I vescovi tedeschi: dopo lo stupro solo farmaci non abortivi (con un utile chiarimento)

Il documento reso noto ieri dalla Conferenza episcopale tedesca al termine della sua assemblea a Treviri non autorizza l’uso della pillola del giorno dopo ma solo di quei farmaci che non provocano l’aborto. Nel documento l’assemblea dei vescovi ha ribadito, facendone uno specifico punto all’ordine del giorno, che negli ospedali cattolici le donne vittime di uno stupro possono contare su doverosa assistenza medica, umana, psicologica e spirituale. Nell’ambito dell’assistenza medica è prevista la possibilità di somministrare un contraccettivo di emergenza che abbia un effetto preventivo ma non abortivo.

È stato il cardinale Karl Lehmann, arcivescovo di Magonza, in qualità di presidente della Commissione dottrinale, a delineare sulla base delle conoscenze scientifiche circa la disponibilità di nuovi farmaci la valutazione morale della cosiddetta «pillola del giorno dopo». Dando la priorità all’accoglienza della donna che ha subìto violenza, resta il giudizio di illiceità morale delle pillole che provocano la morte dell’embrione. Non solo: i vescovi ribadiscono che il farmaco somministrato non deve essere usato come un mezzo anticoncezionale o di pianificazione familiare. (occhio quindi ai titoli erroeni di molti giornali italiani che falsificano la realtà ndr.)

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La Conferenza episcopale tedesca è convinta che nelle strutture sanitarie cattoliche di proprietà delle diocesi ogni decisione relativa a un trattamento efficace sia fatta sulla base dei requisiti morali e teologici di riferimento, fermo restando il rispetto della volontà e decisione della donna. Da ultimo, l’assemblea riconosce la necessità di approfondire la tematica ed effettuare le necessarie distinzioni grazie al confronto con medici, esperti e donne.

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Il pronunciamento nasce dal doloroso caso di stupro avvenuto lo scorso dicembre ai danni di una ragazza di Colonia. A seguito della violenza la donna si era recata in due ospedali cattolici, che fanno capo alla diocesi di Colonia, per chiedere la pillola del giorno dopo, che le era stata rifiutata. La vicenda è stata resa pubblica sui media tedeschi solo un mese dopo, aprendo un acceso dibattito in Germania. Malgrado una fortissima pressione mediatica, l’arcivescovo di Colonia, il cardinale Joachim Meisner, aveva deciso di riflettere e documentarsi per un mese intervenendo poi il 31 gennaio con un comunicato stampa nel quale si affermava quanto ribadito nel documento di ieri: ossia che un ospedale cattolico deve garantire assistenza a una donna che abbia subito una violenza sessuale e che, all’interno del sostegno umano e psicologico, è necessario offrire anche le diverse possibilità di scelta, riservandosi di rifiutare di fornire le procedure non compatibili con la morale cattolica e indicando un’altra struttura cui rivolgersi.

Relativamente alla pillola del giorno dopo, al centro del caso, il cardinale Meisner aveva operato una distinzione sui princìpi attivi dei diversi farmaci oggi disponibili, affermando chiaramente che sono inaccettabili sia i farmaci che uccidono l’embrione sia quelli che ne impediscono l’annidamento, effetto equivalente a un aborto precoce. Sempre riferendosi al solo caso di una donna vittima di violenza sessuale, è invece considerato in linea di massima accettabile il principio attivo che si limiti a impedire la fecondazione perché non si è ancora in presenza di una nuova vita e non c’è azione dannosa dell’embrione. In questo senso, concludeva Meisner (e ha confermato ieri l’assemblea), anche un ospedale cattolico potrebbe somministrare il prodotto contraccettivo sebbene esclusivamente in questo specifico contesto, e cioè di una violenza sessuale appena consumata. Il cardinale e la Conferenza episcopale tedesca subordinano l’uso del farmaco alla conoscenza del principio che la rende efficace: qualora abbia azione esclusivamente contraccettiva e preventiva, anche gli ospedali cattolici potrebbero somministrarla in situazioni estreme quali quella verificatasi a Colonia.
Emanuela Vinai

AGGIUNGIAMO PERO’:

Ma la pillola del giorno dopo agisce soltanto come contraccettivo? Il meccanismo d’azione del levonorgestrel post-coitale costituisce una questione molto tecnica, tremendamente complessa che qui non è possibile affrontare in dettaglio, ma su cui è comunque possibile svolgere qualche riflessione, avendo ricevuto in sorte di avere studiato piuttosto a fondo la materia. Nell’ottobre 2008 il consorzio internazionale per la contraccezione d’emergenza (ICEC) e la federazione internazionale dei ginecologi (FIGO) stilarono un documento estremamente rassicurante circa il meccanismo d’azione della pillola del giorno dopo, descritta come un semplice anovulatorio. Parrebbe che i vescovi tedeschi e prima di loro almeno alcuni vescovi americani abbiano accettato questa presentazione dei dati che la letteratura scientifica mette a disposizione.
C’è però un piccolo problemino: che le cose stiano così non è affatto pacifico. Sia ben chiaro, nessuno è più felice di sapere che la pillola del giorno dopo non interferisce con lo sviluppo vitale del concepito di coloro che hanno a cuore la sorte dell’essere umano a partire dal primo istante di vita, ma siamo ben lontani dall’avere prove convincenti che l’efficacia della pillola del giorno dopo si realizzi totalmente prima della fecondazione. Si potrebbe porre una molteplicità di critiche a chi nega qualsiasi effetto post-fertilizzativo della pillola del giorno dopo, ma ci limitiamo a porne una, segnalata dal mio amico Dominic Pedulla, formatosi al New York Medical College e alla Creighton University, che notava come secondo gli autori di uno degli studi considerato tra i più probanti per escluderne l’effetto abortivo, il levonorgestrel dimostrava il 100% di efficacia nel prevenire la gravidanza quando somministrato prima dell’ovulazione, a fronte di un tasso di fallimenti dell’80% nel prevenire l’ovulazione. Come riesce ad essere così efficace la pillola del giorno dopo se gli studi recenti dimostrano che non ha effetti sul muco cervicale né sugli spermatozoi e se la cosiddetta disfunzione ovulatoria indotta dalla pillola in molti casi non si realizza e anche quando si realizza non si sa quale significato clinico abbia?
Ora non vorremmo che i vescovi tedeschi fossero stati un po’ precipitosi,forse un po’ disattenti verso il principio di precauzione, ci piacerebbe conoscere se la loro uscita sia stata il frutto di un serio ed approfondito confronto con la Pontificia Accademia per la Vita, che nell’ottobre del 2000 si espresse negativamente. Saremmo anche interessati a conferire con quelle che immaginiamo essere state le strutture di consulenza scientifica dell’episcopato tedesco per comprendere in quale modo siano giunti alla certezza che la somministrazione della pillola del giorno dopo non possa mai agire con meccanismo abortivo. Già, siamo molto interessati a vedere le loro carte, e soprattutto, tanto per evitare che in clima di sede vacante imminente qualcuno sia tentato da frenesie autoreferenziali, sarà opportuno che le carte siano esaminate nelle sedi competenti.
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-vescovi-tedeschie-pillola-un-spoco-convincente-5869.htm

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