Il caso Tolkien (Franco Cardini)

Gandalf-Il-Signore-degli-AnelliIl «caso» Tolkien continua a «non trovare una nicchia opportunamente etichettata», come già scriveva il suo amico Padre Robert Murray. In molti ha suscitato stupore (e perfino quasi urtato) che questi paragonasse la figura di Galadriel (la Dama di Lòrien, il Bosco Dorato, Regina èlfica di grande bellezza e saggezza, la figura femminile più maestosa e profonda dei ciclo tolkieniano) alla Vergine Maria. Ma che lo stesso Tolkien rispondesse che su nostra Signora «si basa tutta la mia piccola percezione della bellezza, sia come maestà, sia come semplicità» (2 dicembre 1953), questo è decisamente troppo.
Possiamo, dunque, scandalizzarci ….. Dov’è finito il mitico creatore di mondi guerrieri? Il Signore degli Anelli non appartiene piuttosto a un mondo come quello del film Braveheart di Mel Gibson? Appunto. Rientra perfettamente in “quella” visione della realtà: ma basta non guardare in modo unilaterale o riduttivo. Bisogna capire quello che nostra Signora rappresenta per gli Uomini della Ricerca del Graal o delle “Chansons de Geste” o per i Crociati ed i Cavalieri Medioevali. E anche per i santi, come Francesco d’Assisi. Bisogna rilevare la plurivalenza di una figura ch’è al tempo stesso, la più dolce e la più tremenda dell’universo del cristianesimo.
E mi viene in mente il rimpianto di Renan quando pregava sull’Acropoli, e ricordando le cattedrali bretoni diceva: «Io vi trovavo Dio. Vi si cantavano laudi che ancora mi tornano in mente: “Ave, Stella dei mare…. regina di coloro che gemono in questa valle di lacrime”, o quell’altra: “Rosa mistica, Torre d’avorio, Dimora aurea, Stella dei mattino … “. Credimi, o dea: quando mi richiamo alla mente quei canti, mi si spezza il cuore … ».
Con Jean Guitton possiamo dire: ciò che è più alto spiega ciò che è più basso; ciò che è più misterioso spiega ciò che è più ordinario; il santo spiega il peccatore; l’anima spiega il corpo, così come è Dio che spiega l’uomo. É fuori di dubbio che vi è più mistero – ma anche più luce – in ciò che è più elevato che in ciò che è più comune.
E questo è il caso di nostra Signora: si capisce meglio il mistero della Donna e della Vita guardando Lei. Così facevano gli antichi (anche gli antichi eroi e guerrieri). Così faceva Tolkien: «La bella devozione a nostra Signora – scriveva a uno dei figli nel marzo 1941 – fu il modo col quale Dio raffinò in grande misura la grezzezza della nostra natura maschile e anche diede calore e colore alla nostra rude e amara religione». E riconosceva in un’altra lettera dei 25 ottobre 1958 che «cose molte più grandi possono dare colore ad una mente quando si occupa dei particolari di una fiaba», riferendosi tra gli altri esempi al personaggio di Galadriel e alla devozione cattolica verso la Vergine Maria. Questo pensiero diventa un «leit motiv», dato che ancora il 25 gennaio 1971, scriveva: «Credo che sia vero che questo personaggio (Galadriel) debba molto all’insegnamento cristiano e cattolico su Maria … ».
Ma per accogliere questo ci deve essere in noi qualcosa di simile: nessuno riesce a percepire la bontà o la bellezza fuori di sé, se queste in qualche modo esse non abitano già dentro di sé. Se no, non si vede niente o perfino ci si riempie di ripugnanza. Come Gollum: «Lambas: polvere e cenere, noi non mangiamo quello…» (cf Lett. 328).
Nostra Signora affascina il Medioevo al tempo delle crociate e dopo; ogni nuova generazione sperimentava il sempre maggiore potere d’intercessione della Regina di Misericordia. Un soffio d’immensa fiducia in questa irresistibile avvocata a poco a poco si diffonde, spazza via le scorie pusillanime, dilata i cuori, opera meraviglie di mutamenti interiori. Basta vedere il francescanesimo primitivo ….. É la stessa esperienza di Tolkien, il quale aveva un rapporto personale molto intenso e, per quanto traspare, profondo con la Regina dei Cieli: “Io utilizzo molto il Magnificat – scriveva al figlio Christoper l’8 gennaio 1944 -; anche le Litanie di Loreto (con la preghiera Sub tuum praesidium). Se li sai a memoria, mai starai a corto di parole di gioia…..”. Il Sub tuum praesidium, sotto il tuo patrocinio…, è la più antica preghiera a Maria: risale al III o IV secolo.
Da allora, siffatta preghiera non si è mai inaridita: la Misericordia non scende forse nel vivo delle nostre sventure?
Noi, mentre siamo giovani, abbiamo davanti a noi l’eternità, sotto le parvenze affascinanti ed equivoche dell’avvenire. Alle volte, ci si turba, e come. Intuiamo una inversa proporzione tra ciò che noi possiamo e ciò che ci viene chiesto dalla vita. Ed in un attimo eccoci coinvolti nell’ingranaggio degli eventi, che sono di volta in volta, e talvolta contemporaneamente, di gioia, di pena e di trionfo. Sembra un buon metodo per risolvere i conflitti il lasciarli decantare nel tempo, mettendoci di nostro soltanto una semplicità silenziosa e paziente: attorno al cuore si crea pian piano un clima nuovo (come nel Bosco Dorato di Lòrien, dove le contraddizioni ed il tragico quotidiano -l’incombere dell’Ombra di Mordor – vengono fronteggiate con pacatezza e sapienza, grazie al potere di protezione di Galadriel).
Forse dovremo ritornare all’esperienza della Compagnia dell’Anello tra gli Elfi di Lòrien, rileggere quei capitoli e poi la permanenza della Presenza della Dama Bianca attraverso i suoi doni …
Anche per noi, sempre, c’è un punto, un soffio, un’apertura, un punto di fuga imprevisto come riconosce Montale: « Un imprevisto è la sola speranza», o Kafka: «Esiste un punto di arrivo». Qual’è? Il fatto è che Tolkien aveva ragione: tutta la sua percezione della Bontà e della Bellezza dipendono dalla Persona della Regina Madre di Dio; Lei è reale: Lei è la realtà stessa che sorregge il fascino e la benignità sapiente della Dama èlfica di Lòrien; Maria è la realtà che c’è «dietro» la figura letteraria di Galadriel: quale compimento più grande di questo?
Galadriel, per quanto ne sappiamo, esiste solo nella mente di Tolkien come autore, e nella mente dei suoi lettori. Nostra Signora, invece, è una Persona viva, operante, potente. Ella scende dal cielo o sale dal mare; si manifesta nelle grotte, sui monti, sugli alberi, con tutto il suo corteggio di simboli notturni, ctoni acquei, luminosi. É la Madre di Colui che è la Luce, è coronata di stelle, ha la luna sotto i piedi; è chiamata Fonte, Soccorritrice, Sede della Sapienza, Mediatrice, Salute e Rifugio, Consiglio e Protezione. Questa è Maria, la figlia di Anna, la sposa di Giuseppe della casa di Davide, la Madre dei Verbo fattosi uomo, Gesù Cristo, Signore dei mondi e Re dei re. Accolti e guidati da Lei – come Tolkien e come san Francesco stesso -, possiamo avere la certa speranza di arrivare un giorno a quel Regno del quale Lòrien e Valinor non sono che dei dorati riflessi e prefigurazioni.

Franco Cardini

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