Il caso particolare delle donne curde in Turchia

Nursel Kilic , attivista curda affronta in questo articolo il tema di una piaga che purtroppo esiste ancora oggi, una piaga che colpisce da decenni una delle realtà più sensibili della società: le ragazze e le bambine.

Queste bambine che non possono vivere la loro infanzia normalmente, che non possono esprimersi liberamente con i famigliari e i parenti più stretti. Sono obbligate a crescere prima del tempo, a dare la vita a un altro bambino quando loro stesse sono ancora bambine e incapaci di assumersi tale impegno in totale indipendenza. Vorrei qui rendere omaggio alle centinaia di ragazze vittime innocenti dei “costumi” dei clan che ordinano la loro esecuzione qualora si rifiutino di obbedire alle leggi ataviche che le forzano a sposarsi con degli uomini che sono almeno trenta anni più vecchi di loro.

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Qualche dato

Eccovi qualche dato a livello internazionale che permette di tracciare un grafico molto approssimativo e riduttivo dei matrimoni forzati: queste statistiche sono state pubblicate dall’UNICEF, il Consiglio dei diritti Umani dell’ONU e ABC notizie. Nel 2012, nel 55% dei casi di matrimoni combinati, le donne non hanno incontrato il marito fino alla notte stessa del matrimonio. In Asia del Sud: il 48% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 18 anni. In Bangladesh: il 27,3% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 15 anni. In Africa: il 42% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 18 anni. In Niger: il 26% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 15 anni. In Kirghizstan: il 21,2% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 18 anni. In Kazakhstan: il 14,4% delle giovani è stata obbligata a sposarsi prima dei 18 anni. Le ragazze in paesi come L’india o l’Afganistan, sono costrette a portare una cintura di castità per salvaguardare la loro verginità per un uomo di cui loro saranno l’ennesima sposa. Il matrimonio forzato è un’incitazione al suicidio, sempre più diffuso tra le numerose giovani donne, in particolare nei paesi del Medio Oriente. A Batman per esempio, una città curda del Kurdistan Turco, centinaia se non migliaia di donne ogni anno mettono fine alla loro vita in seguito alle violenze a cui sono sottoposte quotidianamente. Queste giovani che di solito sono analfabete o che, alla meglio hanno avuto la possibilità di finire la scuola elementare, hanno come prospettiva il “destino”, lo stesso destino condiviso dalla loro madre prima di loro. Mentre sognano l’emancipazione, si ritrovano d’un tratto di fronte a un uomo che non hanno mai visto, o di fronte a un cugino al quale sono state destinate dalla nascita. C’è anche il caso delle donne Iraniane che per la stessa ragione si immolano per quella che è la sola via di libertà da una vita di continua prigionia. Vorrei in questo momento condividere con voi gli ultimi dati riguardanti la situazione delle donne e dei matrimoni forzati in Turchia. Secondo le statistiche del 2012 del Ministero degli Interni, in questi ultimi tre anni 134.629 minorenni sono stati/e vittime di matrimonio forzato di cui 5.763 ragazzi e 128.866 ragazze. Si può dunque constatare che il 96% dei casi di questi matrimoni forzati riguarda le ragazze. Nel 2006, le Nazioni Unite hanno definito il matrimonio forzato come una forma di schiavitù moderna, e dal 2002 l’Unione Europea ha emesso più di 11 direttive su questo tema. Questa pratica dei matrimoni forzati è ad oggi ancora tollerata  in Turchia, nonostante la ratificazione di diverse  convenzioni delle Nazioni Unite in particolare sui diritti delle donne e dei/delle bambini/e e l’adozione di una legge che stabilisce a 17 anni l’età legale per sposarsi per le donne.

Il matrimonio forzato deve essere sistematicamente riconosciuto come un crimine contro  le donne. Tale atto deve essere punito penalmente per garantire una protezione efficace per le donne completamente indifese che hanno perso il loro diritto di disporre del proprio corpo e di scegliere il proprio destino,

