I numeri sul fenomeno del sexting: la letteratura internazionale

Secondo uno studio effettuato dal NCMEC, qualche anno fa (2009) gli adolescenti americani fra i 13 e i 18 anni dichiaravano: nel 9% dei casi di aver mandato messaggi/email contenenti riferimenti e foto sessualmente espliciti, nel 17% di aver ricevuto messaggi di questo tipo, nel 3% di averli inoltrati a qualcun altro.

Il progetto “EU Kids Online”, attraverso interviste effettuate a domicilio, ci ha fornito una panoramica di quest’usanza in 25 Paesi (Livingstone et al., 2011). La media europea indicava una percentuale del 15% di adolescenti fra gli 11 e i 16 anni che dichiaravano di aver ricevuto messaggi a sfondo sessuale, percentuale che cresce con l’aumentare dell’età. Sempre nello stesso anno, il Pew Internet Research conferma la media europea, mettendo in luce come il 15% dei ragazzi americani dai 12 ai 17 anni rivelava di aver ricevuto messaggi sessuali e foto di nudo. In entrambi gli studi, il 4% ammetteva di aver inviato questi contenuti. In UK, nel 2009 la ricerca “Sex Tech”, nell’ambito della “National Campaign to Prevent Teen and Unplanned Pregnancy”, svelava come addirittura la metà dei ragazzi intervistati (48%) avesse ricevuto messaggi sessuali. Il 12% degli adolescenti inglesi ammette di aver registrato o aver preso parte ad un video a sfondo sessuale (Barter, 2015). Una recente ricerca effettuata da Telefono Azzurro e Doxa Kids (2016) indica come l’11% dei ragazzi conosca qualcuno che ha fatto sexting. Per quanto queste ricerche siano condotte con metodologie rigorose e prendano in esame campioni rappresentativi, data la difficoltà del tema trattato, è molto probabile che i risultati siano influenzati dai fenomeni dell’under-reporting e over-reporting (Livingstone et al., 2011). Infatti, le percentuali possono essere sottostimate, poiché subiscono l’effetto dell’imbarazzo e della desiderabilità sociale. Al contrario, è altrettanto possibile che questi risultati finiscano per essere sovrastimati, poiché i ragazzi che hanno fatto o fanno sexting acconsentano più facilmente a prendere parte al questionario. Sono pochi gli studi che fino ad ora sono andati ad esaminare l’eventuale correlazione fra le pratiche quotidiane di adolescenti e pre-adolescenti in rete e con le nuove tecnologie e il sexting. È  questa pratica legata alla visione di pornografia online? Al contesto socio-economico-culturale? Al gruppo dei pari? E alle difficoltà in famiglia? Inoltre, letteratura scientifica sul sexting mostra come fino ad ora ci si sia focalizzati più sulla dimensione quantitativa, piuttosto che su quella qualitativa. Sappiamo che molti ragazzi fanno sexting, ma poco conosciamo rispetto le motivazioni, le aspettative, i significati e le paure che stanno dietro la semplice distribuzione a livello di popolazione. Il sexting non sempre vede coinvolti due minorenni, in alcuni casi dietro lo schermo dello smartphone o del computer si nasconde un estraneo adulto. L’era digitale ha infatti cambiato il concetto di abuso, rendendo più vulnerabili bambini ed adolescenti. Nel web i pedofili hanno molte possibilità di entrare in contatto con i bambini, attraverso svariati mezzi, quali le chat rooms, i social networks, i giochi online ecc. Collezionare Child abuse material (CAM) è ora notevolmente più semplice (Quayle, 2010). Se negli anni ’90 un pedofilo possedeva in media 150 immagini di bambini, ora possiede in media una collezione di 150.000 immagini (UNODC, 2014). I sex offenders in oggetto spesso collaborano online, sulla base di quella che gli esperti definiscono “collegial friendship” Ricerche americane mostrano come il 13% dei giovani tra i 10 e i 17 anni abbia ricevuto richieste di contatto da estranei (Wolak et al., 2010). Inoltre, non è raro che il rapporto che si instaura online con l’estraneo abbia un seguito in un contesto offline, come apice di un sistema che inizia con il guadagnarsi la fiducia del minore, sessualizzando la relazione fino ad arrivare a mantenere il controllo sull’altro (Livingstone et al., 2010). A livello nazionale, disponiamo dei dati della linea di aiuto di Telefono Azzurro. Infatti, l’adescamento di minore da parte di adulti costituisce il 4% delle richieste di aiuto, riguardanti problemi in internet, che giungono alla linea 1.96.96 (Telefono Azzurro, Centro Nazionale di Ascolto, 1 aprile – 31 dicembre 2015).

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“Sexting: una ricerca sul fenomeno, dal punto di vista degli adolescenti” di Francesca Scandroglio