Il coinvolgimento dei settori economici nella tratta: Romania

Stando alle statistiche fornite dall‘Agenzia Nazionale contro la tratta di esseri umani, nel 2016 sono state identificate 756 vittime di tratta, 132 delle quali sono state sottoposte a lavori obbligati o forzati. Nel 2017 sono state identificate 662 vittime, di cui 79 sottoposte a lavori obbligati o forzati. Al momento della compilazione di questo studio non sono disponibili statistiche per il 2018. Stando ai dati forniti dal Consiglio superiore della magistratura, nel 2016 sono state condannate 80 persone per il reato di tratta di persone (articolo 210 del Codice penale) e 44 nel 2017. Tali statistiche si riferiscono soltanto alle persone condannate dai tribunali in Romania e non comprendono il numero di trafficanti rumeni frequentemente condannati per questo tipo di reati in altri Stati membri dell’UE. Le specificità del contesto economico della Romania, le difficoltà di trovare lavoro nel paese e il miraggio di possibili guadagni anche maggiori in altri paesi europei continuano a mietere vittime attirate da false promesse e offerte di lavoro all’estero; tali metodi sono stati impiegati spesso dai trafficanti come metodo per il reclutamento. Quasi tutte
le vittime sono state contattate direttamente dal reclutatore, ma ci sono state situazioni in cui le vittime venivano avvicinate da sconosciuti.
Nel caso delle vittime rumene, la forma più diffusa di sfruttamento rimane quella sessuale, ma occorre notare che nessuna forma di sfruttamento esclude le altre, il che significa che le vittime possono essere sfruttate in molti modi, in base alle esigenze e ai modelli criminali seguiti dai trafficanti. Per esempio, vittime che erano state costrette a praticare l’accattonaggio o sfruttate per lavoro hanno patito anche altri abusi, o sono
state sfruttate sessualmente. Fra gli ambiti di sfruttamento delle vittime si possono citare l’industria del sesso e il settore economico, per la precisione quegli ambiti in cui predomina il “lavoro nero”, e a cui le autorità hanno più difficoltà ad accedere, cioè l’agricoltura e il ramo edile. Ogni anno molti cittadini rumeni vengono sottoposti a lavori forzati sia in patria che all’estero. Esistono numerosi casi noti alle autorità e pubblicizzati negli ultimi anni, di cittadini rumeni sottoposti a sfruttamento tramite lavori forzati. Le indagini condotte dalle autorità hanno rivelato chiaramente le condizioni disumane in cui lavora un numero significativo di braccianti rumeni in alcune zone di Spagna, Italia e altri paesi dell’Unione Europea (braccianti alloggiati in cattive condizioni igienico-sanitarie, costretti a lavorare in condizioni precarie o pericolose, spesso minacciati di maltrattamenti fisici o abusi sessuali).
Lo spostamento di persone destinate ai lavori forzati e la fornitura di servizi prevedono in genere un reclutatore di manodopera, un trasportatore e infine un datore di lavoro che otterrà un guadagno dalle persone vittime di tratta. La domanda di servizi sessuali da parte dei consumatori e il fatto che i datori di lavoro spesso cerchino manodopera a basso costo e a volte illegale dal punto di vista “contrattuale” hanno incoraggiato l’offerta da parte del “mercato” di vittime esposte a condizioni di lavoro o ad atteggiamenti che hanno spinto le persone in situazioni estremamente rischiose, scenari di tratta e sfruttamento di qualifiche più o meno spiccate (lavori forzati, servizi sessuali, accattonaggio, furti, sfruttamento tramite furto d’identità ). La tratta di persone è un circolo vizioso che può essere definito come un’attività commerciale ben organizzata. Per trarre un certo reddito dallo sfruttamento delle vittime, i trafficanti non agiscono individualmente. Utilizzano i servizi di alcuni settori economici, sviluppi tecnologici, piattaforme online e bancarie, coinvolgendo direttamente o indirettamente vasti ambiti di settori e attività economiche. A fronte di un fenomeno complesso e dinamico, che implica la continua comparsa di nuove manifestazioni, tecniche, strumenti e metodologie di lavoro, l’analisi delle statistiche in questo campo mostra con sempre maggiore chiarezza la necessità di intensificare e adattare gli sforzi per prevenire e contrastare la tratta di esseri umani. Negli ultimi anni, in Romania, sono state sviluppate e applicate una serie di strategie volte a contrastare e a prevenire la tratta di esseri umani, ma occorre potenziare lo
sforzo congiunto delle istituzioni anti-tratta e degli organi competenti per il lavoro (Ministero del lavoro, Ispettorato del lavoro, Agenzia nazionale per l’occupazione e le sue unità territoriali), per poter eliminare i casi che portano al lavoro obbligato o forzato e allo sfruttamento dei lavoratori rumeni in patria e all’estero. La Strategia nazionale contro la tratta di esseri umani 2018-2022 ribadisce la necessità di una cooperazione volta a impedire o a ridurre i casi di sfruttamento del lavoro, ma le metodologie per affrontare il problema vanno diversificate nella prassi. Le modalità di informazione dei cittadini rumeni (soprattutto quelli delle zone rurali, che vivono in piccole comunità attualmente sprovviste di accesso facile alle informazioni) devono essere diversificate, poiché non è sufficiente che le informazioni siano fornite solo online, in occasione del reclutamento occasionale per l’impiego all’estero, o tramite l’organizzazione di campagne informative limitate nel tempo. I rappresentanti dei vari settori economici devono operare con la diligenza necessaria a garantire che i loro prodotti non siano realizzati grazie allo sfruttamento di persone e, laddove i trafficanti utilizzino servizi forniti da questi settori, informare subito le autorità competenti e collaborare debitamente allo svolgimento delle indagini necessarie in tali casi.

Fonte: Rapporto CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili) 2019 sulla Tratta

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