La situazione delle ragazze curde in Turchia e in Kurdistan

Dopo il Congo, l’Uganda, il Niger, l’Iran e l’Afghanistan viene la Turchia sulla lista dei paesi dove i/le bambini/e sono spinti/e a sposarsi prima della maggiore età. Secondo una ricerca delle Nazioni Unite la Turchia è in settima posizione. Queste pratiche sono figlie di una mentalità arcaica e di un sistema basato sulla dominazione maschile, che oggi chiamiamo neoliberalismo. Questo sistema costringe le donne, qualunque sia la loro origine, strumentalizzandone i costumi, le religioni e le tradizioni, a sottomettersi a delle leggi non scritte imposte spesso dai membri della loro stessa famiglia, il caso più tragico è quello per cui la madre stessa decide della sorte della propria figlia. Il neoliberalismo è un sistema che si basa sull’illusione e su dei surrogati di valori svuotati del loro senso come la libertà, l’uguaglianza, e la democrazia. In questo caso, l’illusione guida le ragazze in una storia che le elude. Tutto ciò pone un serio problema educativo. Per sviluppare una formazione pubblica verso tutta la società noi, le donne curde, ci appelliamo alla storia, soprattutto quella delle donne che hanno subito la prima discriminazione umana, con dei sistemi regressivi in cui le donne sono inferiori agli uomini, questi sistemi statali a volte arcaici e fondamentalisti. Abbiamo scelto di analizzare questa storia per trovare delle vie d’uscita e degli strumenti per l’emancipazione delle donne, delle ragazze e delle bambine. Abbiamo poi avviato campagne d’informazione all’interno della comunità curda in Europa e in tutto il mondo, per condurre una riflessione sul sistema attuale. “La donna è la vita, non uccidere la vita” questo è stato il tema della campagna del 2007 che ha avuto un eco importante nella società curda. La seconda campagna che ne è seguita, nel 2008, aveva come slogan “il nostro onore e la nostra libertà” ed era volta a sensibilizzare la popolazione curda sulla piaga dei crimini d’onore. Considerando che le donne curde sono soggette a una doppia discriminazione dovuta alla loro identità e al loro genere, il movimento delle donne curde cominciò l’8 marzo 2010 una nuova campagna volta a rendere le donne consapevoli della necessità di mobilitarsi per difendere il proprio corpo e la propria identità. E arriviamo, infine, all’8 marzo 2011, quando è cominciata una campagna più ampia e rilevante contro una realtà ancora sconosciuta alle autorità e alle leggi internazionali: il Femminicidio.

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Riassumendo gli obiettivi delle campagne: in primo luogo sensibilizzare le donne e creare una presa di coscienza in loro che faccia riscoprire la storia, favorire in seguito la creazione di assemblee e associazioni di donne, la costruzione di piattaforme comuni dove le donne possano ritrovarsi per scambiarsi le loro esperienze di vita, e trovare insieme dei modi per lottare contro la repressione e le violenze di cui sono vittime che siano dello stato, domestiche o morali. E tutto ciò in collaborazione con le organizzazioni locali. Gli obiettivi socio politici di queste campagne vogliono a aumentare la capacità di lotta delle donne e della società in generale per far fronte alle istituzioni, alle autorità e altre forme di violenza opprimente. Queste campagne sostengono l’organizzazione di movimenti di protesta e d’azione contro tutte le politiche e le pratiche che non rispettano l’identità e il libero arbitrio delle donne come il matrimonio forzato, la tratta delle donne, la guerra, le occupazioni e le politiche di integrazione. Si interrogano sui comportamenti, i pensieri e i tipi di relazione sociale delle donne e degli uomini in un sistema dominato dall’uomo.  Le strategie di lotta a livello giuridico hanno come obiettivo di decifrare le discriminazioni, le ineguaglianze, e le ingiustizie inserite in dei sistemi giuridici pubblici internazionali. Mirano anche a far pressione sull’opinione pubblica per ottenere i cambiamenti desiderati. Ad oggi, nessuna legge, nessun tribunale ha messo fine alle pratiche come il femminicidio, gli stupri, i suicidi, la violenza contro le donne. Gli uomini, i poliziotti, i soldati, i funzionari, gli imprenditori, i mariti, i padri continuano a usare violenza e le donne sono ancora e sempre tristemente considerate come presunte colpevoli. Nel caso dei matrimoni forzati è importante sensibilizzare in primo luogo le famiglie, conducendo operativamente una campagna di educazione popolare non sessista, con degli argomenti basati sulla fiducia. Fin da quando sono piccole le ragazze e i ragazzi devono essere educati/e su delle basi egualitarie e non discriminatorie nei confronti del genere femminile. Le donne curde hanno esperienza nei movimenti popolari femministi, le associazioni di difesa dei diritti delle donne. Sono presenti nel potere locale e lavorano alla creazione di “case della vita”, una denominazione che preferiscono alle case rifugio, considerando che le donne non hanno bisogno di rifugiarsi ma di recuperare un vita persa per dei vincoli ai quali loro sono state costrette senza il loro consenso. In Turchia esistono attualmente 9 case della vita. Per quanto riguarda le donne curde della Siria, del Kurdistan occidentale (ROJAVA), si organizzano e oggi, quartiere per quartiere, creano delle associazioni educative e sociali per garantire in questo paese in cui la guerra dura da almeno 3 anni, lo sviluppo e la sicurezza dei bambini e delle bambine. Queste donne, essendo curde subiscono oppressione sia dalle forze del regime Bachar el Assad, sia dai Jihadisti. Sono intrappolate in un vicolo cieco spinte alcune volte a sposarsi per forza in nome di Allah e altre a compiere, per disperazione il suicidio. Le donne curde di Rojava si sono mobilitate con le donne arabe, Turkmene, Assire e Alawite per aprire a delle soluzioni sociali e politiche collettive per l’emancipazione delle donne. Queste donne sono la forza motrice della rivoluzione e le architette di un sistema democratico purificato di tutti gli approcci patriarcali. Noi, i movimenti di femministe popolari abbiamo il dovere di essere la voce di quelle donne intrappolate nel circolo vizioso del silenzio e dell’ignoranza! Impegniamoci sul campo, sapendo che noi non saremo libere senza la liberazione delle donne del mondo intero.

Trama di Terre – Convegno conclusivo del progetto “Contrasto ai matrimoni forzati in Provincia di Bologna: agire sul locale
con prospettiva internazionale”, Bologna, 28 febbraio 2014-  NURSEL KILIC