erano in parte monasteri e in parte fortezze, fiorirono lungo tutto il confine della Siria del nord e dell’Anatolia meridionale funzionando come basi dalle quali i Ghazis, che provenivano dall’Asia centrale, si muovevano per unirsi agli attacchi contro i “politeisti” cristiani.

Gli scrittori musulmani usarono i contrattacchi bizantini per fomentare gli animi e cercarono di innescare una rinascita religiosa e un maggiore impegno musulmano verso la jihad. Il grande predicatore jihadista, Ibn Nubata al-Fariqi, sviluppò un intero ciclo di sermoni che divennero il modello per tale letteratura per secoli e che avrebbero in seguito ispirato Saladino.
Nei sermoni che anticipano le tenere riassicurazioni sulla protezione di Dio con le quali Papa Urbano inonderà i crociati oltre un secolo dopo, Ibn Nubata esortò costantemente i Ghazis a raccogliere la causa della jihad.
Prendiamo questo passaggio, per esempio, citato in The Crusades: Islamic Perspectives (Routledge, 2000) di Carole Hillenbrand:

************************************ IL TUO 5 per mille PER I POVERI per gli ultimi, per chi e' sfruttato, per difendere la vita sul tuo 730, modello Unico, metti il codice fiscale degli Amici di Lazzaro: 97610280014 ****************

 

Pensate forse che Lui vi abbandonerà se lo aiutate o se rimanete saldi nella sua via? Certamente no!… Orsù, per la jiahd, mettetevi – possa Dio avere pietà di voi – l’armatura del fedele e munitevi delle armi di coloro che credono (in Dio).

Se, come hanno sostenuto alcuni studiosi (quali Hillenbrand), questo fu il punto basso degli ideali jihadisti fra i musulmani, perfino questo declino forzò le difese bizantine e le costrinse a muovere una guerra perpetua. In questo modo vennero sparsi anche semi che germogliarono nell’11° e 12° secolo nel Dar al-Islam. La jihad si rivelò una costante resistente nei giardini dell’ Islam.

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T. David Curp è professore di storia presso la Ohio University dove insegna storia contemporanea dell’Europa orientale e dei Balcani. Attualmente sta terminando un libro sulla pulizia etnica in Polonia nel dopoguerra.